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DI MAURO GARGAGLIONE

Il socialismo fa presa sulle menti ottuse. Una mente ottusa può tranquillamente essere quella di un plurilaureato o di uno che ha letto un milione di libri, anzi spesso lo è. Ma c’è una fascinazione ancora più sottile e pericolosa di quella del socialismo e delle menti ottuse, quella della socialdemocrazia o, più modernamente, “economia sociale di mercato”.

E’ pericolosa perchè irretisce anche menti che sembrano meno ottuse di quelle che si fanno abbindolare dal socialismo duro e puro, ma lo sembrano e basta. L’economia sociale di mercato, la socialdemocrazia, lo Stato redistributore o imprenditore, stanno al socialismo come una squillo di alto bordo sta a una battona di marciapiede. Sono due apparenze diverse di fare lo stesso mestiere.

Il socialismo è o non è. Se non è, si afferma l’economia di libero scambio e libera contrattazione. Se scambio e contrattazione non sono liberi e volontari allora c’è socialismo. Se un imprenditore afferma che un po’ di limiti è corretto che lo Stato li imponga, allora fa i soldi grazie a quei limiti. E’ sicuro. Se lo sostiene ma è in difficoltà economica per via dei troppi limiti, allora è ottuso.

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Mostrati 9 commenti
  • GIG
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    Bravo Mauro,proprio così è la realtà.
    Il tuo scritto non fà una grinza.
    Mille volte ho sentito quella frase: ‘qualche regola ci deve essere altrimenti sarebbe il Far West’ che mi ha sempre fatto pensare: ‘ma questo è scemo’.

  • Giovanopoulos
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    Ottimo Gargaglione.
    La metafora peripatetica sulle differenze tra socialismo duro e puro e socialdemocrazia è di grande efficacia e verità!

  • Albert Nextein
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    Io penso che il socialismo, frutto di menti malate, sia una sistematizzazione ideologica dell’invidia personale e privata.

  • eridanio
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    Forse mi sto ripetendo ma dissento ;-)

    L’Infantilità irrisolta; l’alterata percezione della realtà e delle responsabilità connesse fanno si che le molte persone affette all’atto di immaginare la vita in società non sanno costruire strutture ad elementi finiti come socialismo, comunismo, fascismo, costituzionalismo, repubblicanesimo liberale e democratico e chi più ne ha ne metta.
    Tutta sta gente un po’ bigotta e variamente influenzata non è ottusa (IMHO) è solo mal matura. Bisogna voler loro bene.

    Le peripatetiche poi sono operatrici di bene che, nell’esercizio della professione, meritano tutta mia stima e comprensione. Non generalizzerei sul grado. E’ illustrativo ma non ce n’è di bisogno.
    Quel che è vero è che queste carenze dello sviluppo emotivo-relazionale colpiscono puntualmente gli individui di ogni ceto sociale, intellettuale ed economico.

    • Dino
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      Un po’ come il tifo calcistico e sportivo, il fascino del kitsch insomma??

  • eridanio
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    “non sanno che costruire strutture ad elementi finiti”

    • Max
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      Elementi finiti, ma permettimi di dire, o carissimo Eri, che considerando le migliaia di varianti e combinazioni che ogni struttura permette, il cubo di Rubik ci fa una ben misera figura. Qui siamo in presenza di sistemi che umilierebbero persino un tesseract.

      • eridanio
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        Fose …..però i modelli d’equilibrio matematici generali e stocastici hanno un enorme popolazione di variabili che, per quanto numerose, sono utilizzabili solo inserendo arbitrari e presunti punti di certezza. Troppo comoda!
        L’azione umana e le responsabilità implicate sono solo variabili, nessun arbitrario valore, ed il tempo ad ogni step invalida variabili obsolete introducendone di nuove prima non concepibile o non esistenti . In pratica i sistemi ad elementi finiti possono essere quanto grandi si vuole ma hanno un limite comprensibile. Questa è una sicurezza per i socialisti che – avendo la tara che hanno – non possono concepire strutture nelle quali nessuno controlli alcun parametro. La tara socialista è quella di idealizzare certezze impossibili. Perciò sono disponibili a creare un mondo nel quale il prossimo ha un senso solo se asservito al controllo dell’impossibile per sentirsi apposto con la distorta coscienza.

  • vetrioloblog
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    Mi viene di pensare a Pierpaolo Pasolini, che ebbe il fratello ucciso nella strage partigiana di Porzûs, fu espulso dalla sezione del Partito Comunista per le sue tendenze omosessuali… e ancora si interrogava sul senso della “lotta di classe”. E ancora a Bertolt Brecht, Jean-Paul Sartre, che fessi certo non erano. Chissà, forse alla fine inconsciamente ci si affeziona alle idee, magari sbagliate, e ci si rifiuta anche di arrendersi all’evidenza.
    A proposito mi viene in mente il racconto di Leonardo Sciascia “La morte di Stalin “: il protagonista, Calogero Schirò, bottegaio convinto sostenitore del comunismo, addirittura sogna e dialoga con Stalin in persona. Messo di fronte al rapporto di Kruscev sui crimini di Stalin, alla fine finisce per derubricarli a “capricci di vecchiaia”.

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    sovietica e italiana. Esilarante è lo scambio di battute al vetriolo tra Calogero e l’arciprete del paese, che si ferma a chiacchierare con lui davanti la sua bottega. Anche lui, come il protagonista de La zia d’America, è messo al cospetto di un cambiamento: con la fine della guerra, a passioni sopite, la figura un tempo idolatrata di Stalin inizia a essere messa in discussione. In molti tra i comunisti stessi iniziano a prendere le distanze dal leader sovietico; egli non è più il salvatore del popolo ma un dittatore spietato come gli altri. Calogero si rende conto di ciò ma resta fedele a Stalin e continua a sognarlo. Quando il russo morirà

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