In Anti & Politica, Economia

DI MATTEO CORSINI

L’abitudine di Luigi Di Maio e Matteo Salvini è quella di fare promesse in qualsiasi contesto si trovino a parlare. Non sono gli unici, per carità, ma di questi tempi sono quelli che hanno più occasioni per essere sotto i riflettori.

Intervenendo all’Internet day, era inevitabile che Di Maio facesse l’ennesima promessa al popolo:

La connessione ad Internet diventi un diritto primario di ogni cittadino. Siamo al lavoro per tutelare questo diritto. Immagino uno Stato che interviene e fornisce gratuitamente una connessione a Internet di almeno mezz’ora al giorno a chi non può ancora permettersela.”

Addirittura la connessione a internet come “diritto primario”, con lo Stato che deve fornirla gratuitamente a chi non può permettersela. Così, mentre un percettore del reddito di cittadinanza se ne sta a casa aspettando che un rinnovato ed efficientissimo centro pubblico per l’impiego gli trovi un lavoro, potrà anche farsi mezz’ora di navigazione giornaliera, anche quella a spese altrui.

A parte il fatto che questo diritto è un’invenzione bella e buona, che neppure il più positivista dei positivisti probabilmente avrebbe il coraggio di proporre, a fronte dell’applauso facile per lo statista di Pomigliano, ci sarebbe, ovviamente, l’ennesimo aumento del conto per i pagatori di tasse.

Perché pasti gratis non ce ne sono, neppure in rete.

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Mostrati 5 commenti
  • Max
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    C’è pure il problema che l’ade di questo stato immondo impone la rete come metodo di presentazione del modello redditi; ma che lo dico a fare, tanto qui pare sia il solo a compilare il famigerato modello.

    btw
    esistono i correttori di bozze automatici; il mio è da dilettante ed è gratis(!), non è perfetto, ma un “FUGURATEVI” grosso come una casa lo rileva errore, quindi non dovrebbe esistere in un titolo di articolo, esattamente come i pasti a sbafo.

  • Fabio
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    in questo caso questa gente parla di ‘diritti’ intendendo Doveri: tu cittadino DEVI avere una connessione più continua possibile (la chiamano ‘smart’!!) per essere controllato e schedato (ops, profilato) in ogni singolo secondo ed ogni pensiero.
    Ed anche i ribelli, gli anarcoidi e i libertari che volessero fuggire nella boscaglia, anche loro dovranno almeno una volta al giorno essere raggiungibili dalla PEC (visto mai ci sia una cartella esattoriale da notificargli) e rendere conto di dove sono e di quel che fanno….. in attesa del chip sottopelle impiantato alla nascita da monitorare globalmente coi satelliti … naturalmente smart e naturalmente per il nostro bene.

  • Gran Pollo
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    mezz’ora al giorno di internet? wow…
    dunque, considerando che:
    – una connessione in fibra costa sui 20 euro ogni 4 settimane, cioè 5 euro a settimana;
    – in una settimana ci sono 24×7= 168 ore, e quindi 336 mezz’ore;
    con 500 centesimi di euro ci paghi 336 mezz’ore di internet. 1,49 centesimi di euro a mezz’ora. Per una connessione in fibra.

    Ecco quanto ci regalerebbe la “connessione di cittadinanza”. Un centesimo e mezzo al giorno.

    P.S: Ai tempi del modem 56k quella mezz’ora sarebbe costata 50 volte di più, per avere 100 volte meno.

  • Dino
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    Non è proprio così, il capitalismo almeno qualche pasto gratis è in grado di offrirlo ai consumatori/clienti, il problema è il socialismo.

  • christian
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    Pollo non tieni conto dei costi fissi e spese generali, costi di attivazione, gestione utenti, ecc…. Inoltre stai assumendo che ci sia fibra ovunque, cosa non vera. Dove non c’è copertura bisognerà portarla (se è un diritto devi darlo a tutti anche nei posti più sperduti e terremotati). Chi è senza dimora o senza nemmeno la linea telefonica? diamo “buoni” per andare agli internet point, che diventeranno un ritrovo per gente che farà la fila per sua mezzora tipo vecchi centri dove si facevano le telefonate pubbliche (quindi questi centri diverranno tipo centri “convenzionati” o falliranno, dato che non ci andrà nessun altro se non chi deve fare la fila per la sua mezz’ora). Cosi altri per la collettività e vantaggi bassissimi.

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