In Anti & Politica, Esteri

DI GIOVANNI BIRINDELLI

“Il governo spagnolo ha risposto un secco ‘no’ alla richiesta del Consiglio d’Europa di “avviare rapidamente un’inchiesta indipendente sulle accuse di brutalità della polizia durante il referendum organizzato il 1 ottobre in Catalogna”, ha detto il commissario ai Diritti umani, Nils Muiznieks”.

A me sembra quasi che, nel loro subconscio, i burocrati del governo di Madrid vogliano l’indipendenza amministrativa della Catalogna più degli stessi catalani.

A parte questo, in una società democratica, se Tizio prende a manganellate in faccia una vecchietta, finisce direttamente a processo. Tuttavia, se a prendere a manganellate in faccia la vecchietta è un agente del governo, viene proposta una ‘commissione d’inchiesta’ a cui per di più il governo può dire ‘no’.

In una società libera, se Tizio prende a manganellate in faccia una vecchietta, la vecchietta può difendersi con un’arma. E se a lei non va di farlo, o non può farlo, ci pensa l’agenzia di sicurezza privata (e in competizione con altre sul libero mercato) con cui la vecchietta ha stipulato un contratto di assicurazione. La stessa cosa avviene se a prenderla a manganellate in faccia è un agente del governo. E la disputa legale viene risolta fra agenzie di sicurezza private. Altro che ‘commissione d’inchiesta’.

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  • Fabrizio de Paoli
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    In una società libera anche il poliziotto sarebbe privato e mai e poi mai si sognerebbe di prendere a manganellate una vecchietta che va a votare perché verrebbe licenziato in tronco, questo naruralmente dopo aver subito la vendetta (possibilmente spietata) della vecchietta ed averla risarcito del torto subito.

    • Gran Pollo
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      Non è così semplice.
      Un agente di sicurezza può (e deve) essere privato. Un poliziotto no.
      Questo perché le guardie private possono proteggere persone o proprietà da eventuali intrusi o aggressori, ma non fare indagini a 360 gradi come può fare la polizia pubblica.
      Se così non fosse, il privato cittadino sarebbe oggetto di arbitrarie perquisizioni, sequestri, intercettazioni, ecc. da parte di chiunque si dichiari agente di polizia, il quale non risponderebbe del proprio operato a nessuno al di fuori del proprio committente (e forse nemmeno a quello… un’agenzia di polizia privata potrebbe “liberamente” agire in proprio…)
      Certo, anche la “tua” polizia potrebbe fare altrettanto. Ma questo porta inevitabilmente a una guerra (“fredda”, “calda”, a varie temperature) tra vigilantes. Vorresti davvero una realtà così?

      • charlybrown
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        Le guerre sono costose e ci si fa anche male.
        I vigilantes troverebbero modo di accordarsi pacificamente.

      • Fabrizio de Paoli
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        Non penserai mica di dare alla polizia tutto quel potere, vero? …sequestrare, perquisire, intercettare…, scherziamo? A che scopo poi? Siamo talmente abituati a non ottenere risultati e soddisfazione da polizia e carabinieri che potremmo benissimo farne a meno liberandosi così da quelle sovrattassa che incassano regolarmente con multe e verbali, per il resto non ho mai sentito di ritrovamento di refurtiva, a meno che la vittima fosse qualche politico o pezzo grosso. Siamo già allo “stato brado”.
        Vigilantes privati, detective privati, tribunali e giudici privati che competono rifacendosi ad un protocollo indicato dalla comunita’ e aggiornato quando la comunita’ lo ritiene opportuno. Basta e avanza, perché sai, sono veramente stufo di potere arbitrario.

  • Alessandro Colla
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    Non è esatto affermare che un agente di sicurezza possa essere privato e un poliziotto no. Se si ritiene opportuno separare i ruoli di chi protegge da quelli di chi indaga, ciò è sufficiente prevedendo un’apposita clausola nel contratto che viene sottoscritto liberamente dagli appartenenti a una società politica, territoriale o interterritoriale. Non è vero che il perquisitore non dovrebbe rispondere a nessuno, anche lui deve rispettare il contratto se non vuole rischiare il licenziamento. E all’interno dei contratti, sicuramente più efficaci delle costituzioni statali, non ci sarebbe la posiibilità di “agire in proprio”. Tale agire sarebbe considerato una violazione contrattuale, parificando la cattiva azione al reato di abuso di autorità presente negli ordinamenti legislativi. L’agente fellone dovrebbe rispondere eccome al proprio committente, perché il committente in questione è la società composta dai firmatari del contratto. Tutti, non un committente contro un altro. Non sarebbe sufficiente “dichiararsi” agente di polizia, occorrerebbe esserlo veramente. E’ adesso che corriamo sempre il rischio di abusi impuniti, perché ufficialmente gli agenti rispondono a qualcuno ma questo qualcuno è astratto. La guerra tra vigilanti in realtà c’è adesso, con le frontiere, le dogane, gli stati, e le guardie confinarie. Senza questo ciarpame, le guerre sarebbero un fenomeno limitato. E comunque non permanente.

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