In Anti & Politica

DI MAURO GARGAGLIONE

Il feticcio della sovranità sul territorio e della sua indivisibilità è pienamente interpretato da quei paesi che vietano l’espatrio ai loro cittadini. Oggi assistiamo a una comunità di persone che vorrebbero autodeterminarsi in Catalunya perchè non si trovano bene come parte dello Stato spagnolo.

Molti sostengono che questo non è un loro diritto, se non si trovano bene la Spagna consente loro di andarsene individualmente a vivere dove credono di star meglio, non di organizzarsi per decidere la loro forma di governo indipendente da quello centrale. Questo per molti è il naturale, ragionevole, legittimo atteggiamento di un governo democratico e financo liberale.

Poi un giorno lo Stato decide che ha “bisogno di te” e ti vieta di andartene. Tanti Stati lo hanno fatto e ancora lo fanno, pensiamo a Cuba dove l’espatrio è un crimine, pensiamo alla lapide coi nomi dei berlinesi che hanno tentato di scavalcare il muro comunista e non ce l’hanno fatta. La Spagna non è a questo livello e neanche l’Italia, la Francia e innumerevoli Stati nazionali, ma penso che quella lapide in memoria dei fuggitivi di Berlino non avrebbe potuto essere scritta se il mito dell’unità, indivisibilità e intoccabilità dei confini non fosse mai nato.

A chi mi obietta che c’è una bella differenza tra Barcellona del 2017 e la Berlino degli anni ’60 rispondo che è la stessa differenza che passa tra una manganellata in faccia e una fucilata alla schiena, entrambe nel nome di leggi che non proteggono la libertà degli individui ma di qualcosa al di sopra di essi. E se una legge non protegge gli individui, insegnava Bastiat, è una legge sbagliata.

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Mostrati 4 commenti
  • Albert Nextein
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    Ricordo i tempi in cui agli italiani era proibito esportare lire fuori dai confini.
    Se non vado errato occorreva depositare presso bankitalia il 50 o il 100% delle somme che si voleva portare via.
    Naturalmente questo valeva per il volgo, e non per i politici, il vaticano, gli industriali potenti e vicini al potere.
    Il volgo usava gli spalloni.
    Era per fare un esempio di come lo stato tutelasse nel passato la libertà, la proprietà e la vita dei sudditi italiani.
    L’unità indissolubile della nazione fa parte di questo registro di comportamenti prevaricatori e liberticidi.
    E’ lo stato.

  • charlybrown
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    Questa del muro di Berlino è bieca propaganda capitalista.
    In realtà il muro serviva a impedire agli operai della Germania ovest di correre in massa nel paradiso dei lavoratori.

  • spago
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    Domanda.. e se i secessionisti vogliono creare uno stato fortemente socialista, di destra o di sinistra, da cui sarà oggettivamente più difficile o quasi impossibile secedere? nulla in contrario a comunità volontarie costruite sulla idee più assurde. Ma con la secessione si da vita a un altro stato non a una comunità volontaria. Se lo Stato è mafia la secessione è un ramo di una famiglia mafiosa che si mette in proprio perché si e rafforzato e crede di potercela fare meglio da solo. È un evento positivo? Dipende. A volte magari è un evento positivo per chi resta dall’altra parte, nel senso che se i secessionisti sono la parte più socialista gli altri dopo staranno meglio..

  • Alessandro Colla
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    E’ un vecchio porblema quello della secessione di un gruppo che vuole andarsene per essere ancora più chiuso. L’Eritrea si è resa indipendente dall’Etiopia. Quando la comunità abissina ha voluto rendersi autonoma dall’Eritrea, i nazionalisti di quest’ultima entità insorsero sostenendo che “l’unità del popolo eritreo non si tocca”. Se si forma la Padania sarà possibile creare un’entità secessionista come il Gran Ducato di Parma o la Repubblica Serenissima di Venezia? In ogni caso è vero che la via referendaria non garantisca la comunità volontaria perché sempre uno stato si va a formare. Ma se si rende possibile la secessione di una realtà, il fatto costituisce precedente. E quindi sarebbe istituzionalmente più difficile vietare secessioni all’interno di una geografia politica che esiste grazie a una secessione precedente. In genere si chiede la secessione proprio per avere più libertà, non per averne di meno. Non credo che in Slovacchia si sia meno liberi che in Boemia. Perfino in Kosòvo non credo vi sia minore libertà di quanta ve ne possa essere in Serbia. Lettonia, Lituania, Estonia ed altre realtà non hanno minori libertà della Russia. Una Cecenia indipendente, forse, avrebbe minori libertà di quelle garantite dalla costituzione russa. Ma cambierebbe poco. I cristiani ortodossi saranno anche meno rgidi degli islamici ma quando un territorio è occupato da un esercito menico in guerra, di libertà ce ne è sempre ben poca. C’è sicuramente il coprifuoco, tanto per fare un esempio. Ho sempre considerato le secessioni come possibili tappe intermedie per un futuro di comunità volontarie, non come la risoluzione del problema “stato”. Se non mi trovo bene, la Spagna mi consente di andarmene? A parte che è un mio diritto andarmene o restare senza la paternalistica concessione regia o repubblicana. Alcuni non si trovano bene e vogliono appunto andarsene dalla Spagna per andare in Catalogna. Ma trono e governo spagnolo glielo impediscono, quindi sono anche ipocriti quando affermano che ci sia libertà di andarsene: la secessione è un modo di andarsene senza abbandonare il proprio territorio e la propria abitazione. Siano i governanti spagnoli ad andarsene dalla Catalogna, chi gli ha detto che quel territorio sia di loro proprietà o del resto del popolo spagnolo? Dove sono i certificati di proprietà? Nella cassaforte del notaio dei Borbone? In quella di Mariano Rajoy? O in casa di Marcello Veneziani? Perché non li tirano fuori in nome della trasparenza? O nel caso dell’ultimo personaggio citato, in nome della “fede nella storia”?

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