In Anti & Politica

DI PIETRO AGRIESTI

L’idea di uguaglianza di fronte alla legge è rifiutata ormai da tutti: ci vogliono una legge per i ricchi e una per i poveri, una per chi è di destra e una per chi è di sinistra, una per i bianchi e una per i neri, una per gli etero e una per i gay, una per i dipendenti pubblici e una per i privati, una per le donne e una per gli uomini, e così via… chi è stato discriminato ha imparato a discriminare, e chi ha subito un torto pensa di raddrizzarlo con un torto uguale e contrario.

Ogni fazione cova un rancore che non vede l’ora di poter sfogare non appena avrà conquistato il potere politico, traducendo in legge (cioè in imposizione) la sua rabbia, la sua paura, la sua voglia di vendetta. Ogni fazione non vede l’ora di conquistare il potere per poterlo usare contro quelli che ha dichiarato i suoi nemici e i suoi bersagli.

L’aver pensionato l’dea dell’uguaglianza davanti alla legge serve proprio a sdoganare questo: le leggi non rappresentano le regole del gioco, astratte e generali, ma il puro esercizio arbitrario del potere da parte di un’autorità politica che può farci quello che vuole.

La “domanda di democrazia” in Italia non coincide con la domanda di fare della legge una regola non arbitraria, astratta, generale, uguale per tutti, ma con la richiesta populista di lasciare nelle mani del popolo – la folla, la massa – questo potere. E ogni limite al potere, fosse anche la richiesta che si comporti in modo coerente con sé stesso, è percepito come un limite alla democrazia.

La grande colpa, secondo l’elettore italiano, della classe politica precedente era proprio questa: farsi gli affari propri, appartenere a una cerchia elitaria, essere una casta. Mentre invece avrebbe dovuto consegnare il potere al popolo (ma ogni fazione ha il suo popolo), perché potesse usarlo arbitrariamente.. per compiere ogni sorta di aberrazione.

Io non credo che in Italia le posizioni siano riconciliabili: destra e sinistra più si somigliano e più si odiano, mentre un liberale – inevitabilmente distante da entrambi gli statalismi – si guarda intorno e non sente di avere nulla in comune con la mentalità, i valori, le idee, la visione del mondo dei suoi concittadini. Quindi che ci facciamo assieme?

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