In Economia, Esteri

trump4DI DAVID STOCKMAN

Sebbene gli Stati Uniti abbiano lanciato la cosiddetta “Madre di Tutte le Bombe”, esiste un altro ordigno simile, ovvero, la “Madre di Tutti i Debiti”. È stato lanciato il 28 aprile, il 100° giorno del regno di Trump.

In teoria staremmo parlando solo di un’estensione di routine della risoluzione di bilancio dell’anno fiscale 2017, con la quale il Congresso finanzia annualmente $1,100 miliardi di spesa discrezionale.

I rimanenti $3,000 miliardi all’anno in trasferimenti sociali e servizio del debito rappresentano spesa non discrezionale, ma la verità è che Washington non riesce a concordare su cosa fare in merito a ciascuna componente — se non continuare a prendere in prestito per pagare i conti.

C’è un problema con questo gioco del calcio al barattolo: un statuto vecchio di 100 anni richiede che il Congresso alzi periodicamente il tetto per il finanziamento della tesoreria, ma la Città Imperiale ha raggiunto il punto in cui non esiste assolutamente alcun modo per conseguire questo obiettivo.

Inoltre questo fatto critico è poco compreso da Wall Street, perché non capisce che tutti i rialzi del tetto del debito sin da quando il debito pubblico è esploso dopo la crisi del 2008-09, sono stati un incidente della presidenza Obama.

Cioè, circondato da consulenti economici keynesiani e da grandi spendaccioni democratici, non aveva alcuna paura del debito nazionale e, ovviamente, credeva che più debito ci fosse meglio sarebbe stato per tutti.

E Obama è stato anche in grado di imbambolare la guida del GOP, l’ex-presidente della Camera Boehner, affinché guidasse abbastanza voti repubblicani lungo la cosiddetta “via della responsabilità”.

Inutile dire che Obama, Boehner e il rialzo del tetto del debito approvato nell’ottobre 2015 per traghettare Washington alle elezioni, se ne sono tutti andati. Ciò che è arrivato è una guerra politica su ogni fronte, un nuovo presidente che ignora l’imminenza di una crisi del debito ed un blocco di 50 repubblicani nel Freedom Caucus che ora governano Washington.

E buon per loro!

Temono e odiano lo spreco finanziario da repubblica delle banane che prevale nella Città Imperiale ed insorgerebbero contro lo Speaker Ryan se dovesse percorrere la stessa via di Boehner e cercare di riunire un consenso “bipartisan” per un aumento senza condizioni del tetto del debito.

Questo perché il Freedom Caucus insisterebbe che il rialzo del tetto del debito venisse accompagnato da riforme riguardanti i trasferimenti sociali e da riduzioni di spesa. Anche il senatore “moderato” Rob Portman (Ohio) ha affermato che dovrebbe essere vagliato ogni dollaro di spesa.

Ma se pensavate che le fratture nel GOP generate dalla vicenda sull’Obamacare fossero insanabili, non avete ancora visto niente. Non c’è assolutamente alcuna base per un consenso nel GOP su tagli di deficit significativi, il che significa che la Madre di Tutti i Debiti porterà un caos indicibile a Washington, in quanto il Tesoro statunitense esaurirà periodicamente i suoi contanti e le estensioni a breve termine riguardanti il proprio finanziamento.

Nel frattempo tutto il resto — riforma sanitaria, riduzioni fiscali, spesa per infrastrutture — diventerà una coda infinita di impossibilità legislative. Di conseguenza nel 2017, o addirittura l’anno prossimo, non ci saranno grossi tagli fiscali. Lo zio Sam è in bancarotta ed i suoi manager eletti sono paralizzati.

Il Tesoro USA finirà i soldi e sbatterà contro il tetto del debito nel giro di pochi mesi. Ma prima di ciò si accumuleranno varie “pillole velenose”, come i fondi richiesti dalla Casa Bianca per avviare il Muro Messicano, il rafforzamento delle espulsioni ed il finanziamento di parte dei $54 miliardi di aumenti per la difesa.

Invece i Democratici al Senato sposteranno il cielo e la terra per concedere finanziamenti obbligatori all’Obamacare, urlando che senza questi fondi saranno necessari massicci aumenti di premi e/o il prossimo autunno sempre più compagnie di assicurazione si ritireranno dagli accordi sull’Obamacare.

Purtroppo tale becera demagogia quasi sicuramente raccoglierà notevole sostegno da parte di repubblicani come Susan Collins e Lisa Murkowski.

Sebbene nessuna di queste spese abbia molto a che fare con la crisi del deficit e il debito, sono altrettanto tossiche dal punto di vista politico.

Così quando il monumento di Washington chiuderà per diversi giorni a causa dell’incapacità di raggiungere un accordo su un banale finanziamento annuale da $70 milioni per servizi di pianificazione familiare — l’equivalente di nove minuti della spesa annuale federale, o qualcosa che Bill Gates potrebbe finanziare col suo portafoglio — un tale evento non rappresenterà solo uno shock per Wall Street.

Rappresenterà altresì un avvertimento: non esiste consenso su nulla e non esiste un governo funzionale a Washington, e ciò diventerà più evidente man mano che queste battaglie si intensificheranno.

Nel frattempo c’è un altro shock che serpeggia nei canyon di Wall Street. Vale a dire, la cosiddetta ripresa economica sta finalmente esaurendo il carburante. Non ce ne facciamo niente dei dati stagionalmente mal rettificati ed infinitamente manipolati e rivisti che vengono sfornati dai mulini statistici di Washington.

Al contrario, i dati che vengono fuori dal fatturato dello zio Sam sono tutt’altra cosa. Cioè, nessun datore di lavoro in America paga il sostituto d’imposta per salari che non esistono, o invia documenti riguardo tasse stimate su profitti che non sta facendo.

Tuttavia, dopo sei mesi dall’inizio dell’anno fiscale 2017, due cose sono abbastanza evidenti. In primo luogo, le entrate federali a marzo sono scese su base annua (media mobile di 12 mesi) per il quarto mese consecutivo. La cosiddetta ripresa economica è completamente sgonfiata e le entrate fiscali ora sono più basse rispetto alle precedenti recessioni.

In secondo luogo, il deficit sta di nuovo aumentando. Durante i primi sei mesi di questo anno fiscale, è stato pari a $527 miliardi rispetto ai $459 miliardi dello scorso anno, rappresentando così un aumento del 15% anno/anno.

Il gioco del calcio al barattolo fiscale degli ultimi otto anni, è stato alimentato originariamente dai falsi timori di Washington per una Grande Depressione 2.0 sulla scia delle dichiarazioni di Ben Bernanke e dell’ex-segretario del Tesoro USA, Hank Paulson.

E successivamente è stato alimentato dalla convinzione diffusa che, nonostante il deficit federale stesse scendendo costantemente, a tempo debito si sarebbe curato da solo.

Questa illusione è ormai sconfessata — almeno tra i repubblicani del Freedom Caucus. E anche se non siete preoccupati dallo scoppio delle ostilità in vari punti di tutto il pianeta, o non siete inclini a credere che la FED stia contemplando una contrazione del suo bilancio dopo tre decenni, c’è ancora questo: l’economia statunitense sta scivolando verso la recessione e le probabilità che lo “stimolo economico” possa essere preso in consegna dall’Euforia Targata Trump sono davvero minime.

In sintesi, la promessa di Trump di far tornare grande l’America è morta prima ancora che potesse essere messa in pratica.

Infatti mentre Trump è stato occupato nel suo nuovo ruolo come Bombarolo in Capo, il fronte interno è passato dalla padella alla brace. Le sue aree di politica economica sono state interamente ricoperte da tre tentacoli del Polpo Vampiro — Gary Cohn, Steve Mnuchin e Jared Kushner.

Sono abbastanza sicuro che nessuno di questi tre abbia mai votato repubblicano nella propria vita, o che abbia anche la minima idea di come elaborare un piano fiscale e un programma fiscale che potrebbero coagulare le varie fazioni in guerra all’interno del GOP.

E se il trio di Goldman Sachs dovesse persino cercare di seguire il cammino “bipartisan” di Boehner-Obama, come desidera ardentemente Wall Street, lo Speaker Ryan arriverà a capire cosa significa essere disintegrati dal punto di vista politico.

Come ho detto in precedenza, dovrebbe essere ormai chiaro che non ci sarà alcun grande Stimolo Targato Trump. E ciò che abbiamo dinanzi è un’esplosione senza precedenti di disfunzionalità, paralisi e sconcerto nella Città Imperiale.

Sebbene i commentatori della CNN possano rinominare una “flessibilità rinfrancante” il tradimento di Trump del suo elettorato e delle promesse fatte in campagna elettorale, la realtà è più forte della neolingua.

È la prova che Trump non intendeva fare nemmeno una cosa di quelle che ha detto durante la campagna elettorale. Dopo tutto non stiamo parlando di quisquilie, ma di cinque questioni fondamentali:

La manipolazione della valuta da parte della Cina, la finanza della bolle della FED che ha lasciato l’entroterra americano a marcire, le sovvenzioni capitalistiche a Boeing e GE, l’obsolescenza della NATO e l’intervento su entrambi i lati della guerra civile siriana.

Il fatto che abbia gettato a mare le sue chiare posizioni su questi temi in meno di una settimana, indica che il suo programma elettorale era tutto fumo e niente arrosto.

Ciononostante l’indice S&P 500 è ancora ingiustificatamente su del 12% sin dall’otto novembre. Quindi lo ripeterò ancora una volta con una rinnovata enfasi: i giorni della terza grande bolla di questo secolo sono contati.

Questo è particolarmente vero perché la FED è a corto di polvere da sparo asciutta, e sta rialzando i tassi d’interesse e vuole ridurre il suo bilancio per prepararsi alla prossima recessione.

Dato che l’economia globale languisce sotto $225,000 miliardi di debito ed una enorme capacità in eccesso, il mercato azionario è sicuramente in mezzo alla “Madre di Tutte le Bolle”.

Come ho già detto, l’azione media è ora negoziata al picco storico dei multipli dei profitti — compresi il 2000 ed il 1929.

Oltre a ciò, lo stato in cui versa il settore delle vendite al dettaglio è veramente pericoloso. Ci sono più di 3,500 negozi che chiuderanno all’inizio del 2017.

Anche il Bureau of Labor Statistics sembra comprendere la gravità della condizione in cui languono i centri commerciali.

Negli ultimi due mesi ha riportato un calo di 60,000 unità nei numeri dell’occupazione stagionalmente mal rettificati; e un calo di 758,000 unità sin dal dicembre scorso. A proposito, non scordiamoci il calo di 644,000 unità tra dicembre/marzo dell’anno precedente.

Il fatto è che, a parte le vendite di auto alimentate dal credito facile e la mania degli acquisti online su Amazon, il consumatore americano per quasi tre anni è rimasto in stato comatoso.

A febbraio le vendite nei negozi di merce generalizzata non erano superiori a quelle di 30 mesi fa ad agosto 2014 — e intendo vendite “nominali”. Dal momento che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato del 2.8% solo nel corso dell’ultimo anno, le vendite aggiustate all’inflazione sono già in territorio recessivo.

Ancora più importante, il crollo delle vendite nei centri commerciali non ha ancora raggiunto il fondo. Secondo i dati più recenti, il tasso di vendita mensile è sceso del 30% rispetto al picco pre-crisi.

Ancora una volta, in dollari nominali. In termini reali, le vendite dei centri commerciali sono diminuite del 50% rispetto ai primi anni di questo secolo.

Inoltre i consumatori americani indebitati stanno tirando i remi in barca, e non stanno facendo shopping, perché la cosiddetta ripresa economica era tutta un’illusione. Cioè, i consumatori non possono spendere perché non c’è stato un deleveraging significativo sin dalla crisi del 2008.

Nonostante tutti i folli stimoli monetari da parte della FED, sono inchiodati sul Picco del Debito.

In una parola, il settore dei centri commerciali sta affrontando forti ed insuperabili turbolenze: domanda fiacca ed immensa sovraccapacità.

Adesso sembra proprio che quasi 150 milioni di centri commerciali potrebbero chiudere nel corso del 2017 — un record di tutti i tempi.

E questo dovrebbe testimoniare a favore di una salute economica? Difficilmente.

Quindi, contrariamente a quello che pensavano i giocatori d’azzardo di Wall Street, l’economia americana e quella mondiale non stanno “accelerando”, nonostante abbiano predicato questo vangelo sin dal 2013. Ma questa volta, la realtà frantumerà l’illusione.

L’economia americana sta scivolando verso la recessione. E con la Città Imperiale bloccata, la probabilità che lo “stimolo economico” possa passare nelle mani di Trump è solo un pio desiderio.

Il che mi porta al mio consiglio: uscire dal casinò prima che sia troppo tardi.

Saluti,

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

Articoli recenti

Lascia un commento

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca