In Anti & Politica, Economia

tasseDI ANTONIO BALLETTE

Ormai è più di un anno che lavoro come operaio. Ho iniziato a lavorare il 9 aprile 2015 alle 9 del mattino, e alle 9 e un minuto avevo già una vita lavorativa più lunga di quella di Marx, e quindi una maggior conoscenza della classe operaia.

Non credo ci sia né da essere fieri né tantomeno da vergognarsi nel fare l’operaio, è un lavoro come un altro, però ha una particolarità: quando fai l’operaio sembra che tutti vogliano fare il tuo bene (prendendo i tuoi soldi).

Le forze dell’ordine dicono che devi dar loro dei soldi perché senza di loro non sapresti come difenderti (salvo poi mandarti in galera se ti difendi da solo).
Gli insegnanti dicono che devi dar loro dei soldi perché altrimenti le future generazioni sarebbero ignoranti e finirebbero a fare il tuo stesso lavoro. Ah, e ovviamente secondo ogni insegnante la sua materia è quella più importante, quella a cui devono essere destinate più ore e fondi (cioè più soldi da parte anche degli operai). E i dati sull’analfabetismo funzionale sono sotto gli occhi di tutti.

Quelli che lavorano in Rai dicono che devi dar loro dei soldi perché altrimenti l’informazione sarebbe di parte (e finiscono sempre per fare propaganda a questo o quel partito).
I burocrati che lavorano negli uffici pubblici dicono che devi dar loro dei soldi perché altrimenti regnerebbero il caos e l’anarchia, salvo farti perdere una giornata per un documento perché sono in sovrannumero e quindi alcuni devono far finta di lavorare.

Quelli delle Ferrovie, di Trenitalia e di Alitalia dicono che devi dar loro dei soldi perché altrimenti i trasporti sarebbero in mano ad avidi capitalisti (che però con venti euro ti portano a Londra).
Gli assistenti sociali dicono che devi dar loro dei soldi perché devono aiutare i più deboli (tralasciando il fatto che per arricchire chi non lavora devono prima impoverire chi lavora).
I sindacalisti dicono che devi dar loro dei soldi perché altrimenti saresti sfruttato, salvo poi scoraggiare chi vuole assumerti obbligandolo a mille regole e balzelli.
E poi ci sono loro, i politici. Quelli a cui devi dar dei soldi perché, a quanto pare, sanno amministrare la tua vita meglio di te, d’altronde tu sei solo un povero operaio, cosa ne vuoi sapere? Sono loro a decidere a chi devi dare dei soldi (e una buona parte decidono che debba andare a loro, stranamente), sono loro a gestire il tuo futuro, perché tu sei troppo stupido per farlo (altrimenti come potresti avere un debito pubblico pro capite di 37 mila euro e nessuna speranza di andare in pensione?).

E tu, povero operaio, a fine mese guardi la tua busta paga e non capisci: guardi la paga lorda, cioè i soldi che ti ha dato il tuo “padrone”, quello che le categorie sopracitate ti hanno insegnato essere il tuo nemico, quello che ti vuole male, e poi ci sono le trattenute, cioè i soldi che ti hanno preso per darli alle categorie sopracitate, quelle che, dicono, ti vogliono aiutare.
E non capisci: in che modo quello che ti dà dei soldi è quello che vuole il tuo male, che ti rovina la vita, e quelli che ti prendono i soldi sono quelli che ti vogliono bene, che ti salvano dalla perdizione? Ma d’altronde che cazzo ne vuoi capire tu, sei solo un povero operaio ignorante.

Buon primo maggio a tutti, soprattutto a chi non vuole fare il mio bene obbligandomi a dargli i miei soldi.

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Mostrati 10 commenti
  • Antonio Abate
    Rispondi

    Ma chi è l’autore di questo pezzo spettacolare? Grandioso. Da antologia.

  • charlybrown
    Rispondi

    Il buon Moses Mordechai Levi era cugino dei Philips e sposato alla Baronessa von Westphalen.
    Lavorare di certo è sempre stato l’ultimo dei suoi problemi.

  • Ari
    Rispondi

    “Che epoca terribile quella in cui degli idioti governano dei ciechi”
    W. Shakespeare
    Bravo Antonio, tu ci vedi benissimo!
    Ps. Grazie anche per i sorrisi (amari) che mi hai fatto fare.

    • Pedante
      Rispondi

      Più che degli idioti mi sembrano dei venduti, traditori della fiducia in loro posta.

  • Pedante
    Rispondi

    E sono in tanti i finti ciechi.

  • g.vigni
    Rispondi

    Ad adiuvandum – vita vissuta

    Una decina d’anni fa, in un officina grandi riparazioni ferroviarie, un caporeparto mi dice:

    dottore lei mi conosce, sono comunista da generazioni e dirle questo mi dispiace moltissimo, mi rode .Qui siamo in 700, il 60% lavora strettamente a orario di cartellino, un 20% lavora sino a tardi e anche di più, per riparare ad un altro 20% che non fa assolutamente un cazzo. Lo vede quello che fuma col piede sulla colonna, quelli nel crocchio, questo che passsa ogni tanto sempre con le stesse carte in mano…….
    Ora io dico se le ferrovie eliminassero questi 150 e facessero a metà, basta la metà, con noi di questi inutili stipendi, come sarebbe bello, mah………, cazzo se mi brucia……

    Vuoi vedere che tra qualche secolo, anche i trinariciuti, magari rimettono in funzione qualche neurone ?

    triario

  • Massimiliano
    Rispondi

    Curioso, l’autore dell’articolo inizia in prima persona per poi rivolgere la definizione di ‘operaio’ all’esterno, come ad un’ipotetico lettore (o più di uno che s’immedesimi in tale figura). E naturalmente il ‘passaggio di consegne’ avviene quando si tratta di fare apparentemente un’autocritica condita d’insulti . . . che tanto ‘auto’ non è visto che viene rivolta ad altra ipotetica e ignota persona. Libera interpretazione personale . . . comunque chi ha scritto tale articolo è meglio che si aggiorni: ora sono gli stessi ‘padroni’ in combutta e fieri alleati delle palle al piede citate.

  • Giovanopoulos
    Rispondi

    Efficace articolo attuale oggi come un anno fa; e purtroppo sarà attuale anche il prossimo anno.

  • Carmelo
    Rispondi

    ECCO COSA SUCCEDE IL PRIMO MAGGIO A TORINO
    Succede che al Primo maggio non
    vogliono manifestare soltanto sindacati venduti e politicanti
    prezzolati. Succede che il primo maggio è la festa di tutti i lavoratori
    e non di un apparato senza vergogna che ha svenduto i diritti di noi
    tutti a colpi di jobs act, privatizzazioni e subappalti. Succede quindi
    che in piazza ci sia anche uno spezzone di giovani e studenti, migranti e
    sfrattati, precari e NOTAV che vuole dire la sua. Ma in Italia nel
    2017 chi può prendere parola pretende di deciderlo la polizia. E la
    polizia, come sempre, decide che a parlare può essere solo il carrozzone
    istituzionale che gli garantisce lo stipendio. Succede a Torino che una
    banda di mercenari e privilegiati, parassiti in divisa che garantiscono
    la tranquillità dei responsabili della crisi, carica a freddo lo
    spezzone che porta una parola diversa in quel corteo di mummie
    incartapecorite, perché i sindacati venduti deve poter parlare
    tranquillo e non essere sommerso dai fischi di quella parte del paese,
    sempre più grande, che soffre, s’incazza e vuole fargliela pagare. Ma
    succede anche che le cose non vanno come pensa la polizia. Succede a
    Torino che nonostante quattro cariche di fila e un arresto, nonostante
    cinque manifestanti feriti alle braccia e alla testa, nonostante un
    esercito armato di tutto punto si accanisca sui manifestanti che
    rispondono a mani nude, la gente si ricompatta e ogni volta e avanza
    verso la piazza finale. Succede il primo maggio che le libertà di parola
    si conquista a spinta! RIPRENDIAMOCI CIÒ CHE CI SPETTA!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    I padroni in combutta con burocrazia e fisco sono quelli sovvenzionati e privilegiati da una legislazione di comodo. Non certo gli imprenditori sani.

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