MONOPOLY, IL SOCIALISMO NON FUNZIONA NEMMENO PER GIOCO

DI MARCO LIBERTA’

Nel 1904 Elizabeth Magie, una femminista di sinistra americana, inventò e brevettò un gioco da tavolo per dimostrare le teorie economiche di Henry George.

Henry George riteneva che vi dovesse essere un’unica imposta sulle terre padronali, corrispondente alla loro produttività e posizione geografica. La forte tassazione, i cui proventi sarebbero stati destinati allo stato sociale, avrebbe indotto i proprietari a rinunciare spontaneamente alle terre.

L’innovazione chiave del suo gioco, chiamato “The Landlord’s Game”, consisteva nelle due serie di regole che scrisse per giocarvi. Con il set di regole “Prosperità”, ciascun giocatore guadagnava ogni volta che qualcuno acquistava una nuova proprietà (questo sistema era stato escogitato per riflettere la politica di George della tassazione del valore del terreno) e il gioco veniva vinto (da tutti) quando il giocatore che aveva iniziato con meno denaro ne aveva raddoppiato la somma. Con il set di regole “Monopolista”, al contrario, i giocatori andavano avanti acquistando proprietà e riscuotevano le rendite da tutti coloro che erano sfortunati abbastanza da finirci sopra. Chiunque riuscisse a far finire gli altri in bancarotta emergeva come unico vincitore.

Il gioco era popolare solo nei salotti di sinistra, dopo alcuni anni l’azienda produttrice di giochi “Parker Brothers” acquistò il brevetto della Magie, ma rilanciò il gioco da tavolo semplicemente come “Monopoly” e fornì al pubblico impaziente un solo set di regole, quello che celebrava il trionfo di uno su tutti.

Fu subito un successo.

Secondo Hasbro, attuale editrice del gioco, dalla sua prima edizione è stato giocato da circa 750 milioni di persone. Il Guinness dei primati ha citato nel 1999 la precedente statistica della Hasbro, per cui sarebbe stato giocato da 500 milioni di persone. Anche se non viene detto esplicitamente, viene considerato che le cifre si riferiscano al primato per il più grande numero di persone che giocano un gioco da tavolo protetto da copyright (escludendo quindi i giochi tradizionali come scacchi, go, i mancala e così via).

In URSS il Monopoly era vietato per via del suo carattere capitalistico. Solo dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica fu creata una versione del gioco in cirillico. A Cuba, invece, ancora oggi il Monopoly è considerato dalle autorità eccessivamente vicino alle idee del capitalismo, ed è sottoposto a bando sin dagli inizi del governo di Fidel Castro sull’isola.

È ironico che un gioco inventato per criticare il capitalismo e divulgare alternative socialiste sia diventato uno dei maggiori tributi al capitalismo stesso.

La morale?
Il socialismo non funziona nemmeno per gioco.

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