In Anti & Politica, Economia

SOLIDARIETADI LUCA MARIA BLASI

Aiutare il prossimo in difficoltà è cosa buona e giusta, ma è un imperativo MORALE INDIVIDUALE, tipico del Cristianesimo. Prima, non esisteva, almeno nelle modalità che conosciamo. È vero che nella Roma antica si valorizzava la PIETAS, un insieme di doveri morali verso gli altri esseri umani e gli dei, che potremmo definire senso religioso; ma non era così cogente e pervasiva.

Sin dall’inizio, con l’affermazione del Cristianesimo, su questo dovere individuale si creò un equivoco, che ebbe rilevanti conseguenze pratiche e di cui ancora oggi possiamo valutare la portata: il dovere morale individuale venne forzato fino a divenire dovere sociale, dunque GIURIDICO. Ossia, il presupposto della tassazione e della redistribuzione, che ha poi legittimato la supremazia dello Stato.

Ma è un’interpretazione abusiva: Cristo ha nettamente distinto il dovere morale da quello giuridico (“rendete a Cesare quel che è di Cesare”), o nei confronti del mondo, che non è il Suo regno, come disse a Pilato prima di essere crocifisso in esito ad un processo-farsa che sancì la netta separazione tra la giustizia morale e quella giuridica.

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Dunque, affermare che la redistribuzione è un valore cristiano e che pagare le tasse è un dovere morale, è falso.

E per i credenti, direi anche blasfemo: perché il messaggio divino è diretto al libero arbitrio dell’individuo, che può scegliere tra bene e male e dunque essere valutato moralmente nel giudizio finale.

Se la solidarietà viene imposta (in modo peloso) dalla legge dello Stato, la scelta morale individuale non può sussistere: lo Stato si erge a dio, ed è una finzione che sa tanto di demoniaco.

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Showing 38 comments
  • myself
    Rispondi

    Post interessante. Mi ha fatto venire in mente quest’altro

    http://www.albanesi.it/mente/solidarieta.htm

    in cui invece si sostiene che la solidarietà debba essere necessariamente sociale.

  • Giorgio
    Rispondi

    perché al netto della solidarietà sociale e delle politiche a questa collegate, nell’antichità non esisteva il fisco? ma per cortesia! fino a quasi tutta l’epoca moderna nella maggior parte degli stati europei, la cura della persona era affidata agli istituti religiosi, che in cambio chiedevano le decime e/o razioni di cibo. hanno fatto un buon lavoro? beh, credo proprio di sì, poiché l’europa demograficamente ha prosperato così tanto da essere costretta a invadere 2 continenti per sfoltire le proprie fila. la soluzione sarebbe stata nessun aiuto sociale (cristiano all’epoca) e l’america potrebbe essere diventata islamica per esempio, poiché l’islam è ancor più esigente per quanto concerne la solidarietà verso il prossimo (musulmano). questo è pure uno dei fattori, non l’unico, per cui molti cristiani hanno abbandonato il cristianesimo per diventare musulmani. altri lo hanno fatto per pagare meno tasse.
    la solidarietà deve essere necessariamente sociale per un motivo assai semplice: se fosse individuale, la cosiddetta carità, sarebbe esposta all’arbitrio del filantropo di turno che potrebbe essere generoso per un periodo a medio/lungo termine mettendo in essere alcune soluzioni favorevoli per esempio a una forte natalità, salvo poi smettere di essere caritatevole ed eliminare quelle condizioni, mettendo così in ginocchio quelle stesse persone che aveva aiutato in un primo momento. la solidarietà per questo motivo, sotto forma di uno stato sociale forte, va tenuta per quanto possibile costante e non dovrebbe mai venir meno. per far questo bisogna che chi più ha più paghi. e se non vuole pagare deve essere allontanato dalla comunità in cui risiede, sia esso fruitore dei servizi oppure no.

  • Albert Nextein
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    Chi forzò questo dovere morale individuale verso un dovere sociale-giuridico?
    Ci saranno dei nomi , nella storia.

  • spago
    Rispondi

    Finchè svolgo un servizio, e chiedo un compenso, siamo nell’ambito di un contratto volontario. Lo Stato e il fisco non funzionano così. La differenza tra una associazione di mutuo soccorso, e il welfare state, è esattamente questa.

    La solidarietà è reale quando è fondata sull’associazione volontaria, non è dunque compatibile con lo Stato e con il fisco. Il “redistributore statalista” si focalizza sempre e solo su quanto è giusto aiutare chi è nel bisogno e su quanto siano bisognosi i bisognosi, saltando a piè pari qualsiasi riflessione sulla coercizione che la redistribuzione implica, perchè evidentemente dà per scontato che il furto, la rapina e l’aggressione siano ottime cose e non presentino alcun problema morale. Dal che deduco che il redistributore per via fiscale è un pazzo, pericoloso, criminale e sociopatico.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Esatto, Spago: pazzo, pericoloso, criminale, sociopatico e aggiungerei anche profondamente ignorante con la presunzione di essere colto e voler insegnare agli altri il mestiere che praticano. E lo è anche chi vorrebbe allontanare dai luoghi in cui ha diritto a risiedere chi si rifiuta di pagare forzatamente e di sottomettersi alla solidarietà obbligatoria.

  • Spago
    Rispondi

    La solidarietà obbligatoria è solidarietà tanto quanto l’autocritica era autocritica sotto Mao

  • Giorgio
    Rispondi

    spago
    come ho scritto sopra, confondi la solidarietà con la carità e il filantropismo. nel welfare state la solidarietà non nessun bisogno di essere un servizio erogato alla pari di molti altri, per il semplice fatto che non dovrebbe essere richiesto da chicchessia. è un servizio che esiste, che c’è ed è per tutti, sia che se ne abbia bisogno oppure no. e per tale motivo è un servizio che non genera utili e non dovrebbe nemmeno pensare di generarli, poiché non è il suo fine. sappiamo sulla pelle di chi molte volte si generano gli utili degli ospedali privati americani, che ricevono tra l’altro ingenti somme da medicare e madicaid e dalle tasse federali. la carità è quella di bill gates per esempio, che magari costruisce un ospedale in angola e lo dota dei migliori macchinari ma che cattive fluttuazioni di mercato o il fallimento (è una ipotesi questa) della sua azienda oppure la sua morte e la spartizione della sua eredità potrebbero lasciare a se stesso senza la possibilità di crescere e do svilupparsi. la carità andava bene quando non esistevano gli stati. ora ci sono gli stati, e ci saranno per fortuna ancora per molto tempo, e questa deve essere sostituita dal welfare state.

    • spago
      Rispondi

      giorgio

      tu sei esattamente una di quelle persone che da per scontato che il furto, la rapina e l’aggressione siano ottime cose e non presentino alcun problema morale.

      Nel mondo-di-giorgio è una profonda ingiustizia se uno ha una Ferrari e l’altro a malapena una bicicletta usata, se uno vive in una villa e l’altro in una stanza in condivisione. Ma portare via con la forza a una persona ciò che si è onestamente guadagnato (cioè rapinarla a mano armata) va benissimo. Non solo, ma è anche il giusto paradigma su cui organizzare una società.

      Tu hai nella tua testa questa distopia, per cui fondare la convivenza fra persone sulla base di rapporti volontari, contrattuali, pacifici, mutualmente vantaggiosi, ci precipiterebbe in un mondo mostruoso, di gente che muore di fame, di schiavitù, di guerre e ogni sorta di abominio; mentre invece costruirla sul furto, la rapina e l’aggressione istituzionalizzati, ti sembra più civile.

      Cosa vuoi che ti dica? tu continua a difendere l’ordine costituito.. io viaggio in un’altra direzione.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Capito, Spago? Se regalo un abitazione a un bisognoso, quando muoio quel bisognoso perde la casa.

  • Giorgio
    Rispondi

    il problema vostro è che non capite la dialettica storica, quindi concetti come sviluppo delle condizioni materiali vi sono totalmente estranei. se una nazione non ha raggiunto per diversi motivi dei gradi di sviluppo tali da permetterle di organizzare e sostenere una struttura che è sempre un corpo estraneo da un loro punto di vista, anche se utile, sarà impossibile per essa mantenerla come le è stata donata. non è opera sua, non sa come gestirla. è lo stesso concetto di esportazione della democrazia. se questa non è il frutto del processo dettato dal grado di sviluppo delle condizioni materiali e culturali di una certa nazione, sarà difficile se non impossibile che essa riesca a farla propria e a garantirne la stabilità. la carità è utile da un certo punto di vista ma dannosa da un altro, perché confonde concetti come giustizia e assistenzialismo.

    • Pedante
      Rispondi

      La società rispecchia le capacità dei suoi abitanti. Un Giappone distrutto dopo la guerra è riuscito a creare una società ipertecnologica. Haiti è rimasta sempre nella miseria, nonostante tutti gli interventi umanitari. Una ragione ci sarà.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Spago, sai se ci sono corsi di dialettica storica? Così ci iscriviamo e impariamo qualcosa. Ma forse è inutile perché “il problema nostro” è che la dialettica storica non siamo in grado di capirla.

  • Giorgio
    Rispondi

    Alessandro Colla
    mi piacerebbe risponderle che basterebbe leggere con attenzione marx, ma poi mi rendo conto che non basta. purtroppo, bisogna pure capirlo e mi pare che lei non sia in grado di farlo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Appunto, non sono o non siamo in grado di capire. Noi poveri mentecatti analfabeti non possiamo che abbandonare il nostro abituale umorismo britannico per abbracciare, in risposta, un commento di stampo aristofanesco – plautino. Qualcun altro informerà gli spocchiosi di turno del significato presente nel doppio aggettivo. Il contenuto è un po’ sparare sulla Croce Rossa ma non ci resta altro che una liberatoria e sonora pernacchia.

  • Giorgio
    Rispondi

    spago
    sarebbe interessante sapere da te su che cosa pensi si basi la proprietà terriera. non è stata essa stessa un furto? era a disposizione di tutti ma è diventata privata e a disposizione di alcuni. la proprietà è l’espressione di un furto e non dovrebbe esistere.

  • spago
    Rispondi

    giorgio

    un mondo senza proprietà non è logicamente neppure concepibile. Infatti non è possibile fruire tutti di tutto contemporaneamente. Se su un pezzo di terra abito io, non ci puoi abitare tu, se una mela la mangio io non la puoi mangiare tu, e così via. Chi ha il potere di decidere della mela o della terra è il suo proprietario. Dalla proprietà non si può prescindere. Non si può avere la proprietà di tutti, perchè al di là dello slogan solo qualcuno potrà esercitare effettivamente un diritto proprietario su quella mela o quella terra.

    Per cui possiamo discutere solo di diverse teorie sulla proprietà. Nella mia teoria la proprietà si acquisisce o per atto di appropriazione originaria, quando qualcosa non è ancora di nessuno, o tramite scambio volontario con il suo legittimo proprietario. Non si acquisisce prendendola con la forza, contro la volontà del legittimo proprietario.

    Il proprietario è un legittimo proprietario quando ha acquisito la sua proprietà in uno di questi due modi. Ad esempio le tasse sono un furto, e la proprietà statale è illegittima, perchè viene presa con la forza a prescindere dalla volontà dei precedenti proprietari.
    Ma se io e te decidessimo di condividere le nostre proprietà, e facessimo un accordo in tal senso avremmo una proprietà comune, perfettamente legittima. Per cui la proprietà non deve essere individuale, può anche essere divisa fra mille o un milione di azionisti.

    Chiunque possa provare che la propietà ritenuta di un altro è in realtà stata acquisita con l’aggressione, e che sarebbe lui il proprietario legittimo, ha ovviamente diritto a vedere riconosciute le sue pretese. E questo vale anche per il passato: se io ricostruisco in modo convincente la storia di casa tua, e provo che il tuo bisnonno l’acquisì rubandola al mio, posso sicuramente chiederti indietro ciò che mi sarebbe spettato. Ma tale ricostruzione non può essere del tipo “i bianchi hanno ucciso i neri e li devono risarcire”, “i tedeschi hanno ucciso gli ebrei e li devono risarcire”.. perchè non sono i bianchi che hanno ucciso e non sono i neri che sono morti, ma specifiche persone, individualmente responsabili. Nessuno di noi in quanto bianco o nero, tedesco o ebreo, è colpevole o vittima di qualcosa. Se siamo colpevoli o vittime lo siamo non per il colore della pelle, o il luogo in cui siamo nati.

    Perciò io assumo la struttura proprietaria attuale come valida. Tranne là dove vedo che essa contraddice i principi che ho scritto sopra. Ad esempio non accetto la proprietà statale. Ma neanche la proprietà privata di un politico, i cui beni derivano tutti dagli stipendi statali. In n mondo ideale tutte le proprietà statali e tutte le proprietà “private” derivate dai soldi rubati dallo stato, dovrebbero essere usate per risarcire le vittime, cioè chi ha pagato le tasse. Cioè restituite ai legittimi proprietari.

    Questa restituzione ai legittimi proprietari ovviamente non può andare fino alla notte dei tempi, può essere applicata solo dove ho dati sufficenti per applicarla. Nel caso della proprietà statale l’illegittimità è palese. Ma in qualsiasi altro caso essa venga provata, valgono gli stessi ragionamenti.

    Ovviamente questa è una teoria, su come applicarla concretamente possono esserci mille dubbi, ma la declinazione particolare da darle in una specifica società coinvolge anche altro: cultura, religione, storia, convinzioni morali, etc… in filosofia ogni parola va definita e ogni definizine è problematica, ma grosso modo, mi sembra di averti dato delle linee guida chiare.

    Un sistema in cui la proprietà è collettivizzata (a pare che necessita una enorme quantità di violenza per essere realizzato), è un sistema in cui un ceto politico-burocratico gestisce la proprietà, non è nè una società senza proprietà, nè una società dove tutto è proprietà di tutti. Esattamente come abbiamo visto in Rusia, in Cina, in Cambogia, a Cuba, in Venezuela e via dicendo…

  • Pedante
    Rispondi

    “Furto” presuppone l’esistenza della proprietà privata.

  • Giorgio
    Rispondi

    sono sempre i soliti commenti alla fine. la proprietà che voi avete in mente è l’archetipo dello stato moderno. uno stato contrattualistico prevede che la terra venga parcellizzata ed acquistata da chi può, che evidentemente avrà tutto l’interesse di acquistarne sempre di più via via che i suoi utili aumentano. è ovvio che una persona che possiede ingenti somme di denaro in una società dove tutta la proprietà è privata ha tutto l’interesse a estendere la propria, acquistandone sempre maggiori porzioni. ovviamente questo succedeva regolarmente nel basso medioevo, e tale fenomeno ha dato vita alla società feudale e all’economia curtense. quello che voi non capite, è che una volta che la proprietà ha assunto una determinata estensione il suo proprietario si comporta come i proprietari medioevali si sono comportati, vale a dire trasformando le loro proprietà in regno. ne sono diventati i re (o duchi, o monarchi e via dicendo). quindi, un proprietario della vostra società ideale, dopo aver acquistato una vasta porzione di terra imporrebbe al proprio interno delle leggi a suo piacere, la terra è sua e ci fa quel che vuole, si comporterebbe da monarca, dando vita a delle relazioni di subordinazione con i villici che abitano le sue proprietà. queste organizzazioni altro non sono che i primi vagiti degli stati di moderna concezione, degli stati nazionali. questo processo storico è analizzabile sotto ogni punto di vista, basta appunto leggere qualche buon libro di storia. non vi rendete conto che alla fine, la vostra società contrattualistica a questo si riduce, a riportare l’orologio indietro all’alto medioevo e ripercorrere tutta la strada fatta finora per arrivare nuovamente agli stati moderni.
    viceversa, se la proprietà privata non esistesse, ma non in virtù della sua appartenenza a uno stato in particolare, ma perché è di tutti non esisterebbe nemmeno il problema di impedire la formazione di nuovi regni. proprietà di tutti significa che tutti la possono usare perché non esiste il proprietario. un’altra soluzione degna di essere studiata e approfondita è quella descritta dagli ebrei nella torah. la proprietà potrebbe pure esistere allora, ma sarebbe vincolata nel tempo e avrebbe una durata limitata, per poi tornare a essere proprietà di tutti. anche questa idea non è male.

    • spago
      Rispondi

      Marx, Lenin e compagnia cantante prevedevano questo: a una prima fase capitalista fatta di tanti piccoli proprietari, imprenditori, professionisti, etc.. sarebbe subentrata una seconda fase di capitalismo monopolista, caratterizzata dalla scomparsa pressochè totale della piccola proprietà e dal dominio incontrastato e sovranazionale di grandi cartelli e monopoli. Tali previsioni sono sempre state fatte guardando a un orizzzonte temporale imminente, continuando a dichiarare che ormai si era arrivati alla famigerata fase 2. Dopo la quale, per altro, sarebbe venuto il comunismo, per necessità e per destino. La storia di cui i marxisti si riempiono la bocca li ha smentiti e li smentisce ogni giorno, passano i decenni, passerano i secoli, e nulla di simile si è verificato e si verificherà. Il libero mercato è un cimitero di imprese fallite, anche di grandissime imprese fallite, ed è una realtà ad alta mobilità sociale. Le forze che cercano di impedire questa mobilità sono le forze dello Stato, che istituisce l’obbligo legale del titolo di studio, che impedisce l’uso del contante, che riempie le imprese di regolamentazioni che sono altrettante barriere all’ingresso e limiti alla concorrenza, che mette dazi e barriere protezioniste, che impedisce un libero mercato del lavoro, che ricorre all’inflazione, che distribuisce sussidi, che nazionalizza, che tassa, che distribuisce licenze, che attacca la new economy, che cerca di impedire il movimento dei capitali e così via.. La via più diretta per la concentrazione della proprietà è lo statalismo, e in particolare la collettivizzazione, che tu promuovi.

    • Spago
      Rispondi

      Comunque ti consiglio di prenderti un po’ di tempo per leggere questo pezzo di Hoppe sul marxismo.. inizia così:

      Ecco cosa intendo fare in questo articolo: prima di tutto, presentare le tesi che costituiscono il nocciolo duro della teoria marxista della storia. Affermo che sono tutte giuste, essenzialmente. Poi dimostrerò come, nel marxismo, queste conclusioni corrette sono dedotte da un punto di partenza sbagliato. Infine dimostrerò come la scuola austriaca, nella tradizione di von Mises e Rothbard, può dare una spiegazione corretta, sebbene categoricamente diversa, della loro validità

      http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=349:marx-e-la-scuola-austriaca&catid=21:scuola-austriaca-di-economia&Itemid=51&jjj=1481111197181

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Appunto, noi sempre i soliti commenti; gli statalisti sempre le solite risposte che non tengono conto del contenuto di quanto argomentato. Si continua a non voler ammettere la verità storica. E cioè che non è mai accaduto (perché non può accadere) che uno con ingenti somme di denaro si compri tutto. Perché in una società libera composta da numerosi proprietari c’è sempre chi è interessato a non vendere per lasciare in eredità. Perché le ingenti somme, se le possiede uno solo vuol dire che le ha ottenute con la prepotenza ed è con la prepotenza che sono nati gli stati moderni. La proprietà vincolata nel tempo è una bufala nei confronti dei proprietari se non altro perché non garantisce la trasmissione ereditaria. Solo che si continua ad affermare che “noi non capiamo”. E ci viene detto da chi ha ormai ampiamente dimostrato di non capire alcunché, di non sapere, di non essere in grado di argomentare, di non conoscere la lingua italiana, di non afferrare concetti e analogie, di confondere queste ultime con connessioni inesistenti fisicamente, di ritornare sempre su ciò a cui gli si era già risposto come se la risposta non ci sia stata, di usare i condizionali al posto dei congiuntivi, di dichiararsi non marxista quando su ogni cosa richiama al pensiero di Marx auspicando l’abolizione della proprietà, di non conoscere Marx stesso (specialmente sulla teoria del plusvalore) dichiarando che i marxisti non vogliono abolire la proprietà, di negare il proprio statalismo per poi esaltare la presenza sempre più invasiva dello stato, di ritenersi (malgrado la manifesta ignoranza) l’unico depositario dell’intelligenza e della cultura (ricordo ancora la frase “dall’alto del mio buon senso”), di pretendere di insegnare la filosofia a chi la pratica quotidianamente anche attraverso la diffusione di ordine didattico, di non esercitare la buona creanza in casa altrui e cioè in un mondo di libertari dove lui non lo è ma malgrado ciò è ospitato, di non venire allo scoperto (forse prima si firmava Hilda?), di cambiare discorso ogni volta che si trova in difficoltà, di trovarcisi spesso in difficoltà in modo particolare con la logica (della quale non ha mai appreso i fondamenti scientifici), di avere un approccio superficiale con gli avvenimenti storici, di averne uno ancora più superficiale con le teorie filosofiche, di essere distante dalle fonti primarie del diritto e dell’economia… Veramente si ritiene che valga ancora la pena rispondergli?

  • Giorgio
    Rispondi

    Alessandro Colla
    QED. lei non sa nemmeno come si sono originati i ducati in italia e quale è stato il ruolo del feudalesimo in questo paese. parlare con lei è quindi inutile. se vuole le invio qualche pergamena così se la potrà studiare per bene, anche se basterebbe aver letto autori come merlo, tabacco, fasoli, capitani ecc. un fine giurista oltre che uno specialista del diritto medioevale, guido astuti, scrisse “l’intero sistema dei feudi […] è fondato essenzialmente sopra vincoli contrattuali, ha carattere tipicamente e intrinsecamente convenzionale. Così il contratto […] costituisce nell’età feudale il fondamento dell’intero ordine politico e sociale.”
    la vostra società contrattuale è già esistita ed è stata una delle società più ingiuste e perniciose che abbia mai visto l’alba in questa terra. per rendervene conto vi invito a leggere il volume di bloch sul feudalesimo. poi se volete potrete continuare a scribacchiare così per divertimento.

    • jimmy
      Rispondi

      @ Giorgio

      Il tuo sfoggio di cultura (fasulla) non impressiona nessuno, fa solo ridere.

      Credi di avere tanto cervello, ed invece non hai né gli occhi né il naso.

      Sei come i sofisti dell’antica grecia, vuoi convincerci con l’eloquenza che la merda sia cioccolata.

      La merda resta merda, miliardi di persone hanno provato il collettivismo e lo statalismo, e ne sono scappati inorriditi, checché tu ne sproloqui.

      A discutere con te ci si sporca solo di merda, ed invito i miei amici di questo blog ad ignorarti, che è l’unica cosa che ti meriti, insieme ai miei insulti.

      Se la merda statalista ti piace tanto, mangiatela tu, ma lontano di qui.

      Vattene via, cane collettivista e statalista.

      E non ribattere: devi solo andartene.

      Perché puzzi di morte al solo leggerti (per chi ci riesce).

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Visto? Come volevasi dimostrare. Non si risponde alle argomentazioni ma si tirano fuori altri aspetti che non c’entrano nulla con quanto dibattuto prima. E si tirano fuori spezzatini di testi dove è evidente (il consiglio di Spago a leggere la tesi di Hoppe non è stato certamente seguito) che un contratto sottoscritto tra due mafiosi contro il resto della popolazione non ha nulla a che vedere con la libera contrattazione di tutti e a nessuno impedita. Ma per capire questo occorre una capacità di base potenziale che non tutti possiedono. Così come per capire che tutti proprietari non significa che una singola proprietà sia di tutti. Naturalmente l’origine dei ducati non ha alcuna attinenza su quello che era stato scritto ma è possibile che si possa tirar fuori la non conoscenza della nascita della federazione ciclistica, per qualcuno è la stessa cosa. Sulla presunzione di sapere cosa e quanto sappiano gli altri è inutile tornare, è il solito vizio degli statalisti. Così come l’ennesima confusione tra contrattualismo e feudalesimo. Ovviamente citando qua e là, alla rinfusa, con il solito imparaticcio, senza citare autori che hanno espresso tesi molto più articolate ma limitandosi a considerare verità universale il mesto orticello delle proprie letture personali (ammesso che tali siano state). Dal momento che è stato citato Giovanni Tabacco, si potrebbe proprio rimandare a quanto da lui scritto sui Savoia. Così verrebbe fuori chi veramente non sa nulla della formazione dei ducati in Italia. Scommetto che il Gran Dotto non sa neanche chi siano stati i titolari della contea di Morana. Gianni Oliva ne parla in un bel libro che lessi una quindicina di anni or sono, mi pare pubblicato da Mondadori, questa sera lo ritiro fuori per verificare. Sto citando Oliva, cioè un autore di sinistra, non uno storiografo libertario. Ma l’unico testo che mi sento di consigliare al cattedratico mancato è il vocabolario. Naturalmente risponderà che non conosco gli studi di anatomia di Marcello Malpighi (ammesso che sappia chi sia). Vero o non vero che io li conosca, sarebbe logico chiedersi cosa c’entrino; ma è domanda inutile in quanto non c’entra mai nulla di ciò che il Magister Magnum tira quando crede di rispondere a un’argomentazione. Se non altro perché non sa cosa siano le argomentazioni. Sull’uso della pergamena avrei un saggio consiglio da rivolgere all’Autorevolissimo “Penzatore” (rigorosamente con la “zeta”, vista la caratura dialettica del personaggio perennemente in cerca di autori che corroborino le sue sciocchezze) ma i tempi dell’avanspettacolo sono inesorabilmente terminati. I libertari scribacchieranno così per divertimento ma almeno lo fanno in lingua italiana, rispettando grammatica sintassi e punteggiatura. Tutti elementi sconosciuti ai presuntuosii incolti, abituati soltanto alla retorica militante del sessantottismo permanente. Permanente ed idiota, viste le loro facce alla notizia della morte di un mafioso cubano novantenne del quale non ricordo il nome. Io ho brindato a spumante; quando sono andato a confessarmi, il parroco ha detto che non è peccato.

  • Giorgio
    Rispondi

    avrei pure risposto alle argomentazioni, se ne avessi lette alcune. ho solo letto offese, fatte tra l’altro da chi si pavoneggia di essere educato e di non mancare mai di rispetto agli altri. sui deliri di tale jimmy poi mi taccio, ma mi stupisco che il suo bon ton non resti scandalizzato dalle offese sgangherate del tizio. ovviamente, potrei citare testi se vuole, di tabacco per esempio I liberi del re nell’Italia carolingia e postcarolingia dove si parla dell’evoluzione del feudalesimo nei comuni. ma se lei conosce non dico la storia medievale europea, ma almeno sue nozioni, dovrebbe essere ben conscio che tutti gli storici (che conosco) descrivono la società feudale come una società contrattualistica. anzi, sarei proprio curioso di conoscere se ci sono storici che hanno invece un’idea diversa. glielo chiedo a lei, dato che l’onniscienza fa parte delle sue prerogative.
    eviterei poi se fossi in lei il costrutto latino nominativo+accusativo, poiché denota una scarsa conoscenza della sintassi latina: magister magnum appartiene un registro maccheronico, che lei sembra padroneggiare piuttosto bene, ma nel latino classico si scrive magister magnus o, in alternativa, magistrum magnum.
    non mi rimane altro da fare che rinnovare l’invito ad approfondire la conoscenza della società feudale. il libro di bloch, sebbene datato potrebbe essere un ottimo inizio. le dico questo perché parlare di società feudale, una società contrattualistica, con chi non la conosce sarebbe tempo sprecato, e no sono pagato per insegnargliela. quando l’avrà studiata magari ne parleremo.

  • charlybrown
    Rispondi

    Quindi giorgio, fammi capire, se andassero persi in un incendio tutti i testi di merlo, tabacco, fasoli, capitani ecc. noi non saremmo in grado di elaborare una coerente teoria morale e prasseologica sulla organizzazione della società umana?
    Mises ha dimostrato in via logico deduttiva, quindi scientificamente impeccabile, l’impossibilità del calcolo economico in una società perfettamente comunista. Se sei in grado di capire cosa questo significa ti renderai conto che nella società collettivizzata risulta impossibile qualunque razionale allocazione delle risorse. Questo perchè gli individui non possono liberamente produrre e scambiare beni e servizi, e ciò impedisce la formazione dei prezzi di mercato. E senza prezzi di mercato il pianificatore centrale della società comunista non è in grado di pianificare un bel nulla, se non andando a capocchia, o, più verosimilmente, seguendo le sue personali preferenze. Come ha osservato Mises, il pianificatore della società comunista è come il capitano di una nave che deve trovare la giusta rotta navigando nella nebbia fittissima e senza una bussola per orientarsi. Sempre Mises, non a caso, ha definito la società comunista il caos pianificato.
    Ora, fino a quando tu non dimostrerai in modo altrettanto scientificamente ineccepibile che Mises aveva torto, e ti informo che gente molto più in gamba di te ci sta provando invano da circa un secolo, la spocchia e la vuota retorica tue e di marx non cambieranno di una virgola il fatto che la società comunista resta un modello ineguagliato di inefficienza produttiva, irrazionalità economica e, aggiungerei, di stupidità.

  • Pedante
    Rispondi

    Chi è questo Bloch, e come si chiama il libro? Grazie.

    • Evaristo
      Rispondi

      Il libro di Marc Bloch è “La società feudale”, una bestia di oltre 500 pagine
      che sembra essere “un must” dei marxisti. A me una prof marxista fanatica me lo impose al liceo (brani scelti, una cinquantina di fotocopie, per fortuna, sennò sarei morto).

      In francese è scaricabile tutto gratis in pdf, in italiano forse solo parzialmente.

  • Giorgio
    Rispondi

    charlybrown
    non ho detto questo, ho solo inteso che, poiché voi continuate a parlare di società contrattualistiche, studiarne una che è durata qualche secolo in occidente ed era diffusa in tutta europa non farebbe poi così male. marx almeno prima di elaborare la sua teoria ha studiato le società moderne, medievali, antiche e di interesse antropologico per vedere come funzionavano i meccanismi di produzione e di accumulazione, oltre che di distribuzione della ricchezza.
    la frase “Mises ha dimostrato in via logico deduttiva, quindi scientificamente impeccabile, l’impossibilità del calcolo economico in una società perfettamente comunista” mi fa un po’ sorridere. non siamo nemmeno in grado di risolvere alcune delle equazioni a 5 incognite e mi si parla dell’impossibilità del calcolo economico in una società comunista! beh, questo è impossibile in ogni società, non solo in quella comunista. questa però avrebbe per lo meno il pregio di eliminare molte incognite ed essere di conseguenza più pianificabile di altre, in cui ogni soggetto che produce rappresenta esso stesso un’incognita.
    mises aveva ragione in questo, non lo metto in dubbio. ma la società contrattualistica sotto questo aspetto sarebbe di gran lunga peggiore di una comunista!

    • spago
      Rispondi

      giorgio, spendi venti minuti per una lettura piacevole e rivelatrice e prova a leggere il saggio di Mises.. male non ti può fare..

      chi ha letto “Economic Calculation in the Socialist Commonwealth” si rende conto immediatamente di come la tua risposta non abbia senso alcuno. Non per altro che perchè non conosci l’opera di Mises, rispetto a cui far notare che non sappiamo risolvere le equazioni a 5 incognite, lascia il tempo che trova. Te ne renderesti conto se la leggessi, non so se sai l’inglese, ma la trovi qui (ed è relativamente breve, meno di 50 pagine)

      https://mises.org/library/economic-calculation-socialist-commonwealth

  • charlybrown
    Rispondi

    giorgio, ti potrebbe essere utile anche leggere ad esempio il capitolo 10 di Economics for Real People An Introduction to the Austrian School di Gene Callahan, oppure leggere ad esempio il capitolo 15 di Lessons for the Young Economist di Robert Murphy.
    In generale, ti potrebbe essere utile leggere.

  • Alessandro Colla
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    Mi dispiace riesumare un argomento vecchio. Ma l’influenza è una brutta cosa, specialmente se non ti dà neanche la possibilità di accendere lo schermo. Leggo che avrei prodotto delle offese e che mi pavoneggerei sulla buona educazione. Impossibile, sono un borgataro quindi non posso pavoneggiarmi di ciò. Sulle offese siamo ai soliti livelli di chi non distingue l’aggredito con l’aggressore, come va di moda in politica estera sulle questioni mediorientali. Dopo aver dato dell’ignorante e dello sciocco a destra e a manca, ci si lamenta se si risponde a tono. Quindi uno non ha diritto a rispondere agli insulti altrui altrimenti l’insultante diventa lui. E dopo aver preteso di stabilire cosa uno conosce e cosa no. Peccato che il Grande Dispensatore di Consigli non abbia avuto l’occasione di essere presente a un convegno di vent’anni or sono. Il sottoscritto era impegnato proprio in lavori di divulgazione sulla nascita dei ducati in Italia con il professor Aldo Onorati dell’Università di Isernia. Le letture corroboranti sono state quelle dei testi di Jacques Le Goff, di Paolo Diacono (troppo vecchio?), di Paolo Delogu, di Marina Montesano, di Franco Cardini… Quest’ultimo non mi sembra certo ascrivibile all’area liberale. Nessuno si è mai ritenuto onnisciente se non proprio il Grande Accusatore. Sono tanti gli argomenti, soprattutto di carattere scientifico, dei quali non ho competenza. Il problema è che si nota tanta incompetenza in chi pontifica basandosi sul nulla. O sulla presunzione di poter trattare l’argomento basandosi sul Bertoldo di Giulio Cesare Croce. Poi non è che uno “nun ce vole stà'”, come si dice dalle mie parti. Perché avendo tradotto le lingue antiche l’ultima volta ai tempi del liceo, potrei anche avere sbagliato e non sarebbe un dramma. Ma la voglia di collezionare l’ennesima brutta figura per qualcuno è troppo importante. Sarebbe bastato riprendere una qualsiasi grammatica latina (la mia, del Vallauri, è troppo vecchia e ottocentesca?) per accorgersi che “magnum” non è solo aggettivo di prima classe ma anche avverbio traducibile in “grandemente”. Ovvio che si improvvisi latinista chi ha ampiamente dimostrato di non padroneggiare l’italiano. Come quando scrive “le tragedie e l’arte era ispirata…”. Soggetti al plurale e forma verbale al singolare, complmenti! Potrebbe essere una buona scelta quella di ignorare certi soggetti e spero di riuscirci. Ma vedo che continuano a imperversare anche se ignorati. E insistono sostenendo che la tassa non sarebbe un furto perché lo stato ci offre beni. Certo, anche cosa nostra ci offre protezione. Peccato non sia richiesta. La farsa si raggiunge quando si afferma che dall’estero arrivino dieci prodotti quando ne viene richiesto uno. Ma sì: il mondo è pieno di venditori fessi che inviano i loro prodotti a chi non glieli paga. Potevano esserci altri argomenti per criticare Hoppe sulla libera circolazione delle persone, è stata scelta una frase campata in aria; involontaria coerenza. Così come quella che i cartelli fisserebbero i prezzi. I prezzi li fissa il venditore, la maggior parte dei cartelli è favorita dalla legislazione e se si formano cartelli liberi nessun consumatore ci rimette. Perché se si va oltre, c’è sempre la possibilità per qualcuno di offrire di meglio. Ovviamente in un mercato autenticamente libero, non in una situazione in cui il legislatore pretende di intervenire. Si prosegue con lo stantio. Per i detrattori del mercato “su beni immobili e risorse energetiche, i privati in possesso delle materie prime o della maggior parte degli alloggi disponibili potrebbero accordarsi per decidere il prezzo dei loro beni poiché non potrebbero essere sostituiti da alcun servizio o bene alternativo. In un mercato libero chi potrebbe impedire di fare ciò? Nessuno.”. In una sola frase, una serie di false affermazioni. La concorrenza spesso scoraggia accordi di quel tipo; il problema delle materie prime è perché sono in mano agli stati; malgrado il fisco opprimente, il novanta per cento delle famiglie italiane è proprietario dell’alloggio n cui abita; le professioni sono tante, quindi non è vero che non ci siano servizi o beni alternativi. E quando questi sono limitati è perché lo stato li limita con leggi, decreti e tassazione. In un mercato veramente libero è la concorrenza a impedirmi il prezzo esorbitante. Mentre il fisco non ha concorrenza e fa come gli pare. Le altre “perle di saggezza” denotano tutto il paternalismo di cui siamo circondati. “La società non si comporta in modo razionale”. A parte il fatto che il comportamento è umano e non societario, c’è ancora chi ritiene che gli altri siano tutti immaturi e incapaci di prendere decisioni autonome. “I consumatori non sono razionali”. Non è vero: solo nelle scelte politiche il consumatore medio si rivela “irrazionale”, in realtà è solo non sufficientemente informato. Che “lo stato sia meno tiranno di un privato” è una bella favola smentita dalla storia in ogni periodo. Il paragone di Armando de Armas con De Maistre somiglia a quello tra Voltaire e madre Teresa di Calcutta. Che c’entra il momtanista De Maistre con le affermazioni più che laiche di de Armas? Quest’ultimo sogna la liberazione dalla dittatura, cosa ha che vedere con un dichiarato reazionario ultranazionalista nonché ispiratore dei corporativisti? Poi vorrebbe insegnarci che il partito democratico americano del 1860 non è più quello di oggi. Ce ne eravamo accorti. E’ rimasto razzista, soprattutto al sud con i wallaceiani, ma si maschera da promotore di diritti attraverso l’idiozia del linguaggio politicamente corretto; è rimasto protezionista ma si trincera dietro l’aggettivo “liberal”; è rimasto guerrafondaio ma si nasconde dietro messaggi pacifisti e pseudoecologisti in stile Al Gore. “Democratici e repubblicani sono l’espressione della stessa classe politica e sociale” Sociale no, l’alta finanza è con i democratici. Politica purtroppo sì perché i repubblicani dal 1922 hanno abdicato al loro ruolo di interpreti, sia pure annacquati, del liberalismo. Poi si prosegue con i consigli per gli acquisti senza pensare che potrebbero esserci persone (cito a caso Ida Magli, Pietro Prini o Rudolf Steiner) che potrebbero essere giunte a conclusioni diverse da quelle degli autori de “La realtà come costruzione sociale”. E’ stata forse espressa male la considerazione negativa sul non condividere la frase “nessun uomo resterà povero perché un altro diventi ricco”. Tanti imprenditori, professionisti e loro dipendenti sono rimasti o diventati poveri perché si arricchissero i burocrati. Si voleva intendere che non si può impedire l’arricchimento solo perché l’uno per cento non ce la fa e rimane povero anche in un sistema libero. Ma quando si scrive che il libertario considera la povertà come un male necessario, si ignora anche il titolo di un importante testo di Nozick: Spezzare le catene della povertà. Ma dimenticavo che gli ignoranti siamo noi e che esistono solo i libri che il Reverendissimo Censore dice di aver letto. Io fui meno fortunato di chi ha ingoiato cinquanta pagine del testo di Marc Bloch. Ho dovuto sorbirmele tutte (primi anni ottanta) per rispondere pubblicamente a personaggi antesignani del nostro “trolleggiatore di riferimento”. La comicità involontaria ci risolleva nella stupenda affermazione sul fisco: “Questo pseudodialogo si fonda sull’asserzione che la proposizione SI MANGEREBBERO PURE QUELLI sia vera.” Infatti non è vero che a ogni aumento del peso fiscale sia corrisposto un aumento del deficit, è un’invenzione della nostra mente. Fa bene GIG quando risponde “sì, siamo contenti così.” Perché quando si ha a che fare con chi si crede superiore agli altri e ne è fermamente convinto, conviene assecondarlo per non rovinargli il sogno in cui si trastulla inconsapevolmente. Del resto le menti mediocri condannano sempre tutto ciò che va oltre le loro capacità. Per questo è meglio non discutere con loro: si rischia di essere trascinati al loro livello e a quel livello vincono loro grazie a una consolidata esperienza nel mondo del nulla. Su una cosa però è doveroso puntualizzare. Abbiamo più volte citato autori, filosofi, storici e scenziati che non affermano il falso. Libero ognuno di preferire altri autori, anche se non è elegante invitare a cibarsi gli altri dei propri ignorando contemporaneamente gli autori citati dagli altri. Ma se anche la maggior parte degli autori sostenesse che la società feudale fosse una società contrattualistica, a noi non è mai importato nulla delle vulgate ufficiali. La maggior parte degli “economisti” contemporanei sostiene l’interventismo. Non ha ragione solo perché maggioritaria. L’obbligo per il vassallo di servire il signore era sancito da un patto e anche il signore doveva rispettare il patto proteggendo il vassallo. In questo il contratto c’è. La concessione in affitto della terra ai contadini è un contratto. Esistevano anche gli agricoltori liberi, non tutti erano servi della gleba. Questa servitù è stata combattuta grazie alla nascita della borghesia, la classe sociale più contrattualistica della storia. Se qualcuno è stato obbligato a sottostare alla volontà di qualcun altro e questo qualcun altro ha chiamato contratto ciò che contratto non è, siamo in presenza di un sopruso che della società contrattuale è la più evidente negazione. L’obiettivo principale di ogni libertario autentico è l’impedimento di questi soprusi. Anche oggi chiamano contratti le costituzioni statali. Non lo sono, se le sono firmate da soli. Voler ignorare a tutti i costi la differenza tra una libera scelta e un’imposizione forzata, sia pure mascherata e falsamente denominata, è un esercizio di disonestà intellettuale. Ignorarla non per volontà ma per convinzione è qualcosa di più preoccupante. Qualcuno ha usato un linguaggio un po’ rude nell’invitare certe persone “a scomparire”. Perché senz’altro non ne può più di rileggere le stesse cose smentite dalla realtà dei fatti. Ha esagerato? Credo di sì. Ma chi frequenta questo sito vuole leggere qualcosa di alternativo alle stupidaggini che trova nella stampa cartacea, nelle trasmissioni Rai, in quelle Mediaset o in quelle di tante emittenti inutili. Non so gli altri. Personalmente non vado a infastidire i siti marxisti, magari sotto falso nome, dicendo ai loro supportatori quanto siano sciocchi e ignoranti (anche se francamente lo penso). E’ un loro diritto starsene in pace e confrontarsi nel proprio spazio, interverrei quindi solo in caso di eventuali accuse personali dirette. Ritengo che anche i sostenitori del Movimento Libertario abbiano lo stesso diritto.

    • Evaristo
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      Bentornato e lieto della guarigione.

      Intendo precisare che una cinquantina di fotocopie a libro aperto sono un centinaio di pagine purtroppo. Ma tra l’altro il libro è godibilissimo, lo storico Bloch è di altissima caratura, ma per un sedicenne che pensava a rock, moto e ragazze non era il massimo.

      E fosse finita lì, la stessa prof marxista fanatica mi impose pure Fernand Braudel (non ricordo il titolo, potrebbe essere “Capitalismo e civiltà materiale”), altre fotocopie, altro regalo. Mi stupisco come Giorgio non l’abbia ancora evocato.

      Colei che mi doveva insegare la filosofia greca, non lo fece.
      Funzionava così negli anni 70.
      Quel niente che so sull’argomento l’ho imparato anni dopo dal bel libro di De Crescenzo “Storia della filosofia greca”.

      • Evaristo
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        EC insegnare, caxxo insegare è troppo volgare!

  • spago
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    Colla ti ho beccato! Spezzare le catene della povertà non è di Nozik, ma di Novak! questa è la prova definitiva che giorgio ha ragione su tutta la linea! Per conto mio smetto subito di essere libertario, e divento georgiano.. per intanto vado a ripassare la teoria del plusvalore di Marx :D :D :D

    • charlybrown
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      anche baffone era georgiano, sarà un caso?

  • Alessandro Colla
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    Vero, Nozick è l’autore di “Anarchia, stato e utopia”. Novak, vivente per fortuna, è il “cattolibertario”. Colpa di Liberilibri: pubblica collane così appassionanti che uno si legge tutte le pubblicazioni e si confonde, specialmente se i nomi degli autori si somigliano. Quindi, visto che certe letture generano confusione, vado anch’io a recuperare il tempo perduto con i testi di Althusser. A proposito: “Come ammazzare la moglie e perché” l’ha scritto lui o Antonio Amurri?

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