In Anti & Politica, Economia

dominoDI MATTEO CORSINI

“Alcuni dicono: attenti, perché se la politica monetaria è troppo espansiva, poi, alla fine, vi sono rischi di conseguenze non desiderate dal lato di possibili bolle speculative su particolari mercati, che siano delle obbligazioni o delle abitazioni. La risposta è che per ora queste bolle non si vedono. Non solo: abbiamo strumenti migliori di quelli di cui disponevamo qualche anno fa, dopo la crisi finanziaria. Sono gli strumenti macroprudenziali. Si è discusso anche di questi, per valutarne gli effetti pro-ciclici. Non siamo arrivati affatto al capolinea e anzi, il nostro impegno, la nostra responsabilità, è evitare tendenze deflattive”. (I. Visco)

Queste dichiarazioni sono state rilasciate dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, al recente G20 finanziario tenutosi in Cina.

La posizione di Visco è coincidente con quella di diversi altri banchieri centrali, a cominciare da Mario Draghi. In sintesi, è vero che le politiche monetarie espansive possono creare bolle, ma di bolle adesso non ce ne sono. E se i banchieri centrali pensassero che se ne stanno formando, interverrebbero con gli strumenti “macroprudenziali”.

Formula che sta a significare che imporrebbero ai soggetti vigilati, ossia alle banche, dei vincoli, obblighi e divieti in modo tale da limitare gli effetti collaterali delle politiche monetarie. In sostanza, ulteriori interventi per correggere le conseguenze indesiderate di altri interventi.

Si tratta di una prospettiva che ogni tecnocrate ritiene ottimale, perché, anche se si guarderà bene dal dirlo, aumenta il proprio potere, spesso già abbastanza discrezionale, nella presunzione di poter “aggiustare” tutto, o quasi. Purtroppo le cose non stanno così, e, di intervento in intervento, le cose peggiorano.

A parte il fatto che nessuno è onnisciente, ci sono questioni tecniche che rendono gli strumenti macroprudenzali una non soluzione. In primo luogo, la distorsione provocata da un intervento monetario non può essere corretta da un altro intervento, perché questo introduce altre distorsioni che, tra l’altro, solo casualmente possono ottenere i risultati auspicati da chi li pone in essere.

In secondo luogo, gli interventi delle banche centrali, pur avendo ripercussioni sull’intera economia, incidono direttamente solo su determinati soggetti. Di fatto gli interventi macroprudenziali riguardano i soggetti vigilati (le banche), ma non il cosiddetto sistema bancario ombra. Immagino che a questo punto un banchiere centrale sosterrebbe la necessità di ampliare la platea di soggetti vigilati, ma è evidente che l’ampliamento dovrebbe essere tale da rendere tutti gli attori economici vigilati dalle banche centrali. Il che sarebbe decisamente inquietante, roba da sistema sovietico.

Ma pare che di fronte alle prospettive di deflazione, non si debba lasciare nulla di intentato. “Non siamo affatto al capolinea”, afferma Visco.

Vorrebbe essere rassicurante, ma non credo lo sia.

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Commenti
  • Alessandro Colla
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    E poi c’è sempre la loro ossessione a dover “evitare tendenze deflattive”. Che non sono affatto negative se conseguenti a processi spontanei; perdita di potere dei banchieri centrali a parte.

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