In Anti & Politica, Esteri

DI GIOVANNI BIRINDELLI

Quello riportato nel link (vedi qui) è un lungo articolo in inglese di Glenn Greenwald pubblicato su The Intercept. Da leggere. Dà i dettagli di una notizia di cui nessun giornale italiano, fra quelli che ho visto, fino a oggi ha parlato: di qui a qualche settimana, il nuovo presidente dell’Ecuador, prono ai governi di Stati Uniti, Regno Unito e Spagna, espellerà Julian Assange dalla sua ambasciata, dove il presidente precedente gli aveva concesso asilo politico.

Il governo spagnolo vuole chiudere Assange in prigione perché Assange ha denunciato le “violazioni dei diritti umani perpetrate da parte delle governo centrale spagnolo contro manifestanti nelle strade a favore dell’indipendenza catalana” (!). Visto il trattamento riservato ai leader indipendentisti catalani, è legittimo ipotizzare che lo voglia fare senza processo.

Il governo USA vuole processare Assange perché Wikileaks ha reso pubblici documenti riservati del governo, come ad esempio quelli consegnati da Edward Snowden che provano l’attività di spionaggio illegale (oltre che illegittima) del governo americano sui suoi stessi cittadini; oppure quelli consegnati da Chelsea Manning (e in particolare il video “collateral murder”) che provano l’uccisione di giornalisti e di civili innocenti da parte dell’esercito USA. Questi esempi non sono citati a caso: sono quelli che ha usato lo stesso Mike Pompeo, ministro degli esteri dell’attuale amministrazione USA, in un’intervista in cui minacciava Wikileaks, Edward Snowden e Julian Assange.

Il governo UK vuole processare Assange per infrazioni minori (non si è presentato a un’udienza, essendosi rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador) che egli ha commesso per evitare la persecuzione la cui intenzione è stata confermata dalle successive dichiarazioni degli esponenti del governo americano e spagnolo.

Assange “è stato di fatto imprigionato per otto anni nonostante il fatto che non sia mai stato accusato di (e tanto meno condannato per) alcun crimine”. Da qualche tempo gli è stata impedita ogni comunicazione col mondo esterno.

L’aggressione statale si espande in modo accelerato, come è la sua natura, schiacciando come un bulldozer ogni espressione di libertà: dalla proprietà alla possibilità di esprimersi. La resistenza anche solo di principio (quella che non richiede coraggio ma solo onestà intellettuale) a questa accelerata aggressione, a me sembra rimanere confinata all’interno del ristrettissimo gruppo dei libertari (che, per quanto si stia espandendo, non potrà mai tenere il passo con l’espansione dell’aggressione statale).

Ci sarebbe una resistenza leggermente più larga (di cui fa parte lo stesso Greenwald, per esempio) che tuttavia, adottando nei confronti della violazione dei diritti di proprietà dei criteri diversi da (e anzi opposti a) quelli che vengono adottati nei confronti di altre particolari espressioni della libertà (come ad esempio la libertà di espressione), non è di principio e quindi, anche se ammirevole sotto molti aspetti, non può contribuire ad affrontare concretamente il problema.

Coloro che hanno la struttura intellettuale necessaria per percepire questa dinamica nel suo complesso e per interpretarla in modo logicamente coerente (non solo sul piano della teoria morale ma anche su quello della teoria economica), sono un’esigua minoranza.

Questa esigua minoranza tuttavia va ulteriormente suddivisa in due gruppi:

1) Quelli che pensano che sia tecnicamente possibile contenere la tracotanza dello stato, p. es. riformandolo, influenzandolo, perfino combattendolo…

2) Quelli che sanno che, al di là di insignificanti correzioni di breve periodo, questa espansione accelerata dell’aggressione statale non può fare altro che espandersi in modo sempre più accelerato; e che l’unica via ad oggi percorribile è quella segnata da bitcoin-blockchain: bypassare lo stato in modo decentralizzato, incensurabile, anonimo, basato su una struttura di incentivi individuali.

Via via che questa seconda strada prenderà piede, sarà inevitabile affrontare anche il problema sorgente, quello della legislazione: l’inversione dell’idea astratta di legge (da strumento di potere coercitivo – p. es. politico – arbitrario a limite non arbitrario a qualunque potere coercitivo).

Io non mi stancherò mai di ripetere che il secondo approccio strategico (quello non onirico) può funzionare anche nel campo della legislazione. Se bitcoin sta funzionando per ritornare al denaro di mercato nonostante lo stato, allora qualcosa di simile può funzionare anche per ritornare alla Legge nonostante lo stato, che tecnicamente non può essere né riformato nella direzione della libertà né contenuto.

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