In Economia

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Supera 50 miliardi di euro la pressione fiscale sul mattone. Confedilizia stima che nel 2016 il gettito dei tributi gravanti sul comparto immobiliare è di 50,8 miliardi di euro alla conferenza stampa ‘Manovra economica 2017, cifre in chiaro sull’immobiliare’. In particolare i tributi reddituali come Irpef, Ires e cedolare secca pesano per 9,2 miliardi, i tributi patrimoniali Imu e Tasi per 22 miliardi, i tributi indiretti sui trasferimenti per 9 miliardo, i tributi indiretti sulle locazione per un miliardo e altri tributi come la Tari per 9,6 miliardi.

Confedilizia sottolinea come tra Imu e Tasi, nonostante l’eliminazione sulla prima casa, il carico è di quasi il 150% superiore al livello dell’Ici in vigore fino al 2011.

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“Il settore immobiliare-dichiara il presidente Giorgio Spaziani Testa – è gravato da un macigno fiscale, soprattutto di tipo patrimoniale, che colpisce tutte le tipologie di immobili.

E c’è chi sogna ancora patrimoniali…

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  • winston diaz
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    Ok, pero’ non dimentichiamo che l’Ici e suoi derivati furono introdotti negli anni ’90 sotto il pretesto che la tassazione locale in cambio di servizi avrebbe rappresentato un miglioramento in senso liberale dell’economia e del sistema di tassazione italiano, avvicinando il potere al cittadino e responsabilizzando la spesa.

    Tuttora vari liberali, tipo quelli di noisefromamerika se non hanno recentemente cambiato opinione, dànno per scontato e trovano giusto che le spese degli enti locali debbano essere sostenute dalla tassazione sugli immobili (aggiungendo che in tutto il mondo si fa cosi’, col sottinteso che il mondo che non fa cosi’ e’ come se non esistesse, o deve scomparire).

    Quando si desidera una cosa, bisogna stare molti attenti, perche’ il desiderio potrebbe essere esaudito! :)

    A pensarci, bisogna dire che chi ha vissuto gli anni 50 o 60 in questo paese ha vissuto il paradiso ma senza goderselo troppo perche’, come sempre quando ci si vive dentro, non se ne rendeva conto! Poi mi sa che a contribuire di piu’ a cambiare il clima di fondo fino ad arrivare all’aria completamente irrespirabile di adesso (altro che inquinamento atmosferico), e’ stato soprattutto il “politicamente corretto” di americana importazione, con le sue istanze di perfezione etica assoluta. Solo un paese di bigotti ipocriti come quello poteva inventare qualcosa del genere, e solo la macchina mitopoietica hollywodiana, col suo esagerare fino all’estremo la presenza del male, per spingere al simmetrico rinforzo del bene che lo combatte, diffonderne il meme dappertutto.

    “Arrivano i buoni”, diceva Bennato.

    • Pedante
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      Sulle origini (etniche) del politicamente corretto Made in USA:

      • winston diaz
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        Ho visto solo la parte iniziale.

        Tu che l’avrai visto tutto, puoi riassumere? L’origine dal male in questione, il “politicamente corretto”, nell’america del nord, starebbe nel fatto che dopo i puritani, sono arrivati i cattolici e gli ebrei?

        Una posizione del genere sarebbe interessante, significherebbe che solo i protestanti, di gran lunga i piu’ bigotti e intolleranti delle tre religioni in questione, hanno il diritto di occupare terre altrui, eradicando completamente chi ci abitava prima, e imponendo la propria regola.

        Se e’ cosi’, io ho opinione diametralmente opposta: ritengo che il “politicamente corretto” sia la naturale evoluzione dell’estremo bigottismo puritano dei fondatori dell’america, abbondantemente riflesso nell’intolleranza per le usanze socio-economiche altrui che anche attualmente lapalissianamente si mostra.

        Se si legge Tocqueville e le sue ipotesi sulla finale degenerazione bigotta della “democrazia in america” (il finire sottomessi sotto la dittatura della maggioranza), tenendo ben presente che quando sbarco’ in quel continente molto probabilmente venne in contatto con comunita’ protestanti molto simili a quelle Amish fino ai giorni nostri sopravvissute, si comprendono mote cose.

        Correggimi se sbaglio.

        Consiglio a tutti la visione di qualche episodio iniziale della serie “Breaking Amish”, solo cosi’ si puo’ comprendere appieno, contestualizzando, cosa intendesse dire il Tocqueville, che quel mondo si trovo’ di fronte.

        Per il resto, essere libertari significa accettare qualsiasi stile di vita purche’ sia condiviso, altrimenti si e’ solo fascisti, piu’ o meno mascherati.

        Mussolini nacque anarchico, tenere ben presente, e il resto della sua evoluzione politica non e’ del tutto incomprensibile.

        • Pedante
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          http://vho.org/aaargh/ital/macdorec.html

          Essere libertari per me si limita a non aggredire gli altri. Ritengo però che il libertarismo come lo intendiamo noi sia un fenomeno strettamente occidentale. Non attecchirà mai in Cina per esempio malgrado l’intelligenza e l’operosità di quel popolo. Vedo perciò l’immigrazione di massa non europea verso i paesi occidentali come un pericolo mortale per il libertarismo.

          • winston diaz

            Oddio, i popoli europei, dopo essersi massacrati a vicenda ogni volta che hanno potuto, negli ultimi 500 anni hanno invaso e dominato il mondo intero, per cui se hanno il genio del libertarismo deve trattarsi di un genio alquanto settoriale e poco diffuso, mentre quello che pare non difettargli proprio sembra il genio della sopraffazione!
            Il trasloco nelle americhe di un gran numero di essi, specie in quella del nord, non si puo’ dire che sia stato rispettoso delle usanze locali, a giudicare dai risultati: la completa cancellazione e sostituzione dei molti popoli e costumi locali.

            :)

            Temo che senza autonomia sia impossibile essere liberi, e nel mondo sempre piu’ complesso, affollato, e tecnologico attuale l’autonomia e’ completamente impossibile, e lo sara’ sempre di piu’. Andiamo verso la “megamacchina”. Tant’e’ che l’ultimo rifugio del libertarismo pare sia finito nel mondo dei promotori/speculatori finanziari cresciuti nel nostro paese negli anni ’80, con le loro ansie monomaniacali di accumulo e moltiplicazione del denaro, cosa che dovrebbe porci degli interrogativi (a conoscere e citare Hayek, Mises, Rothbard sono praticamente solo loro, anche perche’ fondamentalmente si tratta di teorie economicistiche, che dalla “scienza” economica, che in realta’ e una metafisica come le altre, tentano di derivare la completa visione del mondo).

            Una ben misera fine, IMHO, e totale assenza di ogni futuro possibile degno di nota, per quanto mi sforzi di immaginarne uno.

            L’ottimismo non e’ il mio forte :)

          • winston diaz

            Il link che citi mi pare una variazione sul tema “protocolli dei savi di sion”.

            E una variazione sul tema del “capro espiatorio”, cioe’ il concentrare monoteisticamente l’attenzione su un demonio altrettanto univoco e particolare per rinsaldare i legami della tribu’, la cui aggressivita’ deve trovare sfogo da qualche parte altrimenti inizia ad auto-massacrarsi. Ottimi temi per ottenere il risultato sono anche il riscaldamento globale, i terroni, i comunisti, i tedeschi, le scie chimiche, berlusconi, eccetera, praticamente tutto puo’ adattarsi allo scopo.

            Purtroppo, come dicevo sopra, il mondo attuale, per ragioni puramente tecnologiche, si e’ complicato oltremodo, per cui trovare sollievo nel fantoccio di un unico nemico risulta sempre piu’ arduo.

          • Pedante

            “Usanze locali” come la tortura, per esempio, parte integrante della cultura delle tribù indiane.
            http://www.farwest.it/?p=142

          • Pedante

            A differenza dei Protocolli MacDonald sostiene che gli ebrei sono solo un elemento necessario ma non sufficiente nella creazione del NOM. È ovvio che un piccolo gruppo, per quanto intelligente e compatto possa essere, debba collaborare con altri gruppi e individui per portare avanti i suoi interessi particolari.

  • Giovanopoulos
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    E io che banalmente pensavo che la ipertassazione sulla casa e su tutto il resto fosse il fondamento dalla mentalità statalista parte integrante del credo socialcomunista.
    E invece è tutta colpa dell’America e dei liberali che hanno traviato i nostri statalisti nostrani i quali da soli non ci sarebbero mai arrivati a massacrarci di tasse.
    Insomma cari liberali tutta colpa vostra, cornuti e mazziati.

    • winston diaz
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      Dài, non usare la tecnica dell’attribuire all’interlocutore posizioni estreme per delegittimarne l’opinione (https://en.wikipedia.org/wiki/Straw_man), chi c’era se vuole si puo’ ricordare che politicamente e’ andata cosi’. E perlomeno prima di partire all’attacco chiediti se hai capito bene cosa intendo dire.

      Per allargare ildiscorso, lo stesso e’ accaduto per le aziende municipalizzate: negli anni ’90 sono state privatizzate, ma con quale risultato? Sono state trasformate da enti pubblici senza scopo di lucro a societa’ di diritto privato ma di proprieta’ pubblica con obbligo di conti in ordine, in cui il “potere pubblico” puo’ fare ancora di piu’ il cavolo che gli pare in comproprieta’ coi pescicani privati della zona, perche’ non deve piu’ assumere per concorso, opera in monopolio assoluto, e decide le tariffe di monopolio in modo da coprire i costi per quanto alti essi siano, in assemblea comunale, “tariffe” che nota non possono piu’ essere chiamate tasse pur essendolo di fatto, e alle quali non c’e’ alternativa, per legge. Tant’e’ che su di esse, nonostante le proteste e le sentenze di tribunale, si applica ancora l’iva.

      E le posizioni di molti liberisti quelle sono, che il fabbisogno della tassazione locale deve essere soddisfatto dagli immobili. Se protesti ti dicono che in gran parte dell’America e’ da sempre cosi’ (e basta leggere cio’ che ha scritto thoreau dalla galera per avere conferma anche peggiore, in quel grande capolavoro anche della letteratura che e’ “la disobbedienza civile”).
      A poco serve dire che loro sono liberisti falsi e noi quelli veri, dato che:

      1) loro possono dire lo stesso di noi
      2) loro sono molti di piu’ e comandano.

      Con cio’ voglio solo dire che bisogna stare molto attenti e in guardia, perche’ quasi sempre le istanze che si promuovono, specialmente se le si estremizza troppo privandole del tutto di applicabilita’ concreta, vengono rovesciate e strumentalizzate dal potere del momento a suo uso e consumo.

      La stessa identica cosa e’ successa a quei fessi degli ecologisti (lo dico con affetto), le loro istanze, che inizialmente pure qualcosa di libertario lo avrebbero anche avuto (vedi l’anarcoide Messner) nell’implementazione sono state allo stesso modo trasformate nel loro opposto: una marea di tasse e regole, e un’occasione di laido business per i grossi potentati economici di cui sono nemici.

      A me piace molto scherzare, ma finche’ si gioca si gioca, poi arriva il momento della trucida realta’.

      Il nostro e’ uno Stato che ha imparato perfettamente la lezione, e’ uno Stato molto liberista, solo che il “liberismo”, cosi come lo intende lui stesso in senso negativo per deligittimare gli avversari, lo ha riservato proprio e solo a se stesso. Tutti gli altri devono ubbidire e pagare, zitti. :)

      • Giovanopoulos
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        Se ho frainteso mi scuso… anche tu però con “la macchina mitopoietica”!
        Comunque, astenendomi dal cavillare sull’uso che fai della parola “liberista” attribuendola a questo stato che a me appare più tendente al sovietico, nella sostanza mi pare che siamo d’accordo. Cordialità.

        • winston diaz
          Rispondi

          Siamo in rete, non si dice “scusa se ho frainteso, mi scuso”, si dice “vai a fare in culo, tu non hai capito un cazzo mentre io, tutto” (sintassi gia’ troppo elaborata, che tradisce poca spontaneita’, scarsamente credibile).
          Sono ironico ovviamente, anche troppe grazie per la sensibilita’.
          :)
          Del resto anche le mie sono solo opinioni che se le rileggo ci trovo 100 cose che non vanno. Meglio non rileggersi.

  • Alessandro Colla
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    Che significa “a conoscere e citare Hayek, Mises e Rothbard sono solo gli speculatori finanziari con le loro ansie monomaniacali di accumulo e moltiplicazione del denaro”? Noi svolgiamo altre occupazioni eppure li conosciamo e li citiamo. Loro possono pure conoscerli e citarli (non credo li conoscano e non li ho mai sentiti citarli) ma certo non applicano le loro teorie dal momento che per i loro affari hanno bisogno di leggi statali e mercantilistiche che favoriscano il loro operato attraverso la distorsione del mercato autentico. La moltiplicazione del denaro, quello finto, mi sembra che la stiano attuando Draghi, Krugman e compagnia “keynesando”, non certo i seguaci degli autori prima citati.

    • winston diaz
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      “attraverso la distorsione del mercato autentico”

      Il “mercato autentico”, cioe’ quello reale, comprende anche le “distorsioni finanziarie”, che a questo punto e’ arbitrario definire tali. Chi sceglie cosa prendere dentro e cosa lasciare fuori?
      Il brillante Rothbard, con la sua passione per l’oro contro le banche, tutto sommato alla fine si era reso conto che si trattava di ragionamenti circolari che attraverso la logica non portavano da nessuna parte, o meglio facevano tornare al punto di partenza, tant’e’ che se non erro alla fine disse che la liberta’ doveva essere perseguita in quanto tale, a prescindere dalle chiacchere che ci si possono imbastire sopra.
      Ma come, “per legge”?
      Ed ecco che siamo di nuovo al punto di partenza :)

      Il mondo della ragione umana e’ ricorsivo, ogni tentativo di fissare dei punti e’ destinato al fallimento, e d’altra parte cio’ tiene sempre in moto la ruota dei criceti. L’importante e divertirsi finche’ si pedala, almeno.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Se si è autentici non si è distorti. Quindi il mercato autentico non comprende ciò che è distorto attraverso lo strumento legislativo ma racchiude tutto ciò che è frutto di una libera contrattazione. Il “codice libertario” prevede che si “prenda dentro” tutto ciò che è frutto di negoziato e che si “lasci fuori” ogni elemento violento e coercitivo. In sostanza ogni monopolio forzato e innaturale, possibile solo attraverso la legislazione che deve invece essere appunto sostituita dalla contrattazione libera. E’ ognuno di noi a scegliere cosa dentro e cosa fuori ma se si sceglie il mercato, automaticamente non si sceglie la distorsione. Non tutti i ragionamenti sono circolari e se tali sono, vuol dire che non attraversano la logica. Mi viene in mente Wittgenstein quando afferma che il senso del mondo vada cercato fuori di esso perché all’interno di esso tutto è come è e tutto avviene come avviene. Peccato che fuori di esso avvenga semplicemente un bel niente. A meno che il “fuori” non lo si intenda come entità metafisica ma allora il pensiero si trasforma in circolare e contrario alla logica. Infatti anche una divinità creatrice “è” del mondo, se non altro perché il mondo ha creato. Sempre secondo il filosofo, nel mondo non c’è alcun valore e se vi fosse non avrebbe valore. Un valore che non ha valore è un’altro ragionamento circolare che stride con la logica anche applicata al linguaggio. Probabilmente era un pretesto per affermare la sua frase più nota che vorrebbe si tacesse su ciò di cui non si è in grado di parlare. Qui ci si potrebbe chiedere chi sceglie cosa siamo in grado di trattare e cosa no. Credo glielo abbia rimproverato Popper. Applicata alla lettera, quella frase dovrebbe impedire a keynesiani e marxisti di trattare di economia. Sul come perseguire la libertà, il dibattito è sempre stato aperto e credo sempre lo sarà. Per “legge” no, se si intende lex fiat (Birindelli mi perdonerà se rubo a piene mani nei suoi scritti). Per convinzione e con la forza della persuasione sì. Ma non escludo tuttle le forme possibili di legittima difesa. Quest’ultima può giustificare anche la lotta armata o i sistemi elettorali – referendari, purché siano semplici mezzi e siano l’ultima opzione in risposta a un’aggressione. L’obiettivo rimane la libertà senza guerra e senza dittatura della maggioranza, quando non della minoranza. Il mondo della ragione umana non è sempre ricorsivo, almeno se si tratta di vera ragione e non di qualcos’altro spacciato come tale (vedi area giacobina et similia). Ricorsivi sono gli storicisti e qui richiedo aiuto a Popper che delle loro miserie ha ben trattato. Se ogni tentativo di fissare dei punti fosse destinato al fallimento, il ceto borghese non sarebbe mai nato. Non lo affermo per ottimismo ma per dato statistico. Sono gli statalisti a tenere sempre in moto e ad alimentare la ruota del criceto. Che si divertano o meno non appartiene alle mie personali curiosità.

    • winston diaz
      Rispondi

      Giusto e condivisibile, ma scarsamente applicabile in una societa’ altamente complessa, specializzata e interdipendente come la nostra.
      La contrattazione e’ libera solo quando si e’ almeno potenzialmente autonomi, e nella societa’ moderna nessuno lo puo’ essere, mai.
      Personalmente e’ proprio per questo che ho ridotto all’osso le mie esigenze esistenziali, ai limiti dell’eremitaggio, peccato che non possa fare altrettanto negli obblighi sociali.
      Come piu’ o meno dice Facco nell’intervista sul Truffone col trader Carbone, l’amore per la liberta’ e’ prima di tutto un sentimento con cui, forse, si nasce, oppure no, e a seconda di quanto se ne e’ provvisti si e’ disposti a rinunciare, in cambio, a piu’ o meno agi.
      Facile a dirsi e a farsi in ambito personale, molto meno in quello sociale, al quale siamo comunque altamente, e sempre di piu’, legati, man mano che avanza il progresso tecnologico e aumenta la densita’ di popolazione: la societa’ che ci aspetta e’ quella delle formiche. D’altra parte nessuna formica si sente costretta, ne lo e’ di fatto: ognuna segue la propria natura. :)

  • Alessandro Colla
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    A me sembra, però, che la società delle formiche sia quella attuale, non quella che verrà. E che il pensiero libertario stia portando qualcuno (pochissimi, ma un trentennio fa erano un decimo di quelli attuali) a voler uscire dal formicaio. Quello che oggi è solo scarsamente applicabile, un tempo era semplicemente impossibile. Il tempo dirà ai sopravvissuti quanto miglioramento si sarà raggiunto o quanta involuzione avranno i processi storici avviati verso una realtà meno oppressiva. Né fiducia, né sfiducia; solo attesa.

    • winston diaz
      Rispondi

      Ci ho pensato anch’io, mentre scrivevo…
      Personalmente comunque sono sfiduciato, gli anni della decadenza, seppure in una societa’ anche troppo opulenta, che bada molto piu’ ai futili agi della decadenza stessa piuttosto che alla liberta’, me li sono beccati tutti senza ormai possibilita’, a causa dell’eta’, in ogni caso, di recupero. Eta’ che non e’ avanzatissima, ma ha superato lo spartiacque che separa il periodo in cui si contano gli anni dalla data di nascita, e comincia quello del “conto alla rovescia”: prima di piantare un albero si considera che non lo si vedra’ mai grande, e che il primo che passa lo abbattera’ per fare una strada, una pista ciclabile, una coltura intensiva o piu’ probabilmente un palazzone per uffici dell’agenzia delle entrate.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    E noi cominciamo ad abbattere il signor Primo Che Passa. Soprattutto se l’albero è piantato in una nostra proprietà privata.

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