In Anti & Politica, Economia

DI GIOVANNI BIRINDELLI

Riporta lastampa.it: “La Ue chiederà ad Amazon di pagare centinaia di milioni di tasse non versate”.

Il “non versate” è una bufala: una distorsione oggettiva della realtà e della lingua, tipica della propaganda burocratico-parassitaria della UE (e statalista in genere).

Nella sua stessa versione, la UE riconosce che Amazon ha pagato allo stato del Lussemburgo tutte le tasse che (purtroppo) era tenuta a pagare in quel paese. (Così come Apple ha pagato allo stato Irlandese tutte le tasse che era tenuta a pagare in quel paese; al punto che, dopo che Apple ha ricevuto per la stessa condotta di Amazon una multa di 13 miliardi dall’UE, è stato il governo irlandese -!!!- a fare ricorso contro la multa).

Il problema, secondo la UE, è che quelle tasse, frutto di un accordo fra Amazon e lo stato del Lussemburgo (il “tax ruling” del 2003), sono troppo basse. Dal punto di vista che la UE può imporre con la forza, quell’accordo “avrebbe garantito all’azienda americana vantaggi classificabili come aiuti di Stato illegittimi”.

A parte il fatto che ci vuole davvero una grande fantasia e una bella faccia tosta a chiamare “aiuto” un minore saccheggio, questo vorrebbe dire che la concorrenza fiscale, secondo la UE, sarebbe “illegittima”.

Naturalmente, la concorrenza fiscale è illegittima in quanto fiscale, non in quanto concorrenza.

In altre parole, in base alla logica (che è oggettiva e universalmente accessibile) a essere illegittime (cioè a violare il principio di non aggressione), anche se legali (cioè rispettose dei comandi arbitrari dell’autorità), sono le tasse in quanto tali, il potere legale di imporle e la stessa UE, non la concorrenza.

Catalani, quando otterrete l’indipendenza pensateci bene prima di chiedere l’adesione all’UE…

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  • andrea
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    siamo alle solite: se a mettersi d’accordo su prezzi e tariffe sono le aziende private è cartello e arrivano le mazzate. Se sono gli stati (ormai aziende private) a decidere di non farsi concorrenza va tuttto bene, anzi chi non si allinea viene sanzionato

  • Albert Nextein
    Rispondi

    Uno dei pericoli maggiori insiti nell’unione europea è proprio l’omologazione delle norme fiscali.
    Un’unica prigione fiscale ne sarebbe la logica conseguenza.
    Si tratterebbe di un temporaneo assestamento cui seguirebbe un regolare e costante inasprimento, con maggiori prelievi.
    Purtroppo la gente, i sudditi, non lo riescono a mettere a fuoco.
    Come per l’uso del contante.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    L’appello ai catalani va rivolto anche agli scozzesi. Ma soprattutto va girato a Marcello Veneziani. In un editoriale di oggi, su un quotidiano romano che ormai è diventato l’organo ufficiale del partito della polizia, di quello di Giorgia Meloni e delle imprese sanitarie sovvenzionate, sostiene che “i lbertari emozionali, appena sentono parlare di diritto e di libertà, scattano come cani ammaestrati ringhiando senza ragionare”. Vista la sequela di sciocchezze che si leggono nella parte successiva dell’articolo, all’illustre filosofo vanno ricordate alcune cose che evidentemente ignora, malgrado la sua illustre sapienza:
    1) I libertari sono tali in quanto non emozionali. Il libertarismo scaturisce dalla ragione e dalla scienza dei lumi. Quella autentica del pensiero britannico, non quella finta dei giacobini. Irrazionali ed emozionali sono sempre stati i nazionalisti e tutti coloro che rifiutano la libertà in nome di sedicenti giustizie sociali, di collettivismi e di culto della comunità considerata come entità superiore all’individuo e su di esso prevalente.
    2) Lo status di libertario è completamente antitetico al ruolo di cane ammaestrato. Di ammaestrati la storia ne ha visti tanti schierati sul fronte del buro – vetero – patriottismo e in nome di tale pseudodottrina hanno causato danni irreparabili. Erano loro a ringhiare “Trento e Trieste”, “Nizza e Savoia”, di interventismo nella prima guerra mondiale, di rivendicazioni dell’impero e altre scempiaggini sempre in salsa imperialista.
    3) Quando si tratta di parlar male della libertà o quanto meno di essere preoccupati che ce ne sia “troppa” (ammesso che ciò sia possibile), troviamo sempre frotte di ammaestrati ringhianti; sempre pronti a temere che ci siano persone che difendono la dignità individuale contro il maniacalismo societaristico.
    4) La storia del libertarismo è costellata da pensatori che con l’emozionismo non hanno nulla a che vedere. Gorgia, Zenone, Seneca nell’antichità; Grozio, Lorenzo Valla, Francisco Suarez, Giovanni Botero nell’era di mezzo; Locke, Voltaire, Spencer, Hume, Spooner, Tucker, Rothbard, Hoppe in epoche più recenti. L’elenco pecca per difetto a causa di ragioni di spazio. Gli emozionali sono nemici della libertà, pronti a osannare interventismi e aspiranti tiranni di turno. Compresi gli “uomini della provvidenza”.
    5) Se ritiene assurdo che uno stato nazionale rimetta in discussione la propria integrità territoriale attraverso lo strumento referendario, accusi di essere assurdi i governanti boemi che hanno accettato ciò con la secessione slovacca. Estenda ciò ai russi per la Lituania, l’Estonia, la Lettonia, l’Azerbaigian… Consideri assurdi i serbi per le questioni del Kosovo, della Croazia, della Macedonia; gli etiopi per l’Eritre e l’Abissinia; i polacchi che a suo tempo non hanno accettato di essere metà tedeschi e metà russo – sovietici.
    6) Il nazionalismo della corte reale spagnola, così come di quella sabauda, è una versione territorialmente ridotta della politica centralistica di qegli imperi centrali che i nazionalisti avevano combattuto. Evidentemente fu un combattimento dettato da ragioni strumentali.
    7) La “pretesa” dei secessionisti di rimettere in discussione la prepotenza dei regnanti, è legittimata dal diritto naturale. Se qualcuno propone di rinegoziare attraverso lo strumento referndario, avanza tale proposta in alternativa a rischi di guerre civili. Chi se ne importa se i regnanti hanno una storia secolare! Anche il colonialismo in Sud America era secolare ma non per questo legittimo. Anche la schiavitù era secolare, anzi millenaria.
    8) La vera frase assurda è quella del filosofo pugliese: “E’ come pretendere il diritto di scegliersi con il referendum una forma politica diversa dalla democrazia e insorgere contro gli ANTIDEMOCRATICI che voglioni impedirlo”. Qui occorrerebbe una rilettura di Orwell e del suo pensiero sulla neolingua La contraddizione è dei democratici se vogliono impedire un referendum, non dei proponenti. Questi ultimi accusano gli altri di essere incoerenti, non li hanno mai accusati di essere antidemocratici. Proprio perché la democrazia non favorisce la libertà, il pensiero libertario vuole arrivare a superare la democrazia. Se per tale superamento vengono utilizzati gli stessi strumenti che la democrazia propone, specie se in alternativa alla lotta armata, non si vede dove sia il delitto di lesa maestà. Quello libertario dovrebbe rimanere solo pensiero, senza azione? Una maggioranza parlamentara libertaria potrebbe tranquillamente proporre un’assemblea costituente che sostituisca l’attuale statuto albertino mascherato da costituzione repubblicana con un contratto vincolante solo per ogni cittadino che lo sottoscriva. A fine legislatura la democrazia sarebbe sostituita, anche in forma ufficiale, dalla libertà. Non ci sarebbero soldi per pagare gli stipendi dei parlamentari in quanto le tasse non srabbero più imposte? Problema dell’opposizione, a una maggioranza libertaria ciò non deve interessare. A giochi compiuti nessuno si ricandida. Se l’Assemblea Costituente venisse convocata perché il cinquanta per cento più uno degl italiani firmasse per ottenerne la convocazione, lo stato “democratico” dovrebbe rifiutare? In nome di quale principio, se non quello del disprezzo della volontà di una somma di individui?
    9) Non so se Miglio auspicasse la lotta armata, certo anche le tre macroregioni erano fuori dell’attuale impianto costituzionale.
    10) E’ senza senso affermare che i secessionisti siano come gli atei desideroisi della benedizione sacerdotale per sposarsi ecclesialmente. I libertari non vogliono sposarsi ecclesialmente, vogliono avere solo il diritto di contrarre matrimonio a modo loro. Non chiedono la benedizione degli unionisti, vogliono solo rivendicare il diritto a essere libertari. Se mi sposo civilmente, il sacerdote non deve mettere becco nella mia vita familiare. Nel pretendere ciò, dove sarebbe l’istanza di benedizione?
    11) “Se la Spagna cedesse sarebbe un segnale d’allarme per l’Europa, innescherebbe una reazione a catena rovinosa per gli stati sovrani sui quali si regge l’Unione”. Magari! Avremmo risolto il problema alla radice. Intanto non si capisce perché la Gran Bretagna ha potuto tranquillamente “cedere” sulla Scozia, senza catene rovinose, mentre la Spagna non potrebbe cedere. Estremamente contraddittoria è la preoccupazione per “il predominio delle oligarchie transnazionali” quando poi ci si mette a difendere quel dominio oligarchico transnazionale che è di fatto l’Unione Europea”. Veneziani parla di stati nazionali “costretti” a subire. Costretti da chi? Dalle loro stesse politiche dalle quali i secessionisti si vogliono liberare. “Se gli stati nazionali sono costrtetti a subire, figuratevi che fine farebbero gli staterelli regionali”. La fine del Liechtenstein, del Lussemburgo, della Svizzera, del Principato di Monaco, del Vaticano… Chi è che sta economicamente peggio, questi ultimi o i grandi stati? “Lo stato nazionale è l’unico argine allo strapotere della finanza”. Bufala. Sono stati questi stati nazionali a creare strapoteri mercantilistici, a creare L’Unione Forzata Europea e l’altrettanto forzata moneta unica. Un numero maggiore di entità sovrane avrebbe, votando per testa, un effetto moderatore verso i poteri oligarchici. Mettere d’accordo solo quindici entità per buggerare il popolo, è faicle; proviamo con duecentocinquanta o trecento. O migliaia. Veneziani confonde i “poteri economici” con le oligarchie. Sono due elementi in conflitto: l’economia, per avere i suoi spazi, deve avere meno politica possibile intorno. La cosa può piacere o meno ma in fisica una palla rimbalza. E comunque, una legislazione diversa in Montana e in Connecticut, non impedisce a queste due realtà di appartenere alla stessa unione.
    12) “Il regionalismo è stata una delle più grandi sciagure” d’Italia. Sarà anche vero. Ma solo perché inserito in un contesto estremamente unitario e centralistico. I tributi non vengono riscossi dalle periferie e poi trasferiti al centro ma riscossi dal centro e trasferiti alle periferie. Non è abrogando gli attuali pochi spazi di autonomia regionale che si risolve il problema, anzi…
    13) Il volersi “scaricare della cittadinanza onerosa di essere italiani” è un diritto, anzi è IL diritto. Il problema non è quello di liberarsi del sud ma di rendere il sud più libero. Il primo movimento autonomista è stato il Movimento Indipendentista Siciliano di Andrea Finocchiaro Aprile. Veneziani, meridionale, non lo cita nemmeno.
    14) La cultura e le radici della nostra civiltà non risiedono in uno stato unitariio forzato. Tutto ciò che costringe con la forza è la negazione della cultura, delle radici e della civiltà.
    15) Il principio fondativo di una nazione non è la solidarietà nazionale ma il senso di appartenenza. Se c’è questo, esiste la solidarietà: Che non è detto debba essere circoscritta al territorio, altrimenti si dovrebbero accusare gli stati nazionali di una visione egoistica nei confronti della comunità internazionale. La verità è che la solidarietà è tale solo se non viene imposta. Mi fa piacere se un varesino solidarizza con me romano, ma non mi sogno certo di imporglielo. Non ci sono i più ricchi che scaricano i poveri. O meglio, ci sono ma perché operanti in un quadro obbligatorio. Un’etica giusta raccomanda l’assistenza al bisognoso ma non la impone con la forza. In un sistema spontaneo i poveri sarebbero lo 0,0001 per cento della popolazione. Costringere i ricchi a sovvenzionare, porta solo a minori investimenti e a maggiore povertà. I ricchi si accorgerebbero da soli che aiutare chi è in difficoltà, risulta alla lunga conveniente. “Buonanotte alle comunità, vincono solo gli egoismi”. Magari fosse! L’egoismo genera ricchezza che viene automaticamente distribuita, perché il produttore ha bisogno di vendere e in un mondo di tutti poveri non vende. Tocqueville, in una situazione di basso statalismo, restava abbagliato da quanto associazionismo spontaneo si trovava in America.
    16) Sarebbe ora di piantarla con la lagna e la vulgata mitologica del sogno risorgimentale. I rivoluzionari dell’epoca erano secessionisti dall’impero austro – ungarico, non fautori dello stato centralista sabaudo. Quando si scrive che l’unità nazionale fu realizzata grazie “all’impulso dei veneti e dei lombardi”, si ignora che non fu la popolazione lombardo – veneta ad auspicare l’unità nazionale ma un gruppo ristretto di manigoldi al servizio della casa reale più manigolda d’Europa. I cittadini, lombardi e veneti ma anche di altre realtà, hanno solo subito passivamente.. Altro che impulso! Non è vero che i mille, comunque mercenari, venissero in maggioranza da lì. Quell’esercito era pieno di stranieri che parlavano a mala pena l’italiano. Se prima della partenza c’è stato un raduno di preparazione a Bergamo, questo non vuol dire che fosse un corpo di volontari bergamaschi. L’unità d’Italia è stata costruita con la forza e con il sangue degli innocenti. Il quotidiano dove Veneziani scrive è preferito, rispetto agli altri, anche dai libertari per qualche firma che occasionalmente si avvicina a l loro pensiero. In questi ultimi giorni, la testata appare sempre meno interessante. Ma forse interessata a tirare la volata elettorale a Fratelli d’Italia. Che Angelucci voglia candidarsi? Quest’intervento è solo uno sfogo perché Veneziani non legge questo sito e forse non sa neanche che esista. Il suo quotidiano si rifiuterebbe certamente di pubblicarlo anche perché, come al solito, troppo lungo. Ma un auspicio rivolto ai nazionalisti si ritiene giusto lanciarlo: oltre a Mussolini, seppeliscano definitivamente anche Bonaparte. Grazie al quale abbiamo avuto l’infamia della coscrizione obbligatoria che forse tanto piace a qualche filosofo salentino astratto (o astruso?).

  • christian
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    Come sempre grande pezzo Alessandro. Quando ti fanno incavolare dai il meglio di te.
    Forse si potrebbe sintetizzare il tuo pezzo e mandarlo al quotidiano in questione, chi sa…

  • Alessandro Colla
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    Tante volte ho mandato quattro righe a quel quotidiano. Una sola volta mi ha risposto il redattore capo che insisteva a non capire che il fastidio dei lettori non era per la notizia data ma per il titolo fuorviante. Ribatteva sul premio avuto per un precedente titolo su Roma (“Il Coppolone”) confondendo, quindi, la satira con la cronaca. Una direzione superficiale quella attuale. Non basta essere figlio di un illustre vaticanista per essere un buon giornalista. Io sono nipote di ferroviere ma il treno non lo so portare.

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