In Anti & Politica, Istruzione

DI ALESSIO PIANA

Ogni tanto accade che in classe, con gli studenti, si apra una discussione sull’opportunità che lo Stato controlli la vita delle persone e fino a che punto. A volte gli studenti ne parlino a casa, così la riflessione viene estesa anche a qualche genitore disponibile al confronto. Ne è risultata una email (che qui riporto leggermente modificata) che ho inviato a un avvocato, il padre di una mia studentessa.

L’opportunità di questa riflessione è giunta da un post su Facebook di Giovanni Birindelli, economista di Scuola Austriaca e importante esponente libertario, che ha concentrato i suoi studi sull’idea filosofica astratta di legge.

Il post di Birindelli (QUI) era una critica al positivismo giuridico, e prendeva spunto da una particolare legge dello Stato che proibisce di abitare in una casa troppo piccola.

Di solito le persone tendono a giustificare leggi come questa poiché proteggono il cittadino, anche da se stesso, evitandogli situazioni dannose o pericolose; nel caso specifico vivere in una casa troppo stretta potrebbe forse rendere precarie le condizioni igienico-sanitarie e mettere a rischio la salute delle persone che vi abitano.

Intanto questa legge appare perlomeno imperfetta: una casa con dimensioni rispettose della normativa potrebbe essere abitata da un numero eccessivo di persone. La legge andrebbe quindi migliorata sostituendo per esempio il criterio dei metri quadri dell’abitazione con un altro criterio, quello dei metri quadri a disposizione per inquilino.

Questa osservazione apparentemente marginale è utile a mostrare come il positivismo giuridico, nel suo incessante tentativo di fare “ingegneria sociale”, raramente riesca a realizzare con successo le situazioni desiderate dal legislatore “costruttivista”. Inoltre, con i suoi provvedimenti spesso artificiali e artificiosi, conduce di frequente a leggi incoerenti e contraddittorie, oppure di cui è impossibile verificare il rispetto (pensiamo per esempio alle recenti disposizioni di legge del ministro dei trasporti che obbliga i camionisti a mantenere cento metri di distanza di sicurezza sui ponti delle autostrade abruzzesi A24 e A25… come fa lo Stato ad assicurarne l’applicazione? Vi ha ironizzato su anche Crozza…).

Ma soprattutto, se lo Stato ha il dovere di proteggere la salute delle persone, allora, per coerenza logica, dovremmo pretendere che il governo approvi anche una legge che proibisca alle persone di fumare, in quanto è ben noto che il fumo può causare malattie molto gravi. È lo stesso identico principio della legge che proibisce di abitare una casa troppo piccola (anzi, fumare è molto più pericoloso che vivere in una casa piccola), o che impone l’uso delle cinture di sicurezza in macchina e del casco in motocicletta. Il criterio è lo stesso: tutelare della salute delle persone. Inoltre, nei luoghi chiusi, il fumatore avvelena anche le altre persone con il fumo passivo. Perciò la legge dovrebbe vietare il fumo anche nelle case private, dove per esempio i genitori fumatori possono causare gravi malattie ai figli (si genera inoltre una contraddizione normativa: ha più “forza” la legge che tutela la salute della persona o l’altra che difende la privacy?).

Il positivismo giuridico non è coerente.

Se lo fosse, dal momento che già ci sono leggi proibizioniste contro lo spaccio di droghe, i governi non soltanto dovrebbero approvare anche le leggi proibizioniste contro la vendita di sigarette e alcol (che possono diventare vere e proprie droghe)… ma, sempre per tutelare la salute delle persone, dovrebbero addirittura vietare perfino la caccia! Numerose persone infatti ogni anno rimangono uccise per errore (pochi giorni fa il tg ha riferito dell’ennesima vittima, scambiata per una preda), e sicuramente sono più numerose di quelle che si ammalano e muoiono per il fatto di vivere in una casa piccola.

Dunque, per coerenza, in base al principio della tutela della salute degli individui, dovremmo auspicare l’avvento di un terribile Stato di polizia, che controlla tutte le nostre abitudini, proibisce e punisce quelle insalubri (come per esempio mangiare cibo spazzatura), e ci obbliga per legge a fare almeno un’ora di esercizio fisico al giorno.

Tutto questo è chiaramente assurdo, e nessuno vorrebbe vivere in una tale realtà distopica (dove l’autorità vieta, obbliga, proibisce, punisce, impone…). Per fortuna uno Stato di polizia del genere non esiste, anche se qualche tentativo in tal senso è stato compiuto nelle varie realtà totalitarie (come la Corea del Nord, dove la legge proibisce tagli di capelli diversi da quelli approvati dal governo, oppure l’Iran dove non ci si può professare atei, in nome della salute spirituale dell’anima).

Se invece vogliamo restare incoerenti, allora possiamo accettare che certi comportamenti ci vengano vietati oppure imposti, mentre altri vengono permessi o lasciati facoltativi, secondo le decisioni arbitrarie dell’autorità politica.

Giovanni Birindelli, infatti, definisce il positivismo giuridico “lo strumento arbitrario di potere con cui l’autorità politica emana provvedimenti particolari”.

Alcuni esempi concreti illustrano bene questa definizione.

Pensiamo all’esame di stato al termine della scuola superiore, che ormai cambia quasi ogni anno, mettendo in difficoltà insegnanti e studenti: si toglie la terza prova scritta, si modificano i punteggi parziali delle varie prove e del credito scolastico; si rende obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro e va discussa all’esame, anzi no, non più; d’ora in poi l’ammissione all’esame dipende dal superamento della prova Invalsi, già da quest’anno… anzi no, quest’anno no, ma i prossimi sì… provvedimento più particolare, arbitrario e variabile a seconda dei capricci del legislatore scolastico non può esistere.

Ma ci sono altri esempi ben più seri di un esame di stato che cambia.

Nel suo ultimo spettacolo in tv (QUI), Maurizio Crozza ha denunciato il malaffare dei provvedimenti inseriti dal governo nel decreto legge per il ponte di Genova: la ricostruzione con soldi pubblici degli edifici abusivi a Ischia e l’innalzamento dei livelli di tolleranza relativi all’inquinamento da idrocarburi sui terreni agricoli (sono soltanto due esempi recenti tra innumerevoli altri anche peggiori, che vengono approvati sistematicamente da tutti i governi democratici in nome di chissà quale maggioranza e chissà quale volontà popolare).

Crozza considera scandalosi questi provvedimenti del governo in quanto immorali e irresponsabili. Certo. Tuttavia si limita a condannare i provvedimenti specifici. Non si rende conto che la cosa più sbagliata e immorale non sono quei provvedimenti in sé, ma è l’idea filosofica astratta di legge che permette di rendere legali tali provvedimenti, e cioè il positivismo giuridico.

Come spiega Giovanni Birindelli, le prime vittime inconsapevoli di questo sistema perverso sono proprio le persone perbene: credono di rispettare la legge, mentre invece stanno soltanto rispettando lo strumento di potere coercitivo arbitrario dell’autorità politica. Così infatti funziona la moderna società democratica: la legge che ci viene imposta è la legge fiat, cioè i provvedimenti particolari e arbitrari con cui i governanti possono rendere ‘legge’ tutto e il contrario di tutto. Al punto che al giorno d’oggi sarebbe ancora legalmente, cioè ‘democraticamente’ possibile approvare nuove leggi razziali attraverso regolare processo democratico, non essendo cambiata l’idea filosofica astratta di legge (il positivismo giuridico) con cui viene esercitato il potere politico. Ragion per cui Birindelli definisce “democrazie totalitarie” i sistemi giuridici in cui ci troviamo a vivere, poiché sono caratterizzati dalla mancanza di un limite al potere dell’autorità politica (o, che è lo stesso, da una limitazione arbitraria di tale potere).

Si dirà che non si può fare diversamente: i provvedimenti dell’autorità politica sono inevitabilmente particolari e arbitrari, ma con le elezioni ‘il popolo’ può esprimere il suo grado di apprezzamento verso le decisioni prese dai suoi ‘rappresentanti’. Questo è uno dei miti più diffusi a sostegno del ‘culto’ della democrazia. Sono stati scritti ottimi libri che smentiscono questo e gli altri miti del dogma democratico.

Ma il punto che voglio approfondire qui è un altro: non è affatto vero che non si può fare diversamente.

Esiste infatti un’altra idea filosofica astratta di legge, non arbitraria, che Birindelli chiama la “Legge”:

è il principio di non aggressione, il “principio astratto, regola generale negativa di comportamento individuale valida per tutti allo stesso modo”.

Consiste nel divieto di aggredire o minacciare l’individuo e i suoi beni di proprietà.

Il principio di non aggressione rappresenta il “limite non arbitrario a qualsiasi potere coercitivo”, anche e soprattutto il limite alla coercizione dello Stato.

Si obietterà senz’altro che, senza lo Stato, la società degenererebbe nel caos e nella violenza generealizzata, nelle violenze dei più forti e prepotenti, e non ci sarebbe nessuno in grado di far rispettare il principio di non aggressione.

E invece non è così: un sistema di agenzie e tribunali privati in concorrenza in un libero mercato dell’amministrazione della giustizia – e soprattutto della legislazione – assolverebbe egregiamente a tale compito, originando un processo di ordine spontaneo (‘anarchia ordinata’) molto più efficiente di quello garantito dallo Stato.

Come sostiene Birindelli, il superamento della “legge fiat” (lo strumento arbitrario di potere con cui l’autorità politica emana provvedimenti particolari) in favore della “Legge” (il principio non arbitrario che limita qualsiasi potere coercitivo) rappresenterebbe una vera rivoluzione copernicana nel campo del diritto, come anche in quello dell’economia (il passaggio da teorie economiche non compatibili con la teoria soggettiva del valore, alle teorie economiche oggi sviluppate dalla Scuola Austriaca di economia).

Ci sono evidenze che in un futuro più o meno lontano le attuali socialdemocrazie, sempre più devastate dai loro mali intrinseci ed inevitabili (declino economico causato dalla sistematica violazione delle leggi dell’economia di mercato, con conseguente incremento delle azioni coercitive e degrado sociale e dei valori morali…), saranno probabilmente destinate a dissolversi sotto le spinte separatiste e indipendentiste, e a frammentarsi in territori più piccoli, autogovernati, alcune città-stato… in concorrenza istituzionale tra loro poichè il potere politico risulterà meno concentrato e maggiormente disperso, distribuito, più vicino alla base sociale. Queste comunità indipendenti saranno più simili alle società libertarie che ai moderni Stati nazionali.

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Commenti
  • GIORGIO VIGNI
    Rispondi

    E qui l’usuale, truce pornografia della repubblica con la più bella costituzione del mondo :
    https://www.life.it/1/vigni-vs-camera-di-commercio-1-0/ ;

    e qui il commento:
    la morale della storia, dell’agenzia delle entrate e della CCIA ( e milioni di altre simili, usuali, è uno stile di regime ).
    Al suddito viene imposto di accettare un servizio non richiesto, quindi non servizio, ma estorsione ed inoltre con la tassazione, deve pagare l’impositore/aggressore.
    Dopo di che il tapino, per difendersi, il costituzionale diritto alla difesa, deve pagare ancora.
    In mirabile sintesi partenopea: curnut’ e mazziat’ .
    Mi sovviene il VII ed il X comandamento e poi, ma va’ là, il V ( quanti suicidi per queste meraviglie del DIRITTO, AMMINISTRATIVO, tutto con la maiuscola ? )
    Epperò abbiamo la più bella costituzione del mondo, sudditi, allegria !
    Chissà perché a me, invece, viene il vomito.
    C’è qualche luminare, magari prono adoratore della sacralità dello STATO, che mi trovi/spieghi in questo modo di agire/ legiferare, la differenza tra lo STATO e la mafia ?
    Son sicuro che lo STATALE lavori per il bene collettivo di noi miseri fetenti, non in grado di capire e certamente non per vile convenienza, opportunismo, per farsi mantenere.
    Rivado a vomitare.
    Quando avrò finito comincerò a guardarmi attorno, magari, non si sa mai, per un forcone.
    G. Vigni

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