In Anti & Politica, Economia

i quattro austriaciDI REDAZIONE

Se per i grandi personaggi dell’economia valesse lo stesso riconoscimento storico che discende per il grande inventore, Menger dovrebbe essere il pensatore più importante dell’economia moderna. E non esageriamo. Dobbiamo per sempre essergli debitori dell’approccio individualistico (da cui discende il principio dell’utilità marginale, o se preferite, il contrario), di un metodo di indagine delle scienze sociali che da quel momento in poi ha diviso in due il modo di pensare occidentale.

Per Menger e per la scuola austriaca che si abbeverò ai suoi scritti, “i fenomeni appartenenti alla sfera economica non possono essere compresi se non analizzando ciò che li determina e cioè le scelte degli individui.” E l’individualismo metodo­logico che traccia il vero discrimine tra liberalismo e socia­lismo. E non solo nel campo economico.

Ecco perché il Nostro, grazie all’influenza del suo pen­siero, si può dire che sia stato il capostipite della difesa della libertà del singolo che mai deve e può essere com­promessa dalla scelta del collettivo di imporre maggiore uguaglianza, paradosso dei paradossi, proprio a una mol­teplicità di singoli.

Menger fu anche un appassionato studioso dell’origine del denaro. Forse è una parte della sua ricerca meno nota. A ciò avrà certamente contribuito la circostanza, molto poco non intenzionale, che ha visto il suo libro non tradot­to in inglese. Milton Friedman, grande studioso della mo­neta, e non austriaco nei suoi precetti monetaristi, si può dire che non avesse praticamente idea di cosa Menger so­stenesse in materia. In Denaro di Carl Menger, un bel libro edito da Rubbettino, una lucida Introduzione di Lorenzo Infantino ci ricorda una delle grandi e coerentemente “au­striache” intuizioni del Nostro: “Oggi forse implicitamen­te, si suppone che il denaro sia un’istituzione dello stato, una creazione della legge, al contrario nella sua origine è un’istituzione sociale e non statale”.

*Tratto dal libro LA DISUGUAGLIANZA FA BENE, di Nicola Porro

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  • malgaponte
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    A proposito di libertà: dopo 17 anni di residenza in un comune italiano mi è arrivato in casa un vigile urbano per verificare se veramente risiedo in quel comune. L’impiegato comunale al quale ho chiesto delucidazioni mi ha detto che qualsiasi ente pubblico può richiedere tale verifica ma non mi ha saputo o potuto dire chi l’ha richiesta e perchè spiegandomi che in Italia non esiste alcuna privacy nelle abitazioni e che nessuno si può opporre che ti entri in casa qualcuno in divisa senza darti alcuna spiegazione. In compenso nessuno controlla tutta la masnada di clandestini che girano per le strade. Italia 2017, potessi andarmene !!.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Quell’impiegato comunale è un ignorante, come gran parte dei pubblici dipendenti assunti per “meriti” politici. Persino nella di fatto socialista Italia per entrare in un’abitazione privata occorre un mandato giudiziario. Non escluderei l’ipoitesi di abuso da parte dell’amministrazione comunale.

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