In Anti & Politica

DI MAURO GARGAGLIONE

Tutti indignati per la notizia che in Belgio vorrebbero interrompere l’assistenza sanitaria per le persone troppo anziane. Si strilla all’eutanasia di Stato. A naso mi sembra una bufala ma se anche non lo fosse io non sarei così contrario.

Perché non si tratta di uccidere le persone per le quali la legge stabilisce un limite massimo di vita ma significa la presa d’atto che una sanità pubblica pagata da tutti, in presenza del progressivo invecchiamento della popolazione e della diminuzione della produzione di ricchezza, dovuta a tasse sempre più elevate per mantenere il welfare state universale, semplicemente non regge più.

Gli Stati devono capire che la sanità pubblica deve essere accessibile solo a una ristrettissima platea di persone veramente bisognose, per tutte le altre bisogna rivolgersi alla sanità privata. Ma per potersela permettere la ricchezza deve essere creata attraverso la funzione degli imprenditori che non devono essere ammazzati di tasse per alimentare il leviatano statale e il suo welfare state.

Altrimenti la sanità privata diventa accessibile solo a chi se la può permettere mentre quella pubblica non assicura nulla a quelli che avrebbero veramente bisogno.

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  • GIORGIO VIGNI
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    D’accordo con diagnosi e terapia.
    Considerazioni sull’attuale realtà: gli ultra 85, mangiano, cagano e non producono, ergo…
    Un ulteriore passo, prevenzione, è già in atto. I vecchi, falso problema: basta eliminarli fin da piccoli . Forza con l’aborto.
    Viva il globalismo, la finanza, il progresso e in culo l’umanità.
    A ben considerare, però, nell’attuale umanità ci sono anche i sinistrati e gli statali, quindi una deroga ragionata, magari….., fin da piccoli.

    G.Vigni
    vicepres. LIFE Tv

  • Davide
    Rispondi

    Il problema è che l’uomo medio durante la vita lavorativa paga un mare di imposte per mantenere la sanità, per poi vedersela negata quando gli serve, cioè quando è anziano.
    Mi spiace ma non è per nulla condivisibile.
    Qualsiasi sospensione di cure deve essere preceduta dalla sospensione del relativo prelievo fiscale.
    Cioè, oggi, dici a chi a 18 anni che non pagherà imposte per la sanità pubblica, e che dovrà pensare a provvedere da solo ai propri bisogni sanitari quando sarà anziano.
    Togliere servizi a chi ha pagato imposte per tutta la vita è un rimedio peggiore del male.
    Sarebbe come non erogare la pensione a chi ha versato contributi per decenni.
    Cioè un altro modo per aumentare il furto di stato.

    • Mauro Gargaglione
      Rispondi

      Mi permetto di contraddire questa affermazione in quanto priva di sostegno dei fattuale. Del resto è la stessa argomentazione impugnata dai difensori dei “diritti acquisiti” che si oppongono al ricalcolo delle pensioni e obbligano i giovani alla schiavitù contributiva.

      Nessuna persona comune ha mai contribuito nella sua vita lavorativa tanto quanto basta ad assicurarsi reddito e cure per un periodo di vita non lavorativa che spesso è più lungo di quello in cui ha lavorato. Le soluzioni sono due: obbligare la gente ad andare in pensione a 70 anni, che poi diventeranno 80 e oltre oppure lasciarla libera di andarci quando lo desidera, accontentandosi di 150 euro al mese .

      Non sto dicendo che bisogna “lasciar morire i vecchi”, sto dicendo un’altra cosa, che questo sistema non regge, non può reggere e non reggerà. E più se ne prolunga l’esistenza più le difficoltà che risparmiamo agli attuali beneficiari sono pagate col sacrificio degli ultimi arrivati. E bastonare i giovani per curare i vecchi è la via maestra all’estinzione.

      Tra l’altro, mai scordarlo, i vecchi non sono stati sempre tali, con l’eccezione di quella parte di individui veramente sfortunati, sono stati giovani capaci di lavorare, guadagnare e risparmiare (se poi non hanno voglia di farlo o desiderano spendere tutto donne e gioco d’azzardo deve essere un problema che riguarda solo loro).

      Dice Hoppe:

      “In particolar modo, il sistema pensionistico coattivo, con il quale il pensionato (l’anziano) viene sussidiato tramite le tasse imposte sul reddito dell’attuale lavoratore (il giovane), ha indebolito sistematicamente il legame intergenerazionale tra genitori, nonni e figli. Il vecchio ora non deve più contare sull’assistenza dei suoi bambini se non ha risparmiato per la sua vecchiaia, ed il giovane, che tipicamente ha accumulato meno ricchezza, è costretto a mantenere anziani che ne hanno probabilmente accumulata di più; invece che vice versa, come è normale all’interno delle famiglie.

      Di conseguenza, non solo la gente tende ad avere meno bambini – e infatti i tassi di natalità sono crollati della metà sin dall’introduzione delle politiche della moderna social security – ma anche il rispetto che il giovane tradizionalmente accordava ai più anziani è diminuito, e tutti gli indicatori della disintegrazione e del malfunzionamento della famiglia sono aumentati, come il numero dei divorzi, delle nascite illegittime, dell’abuso nei confronti dei minori, della violenza dei figli nei confronti dei genitori o dei mariti nei confronti delle mogli, delle ragazze madri, delle persone sole, degli stili di vita alternativi e degli aborti. Inoltre, con la socializzazione del sistema di sanità, attraverso istituzioni come Medicaid e Medicare e la regolamentazione dell’assicurazione delle industrie (che restringono il diritto di un assicuratore di rifiutare di coprire taluni rischi individuali e discriminare liberamente, secondo metodi attuariali, tra differenti gruppi di rischio) è stata messa in moto una mostruosa macchina di redistribuzione di ricchezza e reddito, a spese degli individui responsabili e dei gruppi avversi al rischio, in favore di persone irresponsabili e di gruppi ed alto rischio.”

      Mauro Gargaglione

      • giorgio
        Rispondi

        cosa vuol dire “non regge, non può reggere e non reggerà”? il walfare state così come lo conosciamo data circa gli anni della seconda guerra mondiale. quindi 3/4 di secolo fa! ergo, quando dovrebbe collassare questo stato sociale? c’è un timer da qualche parte? a me pare goda di buona salute, potrebbe goderne di una migliore per esempio eliminando i paradisi fiscali e introducendo una tassa patrimoniale per le fasce di reddito alte.

      • Davide
        Rispondi

        Perdonami ma non trovo del tutto corretta la ricostruzione.
        Se, per il sistema pensionistico italiano, è evidente e dimostrato che ci sia un forte squilibrio tra contributi versati e pensioni erogate, lo stesso non si può dire per la spesa sanitaria, che è finanziata dalla fiscalità generale (inclusa quella in capo agli anziani stessi, inclusi quelli che “hanno risparmiato”).
        La spesa sanitaria italiana sul pil, peraltro, non è affatto esplosa come quella pensionistica, quindi il “regalo” è tutto da dimostrare. Siamo molto vicini a valori di 30 anni fa, nonostante l’invecchiamento della popolazione.
        Non si può ragionare a prescindere da questo dato, che è molto diverso da paese a paese, così come la storia di spesa pubblica (anche sanitaria e previdenziale in particolare) ed imposizione fiscale e contributiva.
        Comunque il concetto non è che sia giusto un ipotetico furto generazionale.
        Il concetto è che, se c’è uno schema Ponzi, non è una “soluzione” lasciare qualcuno col cerino in mano, ma bisogna trovare una via d’uscita ragionevole.
        L’idea di lasciare gli anziani senza cure è come lasciarli senza pensione, non come ricalcolarle, dopo aver però incassato i contributi. Cioè un furto di contributi/imposte versati.
        Non si possono sentire i soliti discorsi sul “dovevano risparmiare”, dopo aver preteso imposte altissime per decenni, per finanziare la baracca a vantaggio di altri. Non prostitute e gioco d’azzardo.
        Devi arrangiarti? Benissimo, ma lo dici nel momento in cui vuoi essere pagato, non nel momento in cui ti tocca fornire il corrispettivo di quel pagamento.
        Paradossalmente i pessimi servizi italiani, frutto anche di una spesa non particolarmente elevata (tenuto conto di quanto sia anziana la popolazione – ricordo che la spesa pensionistica è molto alta rispetto agli altri paesi, mentre quella sanitaria è abbastanza bassa), sono proprio una “soluzione” per ridurre i servizi erogati agli anziani stessi e gli squilibri intergenerazionali.
        Per cui le persone sono chiamate ad integrare pagando privatamente, come la spesa sanitaria privata in aumento mostra.
        Ma il “sei troppo anziano” non si può sentire, a nessuna età.

  • Fred
    Rispondi

    Io ho 55 anni. Per mia scelta produco pochissimo, consumo pochissimo e pertanto pago poche tasse! Vivo bene senza auto, senza tv, senza smartphone, … Una volta pagate le utenze mi basta un piatto di pasta, un bicchiere di vino ed un sigaro! Mi faranno fuori anche a me!

  • giorgio
    Rispondi

    cosa vuol dire “non regge, non può reggere e non reggerà”? il walfare state così come lo conosciamo data circa gli anni della seconda guerra mondiale. quindi 3/4 di secolo fa! ergo, quando dovrebbe collassare questo stato sociale? c’è un timer da qualche parte? a me pare goda di buona salute, potrebbe goderne di una migliore per esempio eliminando i paradisi fiscali e introducendo una tassa patrimoniale per le fasce di reddito alte.

    • Mauro Gargaglione
      Rispondi

      Il welfare state prevede una grandissima produzione di ricchezza, una platea di giovani in età di lavoro enormemente più vasta degli anziani bisognosi di cure e un’aspettativa di vita ridotta. Come si può pensare ad un welfare state in nazioni in cui si campa mediamente 80/85 anni e che non fanno figli?

      Il welfare state funzionava finchè costava una frazione della ricchezza prodotta, era l’epoca del secondo dopoguerra in cui le nazioni europee che quando crescevano poco crescevano del 5% all’anno e si moriva mediamente a 70 anni, mentre oggi a quell’età si va in giro in motocicletta.

      Oggi il welfare universalistico richiede un’enorme estrazione di ricchezza dai produttori (attraverso il fisco) e/o un costante aumento del debito pubblico che poi gli Stati devono riuscire a piazzare sul mercato. Non è ideologia è aritmetica.

      Se in Italia espropriassimo il 70% delle ricchezze del 5% della fascia più ricca, copriremmo non più di qualche mese di spesa pubblica che ammonta a 800 mld/anno. Le informazioni ci sono e sono accessibili a tutti, se però è più comodo pensare che la colpa dell’aumento dei ticket sanitari è colpa delle Isole Cayman ognuno creda a quello che vuole.

      • giorgio
        Rispondi

        l’unica cosa vera che hai scritto è che oggi si muore più vecchi di 50 anni fa, ma non hai scritto parimenti che si lavora anche più a lungo. in ogni caso, durante i trente glorieuses la tassazione era molto più alta di adesso, in uk toccava per intenderci il 90%! sono state le politiche neoliberiste che hanno abbassato la pressione fiscale a mettere in crisi il welfare state. e difatti il problema adesso è la disuguaglianza che le politiche monetariste hanno introdotto, non il welfare state. ergo, bisogna ritornare a una forma di keynenismo e ripristinare i livelli di uguaglianza degli anni 60/70. se questo significa alzare la pressione fiscale, allora ben venga questa politica.

        • Davide
          Rispondi

          Questo non è affatto vero, la pressione fiscale negli anni ’50 e ’60 era molto più bassa di quella attuale in quasi tutto il mondo occidentale.
          In Italia c’erano tranquillamente 10/15 punti di pressione fiscale in meno, ed anche una spesa molto più bassa.
          Qui qualche dato (vedi grafico): https://ourworldindata.org/taxation
          Aliquote marginali molto alte in qualche paese sono un dato molto parziale; quello aggregato e completo è al contrario di tassazione, spesa pubblica e redistribuzione statale molto più basse di oggi, negli anni di forte crescita.
          Trovo molto disidcevole raccontare le cose in modo tanto falso.
          Colgo l’occasione per far notare come, al contrario, i paesi occidentali siano cresciuti molto, consentendo un importante incremento di benessere e ricchezza per i ceti medio/bassi, quando lo stato era più snello e la redistribuzione non eccessiva.
          Al contrario, da quando post ’68 il peso degli stati aumenta di molto, e vince la smania redistributrice ed equalizzatrice (con spesa pubblica, tasse, inflazione) il giochino virtuoso si rompe, e sono proprio i ceti medio/bassi a rimetterci.
          In questo contesto, data la situazione odierna vale la pena una postilla sull’ecologismo marxista, che dopo aver creato il caos economico con l’inflazione, il deficit e la spesa irresponsabile, ha pensato bene di dare la colpa ai paesi produttori di petrolio, inventandosi la scemenza suprema dello “choc esogeno”.
          Ma questo è solo un falso storico, usato come partenza per cominciare col ridicolo ecologismo anticapitalista che è arrivato ai giorni nostri, per completare l’opera.

  • giovanni
    Rispondi

    Fino a che lo stato sovvenzionerà:
    – Giornali
    – Acquisto F35
    – Missioni di pace (Mah!)
    – Nuovo palazzo della Regione Lombardia
    – Vitalizi

    Che volete che ci rimanga!

  • Giovanni
    Rispondi

    e la TAV

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