In Anti & Politica

7di ROBERTO BOLZAN

Non vi è teorico dell’arte militare che non abbia espresso la necessità di conoscere il nemico per vincerlo. Ancora prima di sferrare un solo colpo la battaglia dev’essere vinta nella conoscenza intelligente dell’avversario. Il fatto è che Carl von Clausewitz, generale prussiano del periodo guglielmino e Sun Tzu, che divenne generale nel periodo delle primavere e degli autunni, forse conoscevano il nemico ma certo conoscevano sé stessi ed il mondo nel quale vivevano era chiaro. Sun Tzu, in particolare, nel VI secolo A.C., si permise di andare contro il suo sovrano decapitando le sue due favorite pur di dimostrare la sua conoscenza dell’arte del comando ed anche della legge. Sapeva esattamente quale fosse lo spirito del suo tempo e lo dominava; per questo sapeva fare la guerra e vincerla.

Non erano tempi semplici, in un caso le guerre napoleoniche, nell’altro la complessa riorganizzazione del sistema feudale cinese, ma entrambi vivevano in un mondo di idee chiare, sia pur turbolente. Quel che i due grandi teorici della guerra non avevano nemmeno bisogno di dire è che per vincere la guerra bisogna non solo conoscere l’avversario e sui suoi punti deboli applicare la forza, ma bisogna soprattutto conoscere sé stessi. E qui veniamo a noi perché noi siamo in guerra e non sappiamo condurla. E non per mancanza di forza, ma perché non consociamo l’avversario e non abbiamo coscienza di noi stessi. Affermazioni del genere, così generali, hanno bisogno di essere spiegate per non rimanere inutili.

Noi non conosciamo l’avversario in questa guerra che subiamo di controvoglia. Abbiamo leggiucchiato qualcosa, conosciamo l’islamico che vende il kebab e riteniamo sufficiente quel che leggiamo di Oriana Fallaci, ci convinciamo istantaneamente che questi pisciano sulle mura della chiese di Firenze e se non stiamo attenti violenteranno tutte le nostre donne prima di coprirle con il burqua. Non ci chiediamo mai, e quindi ci sfugge completamente, perché un miliardo di persone vivano in quello che noi classifichiamo come medioevo, e non solo ci vivono ma paiono starci anche molto bene. Nessuno fugge da quei paesi e, quando lo fa, non è disposto a rinnegare il suo credo ma anzi lo tiene ancora più saldo e prova a convincere noi che è migliore del nostro. E le donne non si scoprono quando vengono da noi, non chiedono asilo politico come facevano gli atleti dell’URSS appena varcavano la cortina di ferro. Quelli che noi dipingiamo come incolti e poco più che selvatici esseri medioevali non accolgono a braccia aperte il nostro aiuto per uscire dalla miseria intellettuale e morale nella quale pensiamo che vivano. Anzi, con nostro grande fastidio e con pubblica riprovazione e stracciamento di vesti, questi si fanno strada nel mondo, nel nostro mondo, senza abbandonare il loro credo e le loro abitudini. Loro si ci conoscono. Vivendo nello nostre città, studiando nelle nostre scuole, parlando la nostra lingua, ci conoscono e sanno come colpirci, sanno dove fa più male e lo fanno, decisi e determinati. Noi siamo tecnologicamente superiori ma la tecnologia applicata senza intelligenza è più inutile di una pistola scarica: il confronto è così impari che non c’è storia, tantomeno gloria. Stando alla nostra capacità di rispondere con le armi oggi, la sconfitta è già scritta.

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Perché molti di noi, anche persone colte e ricche e non solo disperati delle periferie, passano con il nemico? Non lo sappiamo. Sentiamo solo che lì c’è qualcosa, un maelström che ci affascina e ci attira.

Tempo fa ho sentito alla radio le parole di una delle ragazze tanto contestate per aver lasciato tutto ed essersi unite ai combattenti di Daesh. Invece di scandalizzarmi ho ascoltato le sue parole, cercando di capire, e ne sono rimasto veramente impressionato. Diceva che nel Califfato ai ladri veniva tagliata la mano e successivamente la testa, ma non per crudeltà. Queste persone violavano la Legge ed erano loro stesse che si ponevano nella condizione di essere punite. E la punizione era tale da eliminare il problema. E chiedeva, beffarda, come mai da noi i ladri fossero invece in circolazione impuniti e come pensiamo che una società possa sopravvivere in queste condizioni. Sono parole che la maggior parte delle persone che conosco sottoscriverebbe senza esitare, anche con il pensiero che la legge debba essere innanzitutto applicata a zingari e politici. Solo un fatto emotivo e, sospetto, il pensiero malizioso che questa ragazza avesse scelto di andare con questi per godere di essere abusata a turno da una tribù di selvaggi, come ce li dipingiamo, ci trattiene dall’applaudire con entusiasmo. E invece il suo parlare era chiaro e diritto, meritava di essere ascoltata con rispetto.

Nel Califfato, dopo la guerra di conquista, la vita scorre ordinata, i forni hanno riaperto, il cibo viene distribuito. gli impiegati pubblici sono stati riaccompagnati al lavoro e non si sognano di non fare il loro lavoro, i reati vengono puniti, non vige l’arbitrio della legge ma solo l’applicazione della Legge. E’ ai nemici che viene rivolta la violenza e, ritualmente, somministrata la morte. A quelle che a noi appaiono pratiche raccapriccianti e disumane rispondono: e voi che bombardate dall’alto, senza nemmeno avere il coraggio di vedere da vicino la persona che uccidete? Difficile non provare disagio di fronte a questa risposta.

Non c’è solo la tradizione, la ritualità, la lettura dei testi, ma anche l’assenza di stato, la tassazione al 3,5% e solo sui capitali non impiegati, l’assistenza ai poveri su base volontaria, il diritto consuetudinario, la pluralità delle autorità (sia pure ricondotte ad un’unica fonte), la moneta su base aurea, il valore della reputazione, il rispetto della proprietà privata e la considerazione per colui che ha saputo arricchirsi nonché il potere esercitato per élite, tutte cose che dovrebbero interessare i libertari e spingerli a considerare l’Islam come un universo ignoto ma interessante da studiare.

Ma, detto questo, l’ignoranza che abbiamo del nemico (perché di nemico si tratta, dato che ha deciso di venire nelle nostre città e di aggredirci) è ancora meno dell’ignoranza che abbiamo di noi stessi. Non è che noi non conosciamo il mondo nel quale viviamo, è semplicemente che abbiamo completamente perso i riferimenti con i quali giudicare le cose che accadono. Siamo disorientati, nel senso vero della parola. Non sapere articolare il proprio giudizio in un sistema di valori stabile e condiviso è l’equivalente di non sapere leggere quel che accade e non essere in grado di conoscere veramente quel che si è.

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Noi pensiamo di essere una società senza valori e quindi sentiamo il bisogno di recuperare i valori dalla fonte che più facilmente consideriamo autorevole, e quindi contrapponiamo il cristianesimo all’islam ma questa contrapposizione, che aveva un senso quando la chiesa cattolica era la fonte dell’autorità in tutt’Europa e ne innervava la vita spirituale, oggi suona non solo inadeguata ma perfino inconsistente se non falsa.
Ogni giorno, nonostante la perdita totale di credibilità delle istituzioni e dello stato, milioni di persone si recano al lavoro e cooperano, medici curano con dedizione i malati, persone vengono aiutate anche in modo volontario, la vita di tutti noi vine assicurata in condizioni dignitose e relativamente agiate e tutto in qualche modo funziona senza troppa coercizione. Però, si dirà che è la necessità di sfamarsi che fa muovere le persone il lunedì mattina, certamente: ma fosse solo questo non funzionerebbe.

Solo una grande spiritualità latente ed immanente può veramente essere alla base di tutto questo. Senza una profonda religiosità (re ligio: che lega le cose) tutto questo non funzionerebbe un solo istante. Il fatto che sia aconfessionale non fa altro che darle maggior valore.
Eppure noi non siamo capaci di vedere questa grande risorsa interiore. La perdita del senso vero dell’individualità e della personalità ci ha reso incapaci di vera intellettualità e insensibili al senso spirituale. Intendo come spirito non la componente sentimentale e irrazionale dell’uomo, ma all’opposto la razionalità creatrice di idee e la loro condivisione cooperativa fra gli uomini.

L’occidente possiede valori spirituali, la coscienza che ciascuno è portatore di diritti inalienabili, alla vita, alla salute, alla proprietà, di pensiero, di religione e di parola. Abbiamo una scienza ed una tecnica che ci hanno consentito di raggiungere un benessere sconosciuto nelle epoche precedenti. Manca la consapevolezza di questo valore. Mentre la comunità dei credenti procede orgogliosamente alla conquista delle menti e dei cuori bisognosi di una Legge noi, produttori di un mondo per altri versi mirabile, ci balocchiamo in un miserevole contesto privo di ogni autorità, in un paesaggio senza riferimenti. Viviamo depressi governati da persone che disprezziamo profondamente e subiamo quotidiane vessazioni da parte di un organismo nel quale non nutriamo alcuna fiducia. Veniamo spogliati del nostro lavoro e della nostra libertà, quotidianamente, e siamo diventati troppo fiacchi perfino per reagire. Siamo talmente immiseriti che, nel tentativo di pensare di contare ancora qualcosa, ci autoinfliggiamo i sensi di colpa di qualunque cosa accada nel mondo.

E’ evidente che non sarà lo stato francese a vincere la guerra, né l’unione europea, né il rinato e già esangue mostro russo, fermo militarmente all’epoca napoleonica, in cui solo interesse è ottenere un approdo per le portaerei nel Mediterraneo. Meno di tutti saranno gli stati nazionali, al loro tramonto, tra ridicole misure di sicurezza e ingabbiamento di ogni residua libertà di movimento. Io credo che sia necessaria l’affermazione di vere individualità, un ritorno a quell’epoca non tanto lontana nella quale gli individui contavano qualcosa ed erano ancora artefici della loro fortuna.

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NOTIZIA IN APPENDICE: 

I miliziani dell’Isis massacrano una 18enne che aveva provato a scappare

La ragazza aveva raggiunto lo Stato islamico due anni fa. Dopo un tentativo di fuga i terroristi l’hanno uccisa a colpi di martello

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  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non credo che il miliardo di persone che stanno lì viva molto bene. Non credo neanche che queste persone “paiano” viverci bene. Sono molti quelli che scappano e alcuni hanno anche rinnegato la loro fede. Chi non la rinnega, spesso vive comunque occidentalmente. Una scissione silenziosa, come quella dei cristiani che si definiscono tali ma vivono more uxorio. Chi rimane lì è perché non riesce a fuggire. Quando si scappava dal comunismo (i giovani italiani stanno riprendendo a farlo), da sinistra si sosteneva che a fronte di poche migliaia di dissidenti c’erano milioni di persone felici di rimanere in patria. Non era così e oggi lo ammettono anche alcuni che all’epoca non erano disposti ad ammetterlo. Del resto, se si sta così bene, perché si uccidono tra sunniti e sciiti? E a volte tra correnti interne alle stesse componenti? Verrà anche sanzionato chi ruba ma spesso ci si mette in condizione di essere sanzionati solo perché si è di religione diversa o perché si dissente politicamente. O perché si vuole andare via, come accadeva a chi tentava di andare a Berlino Ovest. Anche nella Germania nazionalsocialista e nell’Italia socialcorporativista, le masse sembravano felici ed osannanti ma erano più osannanti che felici. Anche adesso non c’è da rallegrarsi molto. Se l’imperatore Mattarella lascia che il generale Matteo Sun Tzu Renz decapiti le sue prerogative, vuol dire che non sa reggere l’impero. Studiamo pure questo fanatico mondo, verifichiamo se ci sia veramente assenza di tassazione. Su questo punto sono un po’scettico perché dovrebbe esserci una raccolta di tributi volontari per mantenere un apparato di quel genere. E se il tributo è volontario e libero, non si capisce quale possa essere il motivo di mantenere il potere con la coercizione. Quanto ai bombardamenti dall’alto, è un vecchio problema. Fu bombardata Dresda ma per rappresaglia a un bombardamento tedesco su Londra. Il pilota non guarda in faccia il nemico ma nemmeno loro lo guardano quando posizionano bombe da terra. E se colui che guarda è uno che tanto poi si lascia esplodere da “martire” (da scemo drogato, dico io, altro che valori orientali), non mi sembra che sia possibile annoverare l’azione come quelle delle gesta cavalleresche. Non ci sono Tancredi e Clorinda ma solo atti proditorii. Verissimo che abbiamo l’ignoranza di noi stessi. ma non ne usciremo con le sciocchezze che vengono da Palazzo Chigi sugli investimenti in cultura. Chi vuole uccidere l’occidente agisce proprio perché questa cultura venga distrutta. Aumentare il livello culturale della popolazione dovrebbe essere un obiettivo permanente, non soltanto legato all’emergenza. Quella di stampare un libro per ogni proiettile prodotto è una boiata. Non è con quel libro in più che il proiettile venduto a quel mondo eviterà di colpirci.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Mah, non so. I musulmani vivono fra noi ma non mi pare che scappino dall’Islam. Anzi. Dove arrivano formano delle enclaves e praticano la loro religione e cercano di conservare le loro regole. E’ il problema principale che si pone in Europa.
      Non mi pare che i dissidenti si organizzassero per costituire dei quartieri comunisti, una volta saltati i reticolati del Muro.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      “E se il tributo è volontario e libero, non si capisce quale possa essere il motivo di mantenere il potere con la coercizione.”
      Eh già. Delle due l’una: o la teoria non funziona, e il potere dev’essere mantenuto con la coercizione, o la teoria funziona e quindi siamo nel posto giusto, o almeno giusto per questo specifico aspetto.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Infine, il fatto di morire nell’azione, il morire per scelta insieme al nemico, ha un valore simbolico così alto che è imparagonabile con qualunque altra cosa. Non puoi vincere la guerra in queste condizioni. Se vuoi vincerla devi mettere in gioco valori altrettanto alti. Le bombe e la tecnologia non sono sufficienti.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    I “valori” cristiani e islamici non sono per me tali.
    E’ pura sovrastruttura intrusiva.
    C’è chi gioca a fare il prete e a comandare i creduloni deboli di spirito.
    Io non gioco.
    Io rispondo alla mia coscienza e non danneggio gli altri in modo alcuno.
    Ugualmente richiedo il più assoluto rispetto della mia esistenza e della mia libertà.
    Non mi rivolgo ad alcun dio per questo mio stile di vita.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il rispondere alla propria coscienza, il rispetto dell’esistenza e la libertà sono valori tipici di gran parte del pensiero occidentale. Di quello autentico, ovviamente, non di chi gioca ad auspicare declini che se avvengono è solo grazie ai loro infausti auspici. Nella storia dell’ebraismo e del cristianesimo, clericalismo a parte, spesso questi valori sono fortemente affermati. Non altrettanto mi risulta in altre componenti filosofiche di tipo ideologico. In campo laico, questi valori li troviamo nel liberalismo. Gli antiliberali, anche laici, hanno spesso giocato a comandare i creduloni. Il guaio è che continuano.

  • Spago
    Rispondi

    Se si arriva a vedere l’Islam o il califfato isis come quasi libertari o più vicini al libertarismo mi sembra sia sintomo di impazzimento. Il valore principale per un libertario è la libertà. Non mi sembra proprio che il califfato i fanatici islamici o i talebani siano più vicini di noi ad essa. Non credo che la gente lí goda di maggiori libertà. E io non mi sento senza valori per niente.. Ma i miei valori non comprendono mani mozzate, gente uccisa a martellate, lapidazioni, frustate in pubblico etc.. Non comprendono punire una donna per come si veste e come si trucca, metterle limiti su tutto quello che può fare, e trattarla come una schiava. Non comprendono punire l’omosessualità, l’adulterio, la professione di una religione diversa o l’ateismo. Non comprendono imporre un certo abbigliamento, come facevano fascisti e comunisti. Non comprendono l’ossessivo controllo continuo su ogni individuo per vedere se rispetta tutte le imposizioni e punirlo spropositatamente appena sgarra, cosa che ricorda più i regimi nazi comunisti. Tutte queste e molte altre sono aggressioni, interferenze coercitive nella libera interazione volontaria delle persone, sono crimini, violenze ingiustificate, umiliazioni, orrori, che vanno visti come negazione della libertà, del libertarismo, del mercato, dell’auto determinazione, dell’Anarchia. Cosa succederebbe a un libertario da quelle parti quando si mettesse a parlare di secessione? A opporsi alla guerra? Cosa succedrebbe a chi volesse stampare e diffondere rothbard o block o hoppe? Si parte così e si finisce fascisti come la destra americana http://archive.lewrockwell.com/rockwell/red-state-fascism.html

    • Pedante
      Rispondi

      Trovo insoddisfacente l’analisi di Rockwell perché evita la questione identitaria. Propongo invece questo di Strakon in cui difende l’individualismo ma non quello randiano, decontestualizzato.
      http://www.thornwalker.com/ditch/barnyard.htm

  • Ari
    Rispondi

    L’accostamento dei valori dell’ islam con quelli del libertarismo è agghiacciante.
    Ci mancava anche questa tesi che, accostando gli opposti aggiunge solo ulteriore confusione.
    Così facendo si alimentano i presupposti della nostra sconfitta.
    Dio ci guardi dai nemici esterni ma sopattutto da quelli interni.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Eppure lo stato islamico ha il solo scopo di difendere ed affermare la Legge, questa è il prodotto di consuetudini di successo, la giustizia è consuetudinaria, il potere reputazionale, lo stato sociale su base volontaria (elemosina), le tasse al minimo immaginabile, la ricchezza rispettata, il diritto di voto su base censuaria, ecc. Devo andare avanti?
      Ho riletto Hoppe ed il parallelo viene spontaneo.

      Ovviamente non sono un idiota e mi rendo conto benissimo che Daesh non è il posto sognato dai libertari. Ma è chiaro che c’è qualcosa che tocca. Qualcosa rimane da essere spiegato.
      Quando la teoria incontra la realtà, qui si creano sempre situazioni interessanti. Di solito è la teoria che deve modificarsi per tener conto della realtà.

  • Pedante
    Rispondi

    Il Califfato è una bufula neocon, gli stessi che insistono sull’immigrazione di massa di persone provenienti dal Terzo mondo nei paesi dell’Occidente e che bollano di razzista chi preferisce che l’Europa resti europea. E l’ISIS è una creazione dello Stato profondo statunitense e i loro collaboratori.

  • Pedante
    Rispondi
    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Precisiamo. Io sono un assoluto sostenitore di Israele, unica democrazia vera del Medio Oriente.
      Se la parola democrazia fa sussultare qualche lettore di Hoppe, pazienza. Finché non si sarà trovato di meglio, Israele e le elezioni democratiche.

      • Pedante
        Rispondi

        Una democrazia subordinata alla questione identitaria. I palestinesi espulsi non possono tornarvi. E c’è fitta rete di organizzazioni sioniste in tutto il mondo che cerca di incoraggiare gli ebrei della diaspora a fare aliyah. La maggioranza del paese è ebraica ed è logico che la democrazia venga lodata fino a quando questo non cambi. Tutte le politiche nazionali sono mirate a conservare o accrescere questa maggioranza.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      E naturalmente ho firmato quell’appello il giorno stesso in cui è uscito.

  • Pedante
    Rispondi

    “L’islamizzazione dell’Europa è una buona cosa.”
    http://www.avventismoprofetico.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=649

    Non mi viene in mente una sola organizzazione ebraica che non sia a favore dell’immigrazione di massa dal Terzo mondo in Europa. Se gli islamici presentano un problema in Occidente, bisogna anche chiedersi chi li abbia fatti entrare e chi li protegga ancora e a che scopo.

  • Pedante
    Rispondi

    http://42mag.fr/2014/05/classement-mondial-qi-moyen-pays/

    Vivono in povertà perché praticano endogamia che ha come effetto una riduzione del QI e allo stesso tempo una struttura sociale tribale in cui l’unità e la coesione sociale sono impossibili.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Mah, sarà anche una riduzione del QI, ma per il momento mostrano una certa intelligenza tattica e non mi pare che si comportino da idioti.
      Delle due siamo noi che ci comportiamo come dei pugili suonati.

      • Pedante
        Rispondi

        Semmai l’intelligenza tattica è dei loro burattinai. L’intelligenza non corrisponde necessariamente alla saggezza. È saggio riconoscere i propri limiti, anche di intelligenza.

  • Pedante
    Rispondi

    Pur essendo un neocon convinto l’antropologo Stanley Kurtz scrive delle cose molto interessanti e sensate sul matrimonio tra primi cugini, pratica molto diffusa nelle società mediorientali la quale crea una straordinaria solidarietà ingroup e una marcata ostilità o diffidenza a tutti gli outgroup.
    http://www.nationalreview.com/article/219989/marriage-and-terror-war-stanley-kurtz

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    La giustizia consuetudinaria non basta. Occorre il giusnaturalismo, il diritto alla vita. Altrimenti finiamo per giustificare Sparta che uccideva gli invalidi per consuetudine. Sempre meglio Atene, con tutti i suoi difetti. La democrazia sarà sempre meglio della tirannia ma la libertà rimane migliore della democrazia. Non credo che in tutte le sinagoghe ci sia la convinzione espressa dal rabbino Efrati. Altrimenti dovremmo pensare che la teologia della liberazione sia una convinzione di tutti i cristiani, quanto meno di tutti i cattolici. E’ comprensibile avercela con l’ipocrisia e con le persecuzioni che la chiesa romana ha adottato nei confronti degli ebrei fino al 1848 (e a volte anche dopo, vista la blanda reazione alle leggi razziali in Italia e in Germania negli anni trenta del secolo scorso). Ma culturalmente, ebraismo e cristianesimo hanno molti punti in comune, senz’altro di più di quanti possano averne con altre religioni. Sul piano geopolitico, poi, quelle del rabbino sono sciocchezze. Di certo non seguite dal governo israeliano né dal parlamento, indipendentemente da maggioranze labouriste, conservatrici, liberali o centriste. La chiesa ha trattato male gli ebrei ma sotto la legge coranica venivano, vengono e verranno trattati in modo peggiore. E i politici israeliani non sono fessi: si alleano con l’Europa e l’occidente, non con le teocrazie islamiche.

    • Pedante
      Rispondi

      Opinioni come quella del rav. Efrati non sono affatto insolite. Inoltre i cambiamenti demografi fanno sì che il paese si sposterà sempre di più verso la destra religiosa. Come dice Eric Kaufman, il futuro appartiene agli haredim.
      https://www.youtube.com/watch?v=H7vCDeKPRSo

  • Mauro Gargaglione
    Rispondi

    Un’analisi molto profonda, complimenti a Roberto Bolzan.

    Mi rafforza nel mio convincimento che l’ISLAM abbia gioco facile nella sua guerra contro l’Occidente perchè trova ampio sostegno nelle idee anti capitaliste e anti mercato che ne hanno profondamente minato le fondamenta.

    Il valore unico e assoluto che l’Occidente ha regalato al mondo non è il Dio Cristiano che sarebbe migliore di quello mussulmano, ebraico, indiano o giapponese, ma il fatto che abbia offerto alle persone la dimostrazione tangibile che si può stare meglio “attraverso” gli altri nel gioco bilanciato dei reciproci egoismi. Tale bilanciamento può solo avvenire nel quadro delle regole del libero scambio le quali si reggono sulla protezione della proprietà privata e il principio di non aggressione.

    Amore, comprensione, altruismo, pietà sono sentimenti che fanno parte degli uomini tanto quanto egoismo, parassitismo, violenza e aggressività, in oriente, occidente, al nord del mondo e al sud, e ovunque in misura omogenea. Ma è successo che solo l’Occidente, inizialmente in una piccola area di esso, abbia scoperto che si poteva star meglio e arricchire personalmente attraverso l’arricchimento del prossimo. E non è un atto d’amore ma una regola logica dell’Azione Umana.

    Questo è il sacro valore occidentale. Ed è il più denigrato, combattuto e insultato dagli occidentali stessi, aizzati dagli Stati attraverso la scuola pubblica e attraverso i cattivi maestri intellettuali, professori, filososfi, economisti “organici” al potere. E purtroppo ultimamente anche da Papi e alto clero cattolico.

    E’ questa la nostra bandiera, queste sono le nostre radici. Ma di tutto questo ci vergogniamo.

  • Marco
    Rispondi

    Il fatto che in Daesh perseguitino e sterminino i non musulmani, omosessuali e quant’altro in nome di una legge coranica consuetudinaria, dimostra come la Legge non debba essere spiegata come un insieme di usi e costumi di successo immodificabili dal potere centrale, in quanto, per varie ragioni possono affermarsi nel tempo anche norme consuetudinarie negatrici delle fondamentali libertà individuali, me debba piuttosto essere identificata come una serie di norme da rispettare in quanto, a seguito di un ragionamento logico-razionale, ma al tempo stesso intuitivo, risultano essere le uniche a garantire le condizioni per il benessere e la civiltà e ad evitare lo stato di guerra perenne fra gli uomini; si tratta, ovviamente, di norme (e solo quelle) tendenti a far rispettare il principio di non aggressione, verso la vita, la libertà e la proprietà altrui.
    Inoltre concordo con chi sostiene che le vere radici dell’Occidente consistono nel dinamismo imprenditoriale, nell’individualismo e nella ricerca del profitto come motore per il progresso scientifico e materiale dell’umanità, e inoltre nel rispetto e nell’accoglienza delle idee di tutti. Peccato che da almeno un secolo è cominciata una lenta delegittimazione di tali principi in nome di dottrine collettiviste e stataliste, che sono riuscite a creare un perenne senso di colpa in molti occidentali, senso di colpa che ci toglie non solo la voglia di combattere e difendere quel che abbiamo costruito, ma anche quella di chiamare il nemico come tale; inoltre la cultura statalista ha fatto passare il principio cancerogeno secondo il quale non bisogna sacrificarsi per ottenere ciò che si vuole, principio che ovviamente ci impedirà di affrontare i sacrifici che questa guerra dichiarataci ci imporrà.
    Per questo, nonostante le nostre armi e la nostra supremazia tecnologica, rischiamo di perderla, questa guerra

  • myself
    Rispondi

    Bah… spero di non aver capito niente del post di Bolzan. Se davvero il messaggio è ciò che mi appare, ovvero che tutto sommato l’Islam sia accattivante per i libertari, allora mi dissocio totalmente.

    Non vedo cosa ci sia di più opposto al libertarianesimo che uno Stato totalitario teocratico.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Non ho scritto che l’islam è accattivante per i libertari. Ho scritto che alcune delle condizioni libertarie esistono nella Sharia: poco stato, e comunque dedito all’osservanza della Legge, diritto consuetudinario, moneta su base aurea, voto su base censuaria, medioevo insomma ed ecc ecc.
      Il risultato non è buono, non certo dal nostro punto di vista; proprio per questo dico che manca qualcosa che renda i principi sopra elencati (Rothbard, per intenderci) veramente fonte di libertà. A mio parere risiedono nei tanto deprecati ideali illuministici che stanno alla base dei diritti umani come noi li conosciamo: quelli della rivoluzione francese, quelli della costituzione americana, lo dico chiaramente. Senza questi non saremmo tanto diversi dai musulmani, questo è quel che veramente ci differenzia.

  • Guglielmo
    Rispondi

    L’articolo di Roberto Bolzan è scritto in maniera suggestiva, ma non lo condivido per niente.

    A mio avviso, non c’è nulla di libertario nella storia e nella dottrina islamica.

    Sul piano storico l’islam è imperialista per definizione. Il cosiddetto “scontro di civiltà” c’è e ci sarà sempre ovunque vi sia l’islam, che ha come obiettivo finale la conquista e la sottomissione di tutto il mondo alla propria legge. Dai tempi di Maometto a oggi, tutta la storia dell’islam è una sequenza ininterrotta di aggressioni nei confronti dei vicini, a scopo di conquista o di razzia. Per secoli le coste europee del Mediterraneo sono state martoriate dai turchi e dai saraceni che arrivavano, uccidevano e depredavano. In più di un’occasione la civiltà europa ha rischiato di scomparire definitivamente, com’era successo alla cristianità del Medio Oriente. E’ un miracolo che ciò non sia avvenuto.

    Solo nel corso del XIX secolo, l’era del liberalismo classico, il mondo islamico è apparso innocuo, perché l’Occidente aveva raggiunto una superiorità demografica, economica, tecnologica e militare immensamente superiore all’islam. Nel corso del XX secolo l’Occidente ha perso però gran parte del suo vantaggio a causa dell’adesione al socialismo e al collettivismo, che ha fiaccato gli occidentali da ogni punto di vista.

    Anche nella dottrina islamica non vi è nulla di libertario. La sharia è anzi la legge più totalitaria che sia mai esistita sulla faccia della terra, molto più del comunismo. Almeno nel socialismo reale sopravvivevano taluni aspetti della vita culturale come la scienza, l’arte, la musica, lo sport, il gioco, la parità tra uomo e donna. Il mondo comunista, dopotutto, ha prodotto anche scienziati, musicisti, sportivi, campioni di scacchi. L’islam, invece, se conquistasse l’Europa raderebbe al suolo tutti i prodotti culturali della nostra civiltà: le conquiste della scienza e della tecnica, i capolavori della musica, dell’architettura, della scultura o della pittura.

    Il fatto che questo non sia del tutto avvenuto nei paesi a maggioranza musulmana retti da governi laici non significa nulla. Un sistema islamico in cui la sharia è legge di Stato agirebbe come l’Isis, l’Afghanistan talebano, Boko Haram della Nigeria, le corti islamiche della Somalia, e annienterebbe senza esitazione tutta la nostra eredità culturale, come ha fatto nel corso dei secoli in Nord Africa e in Medio Oriente.

    Contesto anche che i musulmani siano ispirati a una maggiore “spiritualità”. L’islam in verità è un’ideologia politica mascherata da religione. A parte qualche marginale setta sufi che non conta nulla, l’islam si interessa al 95 % di questioni politiche (di questo si parla quasi esclusivamente nelle moschee) e solo in minima parte di questioni spirituali.

    Bolzan dice che i musulmani ci conoscono bene e proprio per questo ci disprezzano. Siamo sicuri che ci conoscano? A me pare che in Europa vivano per conto loro, e non socializzino particolarmente con gli “infedeli”: basti vedere i genitori degli alunni islamici nelle scuole, che non partecipano mai agli incontri sociali, alle feste e ai ritrovi con il resto della classe, a differenza degli alunni che vengono dall’est Europa.

    Sicuramente i musulmani non riescono a collegare la relativa maggior ricchezza e superiorità di cui gode ancora l’Occidente con gli elementi di libertà che, dal passato, ancora sopravvivono nella nostra società (diritti di proprietà, libertà economiche e di espressione, diritti individuali), che loro non hanno e che, sotto sotto, li spinge a emigrare in Occidente e non in uno degli altri 50 paesi islamici che esistono sulla terra.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      L’affermazione che l’Islam sia totalitario denota scarsa conoscenza dell’Islam stesso. L’Islam non è totalitario per definizione, dato che manca la gerarchia e manca il capo. L’Islam è sottomissione alla Legge, senza intermediari. Le gerarchie nell’Islam sono di tipo reputazionale e vi è ampia libertà di interpretazione, tant’è che convivono (con vivaci discussioni, vero) posizioni come Daesh e altre come i paesi dell’Arabia Saudita, meno aggressive. Nessuno nell’Islam, nega legittimità alle posizioni estreme, anche se si combattono fra loro.

      La Chiesa cattolica è totalitaria invece, visto che ha una gerarchia, un potere assoluto al quale dev’essere prestata obbedienza. Un comportamento non approvato dalla gerarchia può portare fino alla scomunica, quindi propriamente alla espulsione dalla comunità.

      Il fatto che gli effetti di queste diverse concezioni siano tali per cui noi preferiamo la civiltà nata dalla religione assolutistica e aborriamo quella nata dalla religione liberamente interpretabile dovrebbe dare da pensare.

      • Guglielmo
        Rispondi

        Bolzan, anche le grandi imprese hanno una complessa gerarchia interna, ma questo non significa che siano organizzazioni totalitarie.

        Occorre guardare al contenuto della sharia islamica e del magistero cattolico. La prima, a differenza del secondo, è totalitaria perché tende a disciplinare in maniera coercitiva ogni più piccolo ambito, anche privato, della vita degli individui.

  • Pedante
    Rispondi

    http://www.breitbart.com/london/2015/11/11/watch-anti-migrant-video-going-viral-across-europe/

    Non c’è da prendersela con i musulmani e gli altri nuovi europei – solo pedine su una scacchiera molto più grande – ma con i leader occidentali venduti. Il tappeto rosso lo hanno steso loro.

  • Mauro Gargaglione
    Rispondi

    In ogni caso il conflitto armato Islam vs Occidente è una delle conseguenze dello Stato moderno e, permettetemi di dirlo, neanche una delle più gravi. Nel senso che le povere vittime di qualche pazzo assassino sono centinaia, forse migliaia. Ma la violenza coercitiva delle istituzioni statali contro i propri sudditi si abbatte su miliardi di persone.

    Paradossalmente gli Stati traggono giovamento dal terrorismo che spinge i sudditi a compattarsi per chiedere ancora più Stato e legittimarne quindi i metodi di controllo. Si pensi alla richiesta formale che Hollande ha fatto all’Unione Europea di derogare dalla Carta dei Diritti dell’Uomo, vale a dire fare della Francia una mega Guantanamo. Come se potesse sconfiggere il terrorismo.

    La civiltà e la libertà non sono compatibili con lo Stato, con buona pace di coloro che lo considerano invece un passo avanti nell’evoluzione umana. Per parte mia, non voglio cadere nella trappola della distrazione. Un nemico alla volta. Prima il più pericoloso, lo Stato.

    • Guglielmo Piombini
      Rispondi

      Sono d’accordo con te, Mauro.

      Dobbiamo affrontare un nemico alla volta.

      Il primo è il più pericoloso avversario oggi è lo Stato.

      Una volta sistemato lo Stato, non avremo più problemi a tenere a bada gli islamici.

      Popolazione armata, controllo del territorio a livello decentralizzato e non-interventismo militare, sull’esempio svizzero, sono la soluzione per non avere problemi con i musulmani.

    • Pedante
      Rispondi

      Non vedo il paradosso. Lo Stato crea non affronta il terrorismo per poi proporne la soluzione.

  • christian
    Rispondi

    Chiedo gentilmente a Roberto Bolzan di non indicare la legge seguita dall’Islam con L maiuscola, a meno che l’intenzione è di indicare una qualcosa di non corretto.
    I questo sito (almeno chi lo frequenta da sufficiente tempo) tutti sono consapevoli che per Legge si intende tutt’altro. Quella Islamica è legge e non Legge.
    Secondo punto, recentemente sono uscito dal quello che definisci regime totalitario (non sono più cattolico, come non seguo più nessun’altra religione) dichiarandolo apertamente a tutti. Sono ancora vivo è sopratutto l’atteggiamento degli altri nei miei confronti non è cambiata. Non è la presenza di una gerarchia che rende un sistema totalitari, ma l’impossibilità di uscire e/o secedere da quel sistema. Con il tuo ragionamento tutte le imprese sarebbero da considerare regimi totalitari. Vero, dentro un’azienda on un associazione, come in una religione, devi seguire quanto previsto dai regolamenti e fare quello che ti dice il tuo capo. Quando posso alzarmi ed andare via in posizione verticale, allora non è un regime totalitario; l’esatto contrario quanto l’unico modo per uscirne è in posizione orizzontale o comunque si viene aggrediti ed attaccati per la propria decisione.
    Tolto quanto sopra per me tutte le religioni sono uguali, sistemi per controllare masse di miliardi di persona e dato che non si possono eliminare, tifo per quella che mi permette più delle altre di vivere facendo quello che voglio (nel rispetto della liberà altrui). Le altre, sinceramente, le voglio il più possibile lontano da me e non mi interessa che “non sono tutti così”. Nello specifico per me l’Islam ha qualche punto percentuale di troppo di estremisti. Tu la compreresti una macchina che sicuramente una volta ogni 100 o 1000 partenze di ti lascia a piedi per un’intera giornata rispetto ad una che ti garantisce per che per almeno 5 anni non dovresti avere problemi. Per me chi costruisce le prime macchine deve giustamente fallire. All’esclamazione “Poverini moriranno di fame in mezzo ad una strada” rispondo “Chi ….. se ne frega, potevano fare macchine migliori o qualche cosa che sanno fare meglio, tipo i piazzaioli”. Spero si sia capita la metafora.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Non vedo come si possa non indicare la Sharia come Legge, visto che deriva da consuetudini di successo ed è molto antica. E’ precisamente il risultato di uno spontaneo processo evolutivo di selezione culturale di usi e convenzioni di successo, a meno che non si creda che sia stata dettata direttamente da Dio a Maometto.

      Non sono stupido e mi rendo conto che non è questa la Legge alla quale i liberisti si riferiscono. In particolare si potrebbe discutere se questa Legge rispetta i principi del liberalismo, in particolare quello di non aggressione, che mi pare quello che potrebbe risvegliare oggi i maggiori dubbi. Proprio questo è l’intento del mio scritto. Non certo dimostrare che l’Islam è libertario ma capire cosa manca perché una società che si basa sulla Legge sia libera.

      Concordo con quello che dici sul totalitarismo. Però credo che la possibilità di uscire dal cristianesimo indenni sia dovuta più allo scarso potere secolare della Chiesa piuttosto che alla minore forza del vincolo. La scomunica non era certo cosa leggera all’epoca nella quale a Chiesa comandava.
      Ogni universo è in sé stesso totalitario. Lo sarebbe anche un universo libertario. Se tutti avessimo firmato un contratto di non aggressione, che succederebbe in una società liberale a colui che lo ripudia, implicitamente riprendendosi il diritto di aggredire? E’ logico che sarebbe espulso dalla società, se non neutralizzato fisicamente. Come evitare questo?

      A me interessa di più definire quali spazi di libertà ci possano essere nelle istituzioni esistenti e prefigurare le istituzioni che possono allargare questi spazi. In questo senso le teorie anarco-capitaliste sono assolutamente stimolanti ma devono essere sottoposte ad un esame critico.
      Il cristianesimo e l’occidente, oggi, sono gli spazi nei quali è possibile pensare alla libertà dell’individuo. Non riesco a vedere questi spazi nell’Islam né in alcun altro ambiente culturale.

  • Ari
    Rispondi

    Completamente d’accordo con Guglielmo (28 novembre 2015 at 09:49).
    Lui dice che in passato l’islamizzazione l’abbiamo scampata per miracolo.
    Oggi è forse peggio perché in Occidente imperversano 3 atteggiamenti/strategie:

    1)Quelli che…finito il sogno della rivoluzione proletaria con la ignominiosa fine dell’URSS credono di aver trovato finalmente il grimaldello che farà saltare la società occidentale che per molti è identificata col nemico di sempre, ovvero il capitalismo-Liberalismo o quello che ne rimane.
    2)Quelli che… sono vittime della propaganda dei burattinai del punto 1, imbevute di demagogia buonista relativista e alternativa o malintesa carità cristiana. Anime belle o se preferite, utili idioti “roussonamente” affascinati da tutto ciò che è altro da noi; una infatuazione direttamente proporzionale all’ignoranza dell’oggetto di ammirazione.
    3)Quelli che … sono vittime della cosiddetta “Sindrome di Stoccolma”. Essi, non potendo sopportare il pensiero di un pericolo intollerabile, ne cancellano la percezione e familiarizzano con il loro carnefice.

    Mi sa che questa volta non basterà un miracolo.

  • Ari
    Rispondi

    …segue da post del 28 novembre 2015 at 16:42
    Vedo apparire una quarta categoria:
    Quelli che… prima pensiamo allo Stato che è il più pericoloso.
    Se consideriamo il concetto di H. H. Hoppe della rivoluzione dal basso; se già la vedevo dura con questo regime, credo sarà durissima una volta che comanderà ‘sta gente.
    Credo dovremo togliere una “P” a Hoppe.

  • Mauro Gargaglione
    Rispondi

    @Ari

    guardi che lo Stato è il problema più grave perché se non si agisce per ridurne il potere il problema dei terroristi non si risolve. P meglio, non si riesce a contenere

    La prima reazione degli stati è stata giro di vite alla diffusione delle armi, cioè cittadini se possibile, ancora più inermi.

    I nostri stati non si sono formati come quello d’Israele per difendere la vita degli ebrei. Infatti lo Stato d’Israele non disarma i suoi cittadini. I nostri Stati nascono per essere serviti dai cittadini. Per questo hanno bisogno di gestire il monopolio della violenza (e dell’istruzione per ficcar loro on testa che è giusto così).

  • spago
    Rispondi

    “Usi e consuetudini di successo” dovrebbe indicare, almeno idealmente, norme selezionate e mantenute volontariamente, emerse cioè da un processo spontaneo, simile a quello del mercato. Poichè l’Isis e il fondamentalismo islamico mantengono la sharia con la violenza, impedendo che la gente possa aderirvi o meno liberamente, essa non può essere considerata Legge. La ragazza che voleva andarsene è stata uccisa a martellate. In un contesto in cui se mi permetto di contestare la sharia, o se voglio “secedere” da essa, vengo brutalmente punito financo con la morte, non c’è alcuna selezione sponatanea delle norme, e la loro durata non è sinonimo di “successo”.

  • christian
    Rispondi

    Roberto Bolzan
    Mi trovo abbastanza in accordo con queste tue ultime osservazioni.
    Preciso che non parlavo di Cristianesimo ma di cattolicesimo (come per tutte tutte le altre correnti “politico-religiose” che si autodefiniscono cristiane. Il messaggio cristiano è qualcosa di completamente diverso, mi azzardo anche a definirlo un vero messaggio libertario con due mila anni di anticipo (qui sarò sicuramente smentito da qualcheduno).
    D’altro canto non sono assolutamente d’accordo sulla tua idea di “L”egge.
    Da quel poco che penso di aver capito leggendo gli scritti di questo sito, non basta che una consuetudine sia di successo ed antica [tralasciando il fatto che la Sharia mi sembra più imposta con la forza ad altre culture più che un processo spontaneo] ma deve essere universalmente valida. Da questo punto anche i principi (per non chiamarle Leggi) cristiani sono antichi (anche più della Sharia) e di successo, ma è evidente evidente che le due culture non sono conciliabili (per inciso, non credo che esista in generale la possibilità di integrazione tra diverse culture, che possono al massimo tollerarsi/sopportarsi, l’unica altra alternativa è la distruzione/dominazione di una delle due culture o la fusione con la nascita di una nuova cultura).
    Dato che non ci possono essere due Leggi antitetiche (o principi universalmente validi contraddittori) una delle due, od anche tutte e due non possono essere la Legge.
    Infine riguardo all’affermazione che anche un universo libertario sia totalitario, mi spiace ma trovo quanto scrivi totalmente illogico. Non esiste un diritto di aggressione, perché questo, se è un vero diritto, o vale per tutti non vale per nessuno. Ragionando per assurdo se quello di aggressione (e non quello di non aggressione) fosse il principio universale di una qualsiasi società la stessa si autodistruggerebbe in breve tempo. La stessa evoluzione farebbe si, quindi, che una simile principio non possa affermarsi.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Mah, il pensare a principi universalmente validi che vadano applicati a tutti gli uomini ha provocato nel passato guerre e conflitti che hanno spopolato l’Europa.
      Io istintivamente ne diffido.
      Se anche ci sono dei principi generali facilmente approvabili da tutti gli uomini (non uccidere, non rubare), ben presto l’elenco si esaurisce. Non fornicare, per esempio, per restare nell’ambito di principi generali e morali: sarà valido per alcuni, ma per altre culture invece può essere tollerato o addirittura è stato istituzionalizzato.
      Pregare cinque volte al giorno può essere una consuetudine di successo per certe religioni, regola generale non decisa, indipendente dalla volontà di chiunque, ecc ecc; non per tutte.
      Chi siamo noi per dire che è meglio pregare la domenica o non pregare affatto? e perché dovremmo darci la pena di imporre ad altri questa Legge? e in che modo questa regola dovrebbe essere conflittuale con le altre? perché non può coesistere con le altre? e la regola che ciascuno preghi quando vuole e se vuole, siamo sicuri che sia migliore dal punto di vista morale e dell’efficacia sociale?
      D’altronde, dovessimo limitare la Legge ai soli articoli che interessano la generalità degli uomini, resteremmo con poche righe: non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onorare il padre e la madre. Che altro? Siamo sicuri che con questo armamentario si possa governare la società?

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Logico che il diritto di non aggressione deve valere per tutti, perché chi non lo rispettasse metterebbe in crisi il sistema. Proprio per questo non si può ammettere che qualcuno lo violi, cioè ne esca o altrimenti detto ne seceda. E’ il famoso principio: intollerante con gli intolleranti. Proprio per questo, come tu stesso hai affermato, ogni sistema che si basi su questo principio è totalitario.
    Dirai che non è possibile che una società possa sopravvivere senza il rispetto di questo principio, ma non è così: ci sono società che si basano sulla guerra, vale a dire su una ritualizzazione della violenza e sul primato della forza. E’ uno dei principi più presenti nella storia umana.

    • Pedante
      Rispondi

      @ Roberto Bolzan:
      Potrebbe trovare interessante questa analisi antropologica sui fattori che rendono unico l’Occidente. Tocca anche il tema della Chiesa e il suo ruolo nella creazione di una società civile mediante l’esogamia, molto meno prevalente nelle società islamiche, essenzialmente tribali. Purtroppo non è disponibile in italiano.
      http://www.kevinmacdonald.net/west-toq.htm

  • charlybrown
    Rispondi

    Interessanti tutte le considerazioni sull’Islam, ma più guardiamo il dito, meno ci accorgiamo della luna, cioè del fatto che il cosiddetto terrorismo islamico (e non solo), la guerra all’occidente, Al qaeda, Isis, e tutto il resto, sono una pura e totale creazione dell’intelligence occidentale. O qualcuno pensa ancora seriamente, ad esempio, che l’11/9 sia stato opera di uno sgangherato gruppo di fanatici mediorientali?
    Il nemico l’abbiamo in casa, altro che Islam.

    • Pedante
      Rispondi

      https://www.youtube.com/watch?v=FGhGHxw0mSo

      Mai sottostimare il genio diabolico di questi terroristi islamici! ☺

    • Pedante
      Rispondi

      Bambini kuwaitiani staccati dalle incubatrici e lasciati morire. Per il deputato Tom Lantos non ci furono ripercussioni per il suo ruolo nell’architettare un piano che costò la vita a migliaia di persone innocenti.
      https://www.youtube.com/watch?v=v94WsjWKQ3U

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Non capisco perché dobbiamo sempre considerare gli altri come dei poveracci incapaci di fare da soli i guai senza imbeccate e aiuti da parte nostra.
      Perché sgangherati? sono stati efficienti e preparatissimi. Non solo noi sappiamo compiere il male.

    • Pedante
      Rispondi

      https://www.youtube.com/watch?v=07hJhmiWZSY

      Quando si dice la sospensione dell’incredulità…

  • Ari
    Rispondi

    @ M. Gargaglione
    Sullo Stato condivido molto di quello che scrive e infatti la seguo con attenzione nei suoi sempre interessanti articoli.
    Che lo stato abbia imboccato, tanto per cambiare, la strada sbagliata per fronteggiare il terrorismo è altrettanto condivisibile.
    Io volevo solo dire che trovo oziosa la tesi secondo la quale prima risolviamo questo e poi quello. Mi sono convinto che non risolveremo né uno nell’altro perché l’occidente è spacciato visto che il 90% della popolazione secondo me fa parte delle 3 macro categorie che ho descritto sopra (28 novembre 2015 at 16:42).
    Le nostre interessanti chiacchiere su queste pagine sono solo un piacevole passatempo, da club esclusivo inglese con sigaro in una mano e whisky single malt dall’altra.
    Il mondo là fuori è tutta un’altra cosa; purtroppo.
    Cordialmente…

  • charlybrown
    Rispondi

    Sig. Bolzan, vedo che lei è seriamente convinto che l’11 settembre del 2001 sia accaduto quanto raccontato dalla versione ufficiale.
    Posso solo suggerirle di studiare molto a fondo quegli avvenimenti, personalmente ne ho tratto la conclusione che l’unica cosa vera contenuta nella versione ufficiale sia il fatto che tre grattacieli sono crollati.
    Esaminando a fondo anche i fatti di Oklahoma City, Tucson, Aurora, Sandy Hook, Boston, ecc. ecc. ecc., ho scoperto pure che la tana del Bianconiglio è molto più profonda di quanto pensassi.
    Comunque, una volta capito il modus operandi, è facile riconoscere la mano dello stesso autore, come negli omicidi seriali.
    I fatti di Parigi appartengono alla stessa famiglia, garantito al limone.
    Cordialmente

    • Pedante
      Rispondi

      Un aereo passeggeri che si schianta contro un grattacielo ma che non lascia alcun vortce di scia è fisicamente impossibile. Ma abbiamo visto la scena centinaia di volte in tv.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Il mio filosofo preferito ai tempi del liceo era Occam.
      Quando ci sono delle soluzioni semplici e logiche, cercarne di complesse ed arzigogolate ha solo lo scopo di dimostrare tesi precostituite.
      Non capisco cosa possa impedire di credere che le cose sono accadute come sembrano.
      Forse che gli arabi sono degli incapaci? non possono aver organizzato tutto questo? Boh.

      Detto questo, sono un avido lettore di letteratura cospirazionista e per un periodo ho letto tutto quello che usciva sull’11 settembre, così come sui viaggi lunari e su altre grandi temi letterari.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Quando si mette troppa carne al fuoco si rischia di mangiar male. Eravamo partiti da alcune considerazioni su una religione e siamo arrivati a problemi di fisica relativa alle scie degli aerei. Non so se possa essere utile tentare di risolvere la questione in dieci punti:
    1) “Gli islamici rimangono tali, mentre chi fuggiva dal comunismo non creava cellule comuniste”. Generalmente è vero, anche se c’è l’eccezione di Léon Trotsky. Ma come ha già scritto Guglielmo, non scappano dal Sudan per andare in Ciad o viceversa. Vengono in occidente.
    2) Il fatto che non abiurino (anche qui c’è un ‘eccezione: Magdi Allam) può essere determinato da tanti fattori quali l’abitudine o la paura. Che ne sappiamo se le donne si trovano veramente tanto bene? Le nostre, per secoli sono state sottomesse. Non si ribellavano perché si trovavano bene? O più realisticamente perché non conoscevano alternative? Le islamiche che conoscono alternative e le apprezzano, rischiano l’uccisione all’interno del nucleo familiare. Quanti italiani emigrati non hanno abiurato nei confronti di Cosa Nostra? E’ perché ci si trovano bene?
    3) Sulla bassa tassazione non saprei. Ma chi si rifiuta di essere tassato? Anche i dhimmi avrebbero un carico fiscale del solo 3,5%?
    4) Non è esatto sostenere che l’Islam non abbia gerarchie al contrario della chiesa cattolica. I sunniti hanno le loro gerarchie, gli sciiti hanno le loro gerarchie, i wahabiti hanno le loro gerarchie e via dicendo. Sarebbe come affermare che il cristianesimo non ha gerarchie perché il vescovo anglicano, il pastore valdese, o la comunità evangelica non rispondono al pontificato romano. Come sono divisi i cristiani in correnti, così accade per loro. Ma c’è differenza tra un fedele e un mullah, così come tra un mullah e un imam o un ayatollah. Gli incarichi non sono a vita né ereditabili ma anche nel comunismo è così. La gerarchia è oligarchica invece che monocratica. E non è vero nemmeno che il sistema sia interpretabile. Le autorità religiose islamiche escludono a priori l’esegesi. Solo che i sunniti chiamano apostati, eretici e infedeli gli sciiti e viceversa.
    5) La sharia non è consuetudinaria, fu imposta dalla tribù vincitrice alle tribù sconfitte. Ha un’origine giuspositiva, inventata dal fondatore della religione per sottomettere tutti gli altri che non avevano la più pallida idea di un’organizzazione simile a quella coranica.
    6) Se qualcuno ripudia il contratto non “si riprende implicitamente il diritto di aggredire”: Il Diritto con la “di” maiuscola non contempla l’aggressione. “Pacta servanda sunt” è l’articolo unico della costituzione libertaria e il diritto di aggredire non è mai esistito.
    7) “Se dovessimo limitare la legge ai soli articoli che interessano la generaltà delle persone, resteremmo con poche righe”. Bene! E’ un obiettivo da perseguire. Poche regole, chiare ed efficaci; senza bizantinismi atti a complicare la vita dei liberamente associati. Non so se esista un dirigismo non statalista ma se c’è è destinato a fallire grazie alle leggi di mercato.
    8) L’intolleranza con gli intolleranti non è totalitaria. Altrimenti la legittima difesa diventa assassinio volontario. Il diritto di rivalsa per mancata ottemperanza contrattuale è la negazione del totalitarismo praticato dal prepotente che non vuole onorare il contratto.
    9) “E’ fisicamente impossibile che un aereo che si schianta contro un grattacielo non lasci alcun vortice di scia”. Non sono competente in materia. Ma se fosse, che vuol dire? Che le torri non sono crollate? Che gli incidenti sono tutti un falso? Che non è morto nessuno? Che i cittadini americani, o quanto meno quelli newyorkesi, sono tutti complici di chi ha inscenato gli incidenti?
    10) Può darsi che la democrazia sia lodata solo finché si rimane in maggioranza. Nel caso di Israele non abbiamo la controprova. In ogni caso è il limite della democrazia che non va preferita alla libertà. Sul rientro dei palestinesi occorrerebbe analizzare le responsabilità degli altri paesi arabi, Giordania in testa. Chi non può rientrare è il colono israeliano trasferito a forza in un alloggio urbano dal suo stesso governo di “maggioranza etnica”. Governo, spesso espressione del Likud. Ossia i “duri e puri” dell’appartenenza e dell’identità. Anche se in realtà, il labourista Ben Gurion era più nazionalista di loro.

    • charlybrown
      Rispondi

      Siamo partiti da considerazioni su una religione perchè il presupposto era che dietro il terrorismo, da New York a Parigi, ci sia l’Islam. Se si può dimostrare che così non è, la discussione diventa oziosa.
      Che l’attentato delle torri gemelle non sia stato opera di un commando di suicidi islamici è scientificamente dimostrato da un milione di fatti, tra cui il più incontrovertibile è che le due torri sono crollate al suolo nello stesso tempo che impiegherebbe un grave in caduta libera, come dire che la struttura in cemento-acciaio sottostante al punto danneggiato, perfettamente integra, ha esercitato la stessa resistenza che avrebbe opposto l’aria.
      Alla fine si tratta di scegliere se credere alle leggi della fisica o al governo.
      Personalmente non ho dubbi.

      • Roberto Bolzan
        Rispondi

        I veri cospirazionisti seri hanno già lasciato questa argomentazione, abbondantemente ed efficacemente controbattuta, e sono arrivati a dimostrazioni ben più sofisticate, con mio grande godimento devo dire
        Rimane lo stile sul quale si è avvitato il genere negli ultimi tempi, che è quello di dire frasi che sembrano avere un senso ma non ce l’hanno.

        • charlybrown
          Rispondi

          Le sarei grato se volesse cortesemente fornirmi indicazioni più precise sui cospirazionisti seri e sulle dimostrazioni ben più sofisticate.
          Sono alla ricerca della verità, leggerò tutto molto volentieri.

          • Roberto Bolzan

            ha ha, non c’è verità, solo letteratura.

        • Pedante
          Rispondi

          Qualcosa ha creato l’enorme nube di polvere sopra Manhattan. Particelle così sottili da salire fino alla stratosfera. Micronizzare vetro, acciaio e cemento non è facile, ed è semplicemente impossibile con una fonte di energia relativemente debole come il cherosene.

          http://earthobservatory.nasa.gov/blogs/earthmatters/files/2011/09/nyc_ali_20010912.jpg

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      2) magari non ci stanno bene ma non scappano. Questa è la mia percezione, magari sbagliata
      3) ovvio che no
      4) non c’è gerarchia, almeno nell’islam sunnita, e le cariche sono basate sulla ricchezza e sulla reputazione. Cfr Hoppe
      5) la legislazione (Fiq) è consuetudinaria, nel senso che è basata sul Corano e sugli hadit e comprende le sentenze e le interpretazioni della Legge. Una specie di common law
      6) il ragionamento non era questo e risponde ad una critica che era stata posta. Bisogna leggere il dialogo.
      7) Non uccidere, non rubare, non desiderare la donna d’altri, non fornicare… poi?
      8) vedi 6
      10) boh

  • Pedante
    Rispondi

    @ Alessandro Colla:
    Riguardo al punto 9, non ci furono aerei passeggeri, solo delle immagini truccate. Sono veramente pochi, pochissimi i testimoni oculari che giurano di aver visto degli aerei, e molti di questi presunti testimoni lavorano per le reti televise. Si tratta di uno pisco-operazione mediatica insieme a un’autentica operazione militare il cui scopo era quello di creare una nuova Pearl Harbor per giustificare la guerra contro Saddam.

    Non bisogna essere fisici solo prendere coscienza della facciatosta di chi comanda in America.

    • Pedante
      Rispondi

      “televisive” scusate la dislessia.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Va bene, ma allora non è morto nessuno? E nessun newyorkese se ne è accorto? O le torri sono saltate con una bomba? I viaggiatori di quegli aerei ufficialmente transitati lì sono tutti vivi? Per comprendere la faccia tosta di chi comanda (dappertutto, non solo in America) non c’è bisogno di essere fisici ma per i vortici di scia “impossibili da lasciare schiantandosi contro un grattacielo” occorre, se non la laurea in fisica, una preparazione in materia che non posseggo e che esula dalle analisi politiche. Gli Stati Uniti potevano forse intercettare nel 1941 l’attacco giapponese evitando perdite tra i suoi soldati. Così come potevano limitarsi a rispondere solo al Giappone senza intervenire in Europa. Per uscire dal pantano del new deal, Roosvelt ritenne necessaria l’opzione bellica su vasta scala. Ma non possiamo affermare che l’attacco a Pearl Harbour (si scirve così?) non ci fu e che il generale Tojo fosse un uomo di pace. Le complicità interne negli attentati in occidente ci sono sicuramente ma questo non significa che diverse organizzazioni islamiche non pratichino il terrorismo. Saranno anche un’ancora di salvezza per gli interventisti ma se non ci fosse l’alcoolista non ci sarebbe neanche il distillatore. Discorsi proibizionistici e antiproibizionistici a parte.

    • Pedante
      Rispondi

      Non ho detto che vittime non ci fossero. Solo che quei presunti passeggeri sugli aerei Mark Bingham per esempio o non sono mai esistiti o sono morti in qualche altra maniera dal momento che l’aereo era del tutto fittizio. Pure quello ripreso “dal vivo”.
      https://www.youtube.com/watch?v=9cvWwIxMbmE

      Le esplosioni erano vere (bombe?) lo era pure la disintegrazione delle torri, ma la vera causa ne è sconosciuta. Che tipo e quantità di energia ci sono voluti perché centinaia di milioni di tonnellate di acciaio, vetro, pietra e altri materiali di costruzione si trasformassero in nanoparticelle? Che io sappia non ci sono armi convenzionali in grado di polverizzare materiali così rifrattari. La narrativa ufficiale è implausibile. Nel caso del WTC-7 invece sembra si tratti di una semplice demolizione controllata.

    • Pedante
      Rispondi

      In quanto a Pearl Harbor (harbour UK, harbor USA) le consiglio George Morgenstern, Rothbard, e Harry Elmer Barnes. Il New Deal non c’entra, c’entra invece il nazionalsocialismo tedesco e delle pressioni all’intero dell’amministrazione per entrare in guerra in Europa. Roosevelt cercava disperatamente un casus belli e il Giappone glielo diede ma non senza le provocazioni deliberate del primo.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Gli appassionati di letteratura cospirazionista lo conoscono di certo

    http://undicisettembre.blogspot.it

  • Pedante
    Rispondi

    Rothbard su Pearl Harbor:
    http://tinyurl.com/zocg37l

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Le provocazioni deliberate di Roosvelt somigliano a quelle che la Germania chiamò provocazioni deliberate della Polonia. Questo non significa che gli Stati Uniti avessero l’obbligo di intervenire in Europa.

  • Pedante
    Rispondi

    Pure il massacro di Nanking è pura fantasia, un’invenzione della propaganda americana. Tant’è vero che il vittorioso KMT ci mise due anni per “scoprire” il presunto oltraggio.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Mi avvedo solo ora del “boh” di Bolzan al mio decimo punto. So che sindaci arabi governano importanti città israeliane tra le quali Betlemme. Quindi è difficile affermare che se cambia maggioranza etnica gli israeliani non vogliono più saperne della democrazia.

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