In Anti & Politica, Varie

DI GIOVANNI BIRINDELLI

“Coronavirus, tracciare gli spostamenti? Tre le ipotesi in campo: monitorare i flussi di persone tramite dati anonimi; monitorare tutti i singoli utenti, per sapere chi, quando e dove si muove; monitorare soltanto gli utenti contagiati. In tempi di epidemia, la priorità per i governi centrali e locali è individuare il più saggio bilanciamento tra evitare al massimo i contatti sociali e garantire il nocciolo di libertà insopprimibili che caratterizzano le nostre società, almeno come sino a oggi le abbiamo conosciute. Deroghe temporanee a queste ultime sono certo possibili in momenti di emergenza, tutto sta a stabilire a che profondità la deroga può incidere.” (ilsole24ore)

Il problema non è, naturalmente, che associare il termine “saggio” a uno qualunque dei cialtroni che stanno al governo è sufficiente a far morir dal ridere anche un morto.

Neanche il più saggio dei saggi potrebbe trovare l’equilibrio fra sicurezza e libertà. Semplicemente perché questo equilibrio non esiste. Il fatto stesso che qualcuno possa imporre a tutti un compromesso collettivo fra sicurezza e libertà implica un potere coercitivo arbitrario e illimitato, e quindi che non c’è libertà.

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Qui niente di nuovo, ma è incredibile il numero di persone che, mentre da un lato non si ritengono ostili alla libertà, dall’altro blaterano di “libertà ridotte” a seguito del virus. Come se la libertà fosse quello che ieri potevi fare per gentile concessione dell’autorità invece che l’impossibilità che qualcuno (autorità in primis) possa aggredirti legalmente, quali che siano i vantaggi “per tutti” derivanti dall’aggressione. Come se il problema fosse quello che hanno fatto invece che il fatto che hanno sempre potuto farlo.

La libertà non può essere ridotta senza essere eliminata del tutto. Quello che di essa può essere riconquistato può esserlo solo nonostante lo stato e al riparo dagli umori di chi lo controlla (e di chi lo osanna con bandiere e canti dai balconi). Bitcoin è forse oggi uno dei pochi spazi in cui una persona può effettivamente dirsi libera.

Chi ritiene che la situazione del virus permetta deroghe alla libertà dovrebbe buttarsi da una scogliera e, mentre è in volo, chiedere deroghe alla legge di gravità. In altre parole non ha capito che la libertà (la sovranità del principio di non aggressione) è una scienza (sociale: quindi basata sul metodo della logica), non un programma politico o una questione di opinione.

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Showing 5 comments
  • Malgaponte
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    E aspettiamo di vedere cosa avverrà dopo durante la inevitabile crisi economica perchè sono sicuro che a Roma qualcuno ci ha preso gusto a trattarci come un branco di pecore.

    • Negro giorgio
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      Lo credo anch’io. Ma daltronde c’è a chi piace essere trattato da pecora. Il branco di pecore che se la prende con il corridore e non con I fenomeni che li governa ed aizza

    • Riccardo
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      “La tua libertà finisce dove inizia la mia liberta a non essere infettato da te” quindi a non essere aggredito.

  • Serpe
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    Nonostante il fatto sia palese, sono in pochi ad accorgersi che le nostre povere vite individuali vengono travolte dai problemi della società. La società e I suoi problemi hanno definitivamente rotto i coglioni, come anche ha stufato chi tenta di risolvere i “problemi sociali”, i quali invece si accumulano uno sull’altro.
    Saremo mai liberi? Non lo so, ma se lo saremo, lo saremo solo grazie a noi stessi.

  • eridanio
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    Quando l’unico farmaco oggettivamente esistente, oltre alla pietosa somministrazione di ossigeno, è l’organismo del malato stesso. L’interesse del libertario a non infettare al fine di essere destinatario di un reciproco comportamento continua ad essereun atto volontario anche se il soggetto fosse immerso nella totale coercizione. La concordanza incidentale di specifici comportamenti volontari con comportamenti coercitivi prescritti da un monopolista della violenza non avalla ne giustificata la esistenza di uno stato, soprattutto se “assolutamente ” democratico.
    L’esercizio del principio di non aggressione non dipende dalla contingenza, ne dalla biologia o dalle scienze naturali. La natura é l’ambiente in cui l’uomo: in un caso scopre le regole di successo da adottare liberamente; nell”altro impone regole (più o meno di buonsenso) per la vita dell’organismo etico che è preposto alla “prosperità” dell’individuo a lui assolutamente tributaro.
    Prima bisogna scegliere il capo in cui giocare, poi in quel contesto poter scoprire, oppure ingegnerrizzare, canoni per definire la culpa levissima, levis, plena o seu quam proxima dolo. Nel nostro caso, mai regola prescrittiva sarà adeguata a normare il trattamento sia civile sia sanitario quando è individuale il farmaco, cioè il laboratorio chimico-fisico che sopravvive o perisce con l’individuo.
    Soli si nasce e soli si muore. Il fatto che molti usino pure un solo neurone per tutta la vita non cambia il discorso.

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