In Anti & Politica

DI ALESSIO PIANA

Per definizione, il libertario individualista anarchico contesta l’esistenza dello Stato, lo considera un impostore e non ne riconosce l’autorità morale. Ma questo non è del tutto corretto. Il libertario si oppone soltanto allo Stato coercitivo e monopolista, che si finanzia esigendo tasse obbligatorie e impone il rispetto delle sue regole mediante l’esercizio (o la minaccia) della violenza, di cui pure detiene il monopolio legale.

In linea di principio il libertario anarchico non sarebbe contrario a uno Stato a cui il cittadino possa aderire volontariamente sottoscrivendo un contratto consensuale, scambiando i servizi statali in cambio di una pattuita (e non imposta per legge) somma di denaro.

Possiamo teoricamente immaginare una società (anarco-capitalista) dove l’organizzazione statale continua a esistere, ma compete insieme ad altre associazioni private in un libero mercato dei servizi al cittadino (protezione, sicurezza, amministrazione, giustizia, legislazione, istruzione, sanità, ecc.), in un regime di concorrenza anzichè di monopolio.

Ma allora lo Stato perderebbe tutte quelle caratteristiche intrinseche che lo rendono un vero Stato (imposizione fiscale obbligatoria, monopolio legale dei servizi e della violenza), e non si potrebbe nemmeno più chiamarlo Stato. Diventerebbe nient’altro che uno dei tanti attori economici – forse il più grande, magari il meglio organizzato – che operano nel sociale. Uno Stato non-più-Stato, insomma.

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Commenti
  • eridanio
    Rispondi

    Un non-stato farebbe bene il paio con una non-banca
    :-) e vissero felici e contenti

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