In Anti & Politica, Economia

dirittiacquisitiDI GIOVANNI BIRINDELLI

Il ministro Delrio, a proposito dei tassisti: «uno Stato serio dà diritti a tutti».

Delrio non sa, evidentemente, che un diritto non può essere dato. Può essere solo difeso.

Quando un ‘diritto’ viene dato è un privilegio, non un diritto.

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Agli schiavisti fu dato il ‘diritto’ di possedere e vendere schiavi. La fine dello schiavismo non fu dovuta alla concessione di un ‘diritto’ ma alla difesa (parziale, purtroppo) del principio di non aggressione.

Una difesa integrale di questo principio avrebbe tolto alla macchina coercitiva statale il ‘diritto’ di tassare, di regolamentare, di imporre con la violenza una particolare moneta. Più in generale, di aggredire.

La possibilità che Delrio capisca che il diritto (il principio di non aggressione) esiste indipendentemente dalla volontà del potere politico (o di chiunque altro), è pari a quella che egli capisca le ragioni oggettive per cui l’imposizione fiscale è un furto.

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Mostrati 10 commenti
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Al cognome di certi ministri manca sempre una vocale “i” che divida le prime tre lettere dalle ultime tre. La possibilità che la maggioranza degli esponenti politici capisca, è pari a quella che uno come me possa diventare alto.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Concordo.
    Del Rio è già uno zombie politico.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    «uno Stato serio dà diritti a tutti».
    Benissimo fa Birindelli a sottolineare questa affermazione agghiacciante.
    Dietro a questa frase c’è tutto un progetto totalitario che, caduta la speranza nella rivoluzione proletaria, ci stanno surrettiziamente propinando secondo la nota tecnica della rana bollita.

  • StefanoG
    Rispondi

    Allora io ho il diritto di non pagare le tasse…

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Soltanto se Del Rio (o chi per lui) concede benignamente, nonché paternalisticamente, il diritto a non pagare le tasse. Solo che siccome sono una cosa bellissima in quanto aiutano il Visco, pardon il fisco (non è colpa mia se nelle lingue germaniche la “vu” si pronuncia “effe”), allora non se la sentono di privarcene. Come faremmo altrimenti? Uno ieri mi ha detto: “Ma senza lo stato io cosa farei?” Trattandosi di un insegnante di scuola pubblica mi era venuta voglia di rispondergli: “Mi auguro la fame”. Mi sono trattenuto in quanto persona munita di fisico ben più robusto del mio e chi mi conosce sa quanto sia poco disposto a manifestare il ben noto eroismo del quale sono pregnato. Ma non sono riuscito a trattenermi dal chiedegli se abbia mai saputo di uno zio Tom che in passato abbia chiesto a Lincoln “se abolisci la schiavitù, io poi dove mangio?”. Essendo insegnante italiano, anzi itaGLIano, non conosceva ovviamente Lincoln. “Ma chi? Quello dell’Apollo 13?” Peccato si chiamasse Lovell, non Lincoln.

    • GIG
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      sempre bravo Alessandro.
      hanno la mente addestrata e programmata allo ‘stopreato’ di Orwelliana memoria.
      non riuscirai mai a farti dare la risposta alla tua domanda.
      hanno la mente che si autoblocca davanti alla realtà.

  • vetrioloblog
    Rispondi

    “Uno Stato serio dà diritti a tutti”
    Tanto per cominciare, non vedo cosa c’entri lo Stato con la serietà. Magari con la tragicità, questo sì.
    Poi confermo che i diritti di un individuo non siano quelli benignamente concessi da mamma-Stato.
    Una cosa però è vera. Lo Stato dà diritti (ovvero privilegi,) se non a tutti, a molti. E così ci trasforma in gretti ed egoisti difensori dei nostri piccoli privilegi, gli uni contro gli altri, tutti uniti nell’anacronistica difesa di miseri interessi corporativi e dello Stato che li legittima.
    Ma quando capiremo che saremo veramente liberi quando lo Stato non darà alcun diritto a nessuno? Se veramente lo capissimo, allora lo Stato sarebbe minimo o addirittura inesistente.

  • vetrioloblog
    Rispondi

    Purtroppo la concessione di un privilegio da parte dello Stato è non solo un’ingiustizia nei confronti di t.utti coloro ai quali lo stesso privilegio non è stato concesso. E’ anche un’ingiustizia nei confronti di coloro che per detto “privilegio” hanno pagato danaro allo Stato (vedi tassisti che hanno comprato la licenza).
    Uno Stato serio non dovrebbe concedere privilegi. E se, ovviamente sbagliando, ha “venduto” a qualcuno un privilegio, dovrebbe avere la serietà di rimborsare coloro che per un qualunque motivo se o vedono poi ridotto o annullato.
    Ma stiamo parlando di uno Stato serio (cioè un ossimoro)…

    • spago
      Rispondi

      Quindi prima godi di un privilegio indebito, su cui guadagni a spese degli altri, e poi vai rimborsato.. perfetto!

      Prima lo Stato mi impedisce di fare un certo lavoro, perchè ha deciso che lo può fare solo la categoria X, i cui redditi vengono così artificialmente garantiti, poi coi soldi delle tasse, che sono anche miei, rimborsa la categoria X (non me che sono la vittima)..

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Comprendo le motivazioni di Spago sul piano etico ma a volte è forse necessaria una rinuncia per cercare di ottenere vantaggi successivi sul piano pratico. E’ vero che un certo lavoro è stato garantito solo a una categoria riservata. Ma a differenza di un provvedimento preso con l’arma legislativa, dove ad esempio si stabilisce che un lavoro può essere svolto solo da uomini o solo da donne, qui abbiamo un caso di palese estorsione. Se non paghi non eserciti e quindi, più che di rimborso, si potrebbe parlare di restituzione. E’ vero che se si paga si è complici e quindi riemerge l’aspetto etico. Ma per allargare la base del consenso al libero esercizio delle professioni occorre ridurre numericamente le truppe potenzialmente nemiche di questo libero esercizio. Senza restituzione, chi ha pagato continuerà sempre a opporsi. Se si volesse pensare a una lista elettorale con un programma liberista, non si avrebbero mai i consensi di chi si è comprato una licenza se non si prevedesse una magari parziale restituzione delle somme sborsate. Se si riuscisse a creare un movimento di resistenza fiscale, avremmo tassisti favorevoli allo scontrino. E in caso di proclamata secessione, li vedremmo travestiti da poliziotti dello stato unitario; pronti anche alla guerra civile. E’ vero che in una situazione abolizionista non devono essere risarciti gli ex proprietari di schiavi. Ma lì non si tratta di stabilire se si può esercitare la schiavitù pagando o non pagando. Si tratta di affermare che la schiavitù non si può esercitare in qualunque caso mentre l’autonoleggio è un mestiere comunque lecito. Ci auguriamo che un giorno possa essere anche libero. Il discorso potrebbe essere allargato a tutte le attività con licenza ma le tariffe per ottenere quella sull’autotrasporto sono notevolmente più alte delle altre. Comunque, rimborso o non rimborso, non vedo all’orizzonte liste o movimenti che abbiano nel proprio programma elettorale o resistenziale o secessivo, un’autentica volontà di liberalizzare. Anzi, il fondatore del sultanato di Arcore (sultanato o califfato?) vuole copiare i cinque tonti con la proposta d’introduzione del cosiddetto reddito di cittadinanza. Alla faccia della rivoluzione liberale. Occorre sempre ricordargli che le rivoluzioni non si attuano con i “moderati” e i conservatori. E che il liberalismo non si applica alleandosi con socialisti, corporativisti, nazionalisti, protezionisti, confessionalisti, interventisti e centralisti. Che altro non sono se non tutte le varianti (ho omesso solo i comunisti perché con loro dice di non volersi alleare) dello statalismo. Ma tanto non ascolta.

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