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TasseDI SILVANO CAMPAGNOLO

Uno dei concetti più difficili in assoluto da capire per moltissima gente, è il concetto di “produzione” di una tassa. Produrre una tassa significa creare un surplus di ricchezza che poi viene versato coercitivamente ad un soggetto terzo, che non ha concorso in nessun modo a quella produzione di ricchezza.

Quindi il soggetto “A” che vende il prodotto “X” al soggetto “B”, realizza un guadagno. Tecnicamente anche il soggetto B realizza un guadagno dato che uno scambio volontario tra privati è sempre uno scambio “win/win”, ma molto spesso il guadagno del soggetto B non è materiale e sopratutto non è monetizzabile, quindi il soggetto “terzo” può pretendere una tassa solo dal soggetto A dato che è l’unico ad aver avuto un guadagno di tipo monetizzabile. Il soggetto A anche solo per il fatto di aver messo a disposizione il prodotto X in modo che il soggetto B potesse comperarlo, ha fatto un “lavoro” generando un surplus di valore. Surplus “prezzato” dal soggetto A e comperato volontariamente dal soggetto B.

Su quel “sovrapprezzo” che è il compenso per il lavoro di A, il soggetto terzo chiede una tassa. Quindi il soggetto A dovrà pagare obbligatoriamente quella tassa, dopo aver prodotto un lavoro ed incassato un prezzo. (per semplicità, non consideriamo le dilazioni di pagamento sulle quali di solito il soggetto terzo non concede “dilazioni di incasso di tasse” ma addirittura pretende anticipi sugli incassi futuri per merci ancora da vendere).
Come vedete, il soggetto A ha prodotto un surplus di valore, aumentando la ricchezza all’interno del mercato e su quel surplus il soggetto terzo ha preteso la tassa, togliendo ricchezza al mercato.

Anche il soggetto B ha creato ricchezza nel mercato, soddisfacendo un suo bisogno, però tale ricchezza, come già detto, spesso non è quantificabile in termini monetari, quindi non tassabile, anche se il soggetto B ha partecipato in parte al pagamento delle tasse di A tramite il prezzo. (omettiamo per comodità le tasse direttamente a carico del soggetto B, che sono le imposte indirette come l’IVA).

Il problema nasce quando manca il soggetto terzo, ovvero quando il soggetto terzo corrisponde ad A o a B o ad entrambi. Vediamo di fare degli esempi

Il soggetto terzo che chiameremo “S” come “stato”, ha il potere di imporre tasse a tutti, compreso se stesso.
Ma come fa il soggetto S a tassare se stesso?
Il soggetto S vende il prodotto X al soggetto B, in questo caso il soggetto S si comporta come un soggetto privato, la differenza sta nel fatto che il prezzo di X comprensivo della tassa se lo incassa il soggetto S che quindi avrà un “profitto” maggiore, rispetto alla stessa vendita fatta dal soggetto A, per il fatto che non dovrà versare a nessuno la tassa incassata e caricata nel prezzo del prodotto X (iva incluisa). In questo caso avremo una transazione economica di tipo paritetico, dove il soggetto S avrà un surplus pari alla perdita del soggetto B, tale tipologia di scambio si dice “a somma zero” o tipologia “win/lose”, di fatto il soggetto S non crea nessuna nuova ricchezza, semplicemente si appropria di una parte della ricchezza del soggetto B. Anche in questo caso il soggetto S toglie ricchezza al mercato.

Se il soggetto S corrisponde al soggetto B, ovvero compera dal soggetto A, si ha ancora una transazione a somma positiva, quindi una transazione “win/win”, ma a differenza della transazione tra A e B, la transazione tra A e S vedrà A produrre la tassa per S il quale prima pagherà il prodotto X poi si farà ridare indietro la tassa sul surplus che A avrà incassato, (compresa l’IVA). Il soggetto S di fatto pagherà di meno il prodotto X rispetto al soggetto B, sottraendo ricchezza al mercato.

Quando invece i soggetti A e B corrispondono a S, (dipendenti pubblici che compravendono un prodotto/servizio da altri dipendenti pubblici) avremo sempre una transazione “a somma zero” o di tipo “win/lose” in quanto il soggetto S/A incasserà dal soggetto S/B per la vendita del prodotto X una cifra, ma il surplus di questa cifra dato dal “maggior valore” che tale prodotto o servizio ha, non è in nessun modo calcolabile, quindi il soggetto S/A pagherà a se stesso la tassa, il soggetto S/B verserà a se stesso la tassa. Tale tassa non è stata prodotta, ma è semplicemente è una cifra “arbitraria” che passa da una tasca all’altra dello stesso paio di pantaloni. (partita di giro).

A complicare maggiormente le cose, quando il soggetto S entra nel mercato, in qualsiasi veste esso appaia, ci sta un’altra questione. Il soggetto S non possiede nessun tipo di ricchezza di sua proprietà, quello che ha è tutta ricchezza sottratta antecedentemente ai soggetti A e B e quindi al mercato. Questo fa si che in tutte le transazioni tra S ed il mercato, il soggetto S sta semplicemente scambiando ricchezza già prodotta dal mercato con altra nuova e maggiore ricchezza prodotta dal mercato, in un processo di sottrazione continua di ricchezza del mercato stesso.

Il peggiore intervento di S nel mercato. invece, è quando S obbliga i soggetti A e B del mercato ad usufruire di un prodotto/servizio fornito dal soggetto S in forza di una legge emanata da S stesso. In questo caso non avremo uno scambio, il quale per esistere necessita della volontarietà, ma solo un “lose” in quanto il mercato perderà ricchezza per il totale del valore del servizio imposto.

Va osservato che in questo caso la perdita di ricchezza del mercato non è relativa al “surplus” generato come nei casi precedenti di scambi volontari, ma è totale, in quanto il servizio/prodotto offerto in maniera coercitiva dallo stato è una perdita netta per il mercato, questo processo è il miglior processo di distrazione di ricchezza dal mercato che lo stato possa attuare. (tutta la burocrazia di stato funziona così).

Conclusione: per produrre una tassa, è necessario che si crei nuova ricchezza nel mercato. Per creare nuova ricchezza nel mercato è necessario che i soggetti volontariamente scambino merci e servizi tra di loro. Tutte le tasse che lo stato impone, sono ricchezza prodotta e tolta al mercato.Tutti gli scambi dove partecipa lo stato, sono scambi che non creano ricchezza in quanto sono scambi a somma zero, ma lo stato pretende lo stesso le tasse, continuando a sottrarre ricchezza al mercato.

Tutti i servizi resi obbligatori dallo stato, non sono scambi, in quanto manca la volontarietà di tutti i soggetti coinvolti nello scambio. Questo tipo di servizi sono perdite nette di ricchezza per il mercato. (esattamente come un furto).

Tutte le tasse pagate dai dipendenti pubblici non sono state prodotte in quanto nel caso di “scambi volontari” non vi è alcun modo di calcolare l’effettivo surplus tassabile, negli “scambi coercitivi” non vi è produzione di nessun surplus, ma solo furto. I soldi che il dipendente pubblico versa allo stato come “tasse” sono partite di giro, cifre totalmente arbitrarie di tasse non prodotte e/o non calcolabili. come ho già detto: è come se spostare dei soldi da una tasca all’altra di un paio di pantaloni.

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Mostrati 5 commenti
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non è solo furto. Come giustamente si indica nel quartultimo capoverso, è anche peculato per distrazione di fondi. Senza considerare i possibili reati collaterali quali minaccia, violenza privata, estorsione, truffa, appropriazione indebita…

  • winston diaz
    Rispondi

    Troppo complicato :)

    Fra l’altro, nel tempo che abbiamo impiegato a leggerlo, sono state promulgate 100 nuove leggi e imposte altrettante nuove tasse e sanzioni. Quindi, impiegato, o sprecato? ;)

    Visto che l’ho appena riletto, ricordo a tutti questo bello benche’ amaro scritto di Sergio Ricossa, per rifarsi un po’ il palato.

    Nel piattume generale, non sarebbe male ripubblicarlo.

    http://www.rischiocalcolato.it/2016/03/io-liberale-pentito.html

  • Evaristo
    Rispondi

    In effetti è un po’ contorto, mi ricorda “La quercia del Tasso” di Campanile. :D
    Dissento sul fatto che uno scambio volontario tra privati sia sempre una “win-win situation”: ad es. in una compravendita immobiliare oggi, a mercato crollato e depresso dalla crisi, l’affare può farlo solo il compratore (e in caso di ulteriori deprezzamenti manco lui).

    • eridanio
      Rispondi

      Se non c’è violenza fisica o minaccia di violenza fisica, uno scambio con consenso volontario è sempre vantaggioso per entrambe le parti.
      Chi vede lo scambio da terzo non può esprimere alcun giudizio rilevante circa la consistenza del vantaggio di “quello” scambio.
      Non può esprimere alcun giudizio rilevante perchè non ci può essere identità di incentivi ad agire tra il terzo e gli attori di uno scambio visto da fuori.
      I giudizi di valore sono tanto legittime quanto inutili opinioni.
      Infatti queste opinioni non parlano dello scambio osservato, ma parlano di un altro scambio virtuale e ancora in grembo a Giove sul quale l’osservatore si premura di informatci quale sarebbe la sua personale preferenza nel caso fosse coinvolto.
      L’economia, come scienza, non può basarsi su giudizi di valore, ma su Leggi economiche valide a parità di condizioni. Per concludere rilevano i fatti concreti e la stima degli attori è economicamente inquestionabile.
      Anche Madre Teresa di Calcutta aveva il suo ritorno in termini spirituali per ogni azione apparentemente consistente nel suo sacrificio senza misurabile ricompensa dalle sue controparti beneficiarie. Ciò sarebbe continuato ad essere vero anche se un osservatore avesse ritenuto sconveniente il suo umile servizio.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Nel caso di un acquisto immobiliare B paga Iva O registro, ma poi si espone alla patrimoniale Imu.
    Lo stato , il soggetto S , incassa da entrambi son le principali tasse esistenti.
    Sui redditi, sui consumi, sul patrimonio.
    Mi fermo a queste tre principali, ma altre ce ne sarebbero.
    Nel caso di acquisto di monete in oro all’estero, lo stato italiano non prende un tubo.

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