In Anti & Politica, Economia

HOPPE-CONTRO-STATODI MASSIMO TESTA

Vedete…spesso si accusano i libertari di essere utopisti, e di conseguenza poco concreti riguardo al da farsi. Tralasciando le solite polemiche sulla concretezza altrui ed evitando così di scendere nel tragicomico, vi faccio un esempio che può aiutare a capire perché io giudichi questa critica completamente infondata.

Capita a tutti di sentire lagnanze sulla inefficienza dello stato e dei suoi servizi, e quindi dell’esigenza di mettervi mano, magari per mezzo di buoni manager e/o di politici “onesti”. Bene: sono sbagliate sia la critica che la soluzione proposta. Il problema non è se un servizio dello stato (previdenza, istruzione, sanità, sicurezza…quello che volete voi) funzioni o meno: il problema è che non dovrebbe essere lo stato a fornire quei servizi.

Perché? Perché sono imposti, in regime di monopolio. Una persona libera i servizi che usa se li sceglie da sé, e per potere scegliere occorre confrontare varie offerte sul tappeto. La concorrenza fra i vari operatori (e questo vale per QUALSIASI settore, perché è una legge economica e non fumo ideologico) porta sempre ad una maggiore efficienza e ad un calo dei costi.

Un consumatore, se non soddisfatto del servizio.offerto da un operatore, cambia fornitore. Questo non è contestabile: lo facciamo tutti i giorni in una miriade di occasioni. Con i servizi pubblici questa libertà non c’è: li devi pagare comunque, anche se non li usi, e non hai alcuna possibilità di cambiare: se ti rivolgi al settore privato, comunque devi pagare due volte.

Parlare quindi di un servizio pubblico efficiente è parlare di niente: non può esserlo. E non può esserlo perché, non essendo soggetto alla concorrenza e al giudizio del consumatore, è nella impossibilità di fare un qualsiasi calcolo economico sensato. Il prezzo che il consumatore pagherà sarà sempre “sbagliato”, perché dovuto a considerazioni di consenso politico e non di natura economica, e oltretutto MAI nessuno pagherà per quello che consuma o il corretto prezzo per un sevizio preventivo di tipo assicurativo perché il calcolo probabilistico, come per le pensioni o la sanità, sarà sempre manipolato).

Tornando a bomba. Il libertario parla della vera natura del problema (lo stato come operatore economico) e indica una strada da seguire per risolverlo (dare spazio alla società civile, e toglierlo allo stato), chi parla di efficientare i servizi così come di “qualità” della spesa pubblica parla di fuffole. Ovviamente, i “concreti & pragmatici” normalmente sono coloro che perlopiù parlano di fuffole.

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  • Albert Nextein
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    Non fa una grinza.
    Il libertario può esser concreto anche nella vita quotidiana, attuando una sana autodifesa libertaria antistatalista.
    Si possono prendere provvedimenti quotidianamente ed attuare comportamenti nei confronti di fisco, banche, burocrazia, politica.
    Basta far funzionare il cervello e informarsi.
    La gente, oltre a lamentarsi ed a percepire un certo malessere, si informa?
    Non ho fiducia.
    Si parla infatti, a ragione, di parco buoi.

  • Ari
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    Sono d’accordo con l’articolista sugli inevitabili e nefasti problemi che pone il monopolio statale di qualsivoglia servizio. Inoltre ho letto con piacere l’ultimo di Hoppe e anche “Democrazia, il dio che ha fallito”.
    Ciò detto, malgrado ce la metta tutta, non riesco a capire come fa a funzionare meglio la giustizia e la repressione del crimine tolte al monopolio statale i cui pessimi risultati, specialmente in Italia, sono sotto gli occhi di tutti..
    Come potrebbe migliorare la giustizia e la repressione del crimine se gestito da privati in concorrenza? se tutti hanno potenzialmente autorità, nessuno ce l’ha.
    Se due cittadini si rivolgono a due giudici diversi per far valere le loro ragioni e vi sono due sentenze in contrasto, quale di queste deve applicarsi e chi la applicherebbe se ci fossero più polizie? Forse non ho capito io.

    • charlybrown
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      Argomento ampiamente trattato (cfr ad es. David Friedman ecc.).
      La lex mercatoria è un ottimo esempio storico di come può funzionare un sistema di giustizia privata.
      Alla base di tutto, ma lo diamo per scontato, deve comunque esserci accordo nella società sul concetto di crimine, dopodichè la sua repressione diventa solo una questione tecnica. Nel senso che è necessario costituire una struttura anticrimine più potente dei criminali, visto che questi non si faranno convincere con le buone. Che la struttura anticrimine sia fatta da agenzie private in concorrenza piuttosto che dallo stato monopolista offre gli stessi vantaggi che conosciamo per ogni altro servizio. Le agenzie tenderanno a collaborare piuttosto che a farsi la guerra perchè lo scontro fisico non è remunerativo e alla lunga conviene trovare accordi pacifici. Per questo si rifiuteranno di difendere i criminali, a meno che non decidano di diventare criminali esse stesse. In generale non credo che succederebbe nulla di sconvolgente, semplicemente le agenzie più efficienti e più oneste prevarranno sul mercato, .
      Lo stesso vale per il servizio che chiamiamo giustizia, i giudici che si dimostreranno più equi e onesti sarebbero quelli scelti di più, in quanto entrambe le parti si aspettano di ricevere un giudizio corretto e imparziale. Il giudice corrotto e palesemente di parte verrebbe rapidamente escluso dal giro, cosa che invece non avviene con il sistema attuale. Non sarebbe neppure necessario stravolgere il sistema giuridico tradizionale, con i gradi di giudizio, ecc., semplicemente i giudici dovrebbero guadagnarsi la clientela, come tutti gli altri.

      • jimmy
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        Ottimo Charlybrown.

        Nel mio progetto di ordinamento libertario, giustizia e sicurezza funzionano proprio come le hai descritte tu.

        Ed allo stesso modo funzionano anche le altre 4 funzioni di interesse pubblico, ma svolte da agenzie private in libero mercato di concorrenza fra di loro e controllato da giurie aperte ed evolventi: istruzione, credito-risparmio, sanità e territori.

        Tali sei settori sono regolati da poche norme racchiuse in appena 1.000 parole, quasi uguali per tutti.

        Un settore pubblico così organizzato costa all’incirca 115 miliardi annui (invece degli 800 attuali), fa partecipare da 10 a 20 milioni di persone a diversi livelli (invece dei 3,5 attuali), e risponde efficientemente alle esigenze di una intera nazione evoluta.

  • myself
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    Nella mia esperienza personale (parlo proprio di amici e conoscenti stretti), anche i più forti sostenitori dello Stato Sociale sono concordi che la privatizzazione di alcuni servizi ne migliorerebbe enormemente l’efficienza.

    L’unico servizio che non accettano che sia privatizzato è la Sanità, la loro obiezione è “ma così i poveri non potrebbero curarsi”.

    Allora ho pensato di proporre loro questo sistema sanitario misto privato-pubblico. Normalmente li manda completamente in crisi, provateci anche voi se avete degli conoscenti come ho descritto:

    – Tutti gli ospedali sono privati, il sistema sanitario è completamente libero, qualunque privato competente può aprire un suo ospedale con i prezzi che gli pare.

    – Quando un cittadino si ammala, si reca ad un’ospedale privato e, se ne fa richiesta, lo Stato gli paga interamente i costi delle cure, ma SOLO se l’ospedale scelto è quello con i prezzi più bassi per le cure in questione.

  • charlybrown
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    Propongo anche questa variante.
    Tutti gli ospedali sono privati, il sistema sanitario è completamente libero, qualunque privato competente può aprire un suo ospedale con i prezzi che gli pare.
    Chi teme di non potersi pagare cure troppo costose sottoscrive assicurazioni private.
    Lo stato paga l’assicurazione a chi non può permettersela, o per reddito troppo basso, o perchè sarebbe troppo onerosa (malattie croniche con necessità di cure permanenti, ecc.)
    In alternativa allo stato, o a integrazione, non trascurerei il ruolo della sana vecchia solidarietà volontaria.
    Secondo me un sistema così sarebbe più efficiente e costerebbe forse un decimo.

  • Alessandro Colla
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    Ulteriore variante: lo stato non paga proprio un bel nulla perché lo stato non deve esistere. Con l’inesistenza dello stato si crea automaticamente l’esistenza del fisco, unico elemento che provoca il non potersi permettere il costo dell’assicurazione. Stessa cosa per la previdenza pensionistica. Si restituisca alla gente quanto rapinato, penserà la gente stessa a sottoscrivere polizze malattia e previdenza. La solidarietà volontaria rimarrebbe per quei pochissimi casi rimasti fuori dal circolo virtuoso. Accade già oggi. Figuriamoci se i poveri da assistere fossero poche centinaia in una popolazione di cinquantasette milioni e con le persone integrate aventi redditi di fatto notevolmente superiori a quelli attuali, appunto perché non dapauperati dal fisco e quindi con una maggiore possibilità di creare investimenti e occupazione. Quanto alle utopie è giusto non aspettarsi una società libertaria in trenta giorni. Ma è molto più utopista chi pensa di risolvere i problemi riformando la stato. Quando sto male cerco di eliminare la patologia, non di riformarla.

    • spago
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      assolutamente!

      tutto sta a escludere lo stato dai propri orizzonti, poi non c’è niente che non si possa organizzare, la storia è piena di alternative private per scuola, sanità, solidarietà e quanto altro.

  • Marco L.
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    In quale posto del mondo esiste realmente una giustizia private? Per certi versi in Italia esiste una forma di giustizia privata, che è l’arbitrato, però credo che sia riservato solo per certi ambiti.
    Non capisco come la giustizia possa essere esercitata da più soggetti: in una partita di calcio l’arbitro é unico ed è lui alla fine fa applicare le regole del gioco.
    Poi perchè bisogna essere contro lo Stato democratico: per sua definizione è l’espressione della volontà popolare. Qual è l’alternativa allo Stato democratico?

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Errata corrige: “Con l’inesistenza dello stato si crea automaticamente l’INesistenza del fisco…”

  • Alessandro Colla
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    In molti posti del mondo ci si regola al di fuori dello stato il quale non sa nemmeno come la gente operi. I pastori nomadi della Mongolia non vanno dal giudice statale per le loro controversie e non mi risulta ci siano morti per queste ultime. L’arbitro è unico durante lo svolgimento della manifestazione sportiva, non è sempre lo stesso per tutti gli incontri. Non è vero che lo stato democratico sia l’espressione della volontà popolare. Nella migliore delle ipotesi sarebbe l’espressione della volontà della maggioranza; anche la minoranza è “popolo”. Spesso, grazie a leggi elettorali che privilegiano un numero di piccoli collegi invece che l’espressione elettorale intera, vengono attribuiti più seggi a chi ha meno voti. E spessissimo, grazie al mancato vincolo di mandato, si tradiscono facilmente anche le aspettative della maggioranza. In ogni caso si sceglie il legislatore, non il giudice, il console, il generale, il burocrate. Ecco cos’è lo stato democratico: l’espressione della volontà burocratica. Che popi ami autodefinirsi in altro modo è tutt’altra questione. La democrazia sarà meno peggio della tirannia ma non è certo sinonimo di libertà, come un certo signor Rutelli tentava di farci credere in alcuni recenti anni.

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