In Anti & Politica, Economia

VIGNETODI GIOVANNI BIRINDELLI

“Esco da un interessante corso introduttivo sul vino. A un certo punto hanno parlato della filossera della vite: l’insetto che ha devastato e cambiato per sempre le vigne in tutto il mondo.

Chi parlava ha raccontato che in Francia, nella seconda metà dell’800, mentre la filossera stava devastando la gran parte delle vigne, alcune di queste resistevano all’insetto.

I proprietari di queste vigne ‘resistenti’, tuttavia, furono costretti dai proprietari delle vigne ‘non resistenti’ a distruggere le loro vigne. Se non lo facevano, venivano ritenuti responsabili del problema e puniti (spesso perfino uccisi). Così l’invidia sociale ha distrutto la diversità e impedito ai migliori (o a i più fortunati) di crescere e quindi di segnare la via per gli altri. Alla fine la filossera fu sconfitta innestando le vigne europee su quelle americane. In America infatti le vigne ‘resistenti’ furono lasciate vivere e prosperare.

La caratteristica intellettuale del socialismo è la stupidità. Quella psicologica è l’invidia. Quella etica è l’aggressione. Quella economica è la miseria.

Articoli recenti
Mostrati 140 commenti
  • Michaela Kajšová
    Rispondi

    Bisogna vedere a questo punto se era solo un semplice corso introduttivo sul vino oppure una abbondante bevuta di vino !

    • Vilma
      Rispondi

      Bacco gioca brutti scherzi. Per questo motivo, Giovanni Birindelli verrà fermato dalla Polstrada e sottoposto all’etilometro. LA CARATTERISTICA INTELLETTUALE DEI PPOPRIETARI DI VIGNE E’ L’ UBRIACHEZZA !

    • eridanio
      Rispondi

      Giovanni sa far incazzare l’Anticristo.

      il flame è la prova.

      Grande Giovanni

      • Vilma
        Rispondi

        Secondo me, il fiume Eridano (gr. ᾿Ηριδανός) è la prova.esistente della connessione con l’Anticristo.

        In mitologia :

        Fiume mitologico, in diretta connessione con gli Inferi, legato alla morte di Fetonte che vi precipitò. Nell’antichità fu spesso identificato con fiumi reali: il Rodano (Eschilo) e il Po (nella maggioranza degli scrittori); altri lo collocavano nelle regioni del Nord europeo.

      • Vilma
        Rispondi

        Ho capito tutto: eridanio è un torinese !

        • Vilma
          Rispondi

          il fiume è la prova, non il flame ! hahahaha :)

          • Michaela Kajšová

            @Vilma Non ci posso credere!!! Sono davvero sconvolta !!! Ma tu sei per caso quella famosa strega brasiliana che una volta praticava la magia nera.???
            Ci sono molti video in youtube e non solo in youtube che parlano di te, se non sbaglio . Come questo : https://www.youtube.com/watch?v=S4yHEhODMag

  • Michaela Kajšová
    Rispondi

    La società di mercato è davvero l’unica davvero compatibile con la grande eredità umanistica dell’Occidente cristiano.? La scelta liberale, contrapposta all’interventismo statale, serve davvero a proteggere la dignità dei singoli poiché la libertà autentica consiste non nell’arbitrio di chi si sente autorizzato a fare qualsiasi cosa ma nell’agire di chi sa innanzitutto riconoscere la libertà (e quindi la proprietà) altrui ?

  • Michaela Kajšová
    Rispondi

    Per Wilhelm Röpke SI, per me NO ! Per altri NON SO.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    A leggere il primo commento sembrerebbe che sia giusto abbattere le piante sane. In questo caso c’è da chiedersi chi avrebbe esagerato nel consumo del prodotto finale della vite. Sì, la società di mercato è l’unica compatibile con umanesimo, cristianesimo, dignità e libertà autentica. Se uno afferma “per me no”, peggio per lui e per la sua incapacità di accorgersene pari all’incapacità di non vedere che Ropke, fautore del centralismo bancario e di un sia pur moderato stato sociale, non era un liberale autentico ma solo autodefinitosi tale; a sinistra dello stesso Adenauer. Cos’è il socialismo? Per qualcuno la collettivizzazione forzata dei mezzi di produzione; per qualcun altro l’intervemntismo statale in economia pur in un quadro di formale o apparente rispetto dei titoli di proprietà; per altri ancora una spontanea condivisione e comunione di beni, anche produttivi, sullo stile dei kibbutzim israeliani. Io quest’ultima versione non la chiamo socialismo ma comunitarismo, proprio per il suo carattere spontaneo e perché il kibbbutz è una proprietà privata nella quale si può entrare liberamente e dalla quale si può uscire altrettanto liberamente. Per me il socialismo è la filossera.

  • Michaela Kajšová
    Rispondi

    Per me Gesù è la vite vera. 1 «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
    http://www.launiversidaddelaire.es/

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ogni tralcio che porta frutto va potato perché porti più frutto. E vale anche per gli eventuali innesti. Il Nazareno non distrugge l’intera vite. Immaginare un vangelo socialista, oltre a non conoscere la parabola dei talenti, significa essere in malafede come certi sacerdotucoli di moda negli anni settanta: oppure essere totalmente incapaci sul piano esegetico. Perciò in merito ha ragione il sia pur solo apparentemente liberale Ropke. Comunque l’esegesi spetta ai vescovi. Ce lo dicano loro se il vangelo è socialista. Se lo affermano si preparino a scomunicarmi.

    • Michaela Kajšová
      Rispondi

      Esattamente, ma se pensiamo ai vari teologi della liberazione oppure a don Andrea Gallo allora SI…il vangelo è socialista. Ma come tutte le cose, anche l’esegesi è varia e multiforme a seconda dell’interpretazione che ognuno dà dei testi sacri . Ma per molti cattolici anche papa Francesco e’ non solo socialista, ma addirittura comunista ! Ricordiamo ancora quando il presidente colombiano Evo Morales dette in dono al pontefice un crocifisso su falce e martello. Ma per fortuna che papa Francesco ha poi chiarito la questione: “Non sono comunista, l’amore ai poveri è una bandiera del Vangelo” http://www.huffingtonpost.it/news/papa-francesco-comunista/

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    I “teologi della liberazione”, che in realtà tifano per la schiavitù progressiva, stanno al cristianesimo come il sottoscritto sta alla pratica delle attività sportive.

    • Michaela Kajšová
      Rispondi

      Mah, guarda, su questo punto ci sarebbe molto da discutere. Non credo solo i teologi della liberazione (mettiamoci pure dentro anche tutto il Vaticano !). Nessuna differenza poi con i politici. Che si tratti di potere spirituale o potere temporale, potere religioso o potere politico… una cosa certa e sicura è … che sempre di potere stiamo parlando . e dove c’ è il potere c’ è quasi sempre la corruzione ed il malaffare, non ho mai visto un potere buono. No, non esistono proprio poteri buoni, come cantava De André : Nella mia ora di Libertà
      da Storia di un impiegato (1973)

      Di respirare la stessa aria
      di un secondino non mi va
      perciò ho deciso di rinunciare
      alla mia ora di libertà

      se c’è qualcosa da spartire
      tra un prigioniero e il suo piantone
      che non sia l’aria di quel cortile
      voglio soltanto che sia prigione
      che non sia l’aria di quel cortile
      voglio soltanto che sia prigione.

      È cominciata un’ora prima
      e un’ora dopo era già finita
      ho visto gente venire sola
      e poi insieme verso l’uscita

      non mi aspettavo un vostro errore
      uomini e donne di tribunale
      se fossi stato al vostro posto…
      ma al vostro posto non ci so stare
      se fossi stato al vostro posto…
      ma al vostro posto non ci sono stare.

      Fuori dell’aula sulla strada
      ma in mezzo al fuori anche fuori di là
      ho chiesto al meglio della mia faccia
      una polemica di dignità

      tante le grinte, le ghigne, i musi,
      vagli a spiegare che è primavera
      e poi lo sanno ma preferiscono
      vederla togliere a chi va in galera
      e poi lo scanno ma preferiscono
      vederla togliere a chi va in galera.

      Tante le grinte, le ghigne, i musi,
      poche le facce, tra loro lei,
      si sta chiedendo tutto in un giorno
      si suggerisce, ci giurerei
      quel che dirà di me alla gente
      quel che dirà ve lo dico io
      da un po’ di tempo era un po’ cambiato
      ma non nel dirmi amore mio
      da un po’ di tempo era un po’ cambiato
      ma non nel dirmi amore mio.

      Certo bisogna farne di strada
      da una ginnastica d’obbedienza
      fino ad un gesto molto più umano
      che ti dia il senso della violenza
      però bisogna farne altrettanta
      PER DIVENTARE COSì COGLIONI
      DA NON RIUSCIRE PIù A CAPIRE
      CHE NON CI SONO POTERI BUONI
      da non riuscire più a capire
      che non ci sono poteri buoni.

      E adesso imparo un sacco di cose
      in mezzo agli altri vestiti uguali
      tranne qual è il crimine giusto
      per non passare da criminali.

      C’hanno insegnato la meraviglia
      verso la gente che ruba il pane
      ora sappiamo che è un delitto
      il non rubare quando si ha fame
      ora sappiamo che è un delitto
      il non rubare quando si ha fame.

      Di respirare la stessa aria
      dei secondini non ci va
      e abbiamo deciso di imprigionarli
      durante l’ora di libertà
      venite adesso alla prigione
      state a sentire sulla porta
      la nostra ultima canzone
      che vi ripete un’altra volta
      per quanto voi vi crediate assolti
      siete per sempre coinvolti.

      Per quanto voi vi crediate assolti
      siete per sempre coinvolti.

  • Michaela Kajšová
    Rispondi

    @Vilma Infatti, stranamente, anche se sei brasiliana e quindi dovresti di regola parlare in portoghese, parli benissimo lo spagnolo !

    • Vilma
      Rispondi

      Ti ho risposto in privato, Michaela….. Sono curiosa anch’io di conoscerti…. Ti prego solo di rispondere alle domande che ti ho formulato all’indirizzo della tua pagina spagnola (anche se dal tuo nome e cognome…. in verità ….non credo proprio che sei spagnola) .

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    “La caratteristica intellettuale del socialismo è la stupidità. Quella psicologica è l’invidia. Quella etica è l’aggressione. Quella economica è la miseria”.
    Bellissimo, lo aggiungo alla mia collezione. Grazie Birindelli!
    Ps. Settimana proficua; appena ieri ho aggiunto: “Comunismo: eliminare la povertà generalizzandola”

  • vetrioloblog
    Rispondi

    Stupidità:
    Il socialista è convinto che sia giusto limitare la libertà individuale a beneficio del “bene comune”. Ovviamente lui pensa di sapere cosa sia il bene comune: e in questo consiste la prima parte della sua stupidità; il socialista è anche convinto che i funzionari statali siano poi in grado di controllare che effettivamente detto bene comune sia perseguito: e in questo consiste la seconda parte, ancora più grande, della sua stupidità.
    Aggressione
    L’aggressione è una conseguenza necessaria della stupidità: il preteso “bene comune” può ottenersi solo aggredendo la libertà individuale.
    Miseria
    Più che una caratteristica, la vedo come una tragica conseguenza del socialismo, evidentissima dove ha esercitato da solo il potere (vedi ad es. Germania Orientale, Romania ed ex Europa comunista); insidiosissima dove i principi socialisti sono riusciti solo in parte ad affermarsi, perché i cittadini di quelle nazioni tendono a sottovalutarne il pericolo (La via della schiavitù – Haieck – è al riguardo ancora maledettamente attuale).
    Invidia
    Von Mises fustigò ferocemente l’invidia sociale dei mediocri nei confronti del successo dei migliori, che secondo i mediocri sarebbe SEMPRE ingiusto. Qui posso concedere che non necessariamente i migliori vengono sempre premiati. E siccome i socialisti pensano di avere la soluzione facile per rimediare a quest’ingiustizia, ci risiamo con la stupidità: nei regimi socialisti non viene premiata la laboriosità o l’intelligenza, ma il servilismo verso lo Stato.
    Consiglio a tutti di farsi una passeggiata su YouTube con “Chissà nel socialismo”, di Giorgio Gaber.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Il socialismo è un’ideologia fanatizzante che conduce alla malattia mentale ed alla miseria economica.
    L’unione europea è socialista.
    Tutti i politici europei, compresa la gran parte dell’opposizione, hanno la malattia socialista ben annidata nella loro psiche.
    C’è chi la manifesta, e c’è chi la controlla.
    Ma nel momento della verità il socialismo esce e fa danno.
    Non a caso tutti i politici sono, a mio parere, dei veri e propri delinquenti capaci solo di far danno e introdurre sempre maggiori limitazioni alla libertà personale.

    • Vilma
      Rispondi

      Il troppo denaro è MAMMONA, lo sterco del diavolo che conduce alla malattia mentale ed alla miseria economica dei popoli sfruttati dalla casta dei banchieri, degli usurai e dei politici servi delle oligarchie dell’Unione Europea, della Nato e dell’imperialismo statunitense. L’unione europea è l’esatto opposto del socialismo, sveglia !

      • Vilma
        Rispondi

        Eh già, dimenticavo che…Rothschild è una dinastia di socialisti !

        • Vito
          Rispondi

          Allora anche Emmanuel Macron (l’uomo di Rothschild , visto che l’ha candidato lui per le presidenziali francesi) sarebbe un socialista ! hahahahahahaha :)

      • Vilma
        Rispondi

        Mettiamo pure che l’UE è socialista. Se la mettiamo cosi’, allora siamo noi in una situazione ancora peggiore che il Venezuela , solo per fare un esempio, dove più del 70% dei media in Venezuela è di proprietà privata, con il 25% in mani della comunità e solo il 5% nelle mani dello stato.

  • Vito
    Rispondi

    L’unione europea è socialista. ??? A noi sembra che sia governata dalle banche , quindi l’unione europea e’ l’esatto opposto del Socialismo. Noi chiamiamo l’attuale sistema sociale capitalismo . L’Umanità sta finalmente superando il capitalismo, ed è tempo per un grande cambiamento. E’ ora all’orizzonte un futuro senza scarsità basato sulla proprietà comune, sul libero accesso e sul controllo democratico. Una società globale senza frontiere dove le risorse della Terra sono diventate l’eredità comune di tutti e sono usate per soddisfare i bisogni della gente senza l’uso del denaro. Il più grande cambiamento nella società dalla scoperta dell’elettricità.http://socialismo-mondiale.blogspot.it/p/che-cose-il-socialismo.html

  • Fabio
    Rispondi

    Se l’europa delle banche non c’entra col socialismo, tanto meno c’entra col capitalismo.

    Per Capitalismo s’intende Libero Mercato in Libera Concorrenza!

    ed aggiungo che secondo me non è neanche delle banche ma è una casta, anzi il Consorzio delle Caste europee, che senza elezioni e contro ogni parvenza di democrazia (per quanto mi farebbe schifo anche in quel caso) ha preso il controllo del potere di tassazione sui sudditi schiavi, come ai tempi prima di re ed imperatori, poi di fascisti nazionalcumunisti e socialisti vari.

    tutti a condannare la proprietà privata inviolabile dell’individuo , perché tutti con la bava alla bocca vogliosi di appropriarsi e saccheggiare lavoro e risparmi altrui.

    Naturalmente per proprietà privata intendo, di partenza, una porzione ragionevole di territorio, un terreno anche grande ma con dimensioni ragionevoli.

    Ovvio che mai e poi mai è tollerabile un individuo coglionazzo che si sveglia un mattino e, armi alla mano, afferma che “dalla cima delle montagne oltre l’orizzonte alle rive del mare che neanche si vedono, ebbene è tutto mio” , ma questo in effetti accade solo con lo stato e la sua carta fondamentale quando tutti i giorni invoca l’unità impersonificandola nel presidente.

    eppure esistono idioti che dicono senza vergogna che il problema è il borghese, il singolo proprietario, l’imprenditore, in capitalista con la sua fabbrichetta, non lo stato onnipotente e le sue caste varie tutte non borghesi (cioè nelle più svariare divise militari o ecclesiastiche)

    • Vilma
      Rispondi

      @ Fabio “Se l’europa delle banche non c’entra col socialismo, tanto meno c’entra col capitalismo”. Quindi, attenendomi al tuo ragionamento (che a mio modesto parere non regge su nessun fronte, economico o politico che sia), i banchieri non sarebbero dei capitalisti ed i capitalisti non sarebbero dei banchieri ???

      • Vilma
        Rispondi

        La destra e la sinistra unite hanno consegnato l’Italia ai banchieri, alle oligarchie dell’Unione Europea, alla funzione di camerieri della Nato e dell’imperialismo statunitense.

        • Pedante
          Rispondi

          Sull’ultima affermazione sono d’accordo. (La banca però nella sua forma attuale non può essere considerata frutto del libero mercato ma di un oligopolio sancito e regolamentato dallo Stato).

  • Vito
    Rispondi

    E per capitalismo intendiamo una società fondata sulla proprietà privata o statale dei mezzi di produzione e distribuzione, una società regolata dalle leggi del mercato.

  • Vilma
    Rispondi

    @ Fabio “dalla cima delle montagne oltre l’orizzonte alle rive del mare che neanche si vedono, ebbene è tutto mio” , e’ proprio quello che pensano gli stessi banchieri, i capitalisti, i Rothschild tanto per intenderci meglio.

    • Vilma
      Rispondi

      Ma il problema e’ che non solo lo pensano, ma di fatto attuano sul piano pratico queste idee di dominio e di conquista totale del mondo.

      • Pedante
        Rispondi

        Se il Piano Kalergi si realizzerà a pieno dipenderà dalla volontà dei popoli europei a difendersi.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Appunto, i Rothschild. Quelli che per accumulare, come del resto molti altri banchieri, utilizzano lo strumento legislativo di favore. Non il libero mercato. Mercantilisti e socialisti anche loro, dunque.

    • Pedante
      Rispondi

      Una cosa è certa, senza il forte sostegno di banchieri newyorkesi come Schiff e Warburg, Lev Bronstein non avrebbe mai avuto le risorse necessarie per mandare avanti la rivoluzione bolscevica. E New York rimane tuttora il centro della rivoluzione marxista, questa volta nella sfera culturale.

  • Vilma
    Rispondi

    E il filantropo George Soros che a voi libertari (compresi i radicali Emma Bonino , Marco Cappato & Co) vi finanzia così come finanzia i Black Block no-global e gli sbarchi degli immigrati, molte organizzazioni come Amnesty International e la Monsanto degli OGM che voi amate tanto. SVEGLIATEVI !

  • Vilma
    Rispondi

    Siete talmente IGNORANTI da confondere persino il Socialismo dal Comunismo, che sono due ideologie completamente differenti e distanti, molte volte persino contrapposte !

  • Vilma
    Rispondi

    ”Il socialismo non coincide con lo statalismo. Il socialismo, è la democrazia pienamente sviluppata, dunque è il superamento storico del pluralismo liberale e non già il suo annientamento. È la via per accrescere e non per ridurre i livelli di libertà e di benessere e di uguaglianza.” (Norberto Bobbio)

    • Spago
      Rispondi

      La frase di uno che non capisce ciò che dice..Ma soprattutto cosa è la democrazia? Un metodo per prendere decisioni comuni in un gruppo di persone che si è unito volontariamente? Mi sta bene. Quando votiamo a maggioranza con gli amici su che film andare a vedere è una decisione democratica e non ho niente da eccepire. Un metodo imposto su di un gruppo di persone unito sotto un unico stato con la forza, la guerra, la conquista, i matrimoni fra regali, i trattati fra oligarchie regnanti? Ho tutto da eccepire. Che cosa è la democrazia in un gruppo di persone che ha scelto di unirsi? Un metodo scelto volontariamente dai diretti interessati, e per questo legittimo. Non già legittimo di per sè. Che cosa è la democrazia imposta in uno Stato unito e tenuto unito con la forza? Il più odioso sistema di governo che esista. Un sistema per cui gente con cui non avrei nessun legame, se questo legame non mi fosse stato imposto con la violenza, ha il diritto di votare sulla mia vita, il mio lavoro, i miei soldi, la mia casa, la mia famiglia, il mio stile di vita, il modo in cui mi diverto è così via.. in questo caso la democrazia è una forma di totalitarismo, è l’annullamento totale di ogni diritto individuale, quindi sì è socialismo. Ed è anche l’annientamento del liberalismo. Il pluralismo liberale è il pluralismo di soggetti autonomi, con un rapporto di parità, dotati ciascuno di diritti individuali, che non dipendono dal voto di nessuno perché sono diritti umani. In democrazia la legge e il diritto sono di fatto completamente arbitrari, non esiste nulla che sia indisponibile al voto della maggioranza: se non esiste una legge sul colore delle camicie è solo perché non esiste ancora, non perché non potrebbe esistere secondo principi democratici. È sufficiente completare l’iter istituzionale previsto, ed essenzialmente rispettare il principio di maggioranza, per fare qualsiasi cosa. Anche le costituzioni possono essere cambiate, sulla base dello stesso principio di maggioranza.. basta seguire una procedura un po’ più complicata, ma in linea di principio non c’è differenza. La democrazia qualora si realizzasse negli stati contemporanei che sono unioni coercitive, da cui non si può uscire, e non hanno nulla a che vedere con fantomatici contratti sociali, sarebbe una forma capiallare di aggressione generalizzata di tutti contro tutti, mettendo all’asta il controllo dello Stato, che altro non è che un apparato di oppressione e aggressione. Il rispetto dogmatico per la democrazia che ci viene inculcato e la totale incapacità di senso critico che abbiamo verso questa forma di totalitarismo socialista sono i mali del nostro tempo. La mia vita, la mia proprietà e la mia libertà sono solo mie non di altri, e nessuno può votare su di esse.

      • Vito
        Rispondi

        Cosa è la democrazia? Mi meraviglio che non lo sappia, sig. Alessandro Colla, o che lei peggio ancora ignori la portata e le grandi conquiste delle democrazie , il contributo delll’antica Grecia , il che rivela che lei Alessandro Colla è un perfetto antidemocratico !
        LA DEMOCRAZIA E’ IL GOVERNO DEL POPOLO.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Si svegli Lei e si documenti. Soros non ha mai finanziato “noi libertari” e non mi risulta che finanzi i radicali italiani. Anche perché finanziare i liberisti e al tempo stesso i blècchete blòcchete sottosviluppati, non lo vedo funzionale. A Soros il liberismo non piace perché è un interventista e un mercantilista. Non so se finanzi la Monsanto, noi amiamo gli organismi geneticamente modificati e non una singola ditta di per sé.

  • Vilma
    Rispondi

    Lei e’ un povero deficiente ! Non capisce proprio nulla ! Si documenti meglio LEI piuttosto ! In rete trova molti articoli dei rapporti tra Soros , la Bonino, il club Bilderberg, la Massoneria e proprio VOI LIBERTARI !!!

  • Vilma
    Rispondi

    I Rothschild socialisti ? LEi e’ anche un ANTISEMITA oltre tutto ! Se fosse vero che i Rothschild sono socialisti, allora vorrebbe dire che ISRAELE e’ SOCIALISTA, in quanto i veri proprietari (per non dire i padroni o padrini) di Israele sono proprio loro ! Sono direttamente collegati alla Monsanto, posseggono la British Petroleum, e controllano persino i supermercati Esselunga (che non mi sembra che Bernardo Caprotti fosse socialista ! )

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Fieri di essere considerati ignoranti da chi praticava la superstizione e da chi confonde il giacobinismo con l’individualismo. E soprattutto da chi una volta si firma Vilma e un’altra Mihaela, come si può evincere dal commento sull’eutanasia pubblicato due volte e con firma, appunto, diversa. Il socialismo e il comunismo non sono contrapposti. Il comunismo è una variante del socialismo in salsa internazionalista. Il fascismo lo è in salsa corporativista, il nazionalsocialismo in salsa etnicista. Ma in ogni caso il collettivo prevale sull’individuale. L’ipocrisia di Bobbio è del tutto evidente nella frase citata. “Democrazia pienamente sviluppata” non significa nulla se non perfezionamento della dittatura della maggioranza. “Superamento storico del liberalismo in luogo del suo annientamento” non è altro che la progressiva soppressione della libertà attraverso lo strumento intellettuale e legislativo invece che attraverso la lotta armata. L’uguaglianza la tira fuori a livello generico per confonderla con altri elementi. In nessun’esperienza socialista sono mai cresciuti benessere e libertà. E Mises ha dimostrato scientificamente che non c’era bisogno dell’esperienza, era sufficiente la fallacia della teoria. Ma i “colti” diranno: “Mises, chi era costui?” E poi danno cafonamente degli ignoranti agli altri, a chi almeno ha letto e non finto di leggere. Ritenere che il socialismo possa accrescere la libertà non è altro che la prova della mala fede di Bobbio: chiamare una cosa con il suo nome contrario, l’asfalto cibo e le mele veleno. Orwell docet, lo abbiamo scritto tante volte ma Orwell “ari – chi era costui?” In nessun’esperienza socialista la libertà è stata accresciuta, in tutte si è ridotta o completamente persa. Si può leggere Bobbio e rimanere babbei, non ci si deve meravigliare per così poco. Se si ha voglia spontanea di collettività si mette su famiglia, si entra in convento oppure si fonda volontariamente una “comune” laica. Senza obbligare gli altri a mettere per forza in comune i propri beni con quelli dei comunitaristi. Il comunitarismo è un’altra cosa, un’adesione spontanea a una società non solo di produzione ma anche di condivisione dei beni. Una società con un titolo di proprietà, non una realtà forzatamente e legislativamente nazionalizzata. Si alfabetizzino i sedicenti acculturati e le sedicenti acculturate, ammesso che il loro intelletto sia in grado di raggiungere tale traguardo. Solo dopo, avranno i titoli per definire ignorante qualcun altro.

    • Vilma
      Rispondi

      IL VANGELO SOCIALISTA
      Trent’anni orsono, il 27 agosto 1978, comparve sull’Espresso un lungo articolo di Bettino Craxi dal titolo: “Il vangelo socialista” in risposta ad un precedente intervento di Enrico Berlinguer sul leninismo. Il contenuto segnò una forte divisione tra le due anime della sinistra di allora ed in verità, come ricordato da Massimo Pini in: ”Craxi, una vita un’era politica” le idee del testo furono stese da Luciano Pellicani, ex comunista e docente di sociologia politica, in una raccolta di contributi in onore di Willy Brandt. Inoltre fece epoca l’introduzione forte del pensiero di Proudhon nel pantheon socialista.

      testo:

      “La storia del socialismo non è la storia di un fenomeno omogeneo. Nel corso di travagliate vicende sotto le insegne del socialismo si sono raccolti e confusi elementi distinti e persino reciprocamente repulsivi. Statalismo e antistatalismo, collettivismo e individualismo, autoritarismo e anarchismo, queste e altre tendenze ancora si sono incontrate e scontrate nel movimento operaio sin da quando esso cominciò a muovere i suoi primi passi come unità politica e di classe. In certe circostanze storiche le impostazioni ideologiche diverse sono addirittura sfociate in una vera e propria guerra fratricida. È così avvenuto che tutti i partiti, le correnti e le scuole che si sono richiamate al socialismo, si sono poste in antagonismo al capitalismo, ma ciò non è quasi mai stato sufficiente ad eliminare divisioni e contrapposizioni. I modelli di società che indicavano come alternativa alla società capitalistica erano spesso antitetici.

      La profonda diversità dei «socialismi» apparve con maggiore chiarezza quando i bolscevichi si impossessarono del potere in Russia. Si contrapposero e si scontrarono concezioni opposte. Infatti c’era chi aspirava a riunificare il corpo sociale attraverso l’azione dominante dello Stato e c’era chi auspicava il potenziamento e lo sviluppo del pluralismo sociale e delle libertà individuali. Riemerse così il vecchio dissidio fra statalisti e antistatalisti, autoritari e libertari, collettivistici e non.
      La divisione si riflesse a grandi linee nell’esistenza di due distinte organizzazioni internazionali. I primi, eredi della tradizione giacobina, si raggrupparono sotto la bandiera del marxismo-leninismo, mentre i secondi volevano rimanere nell’alveo della tradizione pluralistica della civiltà occidentale. A partire dal 1919 il socialismo, anche dal punto di vista organizzativo, sarà attraversato da due grandi correnti e da molti rivoli collaterali, che si potrebbero meglio definire solo analizzando la storia dei singoli partiti. Non sono pochi a ritenere che la scissione, vista nelle sue grandi linee, viene da lontano. C’è chi ne vede le radici nella stessa Rivoluzione francese, durante la quale, mentre era in atto la guerra contro l’Antico Regime, si scontrarono due concezioni della società ideale; quella autoritaria e centralistica e quella libertaria e pluralistica. Già nelle analisi di Proudhon per esempio si tenta l’individuazione delle radici etico-politiche del conflitto latente ,che lacerava la sinistra. In Proudhon c’è infatti un’appassionata difesa non solo delle radici ideali della protesta operaia contro lo sfruttamento capitalistico ma anche una percezione acuta della divaricazione sostanziale tra la società socialista e la società comunista. Da un lato il comunismo che vuole la soppressione del mercato, la statalizzazione integrale della società e la cancellazione di ogni traccia di individualismo. Dall’altra il socialismo, che progetta di instaurare il controllo sociale dell’economia e lavora per il potenziamento della società rispetto allo Stato e per il pieno sviluppo della personalità individuale.
      Proudhon considerava il socialismo come il superamento storico del liberalismo e vedeva nel comunismo una «assurdità antidiluviana» che, se fosse prevalso, avrebbe «asiatizzato» la civiltà europea. Lo stesso Proudhon ci ha lasciato una descrizione profetica di che cosa avrebbe generato l’istituzionalizzazione del rigido modello statalista e collettivistico:
      «la sfera pubblica porterà alla fine di ogni proprietà; l’associazione provocherà la fine di tutte le associazioni separate e il loro riassorbimento in una sola; la concorrenza, rivolta contro se stessa, porterà alla soppressione della concorrenza; la libertà collettiva, infine, dovrà inglobare le libertà cooperative, locali e particolari». Conseguentemente sarebbe nata «una democrazia compatta fondata in apparenza sulla dittatura delle masse, ma in cui le masse avrebbero avuto solo il potere di garantire la servitù universale, secondo le formule e le parole d’ordine prese a prestito dal vecchio assolutismo riassumibili:

      -comunione del potere;

      -accentramento;

      -distruzione sistematica di ogni pensiero individuale, cooperativo e locale, ritenuto scissionistico;

      -polizia inquisìtoriale;

      -abolizione o almeno restrizione della famiglia e, a maggior ragione, dell’eredità;

      – suffragio universale organizzato in modo tale da sanzionare continuamente questa sorta di anonima tirannia, basata sul prevalere di soggetti mediocri o perfino incapaci e sul soffocamento degli spiriti indipendenti, denunciati come sospetti e, naturalmente, inferiori di numero».

      Qui, come si vede, Proudhon indica che cosa non doveva essere il socialismo e contemporaneamente che cosa sarebbe diventata la società se fosse prevalso il modello collettivistico basato sulla statizzazione integrale dei mezzi di produzione e sulla soppressione del mercato. La storia purtroppo ha portato qualche elemento di fatto a sostegno della sua previsione. Il socialismo di Stato, messi in disparte tutti i valori, le istituzioni e i principi della civiltà moderna, li ha sostituiti con un modello di vita collettivistico, burocratico e autoritario, cioè con un sistema pre-moderno. E ciò è tanto vero che molti rappresentanti della cultura del dissenso spingono la loro critica sino al punto di vedere nel comunismo, così come storicamente si è realizzato, una vera e propria «restaurazione asiatica». Ma, per venire ad analisi più recenti, ricordiamo che molti altri intellettuali della sinistra europea hanno sviluppato questo filone critico.

      Da Russell a Carlo Rosselli a Cole ci perviene un unico stimolo che ci invita a non confondere il socialismo con il comunismo, la piena libertà estesa a tutti gli uomini con la cosiddetta libertà collettiva.

      Il superamento storico del liberalismo con la sua distruzione.

      Il carattere autoritario di ciò che viene chiamato il «socialismo reale o maturo» non è una deviazione rispetto alla dottrina, una degenerazione frutto di una data somma di errori, bensì la concretizzazione delle implicazioni logiche dell’impostazione rigidamente collettivistica originariamente adottata. L’esame dei fondamenti essenziali del leninismo non può che confermare tale tesi.
      Fino alla pubblicazione di «Che fare?» Lenin fu sostanzialmente un marxista ortodosso: credeva che il socialismo si sarebbe realizzato solo nei paesi capitalistici avanzati e solo a condizione che la classe operaia avesse raggiunto un elevato grado di coscienza politica e di maturità culturale. Ma nel «Che fare?» queste tesi sono letteralmente rovesciate. Dalla teoria e dalla prassi del socialismo democratico europeo si passa a uno schema rivoluzionario e giacobino. Lenin stesso definisce il rivoluzionario marxista «un giacobino al servizio della classe operaia» e propone di creare un partito composto esclusivamente di «rivoluzionari di professione». Così il socialismo da compito storico della classe operaia diventa qualcosa che deve essere pensato, costruito e diretto da una élite selezionata di individui posti al di sopra della massa.
      Lenin comincia col distinguere due forme o gradi di percezione della realtà: la «spontaneità» e la «coscienza»: solo la seconda permette di anti-vedere i fini ultimi della Storia. Successivamente Lenin afferma perentoriamente che gli operai non possono avere il tipo di visione del reale che è proprio della coscienza poiché privi del sapere filosofico e scientifico. Essi, abbandonati alle loro tendenze spontanee, sono condannati a muoversi entro l’ambito delle leggi del sistema. Tutt’ al più possono raggiungere una «coscienza sindacale» dei loro interessi immediati, non già una coscienza politica che può essere prodotta solo al di fuori della loro condizione di classe. E i «portatori esterni» della «giusta coscienza», sono sempre secondo Lenin,gli intellettuali. Ad essi, quindi, spetta il ruolo storico organizzativo e dirigente del movimento operaio. Date queste premesse, ovviamente il soggetto rivoluzionano non può essere la classe operaia bensì il corpo scelto degli intellettuali che si sono consacrati alla rivoluzione comunista. Il pericolo che gli anarchici russi avevano sottolineato con estrema energia e cioè che la classe operaia fosse «colonizzata» dagli intellettuali declasses che entravano in un movimento socialista quali «tribuni della plebe» diviene con il «Che fare?» una realtà. Lenin teorizza infatti con grande franchezza il diritto-dovere degli intellettuali guidati dalla «scienza marxista» di sottoporre la classe operaia alla loro direzione. L’ammissione storica che Marx aveva assegnato al proletariato doveva raccogliersi nelle mani dell’intelligencija rivoluzionaria. Si capisce agevolmente perché Trockij, Plechanov, Martov e Rosa Luxemburg abbiano accusato Lenin di «sostitutismo». Ai loro occhi l’idea leninista di subordinare la classe operaia alla direzione paternalistica dell’élite cosciente ed attiva appariva come un capovolgimento del marxismo e come un ritorno alla tradizione giacobina. «Trockij in particolare stigmatizzò la teoria leninista poiché essa confondeva la dittatura del proletariato con la dittatura sul proletariato e affidava la missione storica di edificare il socialismo non alla classe operaia dotata di iniziativa che ha preso nelle sue mani le sorti della società, ma a una organizzazione forte, autoritaria che domina il proletariato ed attraverso ad esso la società». Era il Trockij menscevico che prevedeva come lo spirito di setta e il manicheismo giacobino che Lenin voleva introdurre nel movimento operaio avrebbero avuto conseguenze disastrose.
      In effetti «Che fare?» apparve a molti come un’aggressiva ripresa del progetto di Robespierre, che già molte scuole socialiste europee avevano definito come una sorta di dispotismo pseudo-socialista. Il modello di partito ideato da Lenin e una istituzione resa monolitica dal vincolo dell’ortodossia e dal principio della subordinazione assoluta e senza riserve delle volontà individuali alla volontà collettiva. Il partito bolscevico fu sin dal suo atto di nascita, una organizzazione ferreamente disciplinata e impegnata nella diffusione su scala planetaria del socialismo scientifico, interpretato come una dottrina a carattere salvifico, cioè una setta di «veri credenti» che in nome del proletariato riteneva di avere il diritto-dovere di instaurare il suo dominio totale sulla società per rigenerarla.
      Nessuno meglio di Rosa Luxemburg ha descritto le conseguenze elitaristiche e burocratiche che da una tale concezione e prassi derivavano. «Un centralismo spiegato, il cui principio vitale è da un lato il netto rilievo e la separazione della truppa organizzata dai rivoluzionari dichiarati e attivi dall’ambiente, pur esso rivoluzionariamente attivo ma non organizzato, che li circonda, e dall’ altro la rigida disciplina e l’intromissione diretta, decisiva, determinante delle istanze centrali in tutte le manifestazioni vitali delle organizzazioni locali del partito… Chiudere il movimento nella corazza di un centralismo burocratico che degrada il proletariato militante a docile strumento di un comitato».

      La dittatura sul proletariato

      Come ha scritto Isaak Deutscher «poiché la classe operaia non era là (dove sarebbe dovuta esserci per esercitare la direzione) i bolscevichi decisero di agire come suoi luogotenenti e fiduciari fino al momento in cui la vita fosse diventata più normale e una nuova classe lavoratrice si fosse affermata e sviluppata. Per questa strada naturalmente si giungeva alla dittatura della burocrazia, al potere incontrollato e alla corruzione attraverso il potere». Ma, occorre ripeterlo, tale paradossale fenomeno – la dittatura del proletariato senza il proletariato, la «dittatura per procura» esercitata in nome e per conto della classe – non può essere considerata una conseguenza non prevista e non prevedibile. E sempre il Trockij menscevico che nel 1904 scrive che se il progetto leninista si fosse realizzato «il partito sarebbe stato sostituito dall’organizzazione del partito, l’organizzazione sarebbe stata a sua volta sostituita dal comitato centrale ed infine il comitato centrale dal dittatore».
      Con il successo storico-politico del leninismo la logica giacobina con tutte le sue componenti vecchie e nuove che sfociano nella dittatura rivoluzionaria prende il sopravvento sulla logica pluralistica e democratica del socialismo e la Russia si incammina sulla strada del collettivismo burocratico-totalitario.
      Ora, dato che la meta finale indicata da Lenin era la società senza classi e senza Stato, si potrebbe parlare di «eterogenesi dei fini» nel senso che i mezzi adoperati hanno fagocitato l’ideale. Il leninismo al potere sarebbe, da questo punto di vista, la dimostrazione che non è possibile scindere i mezzi dai fini e che la storia non è «razionale» bensì «ironica» e persino «crudele». Ma in realtà il conflitto tra bolscevismo e socialismo democratico non fu un semplice conflitto sui mezzi da adoperare per avanzare verso la società ideale. Tale conflitto è stato senz’altro uno dei fattori che ha segnato la demarcazione netta nel seno del movimento operaio, ma non certamente quello decisivo. Fra comunismo leninista e socialismo esiste una incompatibilità sostanziale che può essere sintetizzata nella contrapposizione tra collettivismo e pluralismo. Il leninismo è dominato dall’ideale della società omogenea, compatta, indifferenziata. C’è nel leninismo la convinzione che la natura umana è stata degradata dall’apparizione della proprietà privata, che ha disintegrato la comunità primitiva scatenando la guerra di classe. E c’è soprattutto il desiderio di ricreare l’unità originaria facendo prevalere la volontà collettiva sulle volontà individuali, di interesse generale sugli interessi particolari. In questo senso il comunismo è organicamente totalitario, nel senso che postula la possibilità di istituire un ordine sociale così armonioso da poter far a meno dello Stato e dei suoi apparati coercitivi. Questo «totalitarismo del consenso» deve però essere preceduto da un «totalitarismo della coercizione». Tanto è vero che Lenin non ha esitato a descrivere la dittatura del partito bolscevico come «un potere che poggia direttamente sulla violenza e che non è vincolata da nessuna legge».
      Pure la meta finale resta la società senza Stato, cioè «il paradiso in terra» (Lenin) successivo alla «resurrezione dell’umanità» (Bucharin). Talché si può dire che la meta finale indicata dal comunismo è «un Regno di Dio senza Dio», cioè la costruzione reale del regno millenario di pace e di giustizia illusoriamente promesso del messianesimo giudaicocristiano. Non è certo un caso, dunque, che Gramsci sia arrivato a definire il marxismo «la religione che ammazzerà il cristianesimo» realizzando le sue esaltanti promesse e facendo passare dalla potenza all’atto l’ideale della società perfetta.
      Se questa interpretazione del leninismo è corretta, allora la contrapposizione fra socialismo e comunismo è certo molto profonda. Il comunismo leninista ha mire palingenetiche: è una religione travestita da scienza che pretende di aver trovato una risposta a tutti i problemi della vita umana. Per questo non ha voluto tollerare rivali ed è in una parola «totalitario». Milovan Gilas e Gilles Martinet lo hanno sottolineato in maniera convincente: il leninismo nella misura in cui aspira a rigenerare la natura umana, a creare un mondo purificato da ogni negatività, a porre fine allo scandalo del male, è una dottrina millenaristica che, una volta al potere, non può produrre che uno Stato ideologico retto una casta. Gramsci ha teorizzato senza perifrasi la natura «totalitaria» e persino «divina» del partito comunista, che non a caso ha definito “ il focolare della fede e il custode della dottrina del socialismo scientifico». Il partito marxista-leninista in quanto incarna il progetto di disalienazione totale dell’umanità, è una istituzione carismatica che racchiude in sè tutte le verità e tutta la moralità della teoria. Esso esprime l’etica, la scienza del «proletariato ideale» che deve illuminare il «proletariato reale» e indicargli «la via della salvezza» (come si legge nella risoluzione del secondo Congresso del Komintern). Nelle sue mani ci sono «le chiavi della storia» poiché esso orienta sua azione alla luce dell‘unica dottrina che sia scientifica e salvifica ad un tempo. Per questo il comunismo non può venire a patti con lo spirito critico, il dubbio metodico, la pluralità delle filosofie, insomma con tutto ciò che rappresenta il patrimonio culturale della civiltà occidentale laica e liberale. Esso, come soleva ricordare Bertrand Russell a coloro che si facevano un’immagine mitologica del marxismo-leninismo, si fonda sull’idea che deve esistere un’autorità ideologica (il partito) che stabilisce autocraticamente i confini che separano il bene dal male, il vero dall’errore, l’utile dal dannoso. Di qui l’elevazione del marxismo a filosofia (obbligatoria) di Stato, l’istituzionalizzazione dell’inquisizione rivoluzionaria, la lotta accanita e spietata contro i devianti, i dissidenti e gli eretici. Rispetto alla ortodossia comunista, il socialismo è democratico, laico e pluralista. Non intende elevare nessuna dottrina al rango di ortodossia, non pretende porre i limiti alla ricerca scientifica e al dibattito intellettuale, non ha ricette assolute da imporre. Riconosce che il diritto più prezioso dell’uomo è il diritto all’errore. E questo perché il socialismo non intende porsi come surrogato, ideale e reale, delle religioni positive. Il socialismo nella sua versione democratica ha un progetto etico-politico che si inserisce nella tradizione dell’illuminismo riformatore e che può essere sintetizzato nei seguenti termini: socializzazione dei valori della civiltà liberale, diffusione del potere, distribuzione ugualitaria della ricchezza e delle opportunità di vita, potenziamento e sviluppi degli istituti di partecipazione delle classi lavoratrici ai processi decisionali. Carlo Rosselli definiva appunto il socialismo come un liberalismo organizzatore e socializzatore. Dalla pretesa che il comunismo ha di fare «l’uomo nuovo» deriva del tutto logicamente il disegno di ristrutturare tutto il campo sociale secondo un criterio unico e assolutamente vincolante. Il principio di fondo è stato formulato da Lenin in termini inequivocabili: «il partito tutto corregge, designa e dirige in base a un criterio unico» al fine di sostituire «l’anarchia del mercato» con la “centralizzazione assoluta”. E in effetti, del tutto coerentemente con la dottrina, i bolscevichi non appena conquistarono lo Stato incominciarono a distruggere sistematicamente, metodicamente, ogni centro di vita autonoma e operarono in modo da concentrare tutto il potere politico, economico e spirituale in un’unica struttura di comando, l’apparato del partito. E chi dice apparato dice controllo integrale della società da parte degli amministratori universali. Fu così che prese corpo lo Stato padrone di ogni cosa, delle risorse economiche delle istituzioni degli uomini e persino delle idee. L’autonomia della società civile fu intenzionalmente soffocata, la spontaneità sociale limitata o soppressa, l’individualismo ridotto ai minimi termini.

      Il grande paradosso della via comunista

      Ma, evidentemente tutto ciò implica la burocratizzazione integrale della società la quale come si legge in «Stato e rivoluzione», diventa per ciò stesso «un unico ufficio ed un unico stabilimento industriale» diretto dall’alto dell’apparato del partito che vigilerà sugli uomini affinché essi non deviino dalla retta via fissata dall’ortodossia. Di qui la descrizione del progetto collettivistico data da Gilas: «Lo Stato comunista opera per raggiungere la completa spersonalizzazione dell’individuo, delle nazioni e anche dei propri appartenenti. Aspira a trasformare la società intera in una società di funzionari. Aspira a controllare, direttamente o indirettamente, salari e stipendi, alloggi e attività intellettuali». Analogamente Pierre Naville ha scritto che «la burocrazia nel socialismo di Stato gode di uno statuto fino ad oggi sconosciuto: di fatto essa controlla la totalità della vita economica, ed esercita questo controllo dall’alto… E’ nel socialismo di Stato che la burocrazia mostra finalmente la su reale natura: essa è l’organizzazione gerarchica applicata a tutto, l’armatura reale della vita sociale e privata, il comando su ogni cosa. Essa incarna lo Stato nella sua doppia dimensione nazionale e nel suo imperialismo internazionale». A questo punto possiamo trarre alcune conclusioni di ordine generale. Leninismo e pluralismo sono termini antitetici se prevale il primo muore il secondo. La democrazia (liberale o socialista) presuppone l’esistenza di una pluralità di centri di poteri (economici, politici, religiosi, etc.) in concorrenza fra di loro, la cui dialettica impedisce il formarsi di un potere assorbente e totalitario. Di qui la possibilità che la società civile abbia una certa autonomia rispetto allo Stato e che gli individui e i gruppi possano fruire di zone protette dall’ingerenza della burocrazia. La società pluralistica inoltre è una società laica nel senso che non c’è alcuna filosofia ufficiale di Stato, alcuna verità obbligatoria. Nella società pluralistica la legge della concorrenza non opera solo nella sfera dell’economia, ma anche in quella politica e in quella delle idee. Il che presuppone che lo Stato è laico solo nella misura in cui non pretende di esercitare, oltre al monopolio della violenza, anche il monopolio della gestione dell’economia e della produzione scientifica. In breve: l’essenza del pluralismo è l’assenza del monopolio. Tutto il contrario delle tendenze che si sono affermate nel sistema comunista. I veri marxisti-leninisti non possono tollerare contropoteri, ideali comunitari diversi da quello collettivistico. Per questo essi sentono di avere il diritto-dovere di imporre il «socialismo scientifico» ai recalcitranti. Per questo Gramsci aveva teorizzato la figura del moderno Principe come «il solo regolatore» della vita umana. La meta finale è la società senza Stato, ma per giungervi occorre statizzare ogni cosa. Questo in sintesi è il grande paradosso del leninismo. Ma come è mai possibile estrarre la libertà totale dal potere totale? Invece di potenziare la società contro lo Stato, si è reso onnipotente lo Stato con le conseguenze previste da tutti gli intellettuali della sinistra revisionistica che hanno visto nel monopolio delle risorse materiali e intellettuali la matrice dell’autoritarismo di Stato. Pertanto se vogliamo procedere verso il pluralismo socialista, dobbiamo muoverci in direzione opposta a quella indicata dal leninismo: dobbiamo diffondere il più possibile il potere economico, politico e culturale. Il socialismo non coincide con lo statalismo. Il socialismo, come ha ricordato Norberto Bobbio è la democrazia pienamente sviluppata, dunque è il superamento storico del pluralismo liberale e non già il suo annientamento. È la via per accrescere e non per ridurre i livelli di libertà e di benessere e di uguaglianza.”

      Bettino Craxi

      • Pedante
        Rispondi

        Rozalija Ljuksenburg e Lev Bronstein appartenevano alla stessa élite che formava in gran parte l’avanguardia del proletariato.

    • Vito
      Rispondi

      Superstizione a chi ? Non mi risulta che pratichi nessun tipo di superstizione, ma che pratichi il Cristianesimo. Se per lei il Cristianesimo e’ superstizione…e’ come dire che Gesù fosse solo un mago ed un impostore !

      • Vito
        Rispondi

        Va bene per i Re Magi che appunto erano dei maghi, ma certamente non per Gesù !!!

  • Vilma
    Rispondi

    Infatti io sono brasiliana, Michaela e’ una rumena !

    • Vilma
      Rispondi

      no, non ‘ rumena . Il suo indirizzo mail riporta cz, quindi Repubblica Ceca

  • Vilma
    Rispondi

    Io come minimo devrei denunciarla ! Non faccia tanto il furbo Sig. Colla, proprio Lei che ha già rubato i dati di una persona ( UN INVALIDO CIVILE) che non menziono per rispetto ISTIGANDO PERSINO AL SUO SUICIDIO !
    SI VERGOGNI LIBERTARIO DEI MIEI STIVALI !
    LEI E’ UN DITTATORE LIBERTARIO , O MEGLIO UN NAZISTA ANTISEMITA TRAVESTITO DA LIBERTARIO. UN LUPO TRAVESTITO DA AGNELLO, SI VERGOGNI !!!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Lei invece, oltre che stupida e ignorante, è anche cafona. Oltre che falsa, dal momento che si firma con due nomi diversi. Completamente ignorante perché l’antisemitismo è qualcosa che ha a che vedere cona la razza e anche gli arabi sono semiti. ma pochissimi di loro praticano la religione ebraica. Che c’entrano, poi, l’antisemitismo e l’antiebraismo col fatto che i Rotschild siano ebrei? Se l’ebraismo fosse una religione socialista, potrei essere antisocialista e qundi anche antiebraista. L’attuale primo ministro israeliano non è labourista, il Likud non è un partito socialista e ha la maggioranza alla Knesseth. (Cosa sia quest’ultima se lo faccia dire da chi ne sa più di Lei, sono senz’altro miliardi). Io l’ebraismo lo ho sempre difeso perché lo considero estraneo al filone socialista, lo trovo un pensiero più vicino all’individualismo. Il fatto che tra i fondatori di Israele ci fossero labouristi come Ben Gurion, non significa che ebraismo e socialismo siano la stessa cosa. Non c’è un unità politica degli ebrei, adifferenza delle Democrazie Cristiane europee, nessun partito politico in Israele si chiama Democrazia Ebraica. Il socialismo dei Ben Gurion o degli Hertz era in realtà comunitarismo, quello dei Kibbutzìm. Se maggioranze labouriste hanno erogato finanziamenti pubblici a questi ultimi è un problema politico, non religioso. Ho sempre difeso Israele contro gli attacchi dei palestinesi, dell’ONU e di chi si straccia le vesti per la striscia di Gaza. Se critico il mercantilismo di Rotschild sono antiebraico o addirittura antisemita? Allora lo è anche Netanyau, dal momento che politicamente parlando afferma di essere sul fronte opposto. Poi, magari, non sempre è coerente ma se per questo anche il califfo brianzolo nostrano promette ogni giorno la rivoluzione liberale per poi mantenere in vita migliaia di aziende pubbliche quando si trova al governo. O a promettere mille euro al mese a tutti quando è all’opposiizione. Se dico che Trump è protezionista sono antiamericano? Se lo dico di Mussolini o dei Savoia sono antiitaliano? Se do del comunista a Lenin sono antirusso? O magari ho pregiudizi razziali nei confronti del gruppo etnico slavo? I “miei amici radicali” sono sempre stati, in politica internazionale, dalla parte di Israele. C’è chi non vede quanto siano contradditorie certe affermazioni; e soprattutto quanto siano cretine. La solita mala fede degli analfabeti imbecilli. Non conoscono il significato delle parole e per loro se non ti piace la soia sei comunque anticinese o razzista nei confronti degli orientali. O di tutti gli asiatici. Credo che siano più antiebraici coloro che fingono di criticare Rotschild per criticare in realtà Israele. Certe persone è completamente inutile che si documentino. Non ci arrivano col cervello in ogni caso. Sui rapporti tra Soros e noi libertari attendiamo con ansia un’indicazione che affermi sia tra i nostri finanziatori. Si vede che gli piace finanziare chi lo attacca quotidianamente. Contento lui…!

    • Pedante
      Rispondi
    • Pedante
      Rispondi

      In Occidente la maggioranza degli ebrei è sempre stata di sinistra. I neoconservatori ebrei rappresentano solo una piccola minoranza.

    • Vito
      Rispondi

      Israele e’ nato da Moses Hess (un marxista, un comunista) che ispiro’ poi Theodor Herzl , a sua volta ispirato anche da Giuseppe Mazzini e dalla Giovine Italia. Si studi meglio la storia Sig. Alessandro Colla !

      • Vito
        Rispondi

        E anche dagli aiuti forniti sia dall’Urss di Stalin che dalle armi fornite dalla Cecoslovacchia !

      • Vito
        Rispondi

        Mosés Hess, fu l’uomo che inizialmente convertì per primo Marx all’idea socialista ( idea poi da Marx rielaborata ne Il Manifesto del partito comunista ) e successivamente ispiro’ Theodor Herzl nell’idea sionista.

        • Vito
          Rispondi

          Dov Ber Borochov è stato un linguista ucraino, fu un sionista marxista e uno dei fondatori del movimento sionista insieme al socialista (ma non marxista) Nachman Syrkin.

          • Vito

            Invece il sionismo di destra (conosciuto come revisionismo) di Vladimir Žabotinskij nacque dopo il sionismo socialista marxista.

        • Vito
          Rispondi

          Gli unici atlantisti filoamericani e filoisraeliani sono stati sempre i radicali di Pannella ed i repubblicani di Spadolini.

  • Vilma
    Rispondi

    Io firmo cosa ?
    Questa e’ la mia mail vilmalaudesouza@bol.com.br

    BASTA, SIG. COLLA, IO LA DENUNCIO PER DAVVERO !

  • Vilma
    Rispondi

    Anche i Massoni sono dalla parte di Israele, se e’ per questo. Soros e’ un ebreo odiatore di se stesso, ma soprattutto E’ UN VERO CRIMINALE CHE FINANZIA I DEMOCRATICI U.S.A, LIBERTARIAN PARTY U.S.A., AMNESTY INTERNATIONAL E MOLTE ORGANIZZAZIONI PER I DIRITTI CIVILI, IMMIGRAZIONE ILLEGALE, BLACK BLOC, E I RADICALI (Emma Bonino soprattutto, ci sono tutte le documentazioni che lo provano e lei stessa con tanto di foto !!!) egga meglio…si informi meglio chi e’ quel tipo, per molti versi ancora peggio che I Rothschild !!!

    • Vilma
      Rispondi

      Ha finanziato anche molte campagne per legalizzare la marijuana, oltre che i diritti civili, INSOMMA GEORGE SOROS PRIVILEGIA CAMPAGNE E TEMI LIBERTARI (NON LIBERAL, MA LIBERTARI !! )

      • Pedante
        Rispondi

        La depenalizzazione non significa necessariamente la destigmatizzazione delle droghe.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ora basta! Dire che siamo alla follia è minimizzare. Chiariamo punto per punto, una volta per tutte:
    1) Il denunciante dovrei essere io dal momento che sono stato appellato come deficiente. Mi sono solo limitato a rispondere a tono. La solita intolleranza di chi si sente offeso a una legittima reazione verso un villano attacco.
    2) “Dittatore libertario” è un ossimoro perché l’uno esclude l’altro e anche i bambini lo sanno.
    3) Per essere nazista dovrei essere nazionalsocialista, cioè favorevole all’intervento dello stato nell’economia, mentre tutti mi accusano di essere contro i poveri perché non voglio lo stato. In ogni modo il libertario non ha il culto della Dea Nazione. Ma questo, come tante altre cose, Lei ovviamente non lo sa.
    4) Lo scritto craxiano non fa che confermare le mie vedute sul socialismo. Anche in salsa democratica si limita a dire che lo stato non deve avere il monopolio della produzione culturale o di quella scientifica ma che comunque deve continuare a produrre scienza e cultura finanziandosi attraverso la leva fiscale obbligatoria.
    5) Se non sta attenta la denuncia la rischia Lei. Non ho mai istigato alcuno al suicidio, si confonde con un altro estensore di questo sito che comunque lo scriveva ironicamente e riferendosi più che altro al suicidio politico. Finalmente, almeno in apparenza, usciamo allo scoperto. Avrei “rubato i dati” di un invalido! Dove, quando e come? Che significa rubare i suoi dati? Spacciarsi per lui? E perché? Per intascare al suo posto una pensione di invalidità? Sia più esplicita se ne ha la franchezza, cosa di cui dubito. Se mi confonde con qualcun altro, problema Suo. Se è convinta di non confondersi, dia qualche dato in più. Faccia scrivere questo presunto derubato su questo sito qualche indicazione che possa portarmi a capire se è una persona che conosco o meno. Lei dica come avrei rubato e cosa, se per via telematica o per via manuale. E dica anche dove e come lo avrei istigato al suicidio. Se non è in grado di produrre alcunché, si vergogni Lei. Ma per le banalità e le assurdità che scrive, non confortate da conoscenza autentica, si vergogni in ogni caso. Lei e i Suoi stivali.

  • Vilma
    Rispondi

    SI LEGGA IL LIBRO IL DITTATORE LIBERTARIO, QUESTO E’ IL MIO ULTIMO CONSIGLIO

    • Vilma
      Rispondi

      ESATTO , SI…. IL DITTATORE LIBERTARIO , IL LIBRO DI FABIO MASSIMO NICOSIA, PROPRIO LUI ….DEI RADICALI, IL FONDATORE DEI RADICALI ANARCHICI E DI UNA SUA CHIESA, LA CHIESA NIKEISTA

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    @Vlma. Le ho già indicato che lo scritto sull’eutanasia è una volta firmato da Lei, un’altra da Mihaela. Può verificare, il testo è identico. Chi delle due è l’autrice vera? Io le prove gliele ho fornite, Lei sul presunto furto di identità, no. Quanto ai massoni, se sono dalla parte di Israele, onore a loro e al libero pensiero. Evidentemente nell’intolleranza verso di loro c’è tutta la vera posizione antiisraeliana mascherata. Eccoli i veri nazisti. Le avevo chiesto prove che Soros finanzierebbe il Moivimento Libertario e mi risponde che finanzia sia Clinton che il Libertarian Party, cioè due realtà politiche contrapposte. La professione di Soros non è quella di produrre Coca -Cola, in quel caso ci si fa pubblicità sia finanziando i Democratici che i Repubblicani. Con il Libertarian Party in maggioranza al Congresso e al Senato, Soros dovrebbe cominciare a lavorare per sostenersi. Ognuno è libero di non avvedersene. Ma sarebbe più cortese andarlo a scrivere nei propri siti di riferimento, non in quelli altrui.

  • Vilma
    Rispondi

    Ma che scoperta ! Io ho anche scritto privatamente a lei, e lei a me, ci siamo conosciute e scambiate consigli ! L’avevamo anche scritto, tra le altre cose, della nostra conoscenza)

  • Evaristo
    Rispondi

    DON’T FEED THE TROLL !!!!!!!

    Ma lo volete capire o no che Vilma è un fake ????????

    La vera Vilma non parla italiano, questo è il solito mentecatto che si ricicla, mandatelo affanculo.

  • Vilma
    Rispondi

    Prima non parlavo italiano, e neppure parlo lo spagnolo , Io parlo portoghese, Anche ora non parlo italiano, ora lo conosco ma mi aiuto anche con il traduttore automatico !

  • Vilma
    Rispondi

    Io sono in Italia, per il momento, ospite del Ministero Sabaoth (se le interessa conoscere)

    • Vilma
      Rispondi

      ho fatto conoscenza di un carissimo amico ebreo tedesco che vive a Somma Lombardo. Egli mi ha invitata molto cortesemente a casa sua, e mi ha mostrato una grossa targa che per ricordo ho trascritto su una pagina del mio diario e che riporta la seguente scritta “Segno di eterna benedetta memoria dei nostri carissimi Zadikim Onorevoli il Rabbino Carlo Meidad Rocca (nato a Ferrara, 5/07/1907- ha fatto Alyah in Herzliya, Israel nel 1934 dove riposa dal 2/07/1955) e sua moglie Giulietta Yaré Rocca che hanno diretto questa Comunità dal 1926-1941. E per eterna benedetta memoria del carissimo marito e padre Zadik Onorevole Ben Zion Meghnagi 1915-1997 Israel Offerta da Enrica (Rivka) Rocca-Meghagi e le figlie Susanna e Ioclet Israel. Mi ha molto interessata, in particolare, la storia della famiglia Meghnagi che mi risulta sia di origini libiche, proveniente dalla Libia.
      Mi ha infatti poi mostrato anche un libro molto interessante a proposito, http://www.giuntina.it/Fuori_collana_4/Ebrei_in_Libia_175.html, scritto da Mordekhai Cohen e pubblicato per la Giuntina nel 1994 e intitolato GLI EBREI IN LIBIA -USI E COSTUMI che ora vorrei acquistare presso la Casa Editrice. Mi piacerebbe conoscere altre notizie riguardo agli ebrei libici e alla loro presenza anche in Italia oltre che in Israele.

      Shalom

      Vilma

      • Vilma
        Rispondi

        ############################################################

        Aò numme dite che me state a prenne sur serio eh, che tutt’er giorno a letto cor pormone d’acciaio a nunfancazzo ce se stanca.
        Tra poco vene a monaca che me nutre: mannaggia puro oggi pastina e mela gratta.

        Mo’ ve dico un po’ de nickke mia, che tanto ‘no stronzo che me dà retta da ste parti ‘o trovo sempre: giorgio, vilma, vito, giannetto michelassi, Michaela, Michaela Kajšová, hilde, Kruscevan, massimiliano, aò me sto a sdrumà a capoccia, gna faccio più…

        W er socialismo, W er duce, W me !!!!!!!!!!!111!!!!

        #############################################################

      • Vito
        Rispondi

        Infatti David Meghnagi è di origine libiche e vive a Roma

  • Vilma
    Rispondi

    Qui sembra che io parli spagnolo, ma in realta’ NO , https://www.youtube.com/watch?v=S4yHEhODMag

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Quel libro, se non ci sono titoli omonimi, lo ha scritto Fabio Massimo Nicosia. Non certo un socialista ma, sia pur con qualche contraddizione semantica, un fautore del liberismo economico e politico. Una sorta di anarcocapitalista che ha qualche dubbio etimologico su questo termine, quindi un antisocialista de facto. Il titolo è solo paradossale perché la figura del cosiddetto dittatore libertario è in realtà quella di colui che vuole avere diritto di impedire che qualcuno gli impedisca, ad esempio, di leggere qualcosa che l’altro vorrebbe proibire. Non un dittatore autentico, dunque, ma un difensore “estremo” del diritto di ogni individuo. E’ strano che venga consigliato un testo di un autore appartenente ai Radicali Italiani da parte di chi li accusa di essere uno strumento della finanza internazionale. Da parte mia consiglio “Socialismo”, “Liberalismo” e “Azione Umana” di Ludwig von Mises. Tre testi più che esaustivi.

    • Pedante
      Rispondi

      Aggiungerei anche Democrazia: Il dio che ha fallito di Hoppe.

    • Vito
      Rispondi

      Alcuni qui lo hanno definito un malato mentale, altro che fautore del liberismo economico !

      • Vilma
        Rispondi

        ESATTO , SI….FABIO MASSIMO NICOSIA, PROPRIO LUI ….DEI RADICALI, IL FONDATORE DEI RADICALI ANARCHICI E DI UNA SUA CHIESA, LA CHIESA NIKEISTA

  • Vilma
    Rispondi

    STia attento Mentecatto Evaristo, o vuole anche lei la denuncia ? Il Sig. Colla e’ cosa certa e sicura….

  • Vilma
    Rispondi

    ESATTO , SI….FABIO MASSIMO NICOSIA, PROPRIO LUI ….DEI RADICALI

  • Vilma
    Rispondi

    IL FONDATORE DEI RADICALI ANARCHICI E DI UNA SUA CHIESA

  • Vilma
    Rispondi

    LA CHIESA NIKEISTA

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Cosa certa e sicura sarà l’immediata controquerela. Il diritto di scrivere non è stato ancora cancellato del tutto. Il diritto di caluniiare non è previsto. . La calunnia su presunti dati rubati a un invalido, senza fornire alcuna delucidazione in merito malgrado esplicite richieste, è cosa abbastanza grave. Ridicolo, poi, dire che sia una bella scoperta il fatto di conoscersi già tra persone. Avevamo chiesto di chi era l’intervento sull’eutanasia, qual è la firma originale. Ci si risponde “ma ci conoscevamo già, l’avevamo anxche detto”. Forse ci sono difficoltà con il traduttore automatico.

  • Vilma
    Rispondi

    Ma allora non capisce proprio nulla ! l’intervento sull’eutanasia e’ di un giornale che non e’ socialista e neppure radicale o libertario, ma e’ un giornale mi sembra della Lega Nord

  • Vilma
    Rispondi

    Infatti, si IL TALEBANO riporta “giornale di destra”.
    Comunque molto vicino alla posizioni della Chiesa

    • Vilma
      Rispondi

      E’ della Lega Nord, infatti . Si, confermo.

    • Spago
      Rispondi

      Conosco le persone de il talebano sono dei semplici neofascisti.. non hanno nulla a che vedere con il liberalismo che considerano negativamente e sono invece classici socialisti che contrappongono comunità e mercato, la prima vista come senso della patria, solidarietà, onore, senso del sacro, importanza della famiglia, protezione, sostegno ai bisognosi, riscoperta della tradizione, il secondo visto come atomismo, egoismo, mercificazione, nichilismo, omologazione, annientamento di cultura, storia e tradizione locale.. orchestrato da una oligarchia mondialista, che muove i fili dietro le scene. Per loro schematizzando molto uno stato è un entità necessaria per resistere al mercato e al mondialismo..

      • Spago
        Rispondi

        Ah ed è vicino alla fazione non secessionista della lega ovviamente

        • Pedante
          Rispondi

          La Lega e il Fronte Nazionale invece dell’identitarismo tendano a privilegiare una specie di repubblicanesimo civico con una buona dose di islamofobia e filosionismo.

      • Pedante
        Rispondi

        Sì, non vedo la necessità di contrappore mercato a comunità. Sia l’individuo che la collettività sono entità reali.

      • Vito
        Rispondi

        Non sono neofascisti quelli de IL TALEBANO, ma sono leghisti !!!
        Ma per la Madonna, se non ci credete, andate a visitare il loro sito e allora vi ricredete !!!

        • Vito
          Rispondi

          Non sono ne’ neofascisti e neppure libertari, ma sono LEGHISTI !!!

          • Vito

            Di destra SI, ma intesa come destra leghista, non neofascista !!!

  • Vilma
    Rispondi

    Io sono a Milano, in questo momento.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Se si chiamano Il Talebano non sono certo libertari. Mi chiedo, però, perché noi che non capiamo nulla dovevamo sapere che il testo riportato era di un giornale, dal momento che non era stata citata la fonte?

    • Pedante
      Rispondi

      L’Afganistan a me sembra l’archetipo di una società anarchica. Patriarcale, tradizionale quanto si vuole, ma essenzialmente senza Stato. Proprio per questo ha buone probabilità di sopravvivere alle ingerenze delle forze di occupazione occidentali.

    • Vito
      Rispondi

      Infatti chi ha detto che IL TALEBANO sarebbe libertario ? Nessuno, tranne forse Alessandro Colla in un primo momento. IL TALEBANO riporta nel suo sito “giornale di destra” e per la precisione “della Lega Nord”.

  • Vito
    Rispondi

    la BBC non e’ socialista ! E poi neppure i laburisti inglesi sono “socialisti” , tranne forse Jeremy Bernard Corbyn. Altrimenti sarebbe quasi come dire che il PD e Matteo Renzi sono socialisti !
    Niente di piu’ lontano dal socialismo ! Il PD = DC

  • Vito
    Rispondi

    E poi come scrive correttamente Vilma, IL TALEBANO e’ molto vicino alla posizioni della Chiesa. Io aggiungerei per la precisione al cattolicesimo tradizionalista (quindi i lefebvriani, per intenderci) quelli che vorrebbero ritornare alla Santa Messa in latino !!!

    • Vito
      Rispondi

      Si, infatti, sono proprio loro. I lefebvriani della Fraternità sacerdotale San Pio X

  • Vito
    Rispondi

    Il Talebano.com, vicino alla Lega di Salvini, lancia un appello alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per creare un fronte contro la sinistra.

  • Vito
    Rispondi

    Quindi sono dei leghisti che sarebbero disponibilissimi ad allearsi con Fratelli d’Italia.

  • Vilma
    Rispondi

    In particolare spicca il nome di Vincenzo Sofo.

  • Vito
    Rispondi

    Si, a livello internazionale il partito si dichiara vicino al Front National di Marine Le Pen e ai polacchi di Diritto e Giustizia.

    • Vito
      Rispondi

      Sto parlano dei Fratelli d’Italia, ovviamente, il partito di Giorgia Meloni.

  • Vito
    Rispondi

    Sto parlando quindi di neofascisti, quelli si, non ci sono dubbi in merito. hahahahahahaha

  • Vito
    Rispondi

    Da Russell a Carlo Rosselli a Cole ci perviene un unico stimolo che ci invita a non confondere il socialismo con il comunismo, la piena libertà estesa a tutti gli uomini con la cosiddetta libertà collettiva.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Saper leggere è evidentemente operazione complicata per i socialisti di tutte le aree. Alessandro Colla non ha mai scritto in nessun “primo momento” che Il Talebano sarebbe libertario. Intanto perché non lo ha mai letto e ne ha appreso l’esistenza dopo i commenti al presente articolo. E poi perché ha scritto testualmente e da subito che se si chiama Il Talebano non può essere certo libertario. Basta leggere il commento dello scorso cinque aprile composto alle 11.54. Ma si sa, leggere e capire dopo il 1968 sono diventati verbi di area involontariamente opzionale. Quanto al resto, si vuole continuare a negare che i partiti conservatori siano statalisti come i labouristi. Mussolini e Pertini potevano litigare quanto volevano, erano tutti e due socialisti. Anche Stalin e Trockij litigavano, questo non significa che uno dei due fosse anticomunista. I socialisti si sono solo divisi in correnti, fazioni e partiti diversi. Nenni e Saragat appartenevano a due partiti diversi, uno in maggioranza e l’altro all’opposizione. Uno dei due non era socialista? Allora non lo erano neanche Craxi, Martelli e De Michelis. Anche i repubblicani statunitensi non sono più liberali. In Europa lo statalismo cambia di poco quando le elezioni sono vinte dai conservatori. Quindi socialista anche Macron perché di fatto lo era anche De Gaulle. I fascisti sono socialisti, i conservatori sono socialisti anche se lo negano, i comunisti sono socialisti. Solo i liberali autentici non sono socialisti. I partiti confessionali sostengono che il liberalismo sia incompatibile con il cristianesimo o con qualsiasi religione. Quindi socialsti anche loro, si chiamino Renzi, Merkel o Juncker. Di conseguenza, socialista anche la BBC. E’ tutto un fingere di non capirlo, solamente perché il nome di certe organizzazioni è “conservatore” o “nazionalista” o “liberale”. Liberale per finta, visti i programmi protezionisti e le azioni di governo dei questi sedicenti ultimi. Quanto a Russell, Rosselli e Cole (quest’ultimo apertamente fabianista), ci sono troppe contraddizioni nel loro pensiero. Si può non confondere il socialismo con il comunismo. Nel senso che quest’ultimo è solo una, la peggiore, delle sue varianti. E’ chiaro che c’è differenza tra un governo socialdemocratico che garantisce formalmente la proprietà privata (oltre a poter perdere le elezioni successive) e un regime comunista. Ma la “contrapposizione” finisce qui, all’interno del pensiero socialista. I liberali autentici ne sono fuori. Fuori dallo stato, fuori dal primato della società sull’individuo, fuori dalle supremazie corporative. Fuori da Hegel. Marx e Schmitt erano diversi ma tutti e due hegeliani. Piaccia o non piaccia.

  • Vito
    Rispondi

    Si, vabbè…ma che c’entra tutta sta pappardella ! Ci stanno pure i liberalsocialisti, se è solo per questo.

  • Vito
    Rispondi

    Certo che Mussolini era socialista come Hitler era nazionalsocialista, chiunque lo sa bene questo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    La pappardella, che poi è in realtà un titpo di pasta, c’entra proprio perché “ci stanno pure” i liberalsocialisti. Russell, Rosselli, Cole e forse anche Bernard Shaw. Solo che “liberalsocialista” è un ossimoro. Il liberale autentico non può essere in alcun modo socialista. E quindi anche Macron è socialista di fatto, Rotschild o non Rotschild. Si sa che grandi finanziatori di socialisti sono quei mercantilisti che vogliono conservare i propri privilegi acquisiti immeritatamente con la forza e l’inganno, quindi nessuna meraviglia. Ecco, a volte, a cosa possono servire le presunte pappardelle o anche le fettuccine o le lasagne. A dimostrare che “chiunque lo sa bene” ma poi non ne trae le dovute e logiche conclusioni. Forse perché la logica è una scienza oggettiva.

  • Vito
    Rispondi

    Emmanuel Macron è in passato era socialista, poi indipendente, mentre ora è un liberale convinto. Altrimenti ritorniamo sempre al medesimo punto di considerare anche Matteo Renzi un socialista quando in realtà è un ex democristiano.
    E poi non credo proprio che liberalsocialismo sia un ossimoro in quanto i princìpi di libertà ( quindi il liberalismo puro e classico, non il libertarismo in quanto il libertarismo è solo un mix di liberalismo estremo , ultraliberismo ed anarchismo) devono per forza di cose coniugarsi con la giustizia (il socialismo). « Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. […] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. […] »Non può esserci libertà senza giustizia e non può esserci giustizia senza libertà,

  • Vito
    Rispondi

    Emmanuel Macron è candidato alla Presidenza della Repubblica Francese per il suo Partito En Marche! che si propone come “terza via” proponendo sostanzialmente un programma di liberalismo sociale (da non confondere con liberalsocialismo) . La frase che fu pronunciata dal presidente Pertini ci mostra bene che liberalsocialismo non è un ossimoro. Se ci fosse solo giustizia senza libertà avremmo il comunismo , oppure l’altra faccia della medaglia che è il fascismo ! Mentre esserci solo la libertà senza la giustizia sarebbe letteralmente il caos, ovvero l’anarchia in parole povere, una cosa davvero impossibile a realizzarsi (in quanto rimane confinata tra le utopie, belle utopie per sognatori sicuramente, ma sempre utopie restano a realizzarsi

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Sciocchezze! Senza libertà non c’è mai giustizia. Sempre e comunque. Dove c’è libertà completa, la miseria non esiste se non in casi sporadici che si risolvono con sempre presenti azioni di volontariato spontaneo; azioni che solo i ciechi non riescono a vedere. L’aggettivo “sociale” al temine giustizia è un inutile pleonasma. Quando si identifica la giustizia con il socialismo vuol dire che non si hanno le idee chiare sul piano della storia del pensiero. Il socialismo, lo si voglia o non lo si voglia, non è altro (agli occhi di chi gli occhi li ha) che la più evidente negazione della giustizia. Semplicemente perché pretende di regolamentare l’economia e il mercato, un crimine contro l’umanità e contro economia e mercato stessi che si autoregolano benissimo da soli. Se si vuole veramente la giustizia occorre inseguire la libertà, non cercare di annacquare quest’ultima con sintesi impossibili. Con buona pace di chi non lo sa o non lo vuole ammettere, lilberalismo puro e classico è il liberalismo estremo, ultraliberista e anarchico dei libertari. Altro che “solo un mixxete”. Non si può essere quasi onesti od onesti a metà, non si può essere un po’ liberi e un po’ schiavi. Se qualcuno vive una schiavitù più dura di un altro, ciò non vuol dire che l’altro sia libero. Libertà e giustizia coincidono automaticamente, non c’è bisogno del socialismo che in realtà nega tutte e due. Con la prima si ha anche la seconda, divinizzando la seconda si perde prima la libertà e poi la giustizia stessa. Anche quella processuale dei tribunali. La libertà non è mai una conquista vana, ad essa segue sempre la giustizia. Matteo Renzi è un ex democristiano. Se escludiamo i dissensi sulla laicità delle istituzioni, quale sarebbe la differenza tra confessionalisti e socialisti? Qualche diatriba sui patti agrari o sulla riformina di qualche sciocchezza, magari di carattere elettorale? I democristiani dossettiani erano più a sinistra dei socialisti mariottiani, craxiani o saragattiani. Ed erano, fideismo a parte, allo stesso livello di sinistra di Nenni. Non conosco il passato di quel mediocre micron di Macron e francamente non mi interessa. So solo che il suo programma elettorale non ha nulla a che vedere con il liberalismo. E’ solo proteso a strizzare occhi al nazionalismo per togliere voti al fronte nazionale, così come a promettere ulteriori interventi governativi centralistici in economia per prendere consensi da qualche socialista deluso. Questo sì, un miscuglio senza senso compiuto. In una loro variante morbida erano socialisti anche De Gaulle, Maurras e Malraux. E forse anche Cocteau. Le vere pappardelle sono il liberalsocialismo e il social – liberalismo, anch’essi sintesi impossibili tra salute e malattia. E’ come volersi definire criminal – onesti o vegetarian – carnivori. Si scelga e la chiarezza non sarà più…oscura come la selva dantesca. Si comprenda finalmente che la differenza tra comunisti e socialisti è la stessa tra giraffe e mammiferi o tra maiali e mammiferi. Sia zebre che giraffe sono mammiferi, al di là delle differenze specifiche. Al loro interno ci sono sottospecie. I maiali, ad esempio, possono essere leninisti, trockisti, maoisti o stalinisti. Ma sempre maiali rimangono. I liberali non sono mammiferi ma uccelli. Non pretendono di essere aquile (anche perché il liberalismo è contro il rapacismo) ma almeno passeri solitari sì. E liberamente volare. Più in alto possibile, fino a che i raggi del sole consentono.

  • Vito
    Rispondi

    I maiali si, possono anche essere comunisti… ma solo nella Fattoria degli animali di George Orwell

  • Vito
    Rispondi

    E Michelina87 è una pornostar ceca !

    • Vito
      Rispondi

      Michelina87 viene infatti dalla Repubblica Ceca

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Penoso che chi non si premuri di leggere attentamente, si metta a produrre annotazioni agli altri. Proprio di Moses Hess e di Theodore Herzl avervo parlato precedentemente senza che gli “acuti” se ne siano accorti. Del resto non si erano accorti neanche che avevo scritto che un foglio chiamato Il Talebano non poteva, con un nome simile, essere libertario. Hess è stato il precursore dell’idea che le religioni fossero l’oppio dei popoli. Chiara dimostrazione che l’ebraismo con il comunismo non c’entra nulla. Herzl era contrastato dai marxisti che erano antisionisti in quanto ritenevano che la fine del capitalismo avrebbe prodotto automaticamente la fine “dell’antisemitismo” (termine improprio: anche gli arabi sono semiti). Abbiamo visto con l’Unione Sovietica quanto si sia avverata la “profezia” dei marxisti. Forse, più che invitare gli altri a studiare meglio la storia, qualcuno dovrebbe semplicemnente iniziare a studiarla per la prima volta in vita sua. Eviterebbe figuracce da orecchiante in stile sessantottino.

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca