In Anti & Politica, Economia, Libertarismo

DI GIACOMO ZAMAGNI

Molti si chiedono come mai la condizione del liberalismo e del libertarismo sia così tragica in italia, ma non solo.
Addirittura in America il socialismo non è mai stato così appoggiato come oggi, soprattutto tra i giovani.

Alcuni risponderanno che i liberali e i libertari non sanno spiegare l’economia.
Altri che non si può competere con l’indottrinamento di media e istruzione, finanziato con le tasse dei cittadini.

Probabilmente tutti fattori veri e innegabili ma a parer mio non sono la radice del problema.

Il problema non è spiegare l’economia o non essere sentiti dalle masse.
Il problema è che gli uomini sono suscettibili alle contraddizioni tra azioni e parole degli altri uomini.
Molti venerano Hayek, Mises e Rothbard, ma poi sono i primi a ignorarne i principi morali ed economici.
Quanti accademici, economisti, giornalisti, politici spingono sul liberalismo ma non disdegnano i soldi statali? Milioni in tutto il mondo.
Gli esponenti del liberalismo hanno sempre vissuto grazie ai soldi dello stato, esponendo così la loro palese ipocrisia.

Se un politico liberale vive dei soldi dello stato, perchè un contadino dovrebbe rinunciare al sussidio che gli è dato dallo stato? Perchè dovrebbe votare per qualcuno che non gli dà più il sussidio?
Se il politico liberale, che conosce perfettamente gli effetti dei finanziamenti statali sull’economia e sugli individui, accetta che il suo sostentamento provenga dallo stato, perchè il poveraccio non dovrebbe fare allo stesso modo? Perchè dovrebbe rifiutare l’assistenza e sgobbare nel libero mercato?

Perchè il politico liberale, il giornalista liberale o l’accademico liberale sostiene che lo Stato dovrebbe smetterla di mantenere o aiutare individui e imprese, ma è il primo a farsi mantenere dallo stato?
Perché dovrebbero tutti rinunciare ai soldi dello stato tranne coloro che per primi sostengono questa soluzione?
Il primo mantenimento statale che un liberale o un libertario dovrebbero impedire è il proprio.
Altrimenti come si può pretendere che la gente faccia altrettanto?

E’ come se il mondo fosse composto da obesi e l’unico dietista che sostiene i benefici di una dieta sana si stupisse di non avere successo pur essendo anche lui obeso.
E’ come se il mondo fosse pieno di criminali e i pochi che sostengono i benefici della legalità facessero i criminali.
Se il mondo è pieno di criminali conviene a un criminale sostenere i benefici della legalità, in modo da convertire più persone alla legalità ed avere meno concorrenza nel mondo criminale.

E’ necessario un esame di coscienza da parte di tutti perchè il fallimento liberale e libertario in tutto il mondo non è dovuto solo a forze esterne.
L’unica via è la coerenza, il rigettare lo stato e i suoi meccanismi.
Mostrare ogni giorno di aver scelto il libero mercato invece dello stato.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.

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Mostrati 6 commenti
  • Albert Nextein
    Rispondi

    Per essere liberali occorre avere coraggio ed essere onesti, retti.

  • eridanio
    Rispondi

    Mah! Senza polemica.
    Che i libertari, uno, nessuno, centomila, siano ipocriti è una affermazione inutile, gratuita, generica e collettivista, visto che allude ad una onnisciente capacità di osservazione finale e finalistica assolute.

    “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” ??? Cosa significa!
    Io non sono qualcosa tanto meno sono il mio mestiere, io faccio qualcosa, il mio mestiere casomai.

    Forse io suggerirei:
    “Fai i cambiamenti che puoi, quando puoi, ed insieme a chi lo vuole. Se farai i passi giusti, il mondo ti cambierà intorno di conseguenza. Se farai i passi sbagliati pure.”

    Se qualche milione di contribuenti non versasse il giorno 16 di ogni mese l’autotassazione, i contributi e l’iva per un paio di mesi, il mostro si seppellirebbe da solo. Ma se ciò non accade non è per ipocrisia. Rifletti.

    Quel che comprendo comunque è la rabbia che fa straparlare. Certe cose te le estorcono proprio dalla tastiera.
    Pace e bene.

    • giacomo
      Rispondi

      Ciao Eridanio, grazie per il commento, rispondo alle tue osservazioni.
      Che i libertari siano ipocriti in generale è scritto solo nel titolo come provocazione in modo da attirare il lettore.
      Giudicare l’articolo solo dal titolo mi sembra inutile, generico, gratuito e collettivista.
      Nell’articolo c’è spiegato esplicitamente che mi rivolgo agli esponenti del mondo libertario e liberale e a tutti coloro che potrebbero tranquillamente vivere di libero mercato ma non lo fanno per pura e semplice comodità.
      Se insegni alla gente che rubare è sbagliato, o cerchi di impedire agli altri di ricevere soldi rubati ma tu sei il primo a riceverne allora sei ipocrita.
      Non c’è rabbia, non c’è straparlare, c’è solo una ponderata e razionale analisi del comportamento incoerente e controproduttivo di alcuni libertari. Non tutti ovviamente ma il non aver fatto un censimento preciso di chi lo è e chi no, non indebolisce la mia argomentazione.
      “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo” significa che se vuoi vedere più gente che vive di libero mercato inizia a farlo tu. Non pretendere che siano sempre gli altri a fare la scelta più faticosa.
      Cordiali saluti
      Giacomo

  • eridanio
    Rispondi

    Ti ringrazio dello scambio. Poter parlare di idee con chi si pone almeno il problema mi ispira immediata simpatia verso l’interlocutore.
    La tua interpretazione autentica, circa la funzione solo provocatoria del titolo, conferma che era solo qualcosa che meritava gli aggettivi da me usati e non il contrario.
    Non ho giudicato il titolo bensì la affermazione, avendo comunque avuto il dubbio che il titolo solo provocatorio volesse essere.
    Continuando però la lettura mi son dato conto che il ragionamento segue per aggregati con tanto di giudizio etico applicato a gruppi. All’ipotesi dialettica di qualcuno che afferma che “i liberali ed il libertari non saprebbero spiegare l’economia” e poi quella successiva, viene opposto che gli uomini possono anche pensare o convenire su qualcosa di concreto e contundente, ma si comportano come se tali cose non fossero da tenere in conto alla luce dei comportamenti concludenti osservabili.
    Si assume poi che qualcuno (economisti, giornalisti, politici) proponendosi come liberale o libertario, sia tale solo perché dice di esserlo e proprio a quell’informe aggregato si suggerisce l’etica del buon esempio che dovrebbe dare.
    Sulla loro supposta numerosità milionaria non saprei ..se dire …o che dire.
    Insomma da cima a fondo la supposta provocatorietà del titolo si coniuga con un contenuto che io riesco solo ad immaginare come sfogo e – preso come come sfogo – mi accodo e mi accodo con passione.
    Io non so cosa debba fare un libertario. A volte faccio fatica a capire cosa posso fare io nel contesto mio; figuriamoci se mi permetto di tracciare il profilo dell’etica degli altri. Ogni persona davanti al nulla ed all’incognito reagisce come può. Davanti alla violenza istituzionalizzata fare il martire non sempre ha un reale senso se ogni aspetto viene visto per il suo marginale apporto alla sopravvivenza dell’idea di libertà.
    In condizione di impossibilità di disporre d’altro anche un ebreo osservante mangia carne di porco solo per sopravvivere. Dio, dicono, sa guardare anche dall’altra parte quando serve. Gli uomini a volte invece pretendono di puntare il dito, magari solo perché sembra ragionevole e magari perché ne hanno le tasche piene. Io, nel contesto, non nascondo di averle colme. :-)
    Pace e bene

    • giacomo
      Rispondi

      Grazie a te per permettermi di ampliare la mia argomentazione rispondendo alle tue legittime critiche.

      Il titolo andrebbe giudicato per quel che è la sua funzione, che non è argomentare ma far iniziare la conversazione. E’ una triste realtà ma purtroppo un titolo breve e meno accurato e più efficace di un titolo verboso ma accurato. Da questo punto di vista il titolo ha fatto il suo dovere, forse anche tu, se non provocato dal titolo, non avresti nè letto nè commentato, chi lo sa.

      La tua critica consiste nel sostenere che l’uomo non si può permettere di dare un giudizio qualitativo all’operato del prossimo perchè non è nei suoi panni, perchè ognuno reagisce in modo diverso di fronte alla violenza, perchè nessuno può sapere cosa è giusto o non giusto fare.
      Questo è un errore comune a molti libertari e forse a tutta la civiltà occidentale: cadere nel postmodernismo.
      Il fatto che sia innegabilmente difficile riuscire a capire come sia giusto o sbagliato comportarsi, non rende inutile tanto meno illegittimo l’esercizio di giudizio qualitativo dei comportamenti e della realtà.

      Il fatto che tu a volte non sappia come comportarti da libertario e che non ti permetta di giudicare il comportamento altrui non illeggittima chiunque invece prenda posizione, suggerendo un’analisi della realtà.
      E con questo non voglio dire che la mia posizione sia giusta al 100% voglio dire che la tua critica dovrebbe consistere nel contraddire la mia posizione nel merito, non delegittimarla risalendo all’impossibilità di dare un giudizio.
      La base della teoria libertaria è l’empirismo, viviamo in un mondo che offre dati reali e in base a questi cerchiamo di analizzare la realtà e risalire alla verità.

      In questo mondo, i dati, i fatti reali sono che i libertari hanno fallito. L’america è nata libertaria e nel giro di 200 anni è diventata tutto l’opposto.
      Un altro dato reale e scientificamente provato è che l’uomo è estremamente suscettibile alle discrepanze e alle contraddizioni tra operato e parole degli altri uomini, mentre e proprio poco suscettibile alle discrepanze e contraddizioni proprie.
      Unendo questi due dati io vado a supporre che la radice della disfatta libertaria nel mondo occidentale sia dovuta a questa enorme discrepanza tra teoria è pratica dei libertari.

      Se anche i libertari alla fine sono giustificati a comportarsi esattamente come i non libertari allora non c’è nessuna differenza tra libertari e non libertari. E quindi non c’è da stupirsi se il libertarismo ha fallito, visto che arrivati alla pratica tutti la pensano diversamente ma si comportano nello stesso modo.

      L’esempio estremo che citi dell’ebreo che mangia il porco per sopravvivere non rispecchia la realtà che sono andato a criticare. Nessun giornalista, professore o politico è costretto a vivere di stato perchè se no muore. La stragrande maggioranza di giornalisti, professori e politici scelgono di vivere di stato per pura e semplice comodità. Applicando questo comportamento a tutti si arriva in un mondo dove tutti conoscono il libertarismo ma tutti preferiscono vivere di stato perchè è più comodo. Quindi la conoscenza della teoria non fa la differenza. E’ la pratica della teoria che è determinante se si vuole progredire.

      Il mio articolo non pretende che il dipendente statale senza arte nè parte lasci il lavoro facendo morire di fame la sua famiglia. Il mio articolo è un’esortazione a tutti coloro che possono, di dare il buon esempio perchè è da lì che parte tutto.
      E tra giornalisti, professori, politici, economisti, in tutto il mondo sì, si arriva a milioni di persone.

      Cordiali saluti
      Giacomo

  • Anna Maria Castoldi
    Rispondi

    Sono molto perplessa, più vi conosco e leggo i vostri articoli, più mi domando se anche voi non siate di quelli brontoloni BLA …..bla…..bla……che vedono il problema,suggeriscono lo soluzione e poi tutto finisce li. un bel bla….bla….bla : io ve l’ho detto e poi voi se vole fate……..intanto mi piace tanto fare bla……bla….bla.
    BRAVI 7++++++++

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