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NELLA FOTO: UN’ALTRA PIANTA DI MAIS BIOTECH CRESCIUTA GRAZIE AD UN AMICO CHE L’HA SEMINATA NEL SUO GIARDINO ALL’INTERNO DELL’INIZIATIVA “SEI SEMI DI MAIS OVUNQUE”.

DI PIERO MORANDINI*

Sulla base di una recente indagine di Coldiretti-Swg, tre italiani su quattro sarebbero contrari agli Ogm perché li ritengono meno salutari dei prodotti tradizionali. Peccato, però, che la gran parte di quei tre quarti non sappiano quello che voi, lettori di questo articolo, fra pochi minuti saprete.

L’acronimo Ogm dice molto, ma non abbastanza. Come molti ormai sanno, Ogm sta per “Organismi geneticamente modificati“ e si riferisce a quelle piante e animali che vengono modificati geneticamente utilizzando le biotecnologie moderne (quelle che usano le tecniche del DNA ricombinante). In pratica, gli Ogm sono creati inserendo uno o più geni provenienti da altri organismi e per questo sono detti anche “organismi transgenici”.

Messa così, la cosa incute un poco di timore, specialmente a coloro che non conoscono cosa sia il DNA e la genetica. Questa definizione suggerirebbe, infatti, che tutti gli altri organismi che vengono manipolati dall’uomo ultimamente non sarebbero manipolati nel loro DNA e quindi non presenterebbero modifiche nei loro geni (il DNA è la molecola di cui sono fatti i geni). Questo è purtroppo falso e cercherò di spiegarne i motivi con alcuni esempi.

Un primo esempio riguarda quelle piante o animali che, nel corso della loro evoluzione, hanno ricevuto del DNA da altri organismi e adesso lo mantengono nel proprio patrimonio genetico. Gli esempi più evidenti sono alcune specie di piante (ad esempio, una simile al tabacco) che possiedono geni di batteri inseriti nella pianta. Il DNA di questi batteri è inserito nella linea germinale ed è ormai indistinguibile dal DNA della pianta (siamo solo noi con la nostra intelligenza che ne possiamo riconoscere la provenienza) e viene quindi trasmesso di generazione in generazione.

Esempi simili di trasferimento di geni si conoscono anche tra altre specie (per esempio, insetti e batteri). Molto più spesso capita di incontrare piante, come la foglia di oleandro nella foto, con escrescenze disorganizzate, che vengono definite tumori, anche se condividono con i tumori umani solo poche caratteristiche.

Questi tumori, come le piante di tabacco sopra menzionate, sono a tutti gli effetti dei transgenici, anche se naturali: hanno infatti inserito nel loro DNA geni di specie distantissime. Già solo questa evidenza dovrebbe far riflettere tutti quelli che sostengono che gli Ogm sono innaturali (ovviamente questo dibattito affascinante, ma filosofico, dovrebbe prima chiarire cosa sia naturale e quindi arrischiare una definizione di natura).

Ma siamo solo all’inizio! Prendiamo ora, ad esempio, il triticale, una specie creata incrociando il frumento (triticum) con la segale. L’incrocio risulta, ahimé, sterile ed è stato eseguito per la prima volta nel 1874 (non è un errore: milleottocentosettantaquattro!) da un botanico scozzese. Quale motivo può spingere una persona a incrociare due varietà che “naturalmente” non si incrociano? Tanti motivi diversi, ma quello più comune e più sensato è la creazione di specie con caratteristiche migliori. Nel caso del triticale, la spinta fu probabilmente la considerazione che il frumento aveva un’ottima produttività, mentre la segale un’ottima resistenza alle malattie e al freddo (essa viene definita infatti una specie rustica).

Era possibile creare un ibrido che combinasse una buona produttività con una buona resistenza al freddo e alle malattie? Per rispondere non rimaneva che fare l’esperimento. Il risultato, come spesso capita, all’inizio non è stato esaltante, perché le caratteristiche della specie non erano ottimali (rispetto a quelle dei due genitori) e in più era sterile. Un caso analogo è il mulo (frutto dell’incrocio tra cavalla e asino), che ha buone caratteristiche di resistenza, ma è sterile.

I botanici e i genetisti agrari si sarebbero potuti fermare di fronte alla sterilità, ma utilizzando una serie di trucchetti ben noti agli specialisti, sono riusciti a raddoppiare totalmente il numero dei geni e a restituire la fertilità alla pianta. Nel 1936 sono state così create piante fertili di triticale che potevano essere propagate, incrociate ulteriormente e utilizzate in prove agronomiche per misurarne produttività e resistenza. Sono occorsi ancora quasi 40 anni di lavoro di incroci e selezione per ottenere piante che fossero agronomicamente interessanti, vale a dire piante che potessero essere coltivate con profitto. Oggi il triticale è coltivato su 4 milioni di ettari a livello mondiale (ricordo che la superficie coltivata italiana è circa 13 milioni di ettari) la maggior parte proprio in Europa ed è usato principalmente per l’alimentazione animale.

Una prima lezione da trarre è che senza la ricerca di quello che appare impossibile o innaturale oggi non avremmo un’infinità di prodotti utili e buoni (e certamente anche molti inutili e moralmente riprovevoli; ma la moralità è nell’uso che l’uomo ne fa, non nel prodotto) a cominciare da vaccini, macchine, computer, aerei e telefoni.

Altre considerazioni si potrebbero trarre da questi esempi; ma potranno essere oggetto di un successivo contributo.

*Tratto da ilsussidiario.net

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Mostrati 14 commenti
  • Max
    Rispondi

    Vabbè, altro articolo riciclato, stavolta facendo sparire le prove, ovvero l’articolo d’origine (Published by leonardofaccoeditore on 12 luglio 2011).

    Ma non basta: per fare le cose per bene, oltre a cancellare l’articolo d’origine, bisogna aspettare un tempo indefinito (talvolta anche molto lungo) altrimenti la cache di Google vi scopre.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      Non è riciclato è rilanciato dal sito stesso che lo aveva pubblicato! Perchè per gli imbecilli, le cose vanno ripetute decine di volte, anche se non le capiscono lo stesso

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Questi babbei in malafede temono un attentato nei confronti del loro colon.
    Ecco perché, tra le altre bestialità che auspicano a gran voce c’è anche lo jus coli.
    Il diritto del loro colon.
    Arriveremo allo jus escherichia coli.

  • christian
    Rispondi

    Quindi mi pare di aver capito che Leonardo Facco stia rischiando di essere arrestato per riciclaggio.
    Eppure ero sicuro che ai catto-collettivisti-statalisti TROLL il riciclaggio dei rifiuti piacessi.
    Infondo loro vogliono bene ai loro simili.

    • Max
      Rispondi

      Ho recentemente riletto gli archivi sugli ogm per capirne di più e vedere se trovavo notizie sul creso, quindi questo articolo lo ricordavo bene.
      L’impostazione della critica era ironica, come dire che – se proprio si deve
      fare riciclo – lo si faccia bene (dovrei imparare ad usare gli emoticon).

      Un articolo datato non segnalato come tale, comunque, può generare anche maggior confusione. Ad es. io potrei alzare il telefono per informarmi sulla “recente inchiesta della Coldiretti” (che recente non è visto che sarà almeno di 6 anni fa), perdere tempo e farci una bella figura di palta.

      Ma non importa, tanto siamo tutti innanzitutto italioti pressapochisti; poi magari – quando cominceremo a darci delle regole kantiane non scritte – forse saremo anche liBBertari.

      Mi prendo del troll con sommo piacere dal pasdaran del sito.

  • Alessandro Colla
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    In realtà la Procuratrice Capo di Treviglio, “dottoressa” Valeria Fedeli, chiederà il rinvio a giudizio di Leonardo Facco per i seguenti reati: riciclaggio di òggièmme falsi; intestazione fittizia di gèni; concorso esterno in associazione genetica; abuso di mezzi di generazione; oltraggio a pubblico caviale (inteso come aggettivo di cavia e non come sostantivo per uova di storione). Qualora risultasse l’iscrizione alla “Loggia Fidenato”, la Procuratrice sarà supportata dai colleghi di Milano ( e da Rosy Bindi) con la prassi procedurale denominata “insistere, resistere, westmistere”.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Essere libertario e al tempo stesso pasdaràn, a meno di non trovarsi coscritti in quel corpo, è come voler essere astemi e contemporaneamente assaggiatori per la guida Michelin. Pasionario, per descrivere Christian, può anche andare; quel pasdaràn mi sembra oggettivamente fuori luogo.

  • winston diaz
    Rispondi

    La battaglia contro gli ogm si smorzera’ da sola: dato l’ammontare crescente della popolazione mondiale (specie in africa, dove e’ previsto il triplicamento in pochi decenni) e il suo fabbisogno calorico, sara’ giocoforza farne uso massicciamente per aumentare le rese dei raccolti in condizioni sfavorevoli.

    Oltretutto a soli 50 anni o poco piu’ dalla scoperta del DNA, il progresso delle tecniche genetiche e’ rapido e in accelerazione (vedi la recente, potente e innovativa tecnica Crispr).

    Forse l’italia, vietando queste tecniche, conta solo di cercare di replicare in ambito agricolo il successo della nicchia ecologica che sfrutta in ambito turistico: di essere un paese-museo, dove si puo’ provare l’ebbrezza della macchina del tempo, di tornare indietro di 1000 o 2000 anni, in luoghi ad esempio tipo Venezia. Allargando l’impressione all’organizzazione sociale, ad esempio col mantenimento dell’organizzazione schiavistica che sotto mutate spoglie e’ sempre fra noi, possiamo rendere l’esperienza ancora piu’ realistica e coinvolgente! E aumentare il prezzo del biglietto di accesso al museo!

    Secondo me dare troppa importanza agli “anti-ogm” combattendoli con veemenza li rinforza, tutto sommato si qualificano benissimo da soli, meglio di come possa fare chiunque altro.

    Ricordiamoci che il peggior servizio che si possa fare ad una causa anche giusta, consiste nel sostenerla nel modo sbagliato…(lega docet)

    Poi, per il resto, tutto e’ possibile (tranne le sorprese piacevoli).

  • christian
    Rispondi

    Se qualcuno si limita a leggere le poche righe degli articoli qui presenti senza fare le proprie ricerche (come giustamente ha fatto Max) è giusto che perda tempo (che avrebbe dovuto spendere per svolgere le dovute ricerche) e subisca la conseguente pessima figura. Con un po’ di fortuna la vergogna e lo sdegno potrebbero servigli da memento per il futuro.
    L’uso delle emoticon per veicolare il vero significato di una frase lasciamoli a chi non sa scrivere e men che meno leggere. Non sono necessarie per capire la finta ironia di chi si è già pronunciato ripetutamente sullo stesso argomento.
    Su Kant non mi pronuncio, non avendo le competenze per farlo, ma posso dire che come Libertario (con una B) ciò che seguo è il NAP, diversamente c’è Collettivismo.

    Mi prendo del pasdaràn con sommo piacere da uno dei vari TROLL del sito e lo aggiungo, come tacca sul calcio del mio fucile, alle varie centinaia di appellativi di tutti gli altri TROLL che ho collezionato in 25 anni di navigazione nel World Wide Web, in 3 diverse lingue.
    Distinti Saluti
    p.s. Alessandro Colla sei sempre un mito (senza emoticon e senza ironia)

    • Max
      Rispondi

      Tu ti definisci libertario, ma non lo sei.
      Esattamente come Travaglio si definisce liberale, ma non lo è (perlomeno non più di Torquemada).

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    La patente di libertario non la rilasciamo noi agli altri. Al massimo possiamo rilevare incongruenze e contraddizioni in chi si definisce in un certo modo e poi pratica il contrario di quella definizione. Definirsi monoteisti praticando riti pagani è indubbiamente una contraddizione. Ma posso dire a un monoteista di non essere davvero tale solo se ho le prove che pratichi le ritualità del paganesimo. Chi si definisce comunista e poi quando va al governo privatizza e liberalizza, è senza dubbio in contrasto con la propria autodefinizione. Però dire a un altra persona “ti definisci in questo modo ma non lo sei” senza portare uno straccio di esempio, significa confessare involontariamente la propria mancanza di obiettività. E anche, probabilmente, la scarsa dimestichezza con la prasseologia libertaria. Nulla di grave finché non si sale in cattedra per esprimere valutazioni non richieste nei confronti di chi interviene passionalmente ma non incongruamente e che colgo l’occasione per ringraziare degli apprezzamenti, sperando di non montarmi la testa. Non ho mai sentito Travaglio definirsi liberale. Indubbiamente il giustizialismo è in contrasto con il liberalismo, ma in questo caso le prese di posizione del giornalista a favore del giustizialismo sono ufficiali e verificabili. Ho letto Travaglio quando si gonfia per le lodi ricevute da Montanelli. Probabilmente riferibili alla sua attività di cronista o forse per una questione legata all’interruzione della collaborazione tra l’allora direttore de Il Giornale e Berlusconi. Liberale e taoista ci si definì anche Massimo D’Alema ma anche lui non mi sembra abbia dato prove di liberalismo nella sua azione di governo. Io non so se alcune uscite siano da Troll, se il Troll sia sempre la stessa persona oppure questa volta ci sia un errore nel considerare tale chi interviene in un certo modo. Ma se non ci si sente Troll e si rilevano contraddizioni nelle posizioni di qualcuno, il sottoscritto compreso, sarebbe opportuno indicarle adeguatamente. Altrimenti si rischia, anche qui involontariamente, di autoparagonarsi ai polli di Renzo. Oppure di essere i primi a non appartenere al mondo libertario.

  • ANTITROLL
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    No troll detected on this page.

    (Antitroll is active and on duty)

  • christian
    Rispondi

    Strettamente parlando Max non è un Troll (od il Troll del sito). Sono stato effettivamente un po’ provocatorio ma il suo pervicace e reiterato commentare in merito al supposto “riciclo” di articoli (non è la prima volta) è sicuramente un atteggiamento che rientra nell’alveo dei comportamenti del Troll: commenti aspri, accusatori ed inutili. Magari commentare sulla bontà o meno dell’articolo oppure chiedere di inserire in modo chiaro il riferimento temporale degli articoli presentati, argomentandone le motivazioni (come la necessità, accennata solo in un secondo post in riposta al mio primo commento, di eseguire ricerche più precise), sarebbe più costruttivo.
    Se Max è d’accordo io seppellirei l’ascia di guerra. Mi scuso di avergli dato del catto-collettivista-statalista TROLL (anche se, come detto, non che io pensassi veramente che lo fosse, a parte il post “Trolleggiante”) a patto che per il futuro si possa evitare di urlare alla lesa maestà per ogni vecchio articolo riproposto ma semplicemente indicare che si tratta di un articolo già pubblicato alla data x (cancellarlo dal database dell’archivio la vecchia versione lo reputo, poi, corretto da un punto di vista di maggiore efficienza, in caso non ci siano commenti importanti nel vecchio articolo, come nel presente caso).

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