In Anti & Politica, Economia

FUGA CAPITALIDI MAURO GARGAGLIONE

Sto polemizzando in altra sede sull’esegesi della provocatoria frase di Einaudi*, laddove dice che gli esportatori illegali di capitali sono una benedizione per gli Stati dominati dai pazzi e dai delinquenti tassaioli perchè, una volta che i pazzi e delinquenti venissero neutralizzati, i capitali rientrerebbero facendo rifiorire l’economia.

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Mi si rimprovera l’attribuzione al grande politico ed economista liberale di una giustificazione all’evasione fiscale. Anatema !!! Einaudi non era un evasore fiscale e non giustificava l’evasione fiscale. Io non ho capito nulla di quello che diceva Einaudi perchè sono un rozzo e paleolitico libertario e, se le idee a cui mi ispiro prendessero piede, l’Umanità tornerebbe nelle caverne.

Gli “esperti” di Einaudi, che ne fanno il loro nume ispiratore, hanno a mio giudizio delle gravi lacune logiche e metodologiche, e credo persino cognitive, perchè se Einaudi ha detto quella frase, e l’ha detta, semplicemente stava facendo l’apologia della libertà delle persone di mettere in sicurezza i capitali accumulati onestamente, vale a dire senza coercizione sul prossimo, per evitare di farseli rapinare dai sistemi fiscali agli ordini di governanti pazzi e delinquenti tassaioli.

In altri termini, i delinquenti non sono gli “esportatori illegali” ma sono i governanti e le truppe ai loro ordini con paletta, mitraglietta e divisa coi gradi. Quindi Einaudi sta dicendo che esportare “illegalmente” i capitali NON è un reato. Cioè l’evasione fiscale è cosa BUONA E GIUSTA, gli esportatori sono “benefattori della patria”, per usare la sua espressione. Invece questi socialisti travestiti da liberali arrivano a torcere la logica per far dire a Einaudi quello che invece lui non ebbe la minima intenzione di sostenere. E ricordiamo che quando scriveva la frase in questione, la pressione fiscale reale era un’inezia rispetto a quella a cui siamo sottoposti oggi.

Andrebbe poi considerato, ma questo è esercizio impossibile per un socialista accecato dall’invidia sociale, anche se si auto proclama liberale, che i capitali di uno sportivo, di un imprenditore che ha successo sui mercati del mondo, di un attore che riempie le sale di gente che ha comprato il biglietto volontariamente, non hanno nulla a che vedere con le ricchezze accumulate da politici e capitalisti di relazione che hanno costruito le proprie fortune grazie a leggi di favore, obbligando i consumatori a spendere di più e ad acquistare i loro prodotti o servizi. I miliardi di Putin e Montezemolo (o qualunque altro personaggio incistato nel capitalismo relazionale), per accennare alle cronache del Panama Gate, non hanno nulla a che vedere con quelli di un pilota di F1 che pago per vedere in pista o un cantante di cui acquisto un CD.

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Io lo so che le mie idee libertarie e smaccatamente “mercatiste”, che si sostengono sullo splendido edificio dell’economia austriaca, sono, per i socialisti collettivisti, come il sale sulle lumache. Me ne faccio una ragione e certamente non tento di fondare partiti e presentarmi alle elezioni. I libberal socialisti (molti dei quali provengono da esperienze giovanili nell’ultrasinistra e, per quanto mi riguarda, ancora ne fanno parte) invece si presentano e poi si rammaricano per le quantità omeopatiche di consenso che catturano. Non hanno gli strumenti intellettuali per capire che gli elettori autenticamente socialisti, statalisti e collettivisti preferiscono gli originali.

*«Gli esportatori illegali di capitale sono benefattori della Patria, perché i capitali scappano quando i governi dissennati e spendaccio­ni li dilapidano, e allora portandoli altro­ve li salvano dallo scempio e li preservano per una futura utilizzazione, quando sarà tornato il buon senso». (Luigi Einaudi)

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Showing 4 comments
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Il principio che con le mie cose faccio quel che mi pare senza danneggiare gli altri e la loro proprietà vale anche per il denaro ed il capitale.
    La gente ritengo che pensi allo stesso modo.
    Col denaro mio, che ho guadagnato attivandomi e lavorando, mi arrangio a modo mio.
    Le distinzioni sorgono quando si tratta del denaro altrui, specie di coloro che ne hanno molto.
    Naturalmente si tratta di pura malafede condita da ampie dosi di invidia sociale e personale.
    Quello che è mio, è mio e decido io. Idem per te. Basta che non ci si danneggi tra noi. (Liberale)
    Quello che è mio è mio e decido io. Quello che è tuo può essere o deve essere anche mio a seconda di quanto prescrivono le leggi statali. (Socialista statalista) Non ci sono danni se si applicano le leggi.

  • Evaristo
    Rispondi

    “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco.” (Einaudi)

  • danilo
    Rispondi

    Splendida anche la citazione di evaristo! Qualcuno è in grado di consigliare letture su/di Einaudi? Grazie

    • Evaristo
      Rispondi

      Io ho letto “Prediche inutili” e “Lo scrittoio del presidente” e li consiglio.

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