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immigrazioneDI MARCO FARACI

Io vorrei tornare ad essere pro-immigrazione, perché vorrei che l’immigrazione tornasse ad essere quello che dovrebbe essere.

Io voglio che con la parola immigrazione si parli del pensionato britannico, della badante polacca, del commerciante cinese, della colf filippina, del manager americano o dell’ingegnere informatico indiano – cioè di persone chi arrivano per arricchire il nostro tessuto sociale con valori economici, umani e culturali.

Lo spregio più grave che stiamo facendo ai tanti immigrati che contribuiscono con serietà ed etica del lavoro alla nostra economia è, infatti, quello di accomunare con la parola generica “immigrazione” le loro storie allo squatting illegale di masse fuori contesto rispetto alla nostra civiltà occidentale ed alle logiche del nostro mercato del lavoro.

Dobbiamo ricominciare a separare nettamente le due cose, selezionando l’immigrazione e sulla base di criteri di valore economico e compatibilità culturale.

Rispetto e calorosa accoglienza per l’immigrazione “buona”, ma al tempo stesso tolleranza zero nei confronti chi non è stato invitato ed entra dalla finestra…”.

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Mostrati 22 commenti
  • spago
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    assolutamente!

  • Giulio
    Rispondi

    L’immigrazione deve essere regolata dal mercato del lavoro e dello studio, questa è immigrazione produttiva. Milton Friedman diceva che “l’immigrato ha una sola bocca e due braccia”, cioè che produce più di quanto consuma.
    Quella che stiamo subendo invece non la definisco neanche immigrazione, è una pianificazione sociale decisa dai dirigisti: spendere miliardi di euro per distribuire milioni di persone da mantenere.

    • winston diaz
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      “è una pianificazione sociale decisa dai dirigisti”

      Ma non credo, si tratta solo di banale dabbenaggine con cui fra l’altro si stanno tirando la zappa sui piedi da soli, dato il viscerale istinto di repulsione che stanno suscitando nel popolo (se avete dei dubbi provate ad ascoltare i buzzurri del congresso della lega di ieri l’altro a parma, che su questo ci marciano alla grande).

    • Pedante
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      Nel caso di Israele non credo che Friedman direbbe una cosa simile. Il suo aforisma vale solo per i paesi occidentali.

      L’uomo è più di un soggetto economico.

      • Pedante
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        La famiglia per esempio è molto più di una semplice sistemazione economica.

  • spago
    Rispondi

    Le stesse riforme che gioverebbero agli italiani gioverebbero anche alla questione immigrazione.. l’immigrazione potrà portarestudio, lavoro, ricerca, arricchimento culturale e cambiamento positivo, quando anche gli italiani potranno lavorare, studiare, ricercare, etc.. le tasse, la burocrazia, l’iperregolamentazione, la poltiica, l’assenza di libertà individuale, le politiche monetarie, etc.. distruggono la possibilità di una buona immigrazione, esacerbano i contrasti, spingono le persone a rinchiudersi e a scannarsi a vicenda. La solidarietà di Stato, il welfare, la redistribuzione, le politiche d’integrazione, non portano all’armonia, alla convivenza pacifica, alla tolleranza, al benessere, a diminuire la povertà, al reciproco scambio positivo: portano all’esatto opposto. I mezzi dei socialisti benintenzionati non corrispondono ai fini.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    I socialisti “benintenzionati”? Uhm. Alla base, forse. Al vertice credo che si prefiggano proprio l’aumento della povertà. Così pensano, a torto o a ragione, di acquisire clienti. Ed elettori.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Si può prendere a modello l’Australia, sul come si tratta l’immigrazione.
    Non c’è bisogno di alcun sforzo di fantasia, è sufficiente mutuare al 100% le norme australiane.
    Esistono le Ong da quelle parti?

    • winston diaz
      Rispondi

      “Si può prendere a modello l’Australia, sul come si tratta l’immigrazione.”

      Sarebbe meglio specificare “oggi”.
      Altrimenti non credo ci convenga: li’ gli immigrati semplicemente hanno imposto la loro legge con la superiore forza delle armi ai nativi, cosi’ come in tutti i paesi fuori dall’Inghilterra in cui si parla inglese, e lo stesso vale in tutti i paesi fuori dalla Spagna in cui si parla spagnolo.

      • Pedante
        Rispondi

        Un sistema di nomadismo è incompatibile con l’appropriazione originaria lockiana.

        • winston diaz
          Rispondi

          Secondo Locke la terra e’ di chi la lavora e la fa fruttare.
          Anche se l’ha detto Locke, a mio avviso questo e’ sbagliato secondo aspetti generali del pensiero lockeiano stesso, perche’ costituisce giustificazione opportunistica e di convenienza allo sfruttamento, coloniale e non, che poco o nulla ha di liberale. Cose gia’ dette a iosa, che evidentemente e’ inutile ripetere.

  • Pedante
    Rispondi

    “vorrei che l’immigrazione tornasse ad essere quello che dovrebbe essere.”

    È un’opinione del tutto personale. Altri la vedranno diversamente.

    • myself
      Rispondi

      Il contributo di questi tuoi commenti è impressionante, grazie per scrivere in questo spazio.

  • Alessandro
    Rispondi

    Winsotn Diaz,

    sull’immigrazione hai scritto tutta una serie di sciocchezze.
    Nessun paese al mondo sta facendo o ha mai fatto quello che stiamo facendo noi.

    • winston diaz
      Rispondi

      Quello che sta facendo il nostro paese e’ ormai senza senso in ogni campo, non solo in quello dell’immigrazione.
      D’altra parte cio’ non significa che qualunque critica a tale andazzo sia di per se’ sensata, l’insensatezza purtroppo produce effetti a catena non facilmente limitabili o determinabili.
      Ma la citazione ad capocchiam di qualche presunto guru scelto apposta, tralasciando quelle di altri, altrettanto guru, in quanto del campo opposto, aggiunge insensatezza a insensatezza, se possibile.
      La cultura e’ tale quando e’ “tutta”.
      D’altra parte non e’ detto che facendo le cose pianificandole attentamente si ottengano risultati migliori che facendole a cazzo e insensatamente.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Mai letta frase più bella, più esatta e più sintetica al tempo stesso. Mi riferisco a quella di Wiston Diaz: “La cultura è tale quando è tutta”. L’Alessandro che lo ha contestato non sono io. D’accordo anche sul “senza senso in ogni campo” e sulla sterbinian – rossiniana (perché in crescendo) “inutil pianificazione”.

    • jimmy
      Rispondi

      Ottima considerazione.

      Personalmente ritengo Winston Diaz uno dei commentatori più lucidi ed informati.

      Avrebbe tutte le qualità per bene amministrare cose pubbliche, ma purtroppo resta un semplice osservatore della realtà.

      Poi però obietto a me stesso che anche Francesco Forte era un ottimo storico, e nelle mani di socialisti e forzitalioti ne ha fatti danni anche lui.

      • winston diaz
        Rispondi

        Se anche fossi onesto e per bene, cosa che in ogni caso non potrei essere se non in senso MOLTO parziale e relativo, proprio per questo mi guarderei bene non solo dal comandare, ma anche dal suggerire alcunche’ ad altri.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Locke è stato un buon punto di partenza ma insufficiente. Come hanno osservato diversi pensatori, il fatto di poter avere proprietà purché ce la abbiano garantita tutti gli altri (per via legislativa?) è un eloemento di confusione. Sulla giustificazione colonialista deve valere il principio di non aggressione. Il “nativo” che ha recintato o lavorato la terra per primo non deve essere colonizzato perché in questo modo viene aggredito. Il colonizzatore è come l’espropriatore, un marxista ante litteram. E il marxismo non è altro che latifondismo di stato. Con buona pace di chi crede che Marx fosse antistatalista per un quarto di frasetta buttata lì sulla possibile fine dello stato. Stessa bufala del moltiplicatore keynesiano sul quale noto che c’è un nuovo articolo che devo ancora leggere. Voglio godermelo.

    • Pedante
      Rispondi

      Ma gli indigeni australiani né lavoravano né recintavano la terra. Locke dove lo mettiamo in quello scenario?

  • Pedante
    Rispondi

    “rispetto alla nostra civiltà occidentale”

    La civiltà occidentale deriva dai popoli europei e rispecchia l’indole di tali popoli. L’idea che una civiltà sia scindibile dalle persone o che le persone siano infinitamente malleabili è un’utopia marxista.

    I cinesi han che arrivano in Tibet non si trasformeranno in tibetani ma sicuramente trasformeranno il Tibet in Cina.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non sempre gli indigeni recintano, è vero. Non tutti coltivano e allevano, molti sono rimasti alla raccolta di piante spontanee e alla caccia. Non tutti sono tendenzialmente stanziali, abbiamo popolazioni nomadi anche tra noi e senza scomodare l’Australia. Il problema è quello dei diritti di proprietà. Locke lo mettiamo tra quelli che propongono l’idea di proprietà in campo strettamente giuridico. Se un singolo recinta e coltiva, è l’eventuale violatore di quel recinto che è dalla parte del torto. Se il recinto non c’è, il frutto selvatico è di chi lo coglie per primo. A questo ci si arriva per accordo spontaneo, è così che è nata la civiltà. Se arrivo con un esercito, vuol dire che non voglio rispettare il diritto di chi sta cogliendo i frutti prima di me. L’esercito non si dà giustificazione con la mancanza di recinti perché l’invasore non si ferma comunque davanti a eventuali recinti. Il colonizzatore vìola il recinto anche se questo fisicamente non c’è. Perché c’è comunque un recinto politico determinato da situazioni geografiche. Se metto piede su un territorio vergine o su una qualsiasi cosa disabitata, non tolgo niente ad altri. Se arrivo via mare, difficilmente troverò recinti fisici sulle spiagge. Ma quelle spiagge di qualcuno potrebbero essere. E spesso sono. E’ il caso in cui posso violare il diritto di proprietà. Può nascere il contenzioso sulla mancanza del recinto ma se la proprietà è regolarmente registrata da qualche parte, la mia mancanza di volontà nel non rispettare quella registrazione è una violazione del diritto. Posso discutere della legittimità del registratore ufficiale. Ma l’unico atto di guerra che mi è moralmente consentito è quello di reazione a un’eventuale mancato riconoscimento della mia legittima proprietà. Sempre che quest’ultima sia autenticamente legittima. E per legittimare quest’ultimo avverbio servono i Locke, gli Hume, i Bruno Leoni, gli Spencer, i Rothbard, le Ayn Rand (quest’ultima con qualche riserva come per tutti gli statominimalisti), i Popper, i Mises… La trasformazione del Tibet in Cina avviene manu militari, non per processo spontaneo. Quella è sicuramente un’immigrazione forzata e invasiva. E l’eventuale muro tibetano (inteso come trincea) sarebbe più che legittimo. Mi raccontano che alcuni monaci buddisti del Tibet, avvelenavano il the che offrivano alle guardie rosse maoiste. Non so se sia vero, in genere i monaci buddisti praticano la non violenza. Ma sarebbe un comprensibile atto di legittima difesa in una guerra dichiarata non dalle autorità tibetane ma da quelle cinesi. Con buona pace dei sessantottini idioti che vedevano in Mao un liberatore.

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