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In tema di abuso del diritto, l’Amministrazione fiscale deve sempre provare la manipolazione contrattuale e il disegno elusivo, se vuole agire contro il contribuente. Lo afferma la Cassazione nella sentenza del 20 maggio 2016, n. 10458.

Nel caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ricorreva domandando ai Supremi Giudici se fosse consentito all’Amministrazione finanziaria il disconoscimento “dei vantaggi fiscali conseguiti dal contribuente attraverso una pluralità di operazioni individualmente lecite e reciprocamente coordinate che, in quanto prive di una effettiva ragione economica, risultino finalizzate a raggiungere i risultati normalmente conseguibili attraverso una diversa operazione assoggettata ad un più oneroso trattamento tributario”.

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La Cassazione ha risposto contrariamente agli auspici delle Entrate: infatti, il Palazzaccio ha affermato ricordando che “èravvisabile elusione nell’operazione economica che abbia quale suo elemento predominante ed assorbente lo scopo di eludere il Fisco, sicché il divieto di siffatte operazioni non opera qualora esse possano spiegarsi altrimenti che con il mero intento di conseguire un risparmio di imposta”. Sull’Amministrazione finanziaria, in tal senso, incombe la prova tanto del disegno elusivo che della modalità di manipolazione e di alterazione degli schemi negoziali classici, che in una normale logica di mercato possono essere considerati irragionevoli e si possono considerare perseguiti per giungere ad un particolare risultato fiscale. Poiché i giudici di appello non avevano errato nell’individuazione di tali propositi, escludendo che ricorressero tali presupposti, il ricorso delle Entrate è stato respinto.

(FONTE: Fiscopiù)

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