In Anti & Politica, Economia

linoDI ALESSANDRO CATANZANO

L’orientamento politico di una persona si capisce dal suo pensiero intorno alla proprietà privata dei mezzi di produzione:

a) il comunista ritiene che lo stato debba eliminarla con la violenza e che debba diventare propietà dello stato.

b) il nazista ritiene che lo stato la possa formalmente mantenere, ma che il proprietario debba di fatto essere un direttore manovrato dallo stato stesso dotato peraltro di golden share nel consiglio di amministrazione.

c) il fascista ritiene che, progressivamente, mediante il consenso più o meno coercitivo, essa debba essere assoggettata al bene della nazione attraverso l’assoggettamento allo stato.

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d) il social-democratico o liberal ritiene che essa debba, attraverso l’educazione e il riconoscimento della superiorrità del bene comune rispetto al bene individuale e con un minimo di violenza benevola ed accompagnata da belle parole, essere assoggettata allo stato.

e) il liberale ritiene che essa debba rimanere saldamente in mano privata e non debba in alcun modo riguardare lo stato che dovrebbe occuparsi solo di difenderla e non di desiderarne il controllo.

f) il libertario crede che il liberale sbagli perchè coloro che si fanno chiamare stato sono armati per mezzo di tasse estorte con la violenza e non difenderanno la proprietà privata dei mezzi di produzione, ma si comporteranno da comunisti, nazisti, fascisti o socialdemocratici, mai da liberali.

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  • Evaristo
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    Io sono G, inclassificato, inclassificabile, fuori classifica.

    In effetti di liberali buoni non me ne vengono in mente.

    Ricordiamo come i liberali piemontesi divennero nazisti durante l’unificazione del regno, con le fucilazioni di massa e le deportazioni dei soldati borboni a Fenestrelle, sterminati da freddo e fame e coperti con calce viva.

    In seguito divennero pure comunisti con le espropriazioni di tutti i beni ecclesiastici dopo il XX settembre.
    E si incazzarono pure perchè il Papa abbandonò casa sua (il Quirinale) senza consegnare le chiavi a Cadorna e i suoi ladroni.
    Caxxo che affronto.

  • giorgio
    Rispondi

    quante stupidaggini! il comunista vorrebbe statalizzare la proprietà privata? niente di più scorretto! del resto, capita di scrivere corbellerie se non si conosce la materia di cui si discorre. il comunismo è per il superamento dello stato e l’abolizione della proprietà privata, che quindi non è statale, poiché il comunismo non prevede l’esistenza degli stati (creazioni di borghesi mercantilisti) ma la loro dissoluzione, in previsione di altre forme di vita collettiva. non proprietà privata dello stato, bensì proprietà della collettività. proprietà di tutti, gestita direttamente dalle persone. si legga marx prima di scrivere baggianate!

    • Fabio
      Rispondi

      D NON CREDERSI, EPPURE ESISTE ANCORA GENTE CHE RAGIONA COME TE!
      ED HAI PURE DIRITTO DI VOTO!!

    • spago
      Rispondi

      giorgio ma va là! certo che i comunisti vorrebbero statalizzare la proprietà privata. Vero che il comunismo si pone come ultimo obbiettivo l’abolizione dello Stato, ma solo dopo averne preso il controllo e averlo usato contro la borghesia. Lenin descrive lo Stato come un mezzo di oppressione di una classe sull’altra e dice esplicitamente che è stato usato dalla borghesia per opprimere il proletariato e che deve essere usato dal proletariato per opprimere la borghesia, solo una volta fatta fuori la borghesia, quando essa non esisterà più, si potrà pensare ad abolire lo Stato. Intanto quindi la proprietà deve essere colelttivizzata tramite statalizzazione. Come infatti ha fatto qualsiasi comunista che abbia preso il potere, anche il più ortodosso (altro che “in alcun casi”). La gestione “di tutti” poi è una stronzata, lo capirebbe un bambino di due anni, che è semplicemente una frase senza senso. I comunisti hanno sempre rimproverato agli anarchici proprio di voler abolire lo Stato troppo presto, mentre andava conservato fino a che non si fossero create le condizioni, che ovviamente non si creano mai, perchè il percorso delineato dai comunisti porta solo al disastro e non può costituire il passaggio a una società anarchica. Tale società senza stato è stata immaginata in modo realistico solo dagli anarco capitalisti, con il loro individualismo, la loro comprensione del mercato come ordine spontaneo. Infatti non c’è comunista che sostenga una qualsiasi battaglia antistatalista, e tutte le battaglie che sostengono sono tutte stataliste, perchè intendono usare lo Stato contro i loro “nemici di classe”. E per stataliste intendo basate sul furto, la rapina, l’aggressione, il sequestro e l’omicidio (tasse, espropri, galera, etc..)

  • Giovanopoulos
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    Il comunismo prevede l’abolizione della proprietà privata che determinerebbe la fine dello sfruttamento e quindi dei conflitti sociali (fase intermedia). Ciò permetterebbe la realizzazione dell’ultima fase, ovvero l’abolizione dello stato che non avrebbe più ragione di esistere.
    Peccato che tutti i regimi comunisti passati presenti e futuri si sono fermati e si fermeranno alla fase intermedia senza mai arrivare all’ultima fase, potenziando anzi lo stato in senso totalitario.
    Per cui l’articolo è corretto.

    CHI E’ UN COMUNISTA? Qualcuno che legge Marx e Lenin
    CHI E’ UN ANTICOMUNISTA? Qualcuno che capisce Marx e Lenin
    R. Reagan

  • giorgio
    Rispondi

    Giovanopoulos
    non comprendo perché un libertario dovrebbe sostenere che l’abolizione dello stato sia fattibile, mentre un comunista no. se anche il comunista prevede l’abolizione dello stato tanto quanto un libertario, perché la previsione del libertario potrebbe essere soddisfatta e quella del comunista no? il fatto che in alcuni casi non si sia passati alla fase finale del comunismo, non ne consegue che ciò non possa avvenire in futuro.
    citare poi reagan, un modesto attore holliwoodiano messo lì dalle corporation per fare il loro tornaconto è persino divertente.

    • Evaristo
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      Una bella citazione può farla anche un personaggio dello spettacolo.
      Walter di Gemma è – forse – un “modesto” cantante-attore-cabarettista dialettale, ma è – sicuramente – un eccezionale aforista.
      Reagan comunque aveva anche una laurea in economia o sociologia presa negli anni 30 (per quanto potesse valere non avendo mai esercitato) ed ha fatto il tornaconto di tutti togliendoci dalle palle il comunismo, sebbene aiutato di cuore – è bene ricordarlo – dal suo straordinario e intelligente antagonista russo.

      • Pedante
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        https://www.youtube.com/watch?v=2L-Z8sPetsY

        Un Ron Paul non lo era mai.

        • Pedante
          Rispondi

          http://tinyurl.com/laauz27

          Ronald Reagan, Lew Wasserman e la mafia di Chicago.

        • Evaristo
          Rispondi

          Per carità, da Kennedy ad oggi sul piano morale io salvo solo Jimmy Carter.
          (e con iniziali JC il rispetto è d’obbligo), ma è stato il più debole presidente di tutti
          Putroppo sono i SOB che ci vogliono in quel mestiere e Nixon e Reagan sono.stati i migliori (imho).

  • giorgio
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    Fabio
    parli con me? se sì sei proprio un analfabeta! mica ho detto di essere comunista, e di certo sarei piuttosto comunista che libertario, ma che le cose scritte sul comunismo sopra erano inesatte. a dire il vero, è strano che gente come te, vale a dire analfabeti funzionali, abbiano il diritto di voto.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    E’ una bella sgrossata.
    Io non sono assimilabile ad altri che f).
    Ma avrei particolarità tali da metter in dubbio anche tale appartenenza.
    Ne cito una.
    Io sarei favorevole ad una forma particolare di neocolonialismo.
    Quello che fornisce ai disgraziati che vivono in paesi impossibili come attualmente in africa e asia gli strumenti ideali e pratici per vivere decentemente , lavorando, accumulando, sfruttando al meglio le risorse locali.
    Naturalmente questo neocolonialismo, impostato su basi operative liberali-libertarie, non sarebbe gratuito, e prevede la sospensione di ogni sovranità politica locale per 30 anni rinnovabili di 20 in 20.
    Un atto di fiducia , in fondo necessaria, dei residenti locali in chi si prende cura delle risorse e dei loro paesi temporaneamente.
    L’alternativa, anch’essa a me molto gradita, è chiudere immediatamente tutte le frontiere, cessare ogni elemosina a tali paesi, lasciare che si arrangino e si scannino tra loro fino ad una qualche sistemazione.
    Vedo e capisco i rischi dell’introduzione di una forma di governo coloniale.
    Ma come la mettiamo con la seconda alternativa, specie considerando le risorse che questi posti detengono inutilizzate e fonte da sempre di guerre tribali o guerre mondiali sotto mentite spoglie e per interposti movimenti rivoluzionari?

  • spago
    Rispondi

    Le iniziative di microcredito di Yunus hanno fatto molto in molti contesti di grande povertà. È un privato, che cura la sostenibilità economica di ciò che fa, e che tende a mantenersi indipendente dai governi e dalla banca mondiale. in un suo libro dice che avrebbe voluto operare ank in europa ma che trovava difficoltà messe da politica e burocrazia e che il welfare sciraggiava i poveri dal cercare di lavorare e lo portava a rifiutare moltev opportunità..

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Un po’ come la religione “oppio dei popoli”, una frase messa lì ma non approfondita; non prevedeva il bando delle religioni per legge. Così come il superamento dello stato. Un obiettivo citato, forse per ottenere il consenso degli anarchici, ma non sviluppato su una base teorica ampia come invece il passaggio dalla proprietà privata a quella pubblica. Mi suonerebbe strano un gruppo politico che per ottenere la repubblica proponesse il rafforzamento dei poteri della Corona. La realtà è che se si vuole impedire la proprietà privata occorre un’autorità che si autolegittimi ad impedirla. Oppure che ci sia unanimità perenne nel non voler essere proprietari. In questo caso, più che comunisti ci si dovrebbe definire comunitaristi. Ma anche nel comunitarismo di alcune realtà del nord America o nei kibbutzim israeliani, ci sono comunque titoli di proprietà. Non riferibili ai singoli componenti delle comunità ma alle comunità stesse. Secondo me, un tipo di società basato sulla rinuncia volontaria alla proprietà (ammesso che sia possibile) avrebbe comunque una minore produttività quantitativa e qualitativa rispetto a un sistema proprietaristico puro. Ma sarebbe preferibile a una società basata sull’ esproprio. Una volta, Riccardo Lombardi sostenne che il problema non fosse più quello di scegliere tra proprietà privata e proprietà pubblica ma quello di abolire la proprietà. Tra i membri della corrente socialista lombardiana, c’era all’epoca un certo Fabrizio Cicchitto. Non credo che oggi sosterrebbe quella tesi.

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