In Ambientalismo

jkjdi ELENA DUSI*

Manca una firma nella “Dichiarazione sui cambiamenti climatici”, il documento pubblicato da 12 associazioni scientifiche italiane per la Conferenza di Parigi. La Società italiana di fisica (Sif), infatti, ha tolto il suo logo dal documento.

“Alcune certezze non sono certezze, occorre fare attenzione” spiega la presidentessa Luisa Cifarelli, che insegna fisica sperimentale all’università di Bologna. “Non esistono le equazioni del clima. E io non mi trovo d’accordo con l’affermazione che il ruolo dell’uomo nel riscaldamento sia inequivocabile”.

Nella Dichiarazione firmata in occasione del “Science Symposium on Climate”, che si è svolto a Roma nella sede della Fao, si legge che “l’influenza umana sul sistema climatico è inequivocabile ed è estremamente probabile che le attività umane siano la causa dominante del riscaldamento verificatosi a partire dalla metà del XX secolo”. Sulla parola “inequivocabile” si è consumata la scissione fra la Sif e gli altri scienziati. “Ho chiesto che fossero usate parole come “verosimiglianza” o “probabilità”, ma sono stata trattata male” spiega la Cifarelli.

Il blog della Società italiana di chimica (https://ilblogdellasci.wordpress.com), che ha dato visibilità alla polemica, ha pubblicato un messaggio di spiegazioni della Cifarelli che ha vieppiù scatenato la rabbia degli altri scienziati. “La Sif – ha scritto la presidentessa – è un’associazione di fisici abituati a considerare leggi fisiche regolate da equazioni”.

Questo, del resto, è il metodo scientifico, spiega la professoressa. “Ma le verità scientifiche non possono basarsi sul consenso generalizzato, mescolando scienza e politica, come sta avvenendo in questo caso”. “Sono allibita dal tono e dalle parole della presidente della Sif – ha replicato sul blog Cristina Facchini, dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr – che senza giri di parole etichetta come scienze fisiche di serie B le scienze climatiche e le accusa di connubi ideologici e politici”.

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La voce ufficiale in tema di clima è l’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), organismo dell’Onu secondo cui “è molto probabile che l’influenza umana sia la causa dominante del riscaldamento osservato nel XX secolo”. Dove il termine “molto probabile” corrisponde a un grado di certezza del 95%. “Io avrei solo voluto qualche cautela in più nella formulazione del documento”, spiega la Cifarelli, che pure si dice preoccupata per la salute del pianeta, “ma non ho apprezzato i modi con cui è stata trattata la mia voce fuori dal coro”.

Ma per Ferdinando Boero, professore di biologia dell’università del Salento e dell’Istituto di scienze marine del Cnr, ormai in fatto di clima c’è poco da dubitare. “È una posizione irresponsabile. Se ci troviamo di fronte a un cadavere con un foro nella testa non possiamo ostinarci a credere che l’uomo di fronte a lui con la pistola fumante non sia l’assassino”, sostiene.

“Neanche la teoria di Darwin può essere spiegata con un’equazione. Per ottenere la certezza del 100% sul ruolo umano nel riscaldamento bisognerebbe prendere 4 terre identiche, una con l’uomo e le altre senza, e osservare come varia il clima in ciascuna di esse”.

* Articolo http://www.repubblica.it

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  • Albert Nextein
    Rispondi

    Quel babbeo di L.Fabius che sta ravanando allora ?
    Cerca soldi da fottere?

  • charlybrown
    Rispondi

    “Neanche la teoria di Darwin può essere spiegata con un’equazione.”
    Infatti la teoria di Darwin è una cagata pazzesca, come avrebbe detto Fantozzi.

    “Per ottenere la certezza del 100% sul ruolo umano nel riscaldamento bisognerebbe prendere 4 terre identiche, una con l’uomo e le altre senza, e osservare come varia il clima in ciascuna di esse”.
    No, basta sapere qual è il contributo della CO2 al totale dell’effetto serra, qual è il contributo antropico al totale della CO2 e fare una mano di conti.

    • Pedante
      Rispondi

      Per la mancanza di prove fossili delle specie intermedie?

      • charlybrown
        Rispondi

        No, quello è solo un dettaglio accessorio, il problema grosso è l’informazione.

        1. Il motivo per cui la teoria darwiniana dell’evoluzione viene accettata dalla maggioranza delle persone come un fatto scientificamente dimostrato consiste esclusivamente in un trucco semantico. E’ stata cioè fatta passare l’equivalenza: evoluzione = modificazione o, che è lo stesso, modificazione = evoluzione. Una volta accettati i due concetti come sinonimi, è facile portare innumerevoli esempi, scientificamente provati, di modificazioni di specie animali o vegetali, ergo, l’evoluzione è provata al di là di ogni ragionevole dubbio.
        2. Al contrario, è falso che modificazione sia sinonimo di evoluzione (in senso darwiniano), vediamo perchè. Se prendiamo un’automobile nuova fiammante e la parcheggiamo nel cortile dietro casa esposta a sole, acqua e ghiaccio, diciamo per 100 anni, quando torniamo a riprenderla, probabilmente scopriremo che si è parecchio modificata, cioè, sempre tenendo fede all’equivalenza, si è evoluta. Quella che prima era un’auto nuova e perfettamente funzionante si è evoluta in un rottame inservibile. Peraltro, questo tipo di “evoluzione” non ci stupirebbe affatto, né richiederebbe alcuna teoria speciale per essere spiegata, visto che è conforme a tutte le leggi naturali conosciute (cfr entropia). Molto diverso sarebbe il caso in cui, abbandonando un rottame e tornando dopo 100 anni ritrovassimo un’auto nuova fiammante. Questo tipo di modificazione/evoluzione risulterebbe per noi inspiegabile alla luce delle leggi naturali che conosciamo. In altri termini, le due modificazioni non sono affatto equivalenti. Dal punto di vista scientifico, la seconda, a differenza della prima, sarebbe inconcepibile. Le nostre conoscenze ci portano anzi a escludere la possibilità che un rottame possa spontaneamente trasformarsi in un’auto fiammante. E il problema non potrebbe essere superato sostenendo che “avendo a disposizione un tempo molto più lungo”, es. 100 milioni di anni invece di un secolo, il rottame potrebbe “evolvere” in una Mercedes nuova di zecca. Perchè no? Perchè il processo richiederebbe la comparsa di nuova informazione, la cui origine spontanea sarebbe inspiegabile, indipendentemente da quanti secoli si lascino trascorrere.
        3. La vita è informazione. Tutti gli esseri viventi sono niente altro (si fa per dire) che l’espressione fisica di una serie di informazioni contenute nel codice genetico e scritte in linguaggio chimico. Tanto maggiore è la complessità dell’organismo, tanto maggiore la quantità di informazioni contenute nel codice genetico. L’evoluzione da organismi più semplici a organismi più complessi richiede necessariamente l’aumento della quantità, o comunque la comparsa di nuove informazioni, cioè nuova e diversa informazione deve sommarsi o sostituirsi a quella precedente. Ad esempio affinchè un pesce possa evolvere in mammifero, nel codice genetico devono comparire tutte le informazioni necessarie al progetto di organi e strutture prima non presenti, quali i polmoni, le mammelle, i peli, ecc. (è interessante osservare che, in una certa misura, il concetto non cambierebbe nell’ipotesi di un mammifero che dovesse “evolversi” in un pesce).
        4. In natura tutti gli esempi noti e scientificamente dimostrati di modificazione/evoluzione, e portati a prova della teoria darwiniana, sono configurabili come perdita, non aumento, di informazione. Sono cioè tutti invariabilmente esempi concettualmente simili all’evoluzione auto → rottame. In nessun caso, ripetiamo, nessun caso, è stata dimostrata una evoluzione in senso contrario.
        Esempi classici portati a dimostrazione della teoria darwiniana sono l’evoluzione del becco dei fringuelli in differenti isole dell’arcipelago delle Galapagos, l’evoluzione di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, la scomparsa di talune varianti di colore in popolazioni sottoposte a mutamenti ambientali (es Biston betularia), la scomparsa o l’atrofizzazione di organi prima presenti (es. animali che vivono in grotte divenuti ciechi, insetti che hanno perso la capacità di volare, sauri che hanno perso gli arti, ecc.). In tutti questi casi si tratta di processi in cui la selezione naturale ha solo agito da filtro eliminando le varianti meno adatte, ma sempre e solo a partire da informazioni che erano già presenti nel pool genetico della popolazione. E’ stata cioè eliminata informazione prima presente, nessuna nuova informazione è stata aggiunta o modificata rispetto al patrimonio precedente. Poichè in ognuno di questi esempi si è persa per strada informazione prima presente, ne consegue che il processo può essere solo unidirezionale e irreversibile. Cioè, una volta persa, l’informazione non è più recuperabile.
        5. Allo stesso modo, un altro noto argomento portato a sostegno della teoria darwiniana riguarda i tanti esempi di selezione artificiale, meccanismo con cui è possibile, in tempi relativamente brevi, ottenere molte varianti a partire da una specie di origine. Se l’uomo in pochi secoli è riuscito a trasformare un lupo in un barboncino, perchè la natura non potrebbe, avendo a disposizione un tempo molto più lungo, diciamo qualche centinaio di milioni di anni, trasformare un rospo in un principe azzurro? Per la stessa ragione per cui nessuno riuscirebbe a trasformare di nuovo un barboncino in un lupo. A partire da una sola specie ancestrale è stato possibile selezionare più di 500 razze di cani, in quanto tutte le informazioni necessarie erano già presenti nel pool genetico originario. Ad esempio nel pool genetico del lupo sono presenti le informazioni atte a codificare tutte le tonalità di colore del pelame che vediamo manifestarsi in vario modo nei diversi individui o popolazioni. Non a caso, possiamo osservare in natura lupi la cui colorazione va dal bianco puro al nero puro, passando per una varietà di combinazioni intermedie di grigio, fulvo, marrone. Tutte le razze canine possono pertanto avere solo colorazioni o combinazioni di colori già presenti nel pool originario. Questo il motivo per cui ad es. nessuno ha mai selezionato cani di colore verde o rosa. Lo stesso vale per altri caratteri quali le dimensioni, la lunghezza del muso, delle orecchie, del pelo, ecc. Attraverso la selezione, in questo caso artificiale, è stato possibile ottenere le varianti desiderate, eliminando di volta in volta le informazioni genetiche superflue. Per ottenere cani in cui tutti gli individui sono di colore bianco è necessario eliminare tutte le altre varianti presenti nel pool genetico originario. In altri termini, è necessario eliminare informazione. Questa informazione, una volta persa, non è più recuperabile. Più si avanza nel processo di selezione, minore è la libertà di manovra residua, a causa della riduzione delle informazioni disponibili. In un barboncino è quindi presente molta meno informazione genetica che nella sua specie ancestrale, per questo nessuno riuscirebbe a trasformarlo di nuovo in un lupo, a meno di “incrociare” la razza con altre che dispongano delle informazioni mancanti, ripercorrendo a ritroso il percorso che aveva portato in origine alla sua creazione.
        6. E’ facile capire che la selezione naturale (o artificiale), è un meccanismo totalmente antitetico all’ipotesi di evoluzione darwiniana, proprio in quanto non può che determinare la diminuzione della quantità di informazione originaria, cioè esattamente il contrario di quanto richiesto dalla teoria, che richiede un aumento del contenuto di informazione, se deve spiegare la comparsa di organismi complessi a partire da forme di vita più semplici.

        L’unico meccanismo noto in grado di spiegare la comparsa di nuova informazione è rappresentato dalle mutazioni ed è pertanto anche l’unico portato a sostegno della teoria evolutiva. Purtroppo per la teoria della evoluzione, è facile dimostrare che le mutazioni non possono spiegare nulla.
        Innanzitutto, visto che sono errori di copiatura, non possono spiegare l’origine primaria dell’informazione, cioè del codice genetico. In secondo luogo, sono irrilevanti.
        Le mutazioni sono errori casuali nel processo di duplicazione del materiale genetico e, come tutti gli errori di copiatura, sono nella stragrande maggioranza dei casi peggiorative del contenuto informativo, come è intuitivo e come empiricamente confermato da molti decenni di assidua ricerca su questo specifico aspetto. Tutti i (pochissimi) esempi di mutazione con effetti positivi sulla sopravvivenza sono risultati collegabili a una perdita di informazione, come nel classico caso dei ceppi batterici resistenti. Nonostante tutti gli sforzi non è stato possibile raccogliere alcun dato scientifico a dimostrazione del fatto che le mutazioni siano in grado di creare nuova informazione o di migliorare il contenuto informativo già esistente.
        Questo dato empirico è peraltro in accordo con quanto si può ipotizzare a livello teorico, una volta compreso il problema insormontabile costituito dalle cosiddette “stepping stones”*.

        In conclusione, la perdita di informazione non può essere il meccanismo giusto per spiegare l’evoluzione in senso darwiniano, la quale invece prevede, prima o poi, la comparsa di nuova informazione. E’ proprio la comparsa di questa nuova informazione che la teoria evolutiva pretenderebbe di avere spiegato, mentre risulta evidente che tutti gli esempi portati a presunta dimostrazione si rivelano in realtà casi di perdita di informazione. E’ esattamente in questo senso che la teoria darwiniana è ancora, appunto, una teoria, non avendo a tutt’oggi portato alcuna prova scientifica a sostegno dell’assunto su cui giocoforza deve basarsi: la creazione di informazione sulla base dei processi e delle leggi naturali note.
        D’altro canto, non occorre alcuna particolare teoria per spiegare la perdita di informazione, essendo sufficiente il secondo principio della termodinamica. Al contrario, nessun meccanismo o legge naturale nota è attualmente in grado di spiegare scientificamente la comparsa di informazione, in assenza di una fonte intelligente (qui l’analisi scientifica deve fermarsi per il momento).

        • jimmy
          Rispondi

          Tu affermi: “In natura tutti gli esempi noti e scientificamente dimostrati di modificazione/evoluzione, e portati a prova della teoria darwiniana, sono configurabili come perdita, non aumento, di informazione.”
          Quindi, anche l’evoluzione che ha prodotto l’uomo contemporaneo a partire dai suoi antenati (Lucy, neanderthal, sapiens, australopitecus, etc) va considerato un fenomeno di perdita di informazione?
          Anche il fenomeno che a partire dalle prime forme rudimentali di vita unicellulare ha prodotto le specie viventi odierne?

          • charlybrown

            Ho parlato di esempi scientificamente dimostrati.
            “il fenomeno che a partire dalle prime forme rudimentali di vita unicellulare ha prodotto le specie viventi odierne”, o che Lucy sia uno stadio evolutivo precedente dell’homo sapiens invece che una specie diversa di primate, sono assunti che si danno per acquisiti senza alcuna prova scientifica, a meno che come al solito non si consideri prova il fatto che esiste un consenso maggioritario nel mondo scientifico, ma questo vale anche per il global warming e per tante altre bufale come l’aids ecc.
            La teoria darwiniana, che viene presa come spiegazione di questi assunti, a un esame scientifico serio si dimostra insostenibile, quindi o l’evoluzione darwiniana non è mai avvenuta, oppure è basata su meccanismi completamente diversi che ancora dobbiamo scoprire, e che non scopriremo mai fino a che si continua a credere ciecamente nella teoria attuale.

        • Pedante
          Rispondi

          Grazie della risposta.
          A proposito di consensi scientifici sospetti:
          https://www.youtube.com/watch?v=BwgmzbnckII
          AIDS, HIV, arbitrarietà e political correctness.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Peccato che davanti alla salma con un foro in testa non ci siano né persone di fronte a lui né armi fumanti. Se ne renderanno conto anche nel Salento. (Anzi, i salentini lo sanno già).

  • Pedante
    Rispondi

    “verosimiglianza” o “probabilità” sono termini assolutamente inappropriati in assenza di un modello robusto.

  • Antonio Abate
    Rispondi

    @charlybrown Grazie per questa chiara esposizione di una linea argomentativa brillante di cui difficilmente si trova traccia in rete. I dibattiti si concentrano per lo più sulle prove documentali di resti fossili e su facili ironie sui testi biblici. Ha per caso dei testi cui far riferimento volendo approfondire? Ho trovato la tesi di dottorato di questo Dembsky, sono sulla strada giusta?

    http://www.amazon.com/The-Design-Inference-Eliminating-Probabilities/dp/0521678676/ref=cm_cr_pr_product_top?ie=UTF8

    • charlybrown
      Rispondi

      Non c’è di che.
      Di queste cose non si parla perchè sanno perfettamente che l’origine dell’informazione contenuta nel codice genetico è il problema insormontabile della teoria darwiniana, quindi è necessario distogliere l’attenzione del pubblico e portarla su argomenti molto più confusi e molto più facilmente opinabili e/o falsificabili come la paleontologia, la radiodatazione delle rocce, ecc., senza tralasciare mai di associare la critica del darwinismo al fondamentalismo religioso, facendola passare per antiscientifica, quando in realtà non c’è niente di più antiscienfico della teoria evolutiva.
      Il compendio migliore che posso consigliare sull’argomento è Signature in the cell di Stephen Meyer, dove si trova una ampia trattazione delle principali posizioni, compreso Dembsky, oltre a una accurata disamina storica di tutti i vani tentativi di spiegare l’origine dell’informazione con meccanismi darwiniani.
      L’informazione sarà la tomba del darwinismo. (la disinformazione è quella che lo sta salvando)

      • Pedante
        Rispondi

        Darò un’occhiata a Signature in the Cell. Grazie.

  • Pedante
    Rispondi

    Darwin’s Black Box: The Biochemical Challenge to Evolution. Il PDF si trova in rete.

  • Ari
    Rispondi

    Rimanendo terra-terra: con la manfrina del supposto riscaldamento globale troveranno la scusa per salassare ulteriormente i cittadini dei Paesi occidentali, restringere ancora di più le nostre libertà e incrementare centinaia di organismi inutili (osservatori, controllori, monitoraggi, centri studi studi ecc. ecc.) per la gioia di milioni di parassiti addetti al nulla pagati da una popolazione produttiva sempre più vessata.
    Il riscaldamento globale, insieme a immigrazione, teorie gender ecc. è l’ennesimo grimaldello rosso per distruggere l’occidente identificato con il capitalismo.

  • Pedante
    Rispondi

    L’élite trotskista vuole a tutti i costi domare e castrare l’uomo bianco e lo strumento che usa a tal fine è l’uomo nero/giallo/rosso.

  • Pedante
    Rispondi

    http://www.lolandesevolante.net/blog/2013/05/il-programma-del-partito-che-sconvolgera-le-elezioni-tedesche/

    Prima o poi arriverà la reazione popolare contro il Piano Kalergi per l’annichilimento dei popoli europei.

  • Pedante
    Rispondi

    http://docs.lib.noaa.gov/rescue/mwr/050/mwr-050-11-0589a.pdf

    “A quanto pare l’Artico si sta riscaldando.” Un grido d’allarme vecchio di quasi un secolo.

  • Antonio Abate
    Rispondi

    Ringrazio anch’io @charlybrown per la segnalazione. Con mia grande sorpresa sono venuto a conoscenza di questo:

    https://www.libreriacortinamilano.it/psicologia/filosofia-della-mente/9788860307606/mente-e-cosmo-perche-la-concezione-neodarwiniana-della-natura-e-quasi-certamente-falsa.html

    La sorpresa nasce dal fatto che Nagel è un noto liberal( basti il titolo seguente: The Myth of Ownership: Taxes and Justice) ed ateo dichiarato.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Alla reazione popolare contro l’annichilimento occidentale non credo proprio. Forse il mio è un punto di vista viziato da provincialismo poiché ho in mente la non volontà di reazione degli italiani. Me lo auguro.

    • Pedante
      Rispondi

      Una mancanza di reazione finora perché il soggetto medio è ancora succube della televisione e di una martellante propaganda statale.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Appunto, soggetto medio succube. Temo che lo sarà ancora per molto tempo e che non sarò io a vedere la fine della suddutanza.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    A proposito di Laurent Fabius e di cosa “va ravanando”. L’ho sempre immaginato, verso Mitterand, come l’equivalente di Martelli con Craxi. Non so se sia una similitudine appropriata.

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