In Anti & Politica, Economia

rapinaDI MAURO GARGAGLIONE

C’è un contadino che si fa il mazzo nei campi. Arriva un bandito armato e lo deruba del raccolto. Vediamo alcuni scenari possibili.

Se il bandito è di passaggio, tenderà a derubare tutto quello che può. Dopo qualche colpo andato a segno da parte di banditi di passaggio al contadino non converrà più impegnarsi nel lavoro per arricchire i criminali.

Se invece il bandito decide di stabilirsi nello stesso territorio e campare sulle spalle del contadino, non potrà derubarlo di tutto per non correre il rischio che smetta di produrre. Quindi assumerà le sembianze amichevoli e dirà al contadino (sempre con armi in pugno): – se tu mi dai un tot del tuo raccolto ogni anno io ti proteggerò dai banditi di passaggio -.

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Se il contadino accetta senza reagire, avrà sancito la sua sudditanza nei confronti del bandito stanziale, per sempre. Questo bandito stanziale oggi lo chiamiamo Stato.

Se, tornando allo scenario iniziale del bandito di passaggio, il contadino si fosse organizzato, mettendoci sue risorse, con altri colleghi contadini che fanno altrettanto, e avessero preso a fucilate i banditi di passaggio, essi non si sarebbero tanto facilmente potuti coalizzare per offrire ai contadini protezione in cambio del loro lavoro.

I libertari non vogliono i contadini (intesi come produttori o legittimi proprietari di qualcosa) armati per tirare pistolettate a destra e a manca e aggredire il prossimo, ma per difendersi dai banditi. Soprattutto quelli più pericolosi, quelli stanziali.

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  • Spago
    Rispondi

    La democrazia è quando due banditi di passaggio si insediano a casa tua e ti dicono che da quel momento siete una comunità e la roba tua è anche loro, ma di stare tranquillo che nessuno la tocchera senza il tuo permesso perché si voterà a maggioranza.

    Inizia con un atto di invasione violenta e di annessione coatta a una unione che non hai mai voluto, da quel momento ti ritrovi prigioniero delle sue istituzioni, regole e “diritti”. La tua autodeterminazione è annullata da una regola della maggioranza in cui sei stato trascinato contro la tua volontà. I tuoi diritti naturali sono stati stracciati. Ma ti vengono a dire che è con la democrazia che ti vengono donati diritti e libertà e molti sono talmente dementi da crederci. In parole povere, la democrazia è una banda criminale, che trova la complicità di una maggioranza di autoctoni deficienti.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Similitudine impeccabile.
    Io ritengo che chiunque, libertario compreso, veda aggredita la propria libertà e la proprietà debba difendersi, anche con le armi.
    Il libertario , da come la vedo io, può tranquillamente prevedere l’uso di mezzi estremi se sono attaccati i diritti naturali di cui è titolare.
    Vita, libertà, proprietà in primo luogo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Giusto il diritto di difendersi anche con le armi. Ma dove sono le armi?

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Il discorso è formalmente corretto ma la realtà si incarica di complicare le cose.
    Esistono molte situazioni al mondo nelle quali gruppi organizzati si sono armati e fanno concorrenza allo stato nell’esercizio della violenza. Lungi dall’essere posti liberi, sono quasi sempre infermi dai quali chi può scappa. Questo andrà preso in considerazione prima o poi, nei nostri discorsi. In Yemen ed in Afghanistan le persone girano armate per tradizione. Se anche possiamo pensare a questi come popoli liberi, si tratta di una libertà molto diversa da quella che abbiamo in mente noi.
    In alcuni paesi del Centro America, in Colombia ed in altri posti ci sono eserciti organizzati che difendono i contadini contro lo stato, eppure sono posti infernali nel quali nessuno di noi verrebbe vivere. Il Libano degli anni ’80 è stato un grande laboratorio di milizie private, con effetti poco piacevoli per chi aspira alla libertà; a nulla serve ribattere che si trattava di milizie che concorrevano al potere statale. Questo è lo sbocco naturale di qualunque esercito organizzato che non trovi in solido contrappesi istituzionali il limite al suo potere. Questo oggi avviene solo nello stato moderno. Per quanto pieno di difetti questo modello non è così semplice da superare. Io non credo che distribuire le armi al popolo migliorerebbe la situazione.

    • Pedante
      Rispondi

      A quanto pare Lei parte dalla premessa che tutti i popoli sono uguali per natura, il modello ambientalista tout court. Se invece esistono differenze relativamente fisse nel tempo tra i gruppi di esseri umani di diverse zone allora il paragone va fatto usando lo stesso popolo sotto regimi diversi. La Somalia anarchica in confronto a quella con lo Stato, la Germania del DDR contro quella della BRD. Nella stessa maniera è inutile paragone Detroit con Portland chiundendo un occhio sui fattori demografici per focalizzarsi solo sulle differenze nell’amministraizone pubblica delle due città.

      In quanto alla mafia, sarà sempre endemica nel Sud perché rispecchia una larga parte della struttura sociale meridionale, la famiglia estesa e l’elevato tasso di nepotismo (con tutti i pro e i contro). Tuttavia il monopolio sull’uso della forza non può che essere deleterio.

      • Roberto Bolzan
        Rispondi

        Egregio, non parto assolutamente da questa premessa, tant’è che mentre gli svizzeri vivono pacifici ciascuno con il suo fucile da guerra ben custodito in casa, da noi temo veramente che la cosa non sarebbe così pacifica. D’altronde, se fossimo svizzeri non saremmo italiani ed il discorso non si porrebbe nemmeno.
        Non conosco il tema della Somalia e non comprendo il paragone tra DDR e BRD (si chiamava così? non ricordavo), cioè non comprendo cosa ci dovrebbe insegnare. In quale delle due i contadini organizzati avevano le armi? o anche qualunque altro gruppo di cittadini.

        Che lo stato moderno si sia trasformato sempre più in un leviatano, nessun dubbio da parte mia; che il modello sia in crisi e non più soddisfacente, idem, pienamente d’accordo.
        Che si possa superare semplicemente abolendolo e sostituendo il monopolio statale della forza con la competizione tra milizie private, lo crederò solo quando avrò un esempio dove questo è accaduto ed ha portato prosperità e benessere a tutti.

        • Pedante
          Rispondi

          https://mises.org/library/anarchy-somalia

          Meno infernale che potrebbe essere.

          • Roberto Bolzan

            Non prendiamoci in giro, per favore, che non ho tempo da perdere.
            L’analisi 1 riguarda la Somalia dopo la dittatura di Siad Barre, una delle peggiori e già violente dell’Africa. Non stento a credere che la situazione sia migliorata. Faccio presente però che fino a qualche anno fa il paese era diviso in aree più o meno autonome, governate da entità diverse in perenne lotta fra loro. Uno dei paesi più violenti del mondo. Bell’esempio, proprio, di agenzia di sicurezza in concorrenza fra loro.
            L’analisi 2 riguarda la diffusione di porti d’armi in Germania, non l’autorganizzazione di categorie di cittadini in funzione di autodifesa. Mi paiono cose ben diverse.

            Che il diritto all’autodifesa sia naturale, sono il primo a riconoscerlo, così come quello di portare armi.
            Che il monopolio della violenza da parte dello stato ponga dei problemi, idem.
            Diverso è dire che affidarsi a delle agenzie private di sicurezza risolva i problemi. La storia ha mostrato che SEMPRE gruppi organizzati armati hanno lottato per prendere il potere e si sono sempre e regolarmente dimenticati del principio di non aggressione. Finché non ci sarà la possibilità di fare rispettare questo principio le cose non potranno funzionale.

          • Pedante

            Lei non mi pare un utopista e di sicuro non lo sono neanch’io perciò non considero l’abolizione totale dell’aggressione un obiettivo realistico. Si tratta di minimizzarla e basta.

            Mi chiede l’impossibile – una prova empirica con lo stesso popolo sotto due regimi diversi. E non vedo perché la Somalia non calzi. Il dittatore era un despota, e allora? Immagino che i vari signori della guerra siano altrettanto brutali. I somali nel Minnesota dimostrano che i problemi della Somalia derivano dal popolo stesso, fisiologicamente più incline alla violenza rispetto ai popoli occidentali.

            Per ciò che concerne la Germania, mi rendo conto che il porto d’armi e la milizia sono due cose distinte, ma non vedo come l’organizzazione monopolistica della forza possa essere superiore alla sua organizzazione concorrenziale. Non ha senso.

        • Pedante
          Rispondi

          http://weaponsman.com/?p=18754

          Contadini organizzati, no, ma semplici cittadini nella Germania Occidentali potevano ottenere la licenza per il porto d’armi a differenza dei loro connazionali al di là del Muro. E non mi risulta che il tasso di omicidi fosse notevole maggiore nella BRD.

          Ovviamente in uno scenario libertario sarebbe improbabile che l’Italia restasse integra. Senza le entrate dello Stato centrale le varie mafie subirebbero un drastico ridimensionamento e sarebbero costrette a mostrarsi più attente alle esigenze dei cittadini. L’amministrazione della giustizia sicuramente più efficace e celere, ah ah. Nord e Sud adotterebbe due modelli sociali diversi in base ai diversi caratteri dei popoli.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    E la mafia? Va bene che ti spilla meno di quel che ti sottrae lo stato, ma veramente qualcuno vorrebbe far dil cambio?
    Non vedo folle di persone emigrare in Campania o in Sicilia o in Calabria per godere della libertà d’impresa garantita delle organizzazioni locali in concorrenza fra loro.
    Eppure, in teoria così dovrebbe essere: posso scegliere tra mafia, ‘ndrangheta e camorra: che pacchia!

    • Pedante
      Rispondi

      Il pizzo è necessariamente peggiore delle tasse? Non credo. Dipende dal costo e dai servizi offerti in cambio. E la mafia presterebbe più attenzione ai suoi clienti cittadini se non fosse così impegnata a soddisfare lo Stato, il suo cliente più importante.

    • Pedante
      Rispondi

      Gianfranco Miglio favoriva il «mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate».

      • Roberto Bolzan
        Rispondi

        Si, va beh

        • Pedante
          Rispondi

          Non c’è motivo perché il Sud con un cambiamento di regime non possa tornare a essere vivibile.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Immaginiamo cosa potrebbe succedere nel momento in cui dei contadini decidono di organizzarsi per difendersi dai briganti con lo loro forze, senza affidarsi ad una protezione terza. Intendiamoci, quella condizione è la migliore dal punto di vista teorico ed anche sentimentale: che c’è di meglio del popolo che si organizza e di autodifende?
    Pero: dobbiamo pensare ai contadini che si armano di schioppo per difendere ciascuno il suo fienile? Potrà qualcosa il forcone contro un gruppo di persone armate in modo professionale (i banditi, non avendo da coltivare i campi, possono addestrarsi com professionisti)? No, vero?
    I contadini potranno allora affidarsi ad un corpo specializzato di difesa, professionisti armati che li difendono al posto loro, a pagamento. Ma chi impedisce a questo corpo armato di diventare a sua volta un’organizzazione che offre la protezione al prezzo imposto e non al prezzo di mercato? e pensiamo davvero che chiamare un’altra organizzazione in concorrenza con questa per limitarne il potere sia una bella cosa? Io ci vedo due bande che si combattono fra loro incendiano i fienili dei contadini, tanto mica sono i loro :-)

    • Pedante
      Rispondi

      Non si possono incendiare troppi fienili altrimenti muoiono parassita e portatore. Si raggiunge un equilibrio dinamico tra violenza e produttività. E la concorrenza tra le varie mafie non può che essere benefica.

      • Roberto Bolzan
        Rispondi

        Si raggiunge un equilibrio dinamico tra violenza e produttività: dev’essere una vera e propria pacchia, un bengodi, un tripudio di benessere, una meraviglia della natura.

        • Pedante
          Rispondi

          Sono realista. Non vedo nel libertarismo un’utopia terreste. Solo un modo per massimizzare la pacifica convivenza, il che non significa che l’amore prevalga sull’odio.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Vogliano invece immaginare un gruppo di difesa formato da elementi scelti tra gli stessi contadini? Una specie di esercito popolare. Mah, fate voi. A me vengono i brividi.
    Per esempio, cosa succede in quelle zone a quelli che non sono contadini? Magari qualcuno che on il suo lavoro avesse accumulato delle ricchezze? Chi lo proteggerebbe dalla spoliazione da parte dei contadini che volessero appropriarsi dei suoi beni? E se, ahinoi, in quelle zone liberate dallo stato ladro ci fossero delle minoranze etniche, religiose, culturali? Chi le proteggerebbe dall’esercito privato dei contadini organizzati?
    Io non vedo nulla di tranquillizzante nel popolo che si arma, tantomeno di liberale. La storia recente ha SEMPRE dimostrato che il popolo armato genera una dittatura popolare. Vade retro, per quel che mi riguarda.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Come dite? quelli non rispettano il principio di non aggressione? Eh, già, è proprio questo il problema.

    • Pedante
      Rispondi

      Di fronte al despota c’è sempre la rivolta o la fuga, due fattori che limitano il suo potere.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non è un problema facile, indubbiamente. Molti di noi non sanno costruire inferriate, per questo si rivolgono al fabbro. Se ci fosse un unico fabbro, i suoi prezzi sarebbero altissimi e lui potrebbe permettersi di pagare i ladri per mandarli a rubare nelle case di chi non vuole essere suo cliente. Libero mercato dei fabbri e via il problema. Ritengo che la cosa sia fattibile anche per le agenzie di protezione in un’ottica di libera contrattazione. Tutti gli esempi citati, somali o sudamericani o altro, sono stati imposti con la forza e non richiesti dai cittadini (o dai contadini) in un’ottica contrattuale.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Non tutti i servizi sono uguali. Il caso del fabbro, che appunto manderebbe i ladri a casa di chi non vuole essere suo cliente, è un esempio chiarissimo.
    C’è un servizio specialissimo, che serve a garantire che tutti gli altri funzionino, ed è quello della forza: la facoltà di entrare nella proprietà privata di chiunque, seguendo procedure prestabilite, e impedire l’abuso da parte di questi, la violazione della legge (lasciamo stare per il momento se è Legge o legge).
    Il motivo per cui questo servizio è così particolare è ovvio: è quello che garantisce che tutti gli altri servizi siano esercitati senza abusi. Solo in virtù di questo il fabbro non manda i ladri a casa di coloro che non vogliono essere suoi clienti (o se lo fa ne subisce le conseguenze).
    Il monopolio della forza è la condizione essenziale per la quale si crea uno spazio nel quale le regole vengono rispettate e gli abusi repressi. Senza monopolio della forza, niente mercato.
    Senza monopolio della forza i fabbri si potrebbero affidare ad un agenzia di protezione molto potente ed imporre i propri servizi ai clienti. Se qualcuno pensasse di rivolgersi ad un fabbro diverso, potrebbero prendersela a male e piantargli una pallottola nel cranio. La mafia fa così, generalmente. Lo dico per gli amanti della mafia: credetemi, fanno così, se non vi va bene la loro protezione vi piantano un proiettile tra gli occhi.
    Se un fabbro volesse fare concorrenza ai fabbri esistenti, potrebbe rivolgersi ad un’altra agenzia di protezione, la quale potrebbe, con gli stessi sistemi (la solita pallottola nel cranio, no, anzi, in questo caso cominciano con tagliarvi un dito, giusto per gradire) convincervi a diventare loro cliente.
    Questo, ovviamente, non è mercato.

    E’ importante capire che il capitalismo, e ancor prima il mercato, non si sono sviluppati in Somalia con i signori della guerra, e nemmeno in Colombia con il cartello di Medellin (agenzia privata di protezione in concorrenza con quella di Calì) e nemmeno in alcuno degli stati nei quali le agenzie di protezione si sono fatte concorrenza fra loro. Il mercato nasce con la separazione dei poteri, quando l’attività del mercante viene a distinguersi da quella politica e giudiziaria.

    Pensare di eliminare la separazione dei poteri riunendo la funzione mercantile con quella militare e magari con quella politica significa ritornare ad un epoca antica che non ha nulla a che fare con il liberalismo.

    • Pedante
      Rispondi

      Una pallottola nel cranio è poco roba di fronte ai milioni di vittime delle varie guerre.

    • Pedante
      Rispondi

      I cartelli colombiani esisterebbero se il commercio della cocaina venisse depenalizzato nei paesi consumatori? Non credo.

  • Pedante
    Rispondi

    ” Il mercato nasce con la separazione dei poteri, quando l’attività del mercante viene a distinguersi da quella politica e giudiziaria.”

    Questo è illogico. La ricchezza ci deve essere prima che qualsiasi forma di amministrazione pubblica sia possibile.

  • Pedante
    Rispondi

    Sui sistimi concorrenziali di giustizia e protezione consiglio la lettura delle opere di Benson. Eccone un assaggio:
    http://www.panarchy.org/benson/legge.html

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Leggo volentieri. Il resto mi pare un ribattere poco utile.

    • Roberto Bolzan
      Rispondi

      Interessante, anche se un po’ saggio da laboratorio. Molto astratto.
      Se posso permettermi un suggerimento, un libro letto molti anni fa (30?) e riletto adesso. Con molta sorpresa trovo grandissime risonanze con Hoppe.
      JOSEPH H. SHENNAN
      Le origini dello stato moderno in Europa (1450-1725):
      https://www.mulino.it/isbn/9788815032133

  • Spago
    Rispondi

    Nessuna mafia, nessun kkk, nessuna milizia privata, nessuna multinazionale sono in grado di organizzare lapparato, la burocrazia, le strutture, gli uomini che servono vuoi a fare una guerra vuoi a sterminare gruppi etnici o religiosi con l’efficienza del monopolista. È infatti il secolo degli Stati che controllano la violenza, sempre più non solo sulla carta, quello delle guerre mondiali, dei lager, dei gulag, dei genocidi statali, etc.. Leggere a questo proposito http://www.store.rubbettinoeditore.it/stati-assassini.html chiarisce le idee. L’introduzione di Alessandro vitale è molto bella. Meglio avere a che fare con i fabbri che con gli Stati cioè i monopolisti della violenza. Dovresti rifornirti per forza dal cartello dei fabbri mafiosi? Il monopolista della violenza ti metterà oltre a questo ben altri obblighi in quantità molto presto e ti farà rimpiangere i fabbri.

    • Pedante
      Rispondi

      Il fabbro mafioso non ti fa la predica e non ti convince attraverso l’istruzione e i media che quella pallottola sia un imperativo morale.

      Spezzerei una lancia in favore del KKK, un gruppo di autodifesa sudista da sempre diffamato dai yankee e particolaremente dai (((media))).

    • Pedante
      Rispondi

      Senza gli appalti pubblici, il giro della droga e i sussidi, le mafie sarebbero più parsimoniose con la violenza contro i cittadini, diventati di nuovo la principale fonte di reddito.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Se veramente il monopolio della forza fosse l’unica situazione possibile per garantire il mercato, allora dovremmo avere il GUM, Governo Mondiale Unico. Infatti non ci sarebbe mercato in Europa perché la gendarmeria francese non ha il monopolio della forza in Italia, dove si scontrerebbe con i carabinieri. L’aggregazione politica è storicamente successiva a quella della produzione di ricchezza. Nessuno vuole eliminare la separazione dei poteri. Anzi: con le agenzie di protezione libere sul mercato, questa separazione sarebbe ancora più efficace ed evidente. Un’agenzia ticinese nulla può contro quella del Jura. D’accordo, non siamo svizzeri ma questo è un altro ordine del giorno. E sempre nessuno ha parlato di “riunire” la funzione mercantile con quella militare e politica. E’ proprio tenendo distanti le funzioni che si ottiene l’equilibrio ottimale. Credo anche in fisica ma in questo posso essere smentito da chi ne sa più di me. Io so che quando lavoro tendo a tenere distinte le funzioni dell’ illuminotecnico da quelle del sarto di scena. Ma con tutti e due firmo un contratto e non ho bisogno di un ente monopolistico che mi aiuti a firmarlo. Anche se purtroppo la SIAE agisce in regime di monopolio. Ma può farlo perché glielo consente un altro ente monopolistico, quello che si è arbitrariamente riservato l’uso della forza.

    • Pedante
      Rispondi

      Siamo già sulla strada verso il NOM. A detta della Lerner Spectre dobbiamo farcene una ragione.

  • Roberto Bolzan
    Rispondi

    Prima degli auguri di buon anno vorrei dire che la teoria, la conosco anch’io. Gli stati, le guerre, la mafia, il KKK ed altre piacevolezze. Conosco la teoria e sono solo parzialmente d’accordo.
    Devo anche dire che sono disinteressato alla discussione teorica. Ho chiesto dove e quali situazioni prendere a modello sul tema dei contadini e delle agenzie di protezione. Non ci sono precedenti, se non negativi. Tanto mi basta per chiudere la discussione.

    Buon anno, con i botti, naturalmente.

    • Pedante
      Rispondi

      https://mises.org/system/tdf/10_1_4_0.pdf?file=1&type=document

      Benson offre anche l’esempio del Far West americano che tanto selvaggio non era, nonostante la relativa assenza dello Stato (pag. 64).
      Esempi contemporanei sono necessariamente limitati al Terzo mondo, gli Stati falliti.

      Grazie della discussione e auguri contraccambiati!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Anche nella Svizzera di Tell c’erano popolazioni contadine. Nel medio evo ci sono altri esempi. Ma in questo campo la ricerca storica andrebbe approfondita maggiormente dai ricercatori.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non mi pare che il Ku Klux Klahn possa essere considerato un organismo di autodifesa. Aggrediscono, con le parole e con le azioni. E scientificamente non hanno argomenti. Non giurerei neanche sulla loro presunta assenza di moralismo.

    • Pedante
      Rispondi

      Dopo la guerra civile chi si sarebbe impegnato a tutelare gli interessi dei residenti del Sud? I nordisti erano contenti di lasciarli indifesi contro i neri affamati liberati senza la minima capacità di sostenersi e i vari briganti. I linciaggi erano per la maggior parte una forma di giustizia sommaria quando la giustizia dello Stato era loro ostile. Che i media travisino la storia non mi soprende, ma la versione ufficiale è surreale.

  • spago
    Rispondi

    I libertari sono radicali in senso rothbardiano:

    “Forse la parola che definisce meglio la nostra distinzione è “radicale”. Radicale nel senso di essere in totale opposizione al sistema politico attualmente esistente ed allo Stato stesso. Radicale nel senso di avere integrato un’opposizione intellettuale allo Stato con un odio viscerale del suo sistema invasivo e di crimine ed ingiustizia organizzati. Radicale nel senso di un profondo obbligo verso lo spirito di libertà e dell’anti-statalismo che integra ragione ed emozione, cuore ed anima.”

    http://vonmises.it/2012/06/17/odi-lo-stato/

    E gli Stati sono i nostri peggiori nemici, peggiori di ogni altro: http://www.infowars.com/5-confirmed-false-flag-operations-and-how-to-spot-them-in-the-future/

  • charlybrown
    Rispondi

    Quasi tutta l’opposizione è più o meno controllata.
    Uno dei loro compiti è mescolare sapientemente verità e menzogna. Sta a noi distinguere l’una dall’altra.
    Un altro è autosqualificarsi con teorie demenziali che tirano in ballo alieni, rettiliani & co., in modo che la gente butti il bambino con l’acqua sporca.
    Last ma tutt’altro che least, sono dei gatekeepers, ben vengano le teorie cospirazioniste, anzi, più ne circolano e meglio è, purchè allontanino la gente dalla core issue. Ad esempio dal fatto che a Dealey Plaza il 22 novembre del 1963 non è morto nessuno.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non capisco la frase finale sul 22 novembre 1963. Significa che Kennedy è morto dopo? Non so se abbia molta importanza, visto che “dopo” sono morti anche Oswald e Ruby. Vero è che molte “opposizioni” sono di facciata. Abbiamo però perso la motivazione iniziale della discussione. Molti pensano che sia impossibile difendersi con agenzie diverse da quelle statali. Non solo il West dimostra il contrario, non solo la Svizzera, Monaco, San Marino, Andorra e altre micororealtà ma anche i mille anni dell’Irlanda senza stato. Sena considerare che molte comunità vivono all’interno di stati ma operando con leggi proprie, senza che lo stato ufficiale riesca ad intervenitre (ammesso che lo voglia). E comunque, anche se non fosse mai avvenuto niente del genere, anche prima del 1776 non era avvenuta nessuna secessione oltreoceanica dalla Gran Bretagna. A volte la storia supera l’immaginazione e perfino l’ottimismo umano.

    • Pedante
      Rispondi

      Sull’assassinio di JFK, tutte le strade portana a Dimona, ah ah.

    • charlybrown
      Rispondi

      Significa che l’assassinio di JFK è stata una finzione, esattamente come quello di Lincoln 98 anni prima. Due presidenti che per motivi diversi dovevano uscire di scena, facendone degli eroi nazionali. Psyops con il bonus dell’effetto shock and awe, un copione che vediamo frequentemente ai nostri giorni.
      JFK è morto di vecchiaia.
      L’omicidio di LHO da parte di Ruby ancora più sfrontatamente fasullo, entrambi asset fatti uscire di scena dopo avere interpretato la loro parte, e probabilmente riassegnati ad altri compiti.

      • Pedante
        Rispondi

        Credo invece che l’assassinio dei Kennedy e di LHO siano davvero avvenuti. Sono comunque d’accordo di si tratta di uno pysop con LHO il patsy, recitando una piccola parte senza capirne il contesto più ampio.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Le ispezioni dei governi statunitensi a Dimona sono continuate fino alla fine del 1969, sei anni dopo la morte di Kennedy. Johnson e Nixon , suoi successori, sono sopravvissuti al loro mandato.

    • Pedante
      Rispondi

      No, non mi riferisco ai controlli, ma alla serendipità degli eventi. JFK entra in rotta di collisione con un Ben Gurion ossessionato di possedere armi nucleari. Ben Gurion dà le dimissioni, JFK viene assassinato, LBJ diventa Presidente e non solo chiude un occhio sulla bomba ma aumenta gli aiuti economici e militari a Israele.

      https://www.youtube.com/watch?v=oqTMELBh23g

      “‘…we were meeting in the Oval Office and I, er, saw the morning News Report and I just happened casually to mention to George [Christian, Portavoce della Casa Bianca durante l’amministrazione Johnson], and I says [sic], ‘Well I bet you that President Johnson, er, is going to be real pleased when he finds that now they’re calling me the number-one bomber [in riferimento alla guerra di Vietman]. And, er, George Christian said ‘Oh, don’t be too sure!’ he says, ‘you know LBJ, he never likes to be number-two!'”
      Nixon strizza l’occhio agli scettici della Warren Commission.

  • Pedante
    Rispondi
  • Pedante
    Rispondi

    Il Congressman Albert Thomas strizza l’occhio ad un sorridente LBJ, il quale poi si gira a confortare la Kennedy in lacrime per l’assassinio del marito. Qualche minuto dopo diventa il Presidente degli USA.
    https://prof77.wordpress.com/the-official-version-of-911-as-reported-by-a-skeptic/the-saga-of-jfks-assassination-as-told-by-a-skeptic/

  • Pedante
    Rispondi

    http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/il-mito-kennedy-l-eroe-lyndon-johnson/

    Albert Johnson (con il papillon) e LBJ resi immortalati in questa foto classica. Della giocosità di qualche minuto prima non c’è traccia. L’agiografia di LBJ è davvero stomachevole.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Per me va benissimo un’antiagiografia di Johnson. In campo economico interventistico è senz’altro stato il più a sinistra dei presidenti statunitensi. Quanto al cattolico Kennedy arrabbiato con l’ebreo Ben Gurion, spero di poter approfondire. Ma non credo si sia trattato di una questione di appartenenza religiosa.

    • Pedante
      Rispondi

      No, si tratta di un JFK che vuole bloccare lo sviluppo di una bomba israeliana, e un Ben Gurion assolutamente deciso di andare avanti malgrado il divieto del primo.
      Due visioni contrastanti e irreconciliabili del Medioriente. Con LBJ l’impasse si risolve.

      • Pedante
        Rispondi

        A differenza di LBJ, pochi sono al corrente dell’aspro contrasto tra JKF e Ben Gurion e la sua causa. Va da sé che la posta in gioca era altissima.

  • spago
    Rispondi

    Ecco un esempio concreto: licenziata la polizia, assunta un’agenzia privata… è stato un vero.. successo!

    http://thefreethoughtproject.com/texas-town-sees-61-drop-crime-firing-cops-hiring-private-firm/

  • Pedante
    Rispondi

    http://10news.dk/?p=2081

    “All our resources are on loan to the asylum reception center in Trelleborg and Malmö,” they said. “We are overloaded right now. So I suggest you get in touch with the vigilante group in Eslöv.”

    [La polizia svedese]:”Abbiamo affidato in prestito tutte le nostre risorse ai centri di accoglienza di Trelleborg e di Malmö…” “In questo momento siamo sopraffatti. Le suggerisco pertanto di mettersi in contatto con il gruppo di viliganza a Eslöv.”

    Cittadini abbandonati dalle forze dell’ordine e costretti a badare a se stessi.

  • Pedante
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    Prima o poi torneranno le ronde anche in Italia.

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