In Anti & Politica, Economia

burocratiDI SILVANO CAMPAGNOLO

Leggendo diverse bacheche Facebook, di gente politicamente orientata verso le più disparate pieghe socialiste (in italia ci sta solo socialismo purtroppo, diviso tra destra e sinistra), mi viene da sorridere pensando agli illusi che “se fossimo noi al governo, vedresti che cambiamenti”.

Riflettiamo: chi manda avanti l’intero pachiderma statale?
I politici? I ministri? Il governo?
Ma niente affatto.

Sono i dipendenti pubblici a mandare avanti tutto quanto.
Ed i dipendenti pubblici sono milioni di persone.

Sarebbe interessante capire l’orientamento politico dei milioni di dipendenti pubblici che sono nei posti “chiave”.
Quali? Beh provate a pensare: qual è l’orientamento politico della maggioranza degli insegnanti della scuola pubblica?
E dei lavoratori della sanità? E delle forze dell’ordine/esercito? E della magistratura? E dei funzionari ministeriali e governativi?

All’elenco dei beneficiari netti vanno aggiunti i pensionati, le numerosissime aziende che sopravvivono grazie a fondi pubblici, i giovani che campano grazie alle “paghette” di parenti facenti parte delle categorie elencate. Cosa pensa il dipendente del Comune di 800 anime disperso in mezzo alle Alpi, non fa nessuna differenza, cosa pensano i giudici di Milano, o i dipendenti del ministero dell’interno di Roma, invece fa molta differenza.

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Pensateci su, secondo voi di che orientamento politico sono tutte queste persone? Ecco chi veramente comanda e governa l’italia.

I politici sono solo burattini esposti al pubblico ludibrio, se sei un “politico capace” (perdonatemi l’ossimoro) ma hai contro in qualche modo le persone elencate qui sopra, sei destinato solo a fallire.

In Italia, l’unica via di scampo è il default e la messa in mezzo alla strada di tutti questi signori. Purtroppo, prima che costoro vengano messi in mezzo alla strada, voi inermi ed illusi cittadini privati, vi troverete senza più nulla, perché vi toglieranno non solo le case dove abitate, ma anche i vestiti che avete nell’armadio. Biancheria compresa. E lo faranno “a norma di legge”.

“Il Sol dell’avvenire è sorto da un pezzo e con il suo bagliore ha reso moti così ciechi da non intravedere il crepuscolo”, come ha scritto Alessandro Moneti..

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Mostrati 10 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Concordo sulla bancarotta quale unica via d’uscita dall’attuale situazione.
    Bancarotta che, a mio modesto parere, sarà proditoria, e inarrestabile.
    Concordo anche sul fatto che quello che appare come sottopotere rappresenti il vero potere.
    Il potere vischioso, il muro di gomma, l’ottusa prevaricazione, il vero privilegio ereditario, il potere nel potere.
    Basta veder chi comanda in pratica nei comuni.
    Non certo l’assessore , ma chi scrive regolamenti, piani, direttive , etc.

  • flavio
    Rispondi

    concordo , cio’ che succede a roma lo dimostra con evidenza (sebbene i pentastellati siano anche in grado di fare disastri senza aiuti esterni)

  • winston diaz
    Rispondi

    Non basta la bancarotta a cambiare la mentalita’ di un popolo.
    Non e’ bastata neppure la ignominiosa sconfitta nell’ultima guerra mondiale: dopo un po’ di anni e’ tornato tutto come prima.

  • Alberto Gregorio
    Rispondi

    Purtroppo la storia da ragione a winston diaz. E contro la storia c’è poco o nulla da fare.
    Rivoluzioni, guerre mondiali, default catastrofici, non hanno cambiato il sistema. Anzi lo hanno reso più efficiente.
    Pensate all’Argentina, ha fatto default tre o quattro volte. Allo Zimbabwe, alla Grecia che strangolata dalle tasse e privata di moneta, libertà e dignità ancora non capisce quello che gli stanno facendo.
    Al Venezuela sempre sull’orlo di una “controrivoluzione” che non riesce ad innescare anche se stremata dalla fame.
    La storia ci dice questo. Purtroppo.

  • eridanio
    Rispondi

    La bancarotta ed il conseguente smarrimento sarebbero entrambi necessari ed auspicabili per ricondurre a realtà fenomeni tanto sospesi a mezz’aria e per consententire a chiunque di percepire direttamente la condizione di essere individui.
    Diciamo che questo è quel che si può osservare direttamente.
    Quel che allo stesso tempo si produrrebbe in maniera meno deduttiva sarebbero gli esiti di tali fenomeni. È vero, la coazione a ripetere, per riprendersi qualche stato di effimera sicurezza personale attirerebbe da subito i più. Ma perdere ogni sia pur falsa certezza potrà generare delle convulse agglutinazioni verso le più premurose e spesso anche le meno ambigue cricche di violenti che in competizione abilmente avranno più successo nel cavalcare con metodi sbrigativi il macontento. La illusione promessa è ciò che da sola e da subito riduce la pena che non si vuol patire anche se ciò comportasse ridurre o di fatto di regolare il dissenso con ogni mezzo diretto o indiretto con mezzi a scelta tra la realtà delle vecchie soluzioni e la fantasia che scaturirebbe dalle opportunità del momento.

    Ribadabuuum.

    ?Quanti coglieranno l’occasione di pretendere la difesa dall’aggressione verso la liberta della proprietà dei mezzi di produzione e la preminenza della sovranità della Legge contro la vessazione degli ordinamenti legislativi sperimentati di recente?

    Molti di più di oggi sicuramente! Ma l’ordine di grandezza non sarà influente per ribaltare pacificamente alcunchè.
    Anzi, nei tempi di turbolenza il crescente quanto ininfluente insieme di uomini liberi (dentro e fuori) potrà pure apparire, molto più di oggi, un ostacolo ad una più rapida rimessa in scena della commedia dal titolo: “La terza tentazione di Gesù”.
    Are you ready for the party?

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Articolo impeccabile; mi permetto solo di dissentire sulla soluzione “default”.
    Solo i poveracci e il ceto produttivo ne soffrirebbero; se la burocrazia in quanto casta momentaneamente avrebbe qualche difficoltà, le singole persone fisiche che la compongono, con i loro capitali e case opportunamente dislocate fuori Italia si salverebbero alla grande.
    Inoltre, per quale ragione il nuovo “piatto” post default dovrebbe essere più digeribile se gli ingredienti sono i medesimi?!
    I milioni di Italiani facenti parte le categorie artefici dello sfascio elencate nell’articolo sarebbero sempre lì, vive e vegete anche dopo il “diluvio”.
    Per quale ragione non si ricomincerebbe da capo?
    L’accozzaglia di genti forzosamente assimilate chiamato “Popolo italiano”, è quello che è anche dopo mille default.
    L’unica soluzione che vedo è la disgregazione di questa pseudo nazione; il genio presente in questa espressione geografica chiamata Italia nella storia ha sempre dato il meglio di sé in contesti non italiani.

  • winston diaz
    Rispondi

    A parte che, ragazzi, se oggi come oggi nei paesi avanzati, col progresso tecnologico, solo il 10, mettiamo al massimo 20-25 per cento della popolazione e’ veramente produttrice di beni e servizi utili (in Usa oggi come oggi ci sono 5 milioni di agricoltori che sfamano mezzo mondo e 10-15 milioni di manifattori, in tutto meno del 10 per cento della popolazione), resta il problema che, dovendo campare tutti, quel 20 per cento dovra’ essere in qualche modo espropriato a far si’ che il restante 80 possa sopravvivere con cio’ che essi producono in sovrappiu’.

    Il processo che e’ partito col neolitico, all’inizio del quale ognuno produceva solo cio’ che serviva a se stesso e ai suoi vecchi e bambini ed era percio’ oggettivamente e perfettamente libero, e infatti non esisteva alcuna gerarchia sociale, e’ giunto al culmine oggi in cui siamo nella situazione diametralmente opposta. Non vedo come si possa essere liberi in questa situazione, e’ impossibile, la condizione necessaria della liberta’ e’ l’autonomia, almeno potenziale, senza la quale e’ una scatola vuota pure l’eventuale diritto di secessione.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Infatti il diritto di secessione non è l’obiettivo finale ma un’ipotesi di primo passo verso il raggiungimento dell’auspicata autonomia.

    • winston diaz
      Rispondi

      La mia critica alla situazione potrebbe essere leggermente piu’ devastante.

    • winston diaz
      Rispondi

      Il punto su cui vorrei attirare la vostra attenzione e’ questo, per sentire cosa ne pensate.

      Mi pare che le economie tecnologiche moderne funzionano cosi’ (il segno -> sta per “implica che”):

      – maggiore efficienza -> pochi produttori, magari robotizzati, producono per tutti gli altri (realta’ gia’ attiva nelle nostre economie occidentali, dove la base produttiva di beni e servizi davvero utili e desiderati e’ una piccola frazione della popolazione, circa un decimo o un quinto: negli usa agricoltori piu’ manifattori sono in tutto meno di 20 milioni su 300!);

      – necessita’ di redistribuzione al resto, ampiamente maggioritario, della popolazione -> maggiore tassazione sui produttori, che siano macchine o persone (altra realta’ gia’ effettiva);

      – maggiore tassazione -> necessita’ di ulteriore efficientamento del processo, con ulteriore restrizione della base produttiva (realta’ gia’ attiva, e’ quello che succede di fatto);

      – ulteriore restrizione della base produttiva -> ancora piu’ tasse su di essa per la ulteriore redistribuzione (realta’ gia’ attiva pure questa);

      Mi pare che di fatto quanto esposto sopra sia quello che sta succedendo nelle nostre societa’ reali e concrete.

      Cio’ potrebbe spiegare il circolo perverso, il loop, che fa si’ che la tassazione aumenti sempre e comunque (necessita’ di redistribuire il prodotto di sempre meno produttori sempre piu’ efficienti), e la burocrazia anche (necessita’ di far fare qualcosa compresi lavori inutili e vessatori a gente che altrimenti non serve a nulla se non come consumatrice, per trovare un pretesto che gli fornisca il diritto al prodotto dei produttori, che qualcuno deve pur consumare).

      Se fosse cosi’, continuare ad efficientare tecnologicamente i processi produttivi non serve a nulla, rispetto allo scopo di costruire una societa’ piu’ libera, anzi aggrava sempre di piu’ il problema.

      In un mondo in cui TUTTI dicono che la uscita dalla crisi si puo’ ottenere solo con una maggiore efficienza, quanto esposto sopra e’ un punto di vista molto diverso, che dimostrerebbe che in realta’ aumentare l’efficienza, di per se’, aggrava il problema. Tasse e burocrazia comprese.

      Di certo l’osservazione empirica mostra che le tasse e la burocrazia, nei sistemi economici tecnologici moderni, aumentano in modo incontrollabile sempre di piu’, cosa che e’ opposta a quanto si credeva e sperava all’inizio. Ci sara’ pure un motivo, e potrebbe essere in quanto esposto sopra.

      Quella di prendere i cosiddetti parassiti e metterli a lavorare in modo efficiente di per se’ non risolve alcun problema, anche perche’ il sistema e’ gia’ efficiente, ed e’ proprio per questo che ci sono tanti “parassiti” che servono solo come consumatori, e non servono come produttori.

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