In Anti & Politica, Economia

vetrina-rottadi ALBERTO FRANCESCHI VENEZIANO

Basta un telegiornale per sentir nominare una infinità di volte la parola “diritto”, sempre a sproposito. Viene definito “diritto” qualsiasi desiderio o necessità che si possa descrivere come irrinunciabile. La politica si incarica di vendere i “diritti” che in quel momento vanno di moda e, sopratutto, “rendono”, in cambio di consenso, potere e privilegi.

L’unico DIRITTO di cui non si parla mai, l’unico diritto vero, sicuramente il primo, è il diritto di proprietà.

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Il diritto di proprietà si fonda su una semplice affermazione :”Io sono mio e nessuno può invadermi e rendermi schiavo della sua volontà”.
Che si tratti di un individuo o di una società, nessuno ha il diritto di espropriarmi della mia vita. Io vedo come veramente irrinunciabile solo questo principio. Come primo effetto di questo principio si determina il valore assoluto non contrattabile dell’individuo. Io sono mio, mia la è la mia vita, MIO è quello che la mia vita, la mia volontà e la mia attività hanno prodotto e producono.

Esempio semplice.  Io ho il libero diritto, per mia scelta, senza essere di peso a nessuno, di passare vent’anni della mia vita per costruire una galeazza al naturale fatta di fiammiferi da cucina. Se uno, considerando la mia opera inutile secondo i suoi parametri, incendia la mia galeazza, distrugge insieme al manufatto venti anni della mia vita, il senso di vent’anni che io ho liberamente impiegato in quel dato modo. Allo stesso modo se io metto in piedi una attività, un negozio per esempio, anche la vetrata costituisce una parte della mia vita, fatta di giornate magari noiose, dedicate a guadagnare i soldi per pagare la vetrata. Distruggere la vetrata significa distruggere una parte della mia vita. Allo stesso modo, distruggere la porta di casa, gli arredi, i ricordi, il centrino fatto a uncinetto dalla nonna, o le sue piante, o la sua cucina, significa rendere vana e quindi distruggere irreparabilmente una parte di una vita. Una mancanza di rispetto assoluta, un crimine che segna nel profondo la coscienza di chi lo subisce. Per questo la LEGITTIMA DIFESA, come legittima difesa della propria vita, è un valore fondamentale e come valore va difeso inesorabilmente.

Deve essere reso chiaro e INEQUIVOCABILE che, nel momento in cui tu manchi di rispetto al valore della vita altrui, in quell’ istante la tua aggressione crea un tuo debito morale con la tua vittima. Il debito AZZERA in quel momento il valore della TUA vita che stai mettendo nelle mani del derubato.
Il derubato, se è in grado di farlo, può reagire e difendersi ma decide lui come, è lui moralmente il padrone. Può risparmiarti, può anche perdonare lo sfregio lo può fare come atto volontario, no come atto dovuto. Se invece, nel suo pieno diritto, non sopporta l’aggressione e ti spara, sta semplicemente applicando la LEGGE che sancisce il diritto di proprietà e di autodifesa. Su questa LEGGE non c’è giudice o giuria che possano intervenire né parlamento che possa legiferare contraddicendola se non compiendo un abuso.

Su queste semplici proposizioni, sulla accettazione di questi basilari principi, si pone il discrimine fra quelli che riconoscono e rispettano il diritto di proprietà e quelli che invece, apparentemente per “tolleranza” e “altruismo” ma in realtà par riservarsi il diritto al furto, non lo rispettano. Da sempre, la “cultura collettivista” fa girare subdolamente nelle scuole una frase fatta: “la proprietà è un furto”. Da questo deriva un modo di pensar e scrivere “leggi” che garantiscano il “diritto” di distruggere una galeazza di fiammiferi, una vetrata o una vita senza subire conseguenze ed eliminando qualsiasi effetto di deterrenza che una punizione promessa crea. Ma non basta. Le “leggi” servono in realtà a garantire e ad espandere il diritto di intervento e ingerenza della classe “dirigente” nella vita delle persone. Con il diritto di ingerenza si espande, come corollario inevitabile, la necessità di garantire un lauto stipendio a tutti i “legiferanti”, “dirigenti” e “giudicanti” che riescano a introdursi nel sistema. Ma non basta ancora. Per garantire gli stipendi e la possibilità di espandere le loro “attività”, le classi “dirigenti” hanno bisogno di garantirsi la possibilità di alimentarsi applicando una estorsione metodica fondata sempre sullo stesso principio: ABROGAZIONE DELLA PROPRIETA’ PRIVATA, quindi tasse, tasse TASSE.

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I promotori di questo modo di pensare continuano, nei secoli, a perpetuare la arroganza della classe degli “oratores” produttori di “pensiero” (sempre più spesso aria fritta) in realtà servi dei “bellatores”, prepotenti e violenti parassiti come nel medio evo, che considerano con immutato disprezzo il prodotto dei “laboratores”.

A questo punto io, come laboratores e estimatore e nel mio piccolo “cantore” dei laboratores, mi arrabbio senza rimedio e reagisco con una guerra pacifica ma senza quartiere. So che può essere una guerra persa, anzi, lo è sicuramente, perché ci vuole coraggio e ce n’è poco in giro, ma devo difendere la mia vita e il tempo che ho impiegato per imparare le quattro cose che so e che io sono: la mia proprietà.

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  • Antonino Trunfio
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    come ho sempre pensato, come ho scritto anche di recente analizzando e commentando la costituzione italiana, tutte le volte che si incrocia qualcuno che dichiara di occuparsi dei tuoi diritti, nello stesso istante ne diventa il proprietario. Il corano statalese itaGliano è un esempio planetario di appropriazione indebita dei diritti naturali delle persone, da parte di una banda di malfattori, eredi dei padrini costituenti, che hanno ridotto questo paese in una steppa siberiana.
    Su Rischio Calcolato, sto scrivendo da un anno circa una serie di post su ogni singolo articolo della summa statalizia italiota. Questo è l’ultimo della serie, relativo agli articoli 25 e 26
    http://www.rischiocalcolato.it/blogosfera/perifrasi-della-costituzione-italiana-acrobazie-25-26-229759.html

  • Fabio
    Rispondi

    Guarda che lo Stato ragiona proprio come illustri te, solo che dice che è TUTTO suo.

    il cittadino, in questo quandro, è paragonabile alla colf che potresti avere in casa:
    per quanto gli potresti aver fatto credere (magari per indurla a fare più attenzione a non rompere suppellettili o graffiare mobili) che in casa per te siete tutti come una famiglia e quindi anche lei è di famiglia (illudendola forse addirittura di essere comproprietaria), resta il fatto che la colf resta una SERVA! proprietaria di un bel niente! una paria che ha il dovere/diritto di ubbidire alle disposizioni della Casta ed accontentarsi delle briciole che gli vengono concesse, senza dimenticare di ringraziare di questa fortuna.

    Per far capire a qualcuno quando può definire qualcosa come “suo”, gli faccio una semplice domanda: Puoi vendertelo? Paghi a qualcuno qualcosa (come fosse un affitto)?
    Qui non c’è niente di TUO, neanche il tuo corpo (non puoi vendere neanche un po’ di sangue, mentre lo Stato -vedi Poggiolini- fa come gli pare);
    E quando vendi un appartamento o un’auto (per fare un esempio) stai trasferendo solo una sorta diritto di custodia protempore elargitoti dalla Casta, diritto revocabile a piacimento o necessità o capriccio.

    D’altro canto, non paghi una tassa per la proprietà del tuo appartamento? Ma se paghi, come fanno gli affittuari, allora non sei proprietario ma affittuario! ed infatti sulla scheda del catasto trovi la rendita (per lo Stato!) del “tuo” appartamento.

  • myself
    Rispondi

    A proposito della frase fatta “la proprietà è un furto”, ci vogliono 2 secondi a bollarla come una sciocchezza:

    “furto” significa “impossessamento indebito di un bene di PROPRIETÀ altrui”, quindi la frase vorrebbe dire che “la proprietà è un impossessamento indebito di un bene di proprietà altrui”, il che non ha alcun senso oltre che suona ridicolo…

  • winston diaz
    Rispondi

    “A proposito della frase fatta “la proprietà è un furto”, ci vogliono 2 secondi a bollarla come una sciocchezza”

    La frase e’ di Proudhon, il primo che ha usato la parola anarchia il senso moderno cioe’ non necessariamente spregiativo.

    Probabilmente andrebbe intepretata contestualizzandola.

  • eridanio
    Rispondi

    La soluzione per non finire isolati e maziati non è l’io
    ma il tu.
    ”Io sono mio e nessuno può invadermi e rendermi schiavo della sua volontà”.
    Diventa:
    “Tu sei tuo e nessuno può invaderti e renderti schiavo della sua volontà”.

    Dire che tu sei tuo include il prossimo nel disegno di proteggersi garantendo agli altri una vicinanza di sicurezza e di solidarietà nella difesa con fini di reciprocità.

    Io io io io non conto niente e sono solo 1.
    Col tu tu tu siamo già in due se ci stai. Chi vede l’utilità della sicurezza del prossimo si potrà aggiungere.

    I diritti che vengono dall’io sono indefiniti ed imperimetrabili. Tante teste tanti io

    I diritti tutelati dal tu sono frutto di negoziazione e scambio. Sono definibili e perimetrabili.

    Questa è l’unica chiave di lettura che può portare da qualche parte.

    Anche la proprietà privata è nata così.

    È nata dalla constatazione che la mia necessità di essere l’esclusivo dominus dei mezzi che ho prodotto e mi servono per migliorare la mia precaria esistenza sarebbe stata meglio tutelata se avessi garantito a qualcun’altro in prossimità che non avrei fatto strame della sua vita e delle sue cose.
    Altro che diritto naturale!
    Ci vuole molta perspicacia e volontà per creare un Diritto che abbia la qualità di poter reggere una società di individui.
    Infatti non è scontato il fatto che molta gente facendo ancora molta confusione e caciara sull’io non abbia ancora centrato il ragionamento sul tu e la sua disciplina.

    Molti di quelli che oggi sono specialisti del tu sono prevalentemente ancora dei trogloditi chiusi nel loop della tirannia dell’uomo sull’uomo (tu fai, tu devi..).
    Non mi riferisco a coloro che guidano enti con propri fini costitutivi: un’impresa o un qualsiasi ente ad accesso volontario che ha regole condivise e vincolati tra le parti.
    Ovviamente mi riferisco ai tirannelli a capo di enti ad accesso non volontario.

  • eridanio
    Rispondi

    Quindi.
    PERCHE’ NON PUO’ ESISTERE IL “DIRITTO” DI SFONDARE UNA VETRINA?

    Se ragioni realmete su come l’uomo ha tramandato quanto ha scoperto di utile per migliorare la risposta è:
    PERCHÈ NON CONVIENE!

  • Gio
    Rispondi

    E’ una morale condivisibile in massimo grado, a livello di sentimento. Ma purtroppo non si fonda su nessuna dimostrazione logica. Il diritto che lo Stato esercita sta nella sua forza, anche di togliere la vita e la proprietà. Il diritto che l’individuo esercita contro lo Stato consiste anch’esso in una forza, la forza che consiste nel resistere alla prevaricazione dello Stato.
    Ma il diritto “naturale” dell’individuo a tutelare la propria vita e i propri possedimenti è nientemeno che un dogma quanto il diritto che lo Stato totalitario pretende di esercitare sui diritti individuali. Sia il diritto naturale che quello positivo sono intellettualismi umani, forme di fede che non hanno tanta più logica del diritto divino. La “natura” e il “diritto naturale” sono invenzioni artificiali.
    Come diceva Max Stirner: “Hai diritto di essere ciò che hai la forza di essere”.

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