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LAURENTIDI REDAZIONE

La Corte di Cassazione ha posto la parole fine alla tormentata vicenda che ha visto coinvolto il noto artista televisivo il quale aveva richiesto a rimborso l’Irap versata negli anni passati. Secondo i giudici di Piazza Cavour, nel caso di Laurenti non ricorrono i presupposti per il versamento dell’imposta. Con la decisione definitiva della Corte, a Laurenti sarà rimborsata una somma di 152.115 euro, oltre agli interessi. A carico del fisco anche le spese legali per 7.290 euro.

La sentenza della Cassazione civile segue di pochi giorni il verdetto di assoluzione del Tribunale di Milano con cui lo showman è stato prosciolto dall’accusa di evasione Iva per 237.000 euro. Tutto è nato dalla richiesta di Luca Laurenti del rimborso dell’Irap versata per gli anni dal 2000 al 2004 giacché nel suo caso non sussistevano i presupposti di legge per il pagamento dell’Irap. A tale domanda, inaspettatamente, l’agenzia delle entrate ha risposto con un rifiuto che è stato impugnato dinanzi alla Commissione Tributaria.

Dopo una sentenza contraria del giudice di primo grado – frutto di pregiudizio, oltre che di scarsa conoscenza della materia da parte del magistrato relatore, come purtroppo accade molto spesso dinanzi agli organi della giurisdizione tributaria – la Commissione Tributaria Regionale si è pronunciata favorevolmente a Laurenti, disponendo il rimborso dell’Irap versata dall’artista e condannando l’agenzia delle entrate anche alle spese di giudizio. Malgrado la sentenza di secondo grado fosse stata chiara e ben motivata nell’accogliere le ragioni dello showman, l’agenzia – con il chiaro fine di ritardare il pagamento del rimborso e in palese violazione del principio di correttezza e buona fede nei confronti del cittadino, stabilito dallo Statuto del contribuente – ha impugnato nel 2012 la decisione della Commissione Regionale dinanzi alla Cassazione dove Laurenti e’ stato difeso da Silvio Ceci, Vincenzo Conforti e Francesco Conforti. Ora, dopo oltre tre anni, finalmente la Suprema Corte – presieduta dal Dott. Carlo Piccininni e composta dai Dott.ri Ettore Cirillo (relatore), Antonio Greco, Stefano Olivieri e Paola Vella – con la sentenza n. 24788/15 , ha confermato ‘in toto’ il diritto al rimborso per Luca Laurenti, rigettando l’infondato ricorso del fisco e condannando l’agenzia delle entrate alle spese anche del giudizio di terzo grado.

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A dimostrazione della assoluta inconsistenza delle argomentazioni dell’agenzia, vi è da evidenziare che anche la Dott.ssa Anna Maria Soldi – Pubblico Ministero che, come da rito, è stato udito in aula durante l’udienza -, ha perentoriamente concluso per il rigetto del ricorso del fisco giacché contrario ai più elementari principi che regolano l’Irap la quale ha come presupposto l’esistenza di un ‘apparato organizzativo di beni e di persone’ che, nel caso di Laurenti, non era configurabile, dato che l’artista romano ha dimostrato di avere sempre svolto la sua attività senza l’ausilio di collaboratori. La decisione della Cassazione è molto importante perché pone fine ad una oggettiva ingiustizia che da anni vedeva coinvolto l’artista, con un indiscutibile danno di immagine che sarà difficile recuperare.

Non è, infatti, piacevole per nessuno vedersi affibbiato il poco onorevole titolo di ‘evasore’, malgrado la correttezza del proprio comportamento, tantomeno nel caso in cui il contribuente è personaggio noto al pubblico, come Luca Laurenti, apprezzato per le sue doti artistiche ed umane. V’e’ da dire che l’artista romano non e’ il primo personaggio di fama e visibilita’ ad essere ‘utilizzato’ strumentalmente con indagini fiscali prolungate nel tempo e che, poi, si concludono in modo favorevole dinanzi alla Cassazione. Si pensi solo, per fare qualche esempio, a Loris Capirossi (citato nella sentenza Laurenti) e pienamente vincitore dinanzi alla sezione tributaria della Cassazione, oppure ai noti stilisti Dolce e Gabbana, prosciolti – sempre in Cassazione – nel procedimento penale scaturito da un accertamento fiscale o il tormentato caso di Maradona.

Chi paga l’incalcolabile danno di immagine subito da questi personaggi, tenuti ‘sotto i riflettori’ mediatici con accuse disonorevoli, poi smentite clamorosamente da sentenze che, pero’, tante volte giungono a distanza di lungo tempo? E’ giusto, allora, che i funzionari dell’agenzia delle entrate che nel caso di Luca Laurenti hanno volontariamente prolungato per anni un giudizio per un rimborso pacificamente dovuto – come affermato dalla Cassazione – paghino per le proprie responsabilità. E’ il momento di porre fine al gravissimo malcostume dell’abuso di potere (celato maldestramente come esercizio di funzioni pubbliche) in cui incorre sistematicamente la pubblica amministrazione a danno del cittadino.

Non vi è dubbio che ad alimentare le azioni pretestuose del fisco – come quella che ha visto protagonista Laurenti – contribuisce anche la magistratura tributaria, troppo spesso impreparata o, peggio, ostile verso il contribuente, soprattutto a causa del vistoso vizio che la caratterizza costituito dalla mancanza di imparzialità ed indipendenza dei suoi componenti (peraltro ‘onorari’), nominati, secondo metodi sostanzialmente arbitrari, dal Ministero delle finanze dal quale cui dipende anche l’agenzia delle entrate che è ‘controparte’ di tutti i giudizi tributari. Orbene, fino ad oggi, oltre a qualche ‘ciarla’ in convegni per addetti ai lavori, tale fondamentale questione – ineludibile in un Paese civile come dovrebbe essere l’Italia – non è stata assolutamente affrontata.

Il silenzio dei nostri politici (ma anche dei professori della materia fiscale) lascia stupefatti, considerando le ricadute gravissime causate da un sistema di giustizia obiettivamente guasto e filoammistrativo. Si pensi solo al danno finanziario che subisce un contribuente (impresa o padre di famiglia ) ogni volta che viene emessa una sentenza viziata di rigetto di un ricorso fondato: già con la decisione sfavorevole di primo grado, il fisco è legittimato immediatamente ad esigere il pagamento di 2/3 di imposte e sanzioni eventualmente non dovute. Si moltiplichi ora tale danno finanziario per le centinaia (o probabilmente migliaia) di contribuenti vittime di giudici ‘parziali’ ed allora si realizza la portata dell’incalcolabile danno per l’intero Paese che viene determinato dalla giustizia tributaria e che si traduce in fallimenti e povertà, a scapito del benessere collettivo.

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Vi è, dunque, necessità di una riforma integrale e concreta del ‘sistema Stato’ – sul piano sostanziale e processuale e che vada al di là della sola materia fiscale – che ponga al centro il cittadino e non, come finora avvenuto, la burocrazia. Attualmente, infatti, il Paese è governato da un ‘apparato’ costituito da non più di trenta persone (che potrebbero essere definite non a torto ‘tiranni’, come gli ateniesi di antica memoria), rappresentate da alcuni alti magistrati e dirigenti ministeriali. La stessa classe politica – troppo inesperta ed incompetente – è stata ‘scalzata’ da questi ‘papaveri’ che gestiscono totalmente il paese, secondo contorte ed inefficienti logiche di sovietica memoria in cui il cittadino è suddito da sfruttare.

Smettiamola con la retorica del ‘fisco amico e giusto’! In realtà, e’ noto che i controlli tributari si concentrano in gran parte su piccole-medie imprese, artigiani, professionisti, casalinghe pensionati e solo in minima percentuale sui grandi contribuenti che, proporzionalmente, violano le norme fiscali più frequentemente e per maggiori importi. Si può ben dire, allora, che l’Italia e’ inferno per il ‘piccolo’ e paradiso per le grandi imprese, spesso con articolazioni multinazionali. Una seria riforma tributaria non può partire che dalla riduzione della pressione fiscale che, come e’ noto, in Italia ha raggiunto livelli stratosferici.

I governi – probabilmente per quel condizionamento ideologico di chi abita nei ‘palazzi’ – non hanno compreso che l’evasione – di cui tanto si parla, spesso in modo enfatico ed eccessivo – e’ determinata solo dalla necessità di sfuggire al taglieggiamento massacrante del fisco che dissangua imprese e famiglie.

Ridurre le tasse e’ possibile! Basta semplicemente eliminare gli sprechi della burocrazia. Con l’attuale organizzazione dell’apparato pubblico i soldi non basteranno mai. Lo Stato amministrazione oggi si dilata e regola la sua spesa sulla base delle risorse disponibili e non su una organizzazione programmata dei suoi interventi. Come e’ stato osservato, se tutti pagassero le tasse, lo Stato sprecherebbe il doppio o il triplo. Ed e’ vero!

Nell’attuale ‘sistema’ non vi è alcuno spazio per il servizio al cittadino ma solo per lo sfruttamento della ‘persona’, attraverso una pletora di norme (non solo fiscali) contorte ed oppressive finalizzate esclusivamente a saccheggiare l’individuo e le famiglie a vantaggio dei pochi ‘potenti’ incistati nella pubblica amministrazione. Il clima sociale creato dalla oligarchia al potere e’ ovviamente di contrapposizione, finalizzata a spaccare il Paese per impedire unione collettiva.

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Ed infatti ormai siamo tutti ‘in guerra’. Lo Stato contro il cittadino, le banche contro il risparmiatore, il fisco contro il contribuente e, poi, gli imprenditori contro gli operai, e così via. E finira’ credo molto male se i cittadini non si svegliano dal letargo civico in cui sono caduti e che attualmente consente ai ‘tecnocrati’ di agire indisturbati a nostro danno. La democrazia è al collasso, come afferma Papa Francesco siamo alla terza guerra mondiali a pezzettini, tutti contro tutti soprattutto il male contro il bene il forte contro il debole, le istituzioni contro i popoli.

Orbene, l’auspicio è che la collettività riesca ad ‘alzarsi’ con un gesto di responsabilità e ad opporsi a questa situazione in cui siamo tutti letteralmente affondati, esigendo, attraverso politici onesti e consapevoli dell’importanza della loro rilevante funzione, le riforme dovute in chiave di democrazia diretta che permettano al Paese di riprendere il proprio cammino nell’interesse della nazione.

silvioceci@cecitax.it – http://www.affaritaliani.it/

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Mostrati 6 commenti
  • francesco
    Rispondi

    che sia chiaro lo stato (qualunque esso sia) per il suo fatto di esistere non come sovrastruttura di servizio ,se e quando richiesto. ma come sovrastruttura a prescindere e contro la volonta dei singoli e’ geneticamente ladro e criminale perche’ nulla produce se non il proprio sostentamento ed e’ di fondamentale ostacolo al libero conseguimento della propria felicita’
    [scusatemi e’ tarda notte e sono un po’ ottocentesco e protoanarchico]

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Se l’aggettivo “diretta” posposto al sostantivo “democrazia” significa esercizio del diritto di ogni singolo individuo, ci si può stare. Se significa imporre in forma referendaria la volontà di una maggioranza alla minoranza, allora personalmente non ci sto. Quanto all’auspicio del risveglio dal letargo civile, non credo che ci siano motivi per essere fiduciosi. Magari ci lasciano vincere gli europei di calcio e ci si riaddormenta beatamente in salsa patriottarda.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Come liquidatore di una Srl ho richiesto, oltre 20 anni fa, un rimborso Iva per 60 milioni di lire.
    Per tutta risposta mi è arrivata dal fisco una richiesta ed un accertamento pari a 120 milioni di lire.
    Col nostro commercialista abbiam fatto ricorso ed abbiamo vinto in prima istanza.
    Sono poi arrivati , a distanza di quasi 10 anni, i soldi di rimborso con interessi legali.
    Tanto per dire che cosa è il fisco , in prima persona.

  • jimmy
    Rispondi

    “Vi è, dunque, necessità di una riforma integrale e concreta del ‘sistema Stato’ – sul piano sostanziale e processuale e che vada al di là della sola materia fiscale – che ponga al centro il cittadino e non, come finora avvenuto, la burocrazia.”

    L’auspicio dell’Avv. Silvio Ceci dovrebbe costituire il centro nevralgico degli sforzi culturali di questo ed altri siti autenticamente libertari.

    Sia detto senza critica nei confronti di Leonardo Facco a cui anzi va da sempre la mia stima ed ammirazione.

    Però non comprendo perché non si riesca ad avviare una seria iniziativa di approntamento di un programma di riforma libertaria, non a fini politici-elettorali-governativi, ma solo a fini culturali.

    Del resto, l’aspetto culturale è quello che attualmente ML privilegia rispetto ad altri: la libreria, gli interventi pubblici, ed anche le iniziative giudiziarie di Fidenato sono essenzialmente culturali, e comunque riscuotono tanto giusto clamore.

    Venendo poi l’articolo, si noti che la pesante critica complessiva del sistema-stato proviene da un avvocato tributarista, cioè da un qualificato esponente di quella mafia professionale che, nei giudizi di noi libertari, dovrebbe costituire la prima fiancheggiatrice dello stato.

    La verità è che persino in tali categorie professionali, che hanno sempre pascolato beatamente nelle praterie dello statalismo, esiste la netta percezione che il sistema è ormai ad un punto di non ritorno e che la loro stessa sopravvivenza è in pericolo.

    Il programma di Forza Evasori fu un piccolo, ottimo embrione di ciò che noi libertari dovremmo oggi costruire, con una partecipazione e rilevanza simile a quella di Contante Libero: 100 siti-blog, 15.000 partecipanti che tutti insieme mettono a punto un programma libertario di riforma del sistema-nazione.

    Qualcuno mi spiega perché non farlo e/o perché non lo stiamo facendo?

  • danilo
    Rispondi

    100% d’accordo con jimmy: si sente il bisogno di un movimento politico anti-statalista nel panorama italiota, secondo me i tempi sono maturi..

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Una seria iniziativa di approntamento di un programma di riforma a fini culturali, il Movimento Libertario mi sembra la stia portando avanti da dieci anni e mezzo. Se all’aggettivo “seria” vogliamo sostituire il termine “grande” in senso quantitativo, la risposta è semplice: mancano i fondi. Se c’è chi è capace di trovarli, avrà in me un non molto valido ma comunque entusiasdta collaboratore gratuito per la diffusione del programma stesso. Quanto al tributarista, non bisogna generalizzare. Ci sono fior di professionisti contrari agli ordini professionali. Tra i giornalisti, gli avvocati, perfino i notai. Ho conosciuto anche docenti, accademici e liceali, contrari alla scuola di stato e all’istruzione obbligatoria; contrari anche allo stato in sé, soprattutto quelli di filosofia e di diritto. Non possiamo chiedere loro di presentare le dimissioni in nome della coerenza prasseologica. In un mercato ingessato non avrebbero alternative alla fame. Per loro e per i propri familiari. In Corea del Nord, a Cuba e in Madagascar come dovrebbe agire la popolazione? Dimettendosi in massa, dal momento che lì è tutto statale?

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