In Ambientalismo, Anti & Politica, Scienza e Tecnologia

di AURELIO MUSTACCIUOLI

Più ci penso e più mi sembra che quello che sta accadendo sia una follia. In particolare è la concretizzazione di come qualunque democrazia in definitiva possa senza quasi accorgersene trasformarsi in socialismo di stampo fascista. L’incubo dei liberali, la strada verso la schiavitù.

Il punto è importante perché molti, anche tra i liberali, con scarsa lucidità, dicono che questa è solo una crisi sanitaria e il governo, se serve a salvare vite, può, anzi deve, limitare o sospendere il diritto civile fondamentale, ovvero il diritto “negativo” di non essere aggrediti. E quindi può imporre quarantene che letteralmente imprigionano in casa tutti i cittadini esercitando così la massima aggressione possibile (di più c’è solo l’eliminazione fisica di chi può arrecare un danno al “bene comune” da lui arbitrariamente definito).

Vorrei argomentare che questa tesi è una palese sciocchezza. Attenzione, quello su cui si vuole ragionare qui non è se certe azioni siano o meno opportune, ma se possano essere imposte coercitivamente da un’autorità centrale. Non se l’ossessivo onnipresente “state a casa” costituisca un comportamento responsabile auspicabile, ma se possa essere imposto con la forza. Di più, si vuole affermare che l’approccio attuale seguito dal nostro governo è un pericolosissimo esperimento di socialismo di stampo fascista allo stato puro.

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Se è così, stiamo assistendo alla realizzazione in concreto di una probabile catastrofe. Se infatti è vero che il dirigismo del socialismo è, come ha provato Mises, impossibile, perché non disponendo delle informazioni capillari distribuite tra milioni di persone, non può mettere in atto azioni che massimizzino l’utilità complessiva.
Se è vero che il socialismo introduce arbitrarietà ed ingiustizie sociali da parte di una casta privilegiata sulla maggioranza della popolazione. Se è vero che il risultato del socialismo è inevitabilmente la catastrofe.
Se è vero questo, qui siamo esattamente in questa situazione. Ma andiamo per gradi. Vediamo cosa sappiamo.

C’è un virus che è pericoloso e può fare morti; quello che è noto da fonti scientifiche attendibili (CDC, Johns Hopkins University), è che dovrebbe avere un coefficiente di mortalità medio intorno allo 0,6% se si viene curati (incluso l’eventuale terapia intensiva per complicanze respiratorie se serve), ma che questo è un valore medio non omogeneo per fasce di età, ed è più basso per i giovani (tendenzialmente zero) e più alto per gli anziani. Si sa anche che ci sono possibilità che una percentuale di infetti possa contrarre una polmonite interstiziale virale e che una discreta percentuale di questi richieda cure di terapia intensiva. Non si sanno però con esattezza queste percentuali, probabilmente variabili anche in questo caso per fasce d’età. Infine si sa che il virus è altamente trasmissibile e che un distanziamento sociale e stringenti procedure igieniche possono ridurre la probabilità di contagio.

Poi sappiamo, come dato, che ci sono 5000 posti di terapia intensiva. E che i malati in eccesso rischiano di morire.

Un’altra premessa importante è che, per questa specifica minaccia, se lasciate libere, le persone sono in grado di adottare il livello di precauzione desiderato per evitare di essere contagiate. È infatti una loro libera scelta se frequentare o meno luoghi affollati, se andare o meno al lavoro, se prendere mezzi pubblici, se indossare o meno mascherine (o scafandri), se lavarsi o meno le mani, se attuare una separazione sociale generazionale all’interno delle loro famiglie, se chiudersi o meno volontariamente in casa. Per poter decidere devono solo disporre di corrette informazioni.

Ecco quindi che in un’ipotetico stato liberale, la preoccupazione del governo dovrebbe essere:

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  • 1) fornire tutte le informazioni necessarie alla popolazione e suggerire comportamenti virtuosi da adottare per la propria salvaguardia. Nello specifico per farlo dovrebbe acquisire le informazioni mancanti e in particolare: la percentuale reale per area geografica di infetti (eseguendo tamponi test a campione), la percentuale di infetti che hanno complicazioni per fascia d’età, la percentuale di quelli che hanno complicazioni che hanno poi bisogno di trattamenti di terapia intensiva, informazioni sull’evoluzione del contagio per regione e fascia d’età, etc;
  • 2) poiché lo stato fornisce servizi basilari, rendere disponibili quanto più possibile tali servizi e farlo in sicurezza: proteggere i dipendenti pubblici, stabilire policy interne ai soggetti pubblici che erogano tali servizi, rendere disponibili urgentemente mezzi di prevenzione (mascherine, gel disinfettanti), rendere disponibili tamponi per chi vuole fare il test (persona, aziende,..), sanificare aree pubbliche, proteggere i cittadini da atti di aggressione e intolleranza da parte di terzi, potenziare velocemente le strutture sanitarie critiche che dipendono dallo stato, in particolare i respiratori e i posti in terapia intensiva,
  • 3) ci sono poi attività limite, che sconfinano nell’illiberale, ma che possono essere ancora considerate accettabili in uno stato non autoritario: sospendere i servizi pubblici che creano assembramenti, vietare attività che inevitabilmente determinano enormi concentrazioni di persone (stadi, concerti,..), chiedere ad alcune aziende di consentire il remote working, e al limite, ma proprio al limite, contenere specifici piccoli focolai sospendendo con quarantene mirate spostamenti verso l’esterno dei focolai, limitare l’ingresso all’interno dei propri confini da parte di persone provenienti da aree considerate a rischio o disporre per questi quarantene precauzionali,
  • 4) poiché la minaccia, in caso di opportune prevenzioni personali, non è letale, quello che invece proprio uno stato non dovrebbe mai fare, ma proprio mai, a meno di non degenerare nel fascismo, è vietare in modo generalizzato attività commerciali e imprenditoriali, sospendere in modo generalizzato la libertà di movimento e aggredire le persone.

Se lo stato si comportasse nel modo virtuoso sopra descritto le persone avrebbero le migliori opportunità per fronteggiare la crisi ed adottare ciascuno al proprio livello le misure di contenimento desiderate.
Certamente alla fine si realizzerebbero naturalmente i comportamenti più efficaci, che per questa particolare minaccia sarebbero quelli di:

  • – attuare all’interno di ciascuna famiglia una separazione sociale generazionale, con anziani isolati e protetti dai più giovani (approccio israeliano),
    – attuare il livello di prevenzione individualmente considerato più appropriato: decidera quante volte lavarsi le mani, quanto uscire di casa, dove andare, se lavorare o meno,..
    Inoltre tale approccio avrebbe certamente il minimo impatto economico complessivo, consentirebbe di uscire prima dalla crisi e favorirebbe nel modo più naturale ed efficace il rafforzamento immunitario nella popolazione e la creazione di un’immunità di gregge.

Vediamo invece cosa accadrebbe in uno stato socialista di stampo fascista.

Uno o più rappresentanti dello stato nell’illusione di proteggere il bene comune si arrogherebbero il compito di decidere unilateralmente per tutti cosa fare, chi e come proteggere, che informazioni dare, e aggredirebbero le persone. Deciderebbero loro che attività devono essere svolte e quali vietate, imporrebbero restrizioni selettive, multe, e deciderebbero chi deve essere rinchiuso coercitivamente e chi no.

Il risultato sarebbe sicuramente catastrofico, con diversi livelli di danno a seconda degli interventi e delle competenze dei soggetti. Danni concreti sotto forma di vite perdute, di qualità della vita ridotta, di dissesto economico, di disagio sociale e psicologico, di istigazione ai peggiori comportamenti morali.
Inoltre ciò determinerebbe i peggiori abusi, le più inique arbitrarietà, anche nel determinare chi verrà curato e chi no, chi deve vivere e chi no.

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Se guardiamo agli interventi del nostro governo dobbiamo rabbrividire. Per i seguenti motivi:

  • – alcuni rappresentanti, in particolare il presidente del consiglio, hanno arrogato su se stessi tutti i poteri decisionali scavalcando il parlamento,
    – hanno attuato poco e male gli interventi virtuosi di cui ai punti 1) e 2),
    – hanno quasi saltato gli interventi di cui al punto 3) per focalizzarsi direttamente su quelli del punto 4), imprigionando in casa 60 milioni di italiani
    – così facendo, se è vero come sembrerebbe e come alcuni studi affermano, che in italia ci sono un milione di infetti, hanno unilateralmente deciso chi deve vivere e chi deve morire, determinando la massima diffusione del contagio al livello delle famiglie imprigionate a convivere;
    – hanno dimostrato di essere incompetenti e avere scarsissima capacità di giudizio attuando un interventismo sconclusionato e pasticciato;
    – stanno distruggendo l’economia della nazione, determinando la chiusura di centinaia di migliaia di imprese e creando milioni di disoccupati,
    – stanno selettivamente penalizzando milioni di persone produttive (che non possono lavorare e quindi guadagnare) e favorendo milioni di parassiti che invece non stanno subendo le stesse conseguenze economiche,
    – stanno creando le premesse per la distruzione dell’unità nazionale e della coesione sociale;
    – stanno facendo più morti di qualunque altro paese.

In pratica in Italia, e in parte e con diverso grado in molti paesi, si sta mostrando il peggio di un approccio socialista di stampo fascista unito al massimo livello di incompetenza. Questa non è solo un’emergenza sanitaria, questo è un esperimento di fascismo applicato, a cui chiunque si considera anche solo tiepidamente liberale ha il dovere di ribellarsi.

Ora è vero che la nostra non è propriamente una democrazia liberale, ma un minimo di libertà di facciata è prevista dalla nostra costituzione. Qui è saltato tutto, e l’avvocato del popolo dovrebbe essere processato per alto tradimento, insieme ai ministri che compongono il governo.

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  • Marco Felicani
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    Dissento solo su una terminologia consueta nel nostro paese ma arbitraria e talvolta fuorviante.
    Mi spiego meglio: l’aggettivo “fascista” quale dispregiativo andrebbe o rimosso perché ridondante (il fascismo era un movimento volto a ristrutturare la società su base socialista) o accompagnato al marxista comunista che diventano l’altra faccia della medaglia estremizzando la situazione, usare solo il termine “fascista” pare donare agli altri (comunista e marxista) una sacra aurea di “virginale supremazia morale”.
    D’altronde l’attuale politica europea, partendo dall’idea federalista di Spinelli rinnegata e mai realizzata, ha un’impronta finto solidale pseudo socialista ove tutti debbono concorrere a partecipare (finanziare) la realizzazione di alcuni fini (politiche ambientali, sociali, etc etc ) ma senza i vantaggi di una comunità europea leggera ed eterea ma che dirige (direttive) ogni aspetto dei paesi a lei succubi (EURSS non a caso).

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Io invece sono d’accordo con l’aggettivo fascista. L’autore non dice “corporativista” ma usa un aggettivo che va bene per ogni forma di totalitarismo. Il termine “fascio” significa unione, non necessariamente un modello economico. Pertanto i comunisti non sono altro che fascisti di sinistra e i fascisti ufficiali dei comunisti di apparente destra; nel senso che tollerano la proprietà privata de iure per soffocarla de facto attraverso istituti per la riconversione industriale, mercantilismi, corporazioni, regolamentazionismi e interventismi vari. I comunisti non hanno nessun titolo per definirsi antifascisti. Il fatto che si combattano a vicenda non vuol dire nulla, anche le cosche della criminalità organizzata guerreggiano tra di loro ma questo non significa che una di esse sia onesta ed eticamente legale. Mao e Breznev si sono combattuti; uno dei due era anticomunista? Stalin e Trockij erano avversari all’interno della stessa cosca o uno dei due era antimarxista? La guerra tra Viet Nam e Cambogia? Uno dei due era uno stato liberale? Il re della Serbia e quello d’Austria erano presumibilmente tutti e due monarchici; per questo, nel 1914, non è successo nulla? Quello che non condivido è la possibilità , comunque, di intervenire in forma ridotta da parte delle autorità in casi come quello attuale. Ma ciò che mi lascia più perplesso è un altro punto: “…chiunque si consideri liberale ha il dovere di ribellarsi. ” Bella frase. Ma come dovrebbe essere esercitata questa ribellione? Mustacciuoli non lo dice. Forse aspetta che la magistratura, di propria iniziativa, processi i ministri per alto tradimento e magari anche per procurato allarme. Campa cavallo, allora, nelle procure non vedevano l’ora di poter inquisire i cittadini perché circolano “senza giustificato motivo” e di poter rafforzare il già presente stato di polizia. Di quali liberali stiamo parlando? Dei parlamentari dell’opposizione che demagogicamente chiedono misure ancora più strette? Della loro stampa fiancheggiatrice, forse? Di coloro che si autodefiniscono “banchieri di libertà” e che siccome stanno acquistando i titoli in caduta libera non hanno interesse né all’operazione verità né a quella delle garanzie più elementari per i cittadini coscritti? Ma forse mi sbaglio: l’articolista avrà sicuramente provveduto lui di persona a denunciare penalmente i ministri e ora mostrerà i muscoli in sede giudiziaria. Attendiamo con fiducia e interesse.

  • Giuseppe
    Rispondi

    C’è una cosa che continuo a non capire , dall’inizio di questa storia. L’articolista Mustacciuoli parla giustamente di quello che un ipotetico governo dovrebbe fare in un caso come questo. Al punto 2) dice che dovrebbe rendere disponibili urgentemente mezzi di prevenzione (mascherine, gel disinfettanti) per consentire a tutti di proteggersi.
    E’ chiaro che il governo non dispone di queste risorse. Quello che non capisco io é: perchè non consentire ai privati di produrle? Con delle buone mascherine si potrebbe uscire di casa e, usando opportune precauzioni, continuare a condurre una vita quasi normale, senza bloccare la produzione e senza costringere la gente in casa.
    Possibile che dopo due mesi di emergenza le aziende tessili non si sono ancora riconvertite alla produzione di mascherine? Che fine ha fatto la cosiddetta flessibilità e l’orientamento al mercato?
    Siamo una potenza mondiale, produciamo elettronica, informatica, nuove tecnologie, armi sofisticate, e dopo due mesi non abbiamo ancora mascherine per tutti? Mascherine che possono, sia pure in maniera rozza e approssimativa, essere costruite anche in casa?
    Penso che le aziende tessili sarebbero felici e capaci di produrle per tutti, visto che c’è una domanda enorme del mercato.
    L’unica spiegazione che ho è che questa conversione non è un problema tecnico per le aziende, ma un problema burocratico. Ci vogliono licenze, permessi, autorizzazioni. Lo stato è talmente impelagato in questo meccanismo che adesso, anche volendo, non può sganciarsi. Questo fatto i signori al governo non lo ammetteranno mai.
    La burocrazia italiana è più letale del virus.

  • leoluca
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    Ottimo finale: “La burocrazia italiana è più letale del virus”

  • leoluca
    Rispondi

    E u paracquaru rispunniu……..

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Perché, in Sicilia c’è l’abitudine degli ombrellai di rispondere ai parroci?

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