In Anti & Politica

DI FAUSTO BAROSCO

Ventotto anni fa è caduto il muro di Berlino, che ricordo fu eretto da McDonald’s per difendere il capitalismo dal comunismo e dal socialismo.

Da allora barconi pieni di liberi professionisti, imprenditori e partite iva sono salpati dalle coste italiane, olandesi e britanniche verso la libertà offerta dal COMECON; dalla Lousiana e dalla Florida colonne di barche a vela e canoe portavano statunitensi verso Cuba: tutti alla ricerca del posto fisso e garantito, tutti a rincorrere il b…enessere diffuso, la felicità comune, il paradiso in terra.

Da allora il mondo è cambiato, grazie alla Cooperativa Reddito Sociale di Kiev è nata internet e tutto è più bello e veloce, la Aeroflot si è unita con l’Alitalia ed i biglietti aerei sono gratuiti, garantendo a tutti di viaggiare per il mondo.

I computer sono presenti in ogni casa grazie al Ministero dello Sviluppo Tecnologico Socialista della Bulgaria, un team di 800 scienziati di 50 paesi diversi ha sviluppato una nuova generazione di telefonini: gli smartphone.

Viva il comunismo, viva il socialismo e viva la libertà.

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Mostrati 9 commenti
  • Giovanopoulos
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    Hasta la… libertad siempre!!!

  • Albert Nextein
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    Comunismo o socialismo ?
    Hasta la miseria, siempre!
    Come dice Leo Facco.

    • leonardofaccoeditore
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      Exactamente ;-)

    • Giovanopoulos
      Rispondi

      Ad un articolo paradossale con ribaltamento ironico della realtà, il mio slogan voleva rispondere sulla stessa lunghezza d’onda mettendo la parola “Libertà” all’interno di un noto slogan che con la libertà nulla ha a che fare e che anzi significa repressione e miseria.
      Giusto per chiarire.

  • winston diaz
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    Vi ricordo che subito prima del comunismo in russia c’era ancora la servitu’ della gleba. E non si puo’ saltare di colpo da millenni di servitu’ della gleba a chissa’ cosa di nuovo e, soprattutto, di meglio. La testa della gente non si cambia in fretta. Oggi ci sono storici che ritengono che in realta’ il comunismo sia stato il metodo che ha escogitato la burocrazia autocratica russa per sopravvivere alla fine, inevitabile, degli zar. Tanto per contestualizzare un attimo.
    Cambiando un po’ il contesto, la stessa cosa vale per l’italia.
    Sapete perche’ i pianoforti piu’ famosi del mondo, steinway and sons, sono americani, nonostante il fondatore fosse tedesco? Perche’ la corporazione tedesca dei costruttori di pianoforti gli impediva di lavorare in germania…

  • Alessandro Colla
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    Ma allora bisogna pronunciare “stainvai”, non sapevo che gli artigiani del pianoforte avessero avuto un destino analogo a quello di Werner von Braun. Non sono molto d’accordo che al meglio non si possa passare di colpo, indipendentemente dai millenni precedenti. Condivido, però, l’analisi sulla burocrazia autocratica russa. Unita, a mio modesto avviso, a un sia pur discontinuo collaborazionismo della chiesa ortodossa. Uno dei membri del Poltburo all’epoca di Andropov e Cernenko aveva come cognome Romanov. In fondo la linea continua anche oggi: da Rasputin al Ras Putin (con Medvedev nel ruolo del Berlusconi locale per prendere i voti dei fautori della rivoluzione liberale).

    • winston diaz
      Rispondi

      Be’ non proprio analogo a von braun: von braun fu di fatto rapito (se si butto’ attivamente nelle braccia degli anglosassoni invasori fu solo per evitare quelle, per i tedeschi molto piu’ temibili, dei sovietici), mentre Steinweg fu costretto ad andare in america perche’ le corporazioni dei mestieri tedesche gli impedivano di esercitare liberamente la sua professione per, appunto, pura e semplice chiusura corporativistica. Devo averlo sentito per un wikiradio di radio 3, vediamo se ti trovo il riferimento, su wikipedia vedo che non c’e’ nulla in proposito. No, ricordavo male: era un mix24-storia di minoli, lo trovi googlando mix24 steinway il re dei pianoforti, e inoltre Steinweg supero’ il problema del poter impiantare la sua attivita’ con un colpo di fortuna, gia’ prima di trasferirsi in america: da discendente di un carbonaio, sposo’ una “upper class”, che all’epoca dell’aristocrazia tedesca voleva dire non poco.

      Comunque, ricordiamoci che nella tradizione (indo)europea (pensiamo, all’estremo, alle caste indiane e ai mestieri tramandati per via ereditaria) il corporativismo protezionistico delle arti e dei mestieri (e poi delle professioni, vedi l’oggidi’, che da questo punto di vista, grazie al complicarsi delle tecnologie e di conseguenza delle specializzazioni, sta incrementandosi esponenzialmente) e’ sempre stato la norma, perlomeno dal medioevo in poi. Nella Venezia medievale si arrivava al punto di mandare i sicari ad un eventuale membro della corporazione che divulgasse altrove i segreti della sua arte. Oggi non serve piu’, ci sono i sempre piu’ impervi ostacoli delle barriere all’accesso delle professioni, e il professionista, una volta entrato a far parte della sua tribu’, e’ considerato libero di vendersi al miglior offerente (anzi con un prezzo minimo stabilito dalla corporazione, la “tariffa”, pena l’espulsione e la perdita del diritto di esercitarla, con lo lo Stato in questo caso come sicario mandato dalla corporazione).

      Come tutte le cose, anche il cosiddetto autogoverno ha i suoi “piccoli” contrappassi: l’essere umano ha forti e insopprimibili istinti di fedelta’ tribale al proprio gruppo, la cui devianza in un modo o nell’altro viene aspramente punita, e’ cosi che si manifesta la nostra socialita’ (anche nei blog). Ci siamo talmente immersi dentro, che non e’ facile rendersene conto. E quando ci si rende conto, non e’ una bella scoperta.

      Qualsiasi politica che non tenga conto di questa caratteristica intrinseca dell’essere umano e’ destinata a restare utopica e/o al fallimento: se hai qualche dubbio basta che assisti ad una partita di calcio una sola volta.

  • Leonardo Gualandi
    Rispondi

    Winston Diaz, mi pare che ci sia un po’ di confusione riguardo alle libere professioni, soprattutto ma non solo per come sono attualmente (dis)organizzate in Italia.

    Di “tariffe” non è il caso di parlare, se non per farsi quattro risate; ma questo non da quando Bersani ha “liberalizzato” il settore, bensì da tempi affatto remoti. Se sia un bene o un male è soggettivo; ma sicuramente è fuorviante sostenere il contrario della realtà.
    E l’Europa è avviata su un percorso molto, molto simile.

    Piuttosto suggerirei che le libere professioni siano ormai completamente stravolte proprio grazie alla “creazione di lavoro” da parte di uno Stato inqualificabile che inventa onerosi adempimenti inutili a carico dei malcapitati cittadini, costringendoli a procedure vincolanti (sempre inutili, o peggio…) nelle quali è indispensabile, più che la firma di un “Libero Professionista”, quella di un iscritto a un Albo che di veramente professionale non ha nulla: sostanzialmente si tratta di operatori ammaestrati a processi preconfezionati; funzionari statali aggiunti, a spese della vittima di turno.

    Il discorso qui l’ho solo potuto abbozzare, ma si tratta di un problema ben più grosso delle vecchie “tariffe”, direi! Se il cittadino potesse rivolgersi a un professionista liberamente scelto e soltanto quando ha realmente bisogno di una prestazione professionale, moltissime criticità sarebbero risolte; e di tariffe non ci sarebbe alcun bisogno.

  • Massimiliano
    Rispondi

    Qualcuno di loro ci crederebbe…

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