In Economia, Libertarismo

DI GIOVANNI BIRINDELLI

Seguendo un suggerimento su Facebook, tempo fa ho iniziato a vedere la serie TV “La casa de papel” (“La casa di carta”).

Una bella serie. Ringrazio chi la ha segnalata. Tuttavia, arrivato alla scena ‘filosofica’, ancora non riesco a capire perché alcuni ritengono che il messaggio della serie TV sia libertario.

In sintesi, questo messaggio ‘filosofico’ può essere riassunto in quattro punti:

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1. dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno;
2. noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto;
3. nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi; noi invece lo trasferiamo a noi stessi quattro disgraziati;
4. il denaro di carta è semplicemente carta.

1. “Dato che il denaro che rubiamo è stato creato dal nulla, noi non rubiamo a nessuno”

Ora, il primo punto è oggettivamente falso. Di solito (cioè a parità di altre condizioni), la creazione di denaro dal nulla comporta una perdita di potere d’acquisto del denaro. Quando l’uso, per di più esclusivo, di questo denaro è imposto con la violenza, questa perdita di potere d’acquisto del denaro è a tutti gli effetti un furto: la ricchezza viene infatti trasferita coercitivamente da coloro che lo ricevono per ultimi (cioè dopo che l’iniezione nel sistema economico di questo denaro creato dal nulla ha prodotto la perdita di potere d’acquisto dello stesso) a coloro che lo ricevono per primi, cioè prima che avvenga tale perdita di potere d’acquisto: p. es. le banche, i loro impiegati e, nel caso della serie TV, i nostri sgangherati eroi. Essi tra l’altro contano sul fatto che l’euro continui a essere imposto con la violenza: se smettesse di esserlo, infatti (cioè se ci fosse libero mercato nel settore del denaro), il valore del denaro da loro rubato crollerebbe a zero. Nessuno infatti, potendo scegliere di essere pagato in una moneta che mantiene il suo potere d’acquisto nel tempo o perfino lo aumenta, sceglierebbe di essere pagato in una moneta prodotta da monopolisti il cui obiettivo dichiarato (per malignità o ignoranza della scienza economica) è la perdita del potere d’acquisto del denaro (a un tasso di circa il 2,5% annuo; il che comporta una svalutazione del 71% e rotti in 50 anni – in altre parole che fra 50 anni 1.000 euro varranno 289 euro).
In sintesi, non è vero che i nostri eroi “non rubano a nessuno”. Essi rubano a quasi tutti, specie ai poveracci. In particolare, a tutti coloro che, non trovandosi vicini ai punti privilegiati di immissione del denaro nel sistema economico, vedono il potere d’acquisto del loro denaro diminuire a causa dell’“iniezione di liquidità”.

2. “Noi facciamo esattamente quello che fa la banca centrale, solo che nel suo caso voi dello stato lo chiamate “iniezione di liquidità” mentre nel nostro caso lo chiamate furto”

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Questo punto contiene una parziale verità scientifica, anche se forse non nel senso inteso dagli eroi della serie. La scienza della libertà infatti implica che una mela è una mela, indipendentemente da chi sia a raccoglierla, da come venga usata e indipendentemente dal fatto che un’autorità la chiami con un nome o con un altro. Per esempio, un’estorsione è un’estorsione (cioè un prelevamento di risorse economiche con l’aggressione o con la minaccia della stessa), indipendentemente dal fatto che questa si chiami “estorsione”, “imposizione fiscale”, “politica sociale”, ecc. Quindi il fatto che gli eroi della serie facciano quello che fa la banca centrale è vero limitatamente al fatto che essi stampano denaro dal nulla e che lo immettono nel sistema economico: e cioè che rubano (vedi punto 1). Nel caso delle banche centrali, tuttavia, il sistema di iniezione di liquidità nell’economia è molto più complesso. E questa maggiore complessità ha una non trascurabile differenza: le banche centrali infatti non usano il denaro direttamente per comprarsi una villa ai Caraibi ma di solito lo prestano alle banche:
a. perché esse possano far fronte al loro stato di insolvenza (derivante dal fatto che, praticando la riserva frazionaria, sono sempre intrinsecamente in bancarotta);
b. per “rilanciare l’economia”, cioè creare crisi economiche cicliche (vedi teoria del ciclo economico della Scuola Austriaca);
c. perché le banche acquistino titoli del debito pubblico (che è la rapina, da parte di chi controlla la macchina statale, alle future generazioni: quelle che, non essendo ancora nate, non possono protestare né fare alcunché) e in questo modo rendano a chi controlla lo stato ancora più facile trasformare le crisi economiche in recessioni attraverso politiche interventiste (o “sociali”) – si veda di nuovo la teoria del ciclo economico della Scuola Austriaca.

3. “Nel caso della banca centrale, il denaro viene trasferito alle banche, quindi ai ricchi”

Premesso che un furto rimane un furto indipendentemente da chi sia la vittima e da chi sia a compierlo, questa equazione banchieri = ricchi è non soltanto oggettivamente falsa, ma grave. È oggettivamente falsa perché di solito le persone veramente ricche non sono banchieri (basta vedere le classifiche di Forbes, per esempio). È grave perché implica una connotazione negativa della ricchezza e un conseguente conflitto quasi ‘naturale’ fra la classe dei “ricchi” e quella dei “non ricchi”. Questa è non solo un’idiozia (la ricchezza di per sé non ha alcun tratto intrinsecamente negativo, e il ricco ha bisogno del non ricco quanto il non ricco ha bisogno del ricco) ma trascura il fatto che l’unico conflitto sociale che ha rilevanza scientifica (e quindi oggettiva) è quello fra chi vive di risorse che sono frutto del libero scambio e chi vive di risorse che sono il risultato di aggressione (p. es. imposizione fiscale, stampa di denaro, vendita di beni e servizi a organizzazioni criminali – prima fra tutte lo stato, naturalmente -, ecc.). Quindi il messaggio “noi siamo dalla parte dei poveri contro i ricchi” è una scemenza: loro rubano ai poveri (vedi punto 1) per arricchirsi; e rubando ai poveri (che inoltre generalmente sono quelli più esposti alle crisi economiche prodotte dall’espansione artificiale del denaro e del credito da parte delle banche centrali) riducono le possibilità che questi ultimi hanno di scambiare beni e servizi con i ricchi, quindi di arricchirsi essi stessi.

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4. “il denaro di carta è semplicemente carta”

Non è la “cartaceità” che rende il denaro “finto”. Un pezzo di carta che certifica la presenza di una quantità di oro depositata presso un servizio di custodia oppure che contiene la chiave privata di un portafoglio bitcoin non sono la stessa cosa di un pezzo di carta che alle spalle ha solo l’aggressione statale. Nei primi due casi, quel pezzo di carta rappresenta un bene economico che ha acquistato valore nel libero scambio; nel terzo caso, al contrario, quel pezzo di carta ha valore solo perché il suo uso è imposto con la forza dall’autorità, che ne decide arbitrariamente il valore. Premesso questo, se, come è probabile, il gesto del Professore che strappa una banconota da 50 euro si riferisce a questo terzo caso, la scena è comunque assurda in quanto oggi quel biglietto da 50 euro può essere ancora convertito (a tassi di cambio via via decrescenti nel tempo, vedi punto 1) in oro o in bitcoin.

In conclusione, dal punto di vista cinematografico “La casa di carta” è una bella serie per coloro a cui piacciono i film d’azione. Tuttavia, non ha alcun valore ‘filosofico’. E per immedesimarsi nei personaggi un libertario deve fare lo “switch mentale collettivista” a cui ormai è abituato: cioè mettersi temporaneamente nei panni di un socialista. Poi, finito l’episodio, si può riaccendere la ragione.

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