In Anti & Politica, Economia

TRIBUNALE LEGGEdi ELISABETTA SCARPELLI

Una regola sensata non ha bisogno di essere imposta. Viene osservata e seguita a prescindere che la imponga una legge dello Stato. Perché il non farlo non sarebbe conveniente all’individuo e nuocerebbe ai suoi interessi e alla sua libertà individuale e verrebbe meno alla prima regola fondamentale per essere liberi: il senso di responsabilità. La maggior parte delle centinaia di migliaia di leggi e divieti che abbiamo sono inutili, spesso dannose e sempre liberticide.

Ci dicono che il legislatore deve legiferare per il bene comune. In realtà la stragrande maggioranza delle leggi sono fatte per estorcere denari a chi li ha guadagnati con il suo impegno e lavoro ed imporre regole e divieti che con il bene comune non c’entrano un cazzo. Semmai hanno a che vedere con il bene-comunismo e di sicuro sono fatte per tutelare gli interessi e il parassitismo di chi le fa. E non mi riferisco solo ai parassiti e burocrati statali, contro i quali ci scagliamo sempre. Esiste anche una fascia, che io chiamo il terziario del parassitismo, che APPARENTEMENTE dice di contrastare questo sistema, ma di fatto ci campa.

Sono gli imprenditori e le aziende che lavorano per la PA o che sono loro fornitori di beni e servizi e che grazie alle centinaia di migliaia di regole e leggi inutili riescono a corrompere e violare così ogni sana regola di libero mercato, che a chiacchiere dicono di volere. Sono certe categorie professionali, come gli avvocati, i commercialisti, i notai, i consulenti a vario titolo, che senza uno Stato con un sistema di leggi e regole farraginose e inutili, dovrebbero inventarsi qualche altro modo per guadagnarsi da vivere. Sono coloro che prestano la loro opera professionale nella sanità o nella scuola privata, dimenticando però che le strutture per le quali lavorano, percepiscono contributi puBBBlici o hanno convenzioni ad hoc con il settore pubblico. Per cui non operano in un sistema di libero mercato, scevro dell’interventismo e assistenzialismo di quello Stato che dicono, a parole, di aborrire. In realtà sono davvero molto, molto pochi coloro che svolgono attività completamente e assolutamente indipendenti e libere dallo Stato.

Ecco perché il modello libertario non si realizzerà mai, almeno a breve e medio termine. Si può solo ipotizzare di avere l’evoluzione degli Stati in comunità più piccole dove la responsabilità (alla base ed imprescindibile di ogni società libera) è più facilmente individuabile. Il modello libertarian è ad oggi una teoria che mai è stata applicata e per questo credo che in un futuro vedrà la sua realizzazione. Perché comunque i popoli e le civiltà tendono ad evolversi sempre (non è vero che si stava meglio quando si stava peggio), e sicuramente arriveremo ad un livello tale di evoluzione che vedrà la realizzazione di modelli societari di tipo coerentemente liberale. Conviene comunque credere nella reincarnazione. Perché non basteranno altre 4 o 5 vite.

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Showing 2 comments
  • Pedante
    Rispondi

    L’individualismo è forse il tratto che più contraddistingue le civiltà europee dal resto del mondo in cui prevalgono l’autoritarismo e il tribalismo collettivista. Il calo demografico e le tendenze disgenetiche dei popoli europi non sono un buon auspicio per il futuro del libertarismo. È difficile essere ottimisti.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    E’ inutile essere ottimisti o pessimisti. Gli incidenti storici, buoni o cattivi, sono sempre possibili in periodi che non ci aspettiamo e possono invertire una tendenza più o meno lentamente ma anche più o meno rapidamente. Non sappiamo quale generazione vedrà un mondo libertario, né se ci sarà mai una generazione che lo vedrà. Nel calcolo delle probabilità potrebbe succedere fra due anni, fra un milione o mai.

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