In Economia

DI MAURO GARGAGLIONE

Ammesso (e assolutamente non concesso) che Savona non avesse voluto (più) intendere quello che ha invece dichiarato sull’euro (c’è gran copia di testimonianze) per tanti anni, ma che avesse in mente di rimanerci dentro, solo ripensandone alcuni meccanismi come ha dichiarato prima di essere congedato in malo modo da Mattarella, rende evidente che il castello di debiti/crediti, che si regge su montagne altissime di denaro spazzatura partorito dalla banca centrale in questi anni e dalla bolla dei prestiti bancari a buon mercato, è così fragile che il primo politico dell’unione che si permette anche solo di accennare alzare un ditino scatena il panico e deve essere immediatamente abbattuto. 

Il semplice fatto che i debiti vadano rimborsati è già difficile da accettare per un’umanità ormai dissociata, figuriamoci riuscire a spiegare che tutto questo immondo casino è il figlio di primo letto della manipolazione del denaro, dell’interesse e di tutti gli interventi delle banche centrali che cercano di violare le leggi della logica dell’azione umana.

Come funziona l’economia lo spiega solo la Scuola Economica Austriaca, di cui la comunità di economisti mainstream di matrice keynesiana e monetarista nega persino l’esistenza. Economisti titolari di cattedre profumatamente pagati e premiati dal sistema, ancor più dissociati delle persone comuni che rifiutano la realtà.

“Si possono certamente violare le regole dell’economia ma non si possono certo evitare le conseguenze dell’averle violate (cit)”.

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Mostrati 3 commenti
  • Dino Sgura
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    Savona è un keynesiano convinto, non mi importa nulla di lui, di Salvini e di quel terroncello ignorante di Di Maio. Qui va rivisto il concetto dell’eleggibilità e del suffragio universale. Ormai è tutto un grande fratello, con l’aggravante che invece di gozzovigliare soltanto e penetrarsi a vicenda come sono soliti fare i protagonisti del noto format televisivo, questi hanno la pretesa di fare le leggi, di regolare la nostra vita suon di tasse e imposte, loro che sono dei perfetti buoni a nulla, come intendeva praticamente il grandissimo Bastiat. La democrazia è un mito totalitario che sta cadendo a pezzi, questa è la realtà.
    In ogni caso aveva ragione Montanelli, molto meglio la monarchia seppur di quella famigliaccia che avevamo in Italia di questa repubblichetta partitocratica.

  • Albert Nextein
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    Mi chiedo sempre come sia stato possibile che una scuola del genere sia meno che la cenerentola dell’economia.
    Come siano riusciti a farla dimenticare, come abbiano potuto sminuirla e dileggiarla.
    I nomi, mi piacerebbe conoscere i nomi di coloro che sono riusciti in questa impresa autolesionista.

  • Alessandro Colla
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    I nomi? Keynes, Beneduce, Mussolini, Roosvelt, Galbraith, Marcuse, Sraffa, Krugman, Soros, La Malfa, Mannheimer, Mattei, Dossetti, Lazzati, La Pira, Fanfani, Dini, Prodi, Savona, Monti, Bergoglio… Poi c’è uno ancora più autolesionista degli altri, uno alto quanto me o poco più che riuscirà a passare alla storia come quello che aveva in mano la possibilità di cambiare tutto un sistema e che non lo ha voluto fare. Che poteva offrire il giusto spazio culturale alternativo a quello cialtronesco in uso e che benché sollecitato in merito ha rifiutato. Inizia anche il suo cognome con la stessa prima sillaba di Bergoglio ma poi non ricordo come detto cognome prosegua. Un poeta di Recanati, visto il nome iniziante con la esse, gli domandò se ricordava ancor quel tempo della sua vita ma lui non rispose. Mi sembra abiti in una zona nordoccidentale dell’Italia, probabilmente lombarda. Chissà se è ancora in tempo, prima che gli acciacchi dell’età non lo blocchino irreversibilmente?

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