In Economia

TasseDI SILVANO CAMPAGNOLO

Come spesso accade, la notte porta consiglio. Ieri sera sono stato invitato dall’amico Roberto Bolzan, a partecipare ad una trasmissione di “Radia Svaboda” una web radio di area libertaria. L’argomento della trasmissione era la proposta dell’ Istituto Bruno Leoni, nota come “25% per tutti”, proposta di semplificazione del sistema fiscale italiano e di abbassamento della pressione fiscale.

Era presente il Presidente dell’Istituto Bruno Leoni stesso, il Professor Nicola Rossi, al quale ho avuto modo di fare alcune domande riguardanti il progetto da loro presentato, e che ringrazio pubblicamente per la disponibilità e la cordialità. Purtroppo, vuoi per la mancanza di informazioni specifiche, vuoi per il poco tempo a disposizione ed infine vuoi anche per la mia poca esperienza in fatto di confronti diretti, (è stata la mia prima volta), quello che doveva essere un confronto critico, è stato, in realtà, poco più di una intervista al prof Rossi, il quale ha risposto prontamente a tutte le domande spiegandoci i vari punti salienti della riforma. Questo mi ha portato ad avere un maggior numero di informazioni in merito, e quindi a mettermi nella condizione di elevare una critica un po’ più specifica e, spero, costruttiva riguardo tale riforma.

La riforma, come molti di voi avranno letto, si basa su tre punti cardine: istituire una “flat tax” (tassa piatta) del 25% sia sull’Irpef, sull’Ires e le rendite finanziarie che sull’Iva, eliminando altre imposte dirette come l’Irap, istituire un “minimo di sussistenza” che potremmo definire una specie di “reddito di cittadinanza o di inclusione”, che andrebbe in parte a sostituire alcune voci del welfare attuale, ed infine finanziare lo sbilancio economico (il deficit da mancate entrate) con una spending rewiew specifica.

Innanzi tutto, ho chiesto al prof. Rossi, perchè 25% e non 22 o 13, cioè cosa li ha portati a considerare quella cifra. La sua risposta è stata quella che mi immaginavo, ovvero il 25% è quella cifra tale che consente di fare una riforma semplificativa del sistema fiscale italiano, senza stravolgere i conti dello stato, e quindi guadagnandoci in credibilità e fattibilità. Oltretutto la cifra di “un quarto” è anche piuttosto spendibile dal punto di vista del marketing comunicativo. Quindi la riforma parte da un presupposto: è possibile riformare il fisco e diminuire le tasse, senza dover intervenire pesantemente sui grandi centri di spesa dello stato? si, è possibile, basta farlo a “valori attuali” ed il limite del 25% rispecchia esattamente questo livello.

Come detto, la “flat tax” andrebbe a sostituire le varie tabelle di imposizione progressiva attuali dell’irpef, aumenterebbe di 1 punto percentuale l’Ires (attualmente è al 24%), aumenterebbe di 3 punti percentuali l’Iva ordinaria (attualmente è al 22%) anche se va ricordato che in questo ambito, le clausole di salvaguardia che già conosciamo andranno in essere tra un paio di anni avevano previsto tale aumento, ed andrebbe a diminuire di un punto percentuale l’aliquota sulle rendite finanziarie (attualmente al 26%) ma in questo ambito non so se saranno inclusi anche tutte quelle rendite che attualmente godono di aliquota agevolata come i titoli di stato, (aliquota 12.5%). Questa in sintesi è la semplificazione definita dal progetto dell’IBL.

Ma è vera semplificazione? A mio avviso non lo è affatto, o per lo meno, è una semplificazione blanda, quasi infantile.

Sostituire la tabella delle aliquote progressive Irpef con una aliquota secca, non è una semplificazione, è solo un piccolo cambio, che non semplifica quasi nulla.
Il vero problema dell’Irpef non è la tabella delle aliquote, ma è il calcolo dell’imponibile. La complessità sta tutta lì, tra oneri deducibili, semi deducibili, non deducibili, detrazioni, semi detrazioni, chi ne ha diritto, chi in parte chi no, esenzioni parziali ecc. la cosa più difficile da fare riguardo all’Irpef è proprio quella di calcolare qual è l’imponibile tassabile, e non la mera applicazione di una aliquota secca o uno schema di aliquote progressive. Il Prof. Rossi ci ha confermato che deduzioni e detrazioni rimarranno in essere ed anche se non siamo andati sullo specifico, non mi risulta che vi siano semplificazioni a riguardo.

Per quanto riguarda l’Ires e l’imposta sulle rendite finanziarie, vi è solo un cambio di aliquota, quindi nessuna semplificazione.

Sull’Iva, il discorso va fatto a parte. Come sapete, l’Iva ha attualmente 3 aliquote, il 4% (minima) il 10% (agevolata) ed il 22% (ordinaria). La proposta di semplificazione dell’IBL parla solo di cambiare l’aliquota ordinaria (22%) e portarla al 25%. Ferme le altre due aliquote. Anche qui mi chiedo: al di là del mero cambio di una aliquota percentuale, dove sta la semplificazione? Rimanendo vigenti le altre 2 aliquote, rimangono vigenti tutte le migliaia di norme relative alle varie tipologie di merce ed all’applicazione Iva delle tipologie stesse, rimangono vigenti le attuali esenzioni e l’infinita quantità di regolamenti e “circolari” che gli uffici iva e l’agenzia delle entrate ha emesso ad integrazione del famoso dpr 633/72. Anche qui mi chiedo: dove sta la semplificazione?

Un aspetto importante della riforma riguarda la progressività delle imposte. Come sapete la costituzione italiana prevede questa progressività, e per eliminarla occorre una modifica costituzionale di non facile attuazione. La proposta IBL quindi ha superato questo scoglio, mantenendo una sorta di progressività, giocando sulle esenzioni. In altre parole, i redditi più alti che sarebbero “maggiormente favoriti” dall’aliquota unica, si troverebbero sì a pagare meno imposte, ma si troverebbero anche a doversi pagare servizi che attualmente sono pagati dalla fiscalità generale, come la sanità e l’istruzione dei figli. Dall’altra parte nei percentili di cittadini meno abbienti invece ci sarebbero maggiori esenzioni dal pagamento di imposte e servizi. Questa a mio avviso, come ho fatto presente al Prof. Rossi, è semplice perequazione, solo che fatta in maniera “indiretta” ovvero lo stato userebbe i soldi risparmiati dai costi per sanità e istruzione dei ricchi, per aiutare i poveri. Questa è una forma indiretta di redistribuzione.

Questa riforma, secondo i calcoli fatti dall’IBL porterà un abbassamento della pressione fiscale rispetto al PIL del 4%. In termini più semplici, i contribuenti italiani pagheranno qualcosa come 65 miliardi circa di tasse in meno. (calcoli ripresi dagli esempi pubblicati nel sito delll’IBL).

Il Prof. Rossi ieri sera ci ha spiegato che tale sbilancio verrà da una parte coperto dall’abrogazione di servizi welfaristici che diventeranno inutili in quanto dei veri e propri “doppioni” (ad esempio i famosi 80 euro di Renzi, che valgono 10 miliardi di euro), dall’altra, tale sbilancio verrà coperto dalla “spending review”. Nello specifico circa 30 miliardi saranno coperti dall’ottimizzazione delle spese di welfare, gli altri 35 dalla revisione della spesa. Ma la “spending review” in italia è sempre stata “spending de più” (scusate la battuta). Pertanto è piuttosto logico il mio scetticismo a riguardo, dato che le esperienze dei vari commissari addetti alla revisione delle spese dello stato, al di la di tanti proclami non hanno portato a quasi nulla.

L’ultimo punto della riforma semplificativa del sistema fiscale proposta dall’Istituto Bruno Leoni, riguarda il “minimo vitale” che sarebbe una specie di “reddito di cittadinanza” riservato a talune categorie di persone. Purtroppo non ho molte informazioni specifiche riguardo a questo aspetto della proposta, ma da libertario, ne sono fortemente contrario in quanto qualsiasi forma di aiuto assistenziale di questo tipo, ha effetti devastanti sull’occupazione dato che ha effetti inflattivi piuttosto sensibili sul prezzo del lavoro. Ammetto che non ho informazioni necessarie per avere una opinione ragionata sul “minimo vitale”, resto dell’idea che sia un tipo di misura welfaristica che si scontra con due problemi enormi dello stato italiano, il bilancio dello stato ed il debito di stato.

Concludendo: La riforma è una riforma fiscale molto edulcorata, fatta per renderla “fattibile” e “credibile”. In realtà non vi è alcun motivo, a mio avviso, che renda questa riforma più “fattibile e credibile” di una riforma molto più incisiva. Anche se il Prof. Rossi ieri sera ci ha detto che si potrebbe prevedere degli step nell’abbassamento delle aliquote negli anni a venire, non vi sta attualmente nulla a riguardo di scritto, confido in un’aggiunta specifica con un piano di progressiva diminuzione dell’aliquota. La semplificazione fiscale che tale riforma apporta è quasi banale, in quanto cambia solo un po di aliquote, ma non cambia nulla della vera complessità del sistema fiscale, ovvero il calcolo dell’imponibile.

Il “minimo vitale” mi trova piuttosto contrario in quanto questo tipo di trattamenti welfaristici sono sempre economicamente controproducenti in quanto disincentivano il lavoro, aumentano i prezzi del lavoro e quindi la disoccupazione dovuta all’uscita dal mercato delle attività e tipologie di lavoro marginali.
Le coperture finanziarie all’abbassamento della pressione fiscale sono fatte tramite sostituzione di centri di spesa welfaristici, redistribuzione di reddito indiretta (le esclusioni delle classi abbienti da determinati servizi) e una a dir poco ottimistica previsione di revisione della spesa dello stato italiano.
Una nota positiva: l’abolizione di quella bruttura impositiva illogica ed antieconomica chiamata Irap

PS: il motto che ho letto in giro (che non so se sia quello ufficiale), che recitava un concetto di questo tipo: “25% allo stato, 75% libertà” è errato in quanto la pressione fiscale scende al 39% e non al 25% dato che le imposte dirette si sommano a quelle indirette.

PPS: Grazie ancora a Roberto Bolzan e Federico Saggini per avermi concesso l’opportunità di partecipare alla loro bella radio.
Saluti.

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Mostrati 7 commenti
  • Max
    Rispondi

    Pur con tutti i suoi interrogativi, l’IBL fa pur sempre una proposta strategica.
    Invece gli eletti del poPPolo sovrano sanno solo navigare a vista da decenni e da cialtroni quali sono non usano neppure lo scandaglio.

    Metti l’IMU e togli l’IMU, metti la TASI e togli la TASI, metti i voucher e togli i voucher e rimetti i voucher. Questi analfabeti confondono economia e governo con la nobile disciplina dell’indimenticato maestro Miyagi.

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Proposte miserabili, inefficienti, di facciata.
    Aspirina a un malato di SLA.
    Dubito che Rossi sia un liberale.
    Penso che Leoni si rivolti nella tomba.
    E dire che sarebbe semplice avere una buona base di riforma fiscale.
    Basta prendere il programma di “Forza Evasori”, eliminando quanto previsto per la permanenza dell’Imu.
    Un 25% è accettabile solo per chi si vuol fare schiavo.
    Possibile che per acquistare un pantalone da 100€ io debba versarne 22 al governo, ed essere contento?
    Anche io sono d’accordo per una brutale semplificazione.
    Iva, aliquota unica al 3%. A me starebbe bene.
    Irpef, aliquota unica per tutti al 10%, eliminate detrazioni, deduzioni, etc,etc, e livello di intassabilità a 25mila€.
    Patrimoniali, tutte abolite.
    Sostituto d’imposta, abolito.
    Imposte sul carburante, accise etc, 5%.
    Imposta di registro per ogni atto in misura fissa a 50€.
    Imposta di bollo, abolita.
    Potrei continuare.
    Ma lo stato ne avrebbe un colpo pazzesco.
    E allora?
    Spenda meno, lasci libertà alla gente di scelta su tutto, si restringa, licenzi, venda beni statali, ceda aziende statali, faccia pulizia vera.
    Impossibile, lo so.
    Ma fintanto che ci saranno liberali come Rossi che preparano proposte come la sua , la gente non potrà mai davvero rendersi conto di quanto viene e sarà derubata.
    Di quanto sia schiava.
    La proposta di Rossi è letteralmente pietosa.
    Non stimola alcuna discussione, fa soltanto pietà.

  • Ezio Marini
    Rispondi

    “Lasci libertà alla gente di scelta su tutto”: ma siamo sicuri che la gente,dopo decenni di assistenzialismo e paternalismo statali, sia in grado di farlo?
    Se fosse per me eliminerei anche l’ INPS (gradualmente), ma sai poi quanti lamenti?
    Il senso di ineluttabilità dell’intervento statale ormai pervade il cittadino (o suddito che dir si voglia); se devo pensare anche ai bisogni primari dove trovo il tempo per scegliere le vacanze estive o il nuovo smartphone?
    Ma tanto è tutta colpa degli evasori…

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Chi non è in grado di scegliere si adatti. Se no, peggio per lui. Non me ne importa nulla di chi non sa gestire la propria libertà; che impari una buona volta.. Il “gradualmente” per l’abolizione dell’INPS non dovrebbe superare il tempo di tredici mesi. Ma privatizzandolo e liberalizzando la previdenza, possono bastare tredici giorni. Al diavolo i lamenti del suddito per vocazione, dobbiamo imparare a esserne indifferenti. Gli eletti del popolo sono sicuramente peggiori degli attuali gestori dell’Istituto Bruno Leoni ma la proposta rimane quasi inutile. La vera proposta sarebbe 120 euro l’anno di contributo per tutti oppure l’uno per cento uguale per tutti. Con l’IVA allo zero per cento. Se “L’Europa” non vuole che aboliamo l’IVA, mettiamo due aliquote. Un cinque per cento sui diamanti (con restituzione della metà a chi attesti di averla versata) e uno zero per cento su tutto il resto. Tariffe sul “suolo pubblico”? Sarebbe meglio abolire il suolo pubbllico, i frontisti stabiliranno la libera quota d’affitto con il commerciante. Tutte le altre tasse? Abrogate. Con quote così basse, lo stato non ce la fa? Meglio. Agli indigenti ci pensano in modo più efficace i privati che danno loro tutto quanto viene liberamente offerto. Con lo stato, il dieci per cento va ai poveri e il novanta alle organizzazioni che gestiscono il fur… la solidarietà forzata. Percentuali ottimistiche? E’ probabile. In ogni caso, Nicola Rossi all’Istituto Bruno Leoni è come il sottoscritto (con le debite differenze culturali, per carità!) a presiedere l’Isituto Gramsci. Non capisco cosa ci stia ancora a fare Alberto Mingardi lì con gli altri.

  • Vincenzo
    Rispondi

    Riforma che rischia di impoverire le fasce basse: l’IVA si paga su tutto, anche sul pane. Se vogliono affossare l’economia una volta per tutte, questa è la chiave giusta.
    Sul reddito minimo sono perplesso: non tanto disincentiva al lavoro, quanto al lavoro regolare. Occorrerebbero controlli, costosi, per stanare i finti poveri. Sul fatto che disincentivi al lavoro, si può ovviare in vari modi: obbligo di essere iscritti a una società di collocamento e/o non rifiutare offerte di lavoro, oltre un certo numero (es. 2 no in un anno e addio reddito); rispondere, tramite invio di candidatura, in un periodo determinato per legge, ad almeno un’offerta di lavoro.

  • vetrioloblog
    Rispondi

    In Italia la pressione fiscale è ben più alta del 43% circa sbandierato dai dati ufficiali. E se domandiamo ad un addetto ai lavori quante sono le tasse, sicuramente non ci saprebbe rispondere. Pressione fiscale alta e grande numero di imposte non sono una miscela casuale, ma abilmente voluta per confondere le acque con la polverizzazione del prelievo: se, per assurdo, volessimo abolire la maggior parte dei balzelli “minori” a saldi invariati di spesa pubblica, diventerebbe impossibile raccontare la balla della pressione fiscale al 43%.
    Il problema degli pseudo-riformatori fiscali è che presentano progetti “credibili”, cioè ipoteticamente realizzabili in quanto a saldi di spesa pubblica, pardon di spreco pubblico, pressoché invariati.
    Una riforma fiscale seria dovrebbe invece essere “incredibile”, cioè attuabile solo in presenza di una robusta riduzione della spesa pubblica. Se così fosse, mi starebbero bene anche dieci aliquote.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    A me in ogni caso non starebbe bene neanche un ‘aliquota, figuriamoci dieci. Anche perché rimarrebbe l’infamia della progressività. In fondo, con un’eventuale forte riduzione della spesa pubblica ogni aliquota in più sarebbe inutile. Perfino con un modello basato sul fisco obbligatorio.

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