In Economia

DI MATTEO CORSINI

Credo che molti pagatori di tasse identifichino ancora oggi Vincenzo Visco, a oltre un decennio dalla sua ultima esperienza di governo, come uno dei più virulenti tassatori della Repubblica italiana.

In una lettera inviata qualche tempo fa al quotidiano la Repubblica, Visco lamenta l’aumento delle disuguaglianze e fa risalire il tutto al duo Reagan – Thatcher. Ritiene, infatti, che “sarebbe utile riflettere sul funzionamento dell’economia mondiale negli ultimi 30 anni, quelli intercorsi dalla rivoluzione di Reagan e Thatcher negli anni ’80 del secolo scorso a oggi, con il ritorno a una gestione liberista dell’economia, superando e accantonando il modello keynesiano.

Visco appartiene a quel vasto gruppo di keynesiani per cui il keynesismo praticato non è mai sufficiente. Quindi:

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Il nuovo paradigma diventato rapidamente senso comune si basa sul mercato, sulla concorrenza su scala globale, sulle liberalizzazioni, la deregolamentazione, la privatizzazione delle imprese pubbliche e il ridimensionamento del settore pubblico; prevede bilanci pubblici in pareggio, l’indipendenza delle Banche centrali, politiche monetarie non accomodanti, libertà dei movimenti di capitale, banche universali, massimizzazione del valore delle imprese nel breve periodo, e quindi minimizzazione dei costi, flessibilità dei mercati del lavoro, riduzione del potere sindacale. L’esatto contrario del modello precedente, che pure aveva prodotto risultati eccellenti.”

Parrebbe, quindi, di vivere in un contesto globale in cui a prevalere siano modelli di Stato minimo, con tasse e spesa pubblica che ammontano a pochi punti di Pil, con bilanci in pareggio. Soprattutto, con politiche monetarie non accomodanti. Il tutto, tra l’altro, implementato nonostante il modello precedente avesse prodotto “risultati eccellenti.”

A giudicare da come andavano le cose all’inizio degli anni Ottanta, non si direbbe che i risultati fossero eccellenti. Ma quello sarebbe il minimo. Credo che qualcuno dovrebbe avvertire Visco che se scrive a un quotidiano diffuso sul pianeta Terra, sarebbe opportuno che fornisse una descrizione del contesto economico e sociale pertinente a tale pianeta, e non a un altro corpo celeste, probabilmente orbitante fuori dal sistema solare.

Ancora Visco, che dopo aver lamentato il peggioramento dell’indice di Gini sulla concentrazione della ricchezza e dei redditi, afferma:

Il tasso di crescita medio a lungo termine dei Paesi sviluppati è andato progressivamente riducendosi passando dal 3-4% dei primi anni ’70 alla crescita stentata che prevale oggi in molti Paesi, e che anche quando sembra essersi ripresa appare incerta e destinata ad arrestarsi rapidamente. Le crisi finanziarie e l’instabilità del sistema sono ridiventate frequenti e abituali nel nuovo contesto. Dopo essere praticamente scomparse nei 30 anni successivi alla guerra, esse sono riapparse prepotentemente e sistematicamente: crisi di Borsa negli Stati Uniti nel 1983 e 2001, crisi messicana (1994), crisi asiatica (1997), crisi Ltcm (1998),  crisi argentina (1999), crisi subprime (2007-08), più una serie di crisi minori. Oggi tutti siamo in attesa non di se si manifesterà la prossima crisi, ma di quando.”

Posto che è indimostrabile l’attribuzione della riduzione del tasso di crescita medio al presunto abbandono del keynesismo, Visco non sembra essere sfiorato dal dubbio che le politiche monetarie, soprattutto dopo il 1971, abbiano contribuito ad aumentare la concentrazione di ricchezza e a generare crisi. Sarà perché pensa che siano state generalmente non accomodanti.

Eppure, constatato l’aumento dei debiti, cita la Banca dei Regolamenti Internazionali, secondo la quale, “la moneta a basso costo rende più facile indebitarsi che risparmiare, più facile spendere che non tassare, più facile rimanere fermi che cambiare.

E pensare che io mi ero convinto del fatto che la moneta a basso costo fosse conseguenza di politiche monetarie espansive. L’extraterrestre Visco pare non essere della stessa idea.

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Conclude poi così:

In sintesi abbiamo sostituito la centralità del lavoro e dell’occupazione e l’equa distribuzione del reddito con la sovranità dei consumatori, e soprattutto (dei proprietari) delle (grandi) imprese, e dei mercati finanziari. Abbiamo sostituito Keynes con Hayek, e i risultati si vedono. Non dovrebbe quindi sorprendere la reazione di paura, rabbia e sfiducia che caratterizza la scena politica attuale e il ripiegamento nazionalista, sovranista e populista che oggi predomina, per quanto illusorio esso possa essere dato che i problemi sopra indicati non possono trovare soluzione a livello esclusivamente nazionale. Lo stesso fenomeno dell’immigrazione è un effetto delle scelte economico-finanziarie compiute qualche decina di anni fa.”

Potrei sbagliarmi, ma ho la sensazione che Visco non abbia letto Hayek; se lo ha fatto, deve aver capito poco di quello che ha letto.

Chissà che traduzioni siano arrivate nel pianeta in cui vive…

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Commenti
  • Fabio
    Rispondi

    Hai presente come s’addestrano i cani da combattimento? li si chiude in un sacco di stoffa, li si percuote con un bastone, li si fa uscire mostrandogli un altro cane. La povera bestia associa quell’immagine col dolore e pensa sia stato causato proprio dall’altro animale.

    Questa è l’impressione che mi ha dato quest’articolo: la popolazione è rabbiosa per regolamentazioni e tassazione, non ne può più, ed il potere cerca di dargli qualcosa contro cui scagliarsi, nasconde l’immagine di keynes mettendo in risalto Hayek ed il neoliberismo sfrenato mai esistito ma contro cui cerca di deviare rabbia e rancore. Utilizzeranno ogni mezzo, media di regime, giullari nei programmi d’intrattenimento, giornali sussidiati sia direttamente sia tramite la pubblicità delle aziende pubbliche o controllate, politici del calibro di un veltroni qualsiasi o pezzenti esponenti dell’autodefinita intellighenzia ….
    Un assalto frontale e senza risparmio di colpi bassi a qualsiasi forma di idea di libertà individuale economica e politica. La casta tutta è tesa a ribadire in ogni dove che Lei è Lei e non non siamo un cazzo e non dovremo aspirare a niente di più delle briciole che Lei, nella Sua incommensurabile magnanimità, vorrà concederci lasciandole cadere dal tavolo del banchetto che gli abbiamo pagato.

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