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DI GIOVANNI BIRINDELLI

Qualcuno (da quello che mi è sembrato di capire perfino fra i libertari) sostiene che, nella situazione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del principio di non aggressione (NAP).

Questa posizione mi sembra illogica e semplicemente sbagliata. In particolare, mi sembra trascurare nientepopodimeno che i diritti di proprietà, che stanno alla base del NAP.

Dato che il NAP è un principio teorico, partiamo dalla teoria.

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Se a qualcuno la discussione teorica di una società libera sembrasse assurda a causa della distanza con la situazione concreta attuale, se la prenda con chi sostiene che, nella situazione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del NAP: il NAP infatti è una legge scientifica e non può essere modificata per essere adattata alle diverse situazioni concrete particolari.

In una società libera, quindi in cui non ci fosse proprietà cosiddetta ‘pubblica’ (non solo delle strade ma anche dell’aria), il problema non si porrebbe nemmeno.

Semplificando, supponiamo che la strada sia di Tizio e che Caio voglia camminarci. Si possono dare diverse situazioni:

1) Tizio vieta a Caio di utilizzare la sua strada (nel rispetto di un eventuale contratto avuto con lui) e Caio rispetta questo divieto (per civiltà o per evitare legittime reazioni violente da parte di Tizio): in questa situazione, la libertà di Caio naturalmente non è violata;

2) Tizio vieta a Caio di utilizzare la sua strada (nel rispetto di un eventuale contratto avuto con lui) e Caio viola questo divieto: questa è un’aggressione di Caio ai danni di Tizio, che dà a Tizio naturalmente il diritto di reagire con la forza;

3) Tizio permette a Caio di utilizzare la sua strada, eventualmente prendendo certe precauzioni: p. es. dalle mascherine (se il servizio dell’aria è incluso in quello di utilizzo della strada) alle bombolette a ossigeno (se non è incluso). In questa situazione, la libertà di Caio naturalmente non è violata.

Fin qui, niente di straordinario: queste situazioni si verificavano prima del virus quotidianamente: per esempio nel caso del proprietario di una casa quando, invitando degli amici a cena, chiedeva loro (vietava loro) di fumare.

In una società statalista, tuttavia, sul piano del NAP, le cose cambiano radicalmente in quanto in alcuni campi (strade, aria ecc.) i diritti di proprietà non sono definiti (e in tutti gli altri campi questi diritti di proprietà sono fortemente limitati). In altre parole, quello che in una società libera sarebbe esclusivamente di qualcuno, senza se e senza ma, in una società statalista è, in vari modi e gradi, ‘pubblico’.

Rivediamo quindi le tre situazioni precedenti sostituendo “Tizio” con “lo stato”.

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1) Lo stato vieta a Caio di utilizzare una strada ‘pubblica’. Caio rispetta questo divieto (per ossequio del comando dell’autorità, cioè per inciviltà, oppure per evitare illegittime reazioni violente da parte dello stato): in questa situazione, la libertà di Caio è violata in quanto lo stato non ha un legittimo diritto di proprietà su quella strada;

2) Lo stato vieta a Caio di utilizzare una strada ‘pubblica’. Caio non rispetta questo divieto: in questa situazione, la libertà di Caio è violata in quanto lo stato non ha un legittimo diritto di proprietà su quella strada e quindi non può legittimamente vietare a Caio di usarla (e una sua reazione violenta ai danni di Caio se la usasse sarebbe un’aggressione);

3) Lo stato permette a Caio di utilizzare una strada ‘pubblica’: questa è comunque una violazione della libertà di Caio da parte dello stato in quanto la libertà di Caio non è una situazione in cui egli non può fare nulla tranne quello che lo stato gli concede gentilmente di fare, ma una situazione in cui egli può fare tutto tranne aggredire gli altri e in cui nessuno (stato in primis) può impedirglielo legalmente (anche laddove, per assurdo, fosse nell'”interesse generale” – per assurdo perché la scienza economica dimostra che l'”interesse generale” non esiste).

Premesso questo, quando qualcuno sostiene che, nella situzione attuale, andare in giro per strada sia una violazione del NAP mi sembra non tenere conto del fatto che lo stato, al contrario di Tizio, non ha legittimi diritti di proprietà sulle strade, né sull’aria. In altre parole, mi sembra avventurarsi nel campo teorico (parlando di NAP) senza considerare tutte le implicazioni della teoria.

In conclusione, i libertari che ritengono che, nella situazione attuale, uscire di casa sia una violazione del principio di non aggressione mi ricordano i libertari che sono a favore delle ‘leggi’ fiat contro l’immigrazione. L’immigrazione infatti è un concetto che in una società libera (senza proprietà ‘pubblica’) non esisterebbe nemmeno. Se la proprietà è solo privata, non possono logicamente esistere ‘immigrati’ ma solo clienti, inquilini, ospiti, imprenditori, proprietari, ecc.

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  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Ineccepibile. Altri sedicenti libertari si definiscono tali solo in materia di uso di sostanze stupefacenti. Tutto il resto dovrebbe essere regolamentato dallo stato. C’è anche chi sostiene che la gente abbia paura e desideri rimanere a casa. Che ci rimanga, si lasci terrorizzare a suo piacimento e impedisca l’accesso nel proprio domicilio agli altri! Che motivo c’è di rinchiudere per decreto chi non vuole portare il cervello all’ammasso? Forse perché si vuole evitare di ricordare che Ebola, Sars, Aviaria, Vacca Pazza e altre forme virali provocarono vittime in numero più ampio spegnendosi automaticamente senza misure di contenimento idiote?

    “L’iniquità è scesa su Babilonia per opera di anziani e di giudici che solo in apparenza sono guide del popolo”. “Siete così stolti o figli d’Israele?” (dal libro del profeta Daniele, 13 – 5 e 13 – 48)

  • Alfonso Rossi
    Rispondi

    Caro Birindelli, apprezzo molto ciò che scrive. Lei ha una chiarezza di pensiero e una capacità logica che la rendono un faro del libertarismo (come ho già avuto modo di dire in passato). Credo che solo una teoria ben delineata consenta di dare solide basi alla nostra visione, e il suo contributo in questo senso è mooolto importante. Saluto perciò con grande favore anche lo sforzo per la fondazione/sviluppo di una “scienza della libertà”, a cui vedo che si sta dedicando. Quanto detto fin qui è la parte importante di ciò che volevo comunicarle.
    Passo ad una questione di merito, del tutto accessoria rispetto alla improba guerra che gli amanti della libertà devono affrontare, ma che desidererei vedere chiarita proprio allo scopo di definire un quadro teorico di riferimento quanto più “pulito” possibile.
    NAP: non so se capisco il senso con cui lei definisce questo principio una “legge scientifica”. A mio modo di vedere il NAP è un semplice postulato da cui, eventualmente con il vincolo di ulteriori assiomi a corollario, fare deduttivamente discendere un intero corpus coerente di enunciati. Non capisco come sia possibile elevare il NAP a principio di validità oggettiva, scientificamente inconfutabile: con rammarico, non posso che interpretarlo solo come una “preferenza” (la nostra preferenza), una base morale a cui appellarsi, ma del tutto eludibile da coloro che hanno una visione diversa del mondo, dell’uomo, ecc…Di conseguenza credo che, così come in geometria esistono anche i sistemi non euclidei (che assumono a proprio fondamento postulati diversi dai postulati di Euclide), nell’ambito di cui trattiamo il “nostro” sistema (quello libertario) sia costretto a convivere con altri (non libertari) potenzialmente coerenti al proprio interno (pur ributtanti secondo la nostra preferenza morale).
    Grazie
    Alfonso

    • Giovanni Birindelli
      Rispondi

      Caro Rossi,

      grazie per le sue parole.

      Lei scrive: “non so se capisco il senso con cui lei definisce questo principio una “legge scientifica”. A mio modo di vedere il NAP è un semplice postulato … Non capisco come sia possibile elevare il NAP a principio di validità oggettiva, scientificamente inconfutabile”.

      La ringrazio per la domanda, che tocca un aspetto di cui è impossibile sovrastimare l’importanza.

      Consideriamo le regole di comportamento la cui violazione giustifica il ricorso alla coercizione: queste infatti sono le sole regole rilevanti per la libertà. Per semplicità, chiamiamo queste regole “regole di giusto comportamento”. Sottolineo che, in base a questa terminologia, il fatto che una regola sia di “giusto” comportamento non significa affatto che tale regola sia “giusta” (qualsiasi cosa si voglia per adesso intendere con questo termine, che non abbiamo ancora definito) ma solo che la sua violazione giustifica, dal punto di vista di chi la applica, il ricorso alla coercizione.

      Ora, in base a questa definizione, il divieto di nascondere gli ebrei durante il nazismo è (era) una regola di giusto comportamento, come oggi lo è il divieto di evadere le imposte o quello di violentare una persona. Alcune di queste regole di giusto comportamento sono compatibili con la libertà. Altre no. Come stabilire quali lo sono e quali non lo sono? Per stabilirlo, è necessario evitare l’arbitrarietà. Infatti, se si ricorre all’arbitrarietà, si può sostenere tutto e il contrario di tutto e quindi lo stesso porsi questa domanda non avrebbe senso.
      Dato che l’oggetto della nostra domanda sono le regole di giusto comportamento, la non arbitrarietà deve essere relativa a queste ultime. E la non arbitrarietà è la condizione necessaria per la scientificità.

      Ma come può una regola di giusto comportamento non essere arbitraria? Per una tale regola, un test di non arbitrarietà è la sua compatibilità col principio di uguaglianza davanti alla legge (naturalmente inteso in senso logico: non di disuguaglianza legale): se una regola di giusto comportamento è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge allora essa non è arbitraria (in quanto questa compatibilità è stabilita dalla logica -il metodo delle scienze sociali- che è terza, oggettiva e universalmente accessibile), altrimenti (se implica a qualsiasi livello la disuguaglianza davanti alla legge o, il che è lo stesso, la disuguaglianza legale) è arbitraria.

      Ora facciamo il test di non arbitrarietà alle tre regole di giusto comportamento citate sopra:

      1. regola che vieta di nascondere gli ebrei dalla persecuzione nazista: questa regola fallisce il test di non arbitrarietà in quanto non è compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. Infatti:
      a) poteva applicarla legalmente solo un soggetto particolare (lo stato nazista) e non chiunque (p. es. un ebreo nei confronti di un gerarca nazista): in altri termini, è espressione di una situazione in cui, se una persona normale facesse quello che lo stato può fare legalmente, quella persona sarebbe processata (dallo stato stesso) per un crimine; in altri termini, in cui valgono regole diverse per lo stato e per le persone.
      b) quella regola tratta soggetti privati diversi (p. es. ebrei e ariani) in modo diverso.

      2. regola che vieta di evadere le tasse: vale quanto scritto sopra relativamente a 1.a e 1.b. Quindi anche questa regola fallisce il test di non arbitrarietà.

      3. regola che vieta a chiunque di violentare una persona: indipendentemente dal fatto che questa regola oggi in Italia è applicata a tutti allo stesso modo, a differenza delle due regole precedenti essa PUO’ essere applicata a tutti allo stesso modo. In altre parole, a differenza delle due regole precedenti, la sua stessa esistenza non è incompatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. Al contrario, ne è una celebrazione. Questa regola quindi supera il test di non arbitrarietà.

      Ora, se lei passa mentalmente in rassegna tutte le regole di giusto comportamento che (come la nr. 3) superano il test di non arbitrarietà, noterà che hanno tutte (nessuna esclusa) un elemento in comune. Questo elemento in comune è il fatto che sono regole che vietano di violare la proprietà di altri mediante coercizione fisica, minaccia della stessa, inganno, violazione di liberi accordi contrattuali, e simili. Questo elemento comune possiamo chiamarlo “non aggressione”.

      Possiamo chiamare “principio di non aggressione” quella regola generale di giusto comportamento che è logicamente compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge. Dato che è una regola non arbitraria e che ha il massimo di generalità possibile, si tratta di una legge scientifica. Essa non solo è compatibile col principio di uguaglianza davanti alla legge, ma è l’unica regola di giusto comportamento a esserlo (può divertirsi a cercarne altre: non ci riuscirà). Soprattutto, data la compatibilità oggettiva (scientifica appunto) col principio di uguaglianza davanti alla legge, la validità di questa legge scientifica (come di qualsiasi altra) è indipendente dal tempo, dal luogo, da quanti la violano, da quanti la rispettano, da quanti siano convinti della sua validità o meno, dalla volontà e/o dalla visione del mondo di chi controlla lo stato, dallo status sociale o economico di chi la viola e di chi la rispetta, ecc. In altre parole, in quanto scientifica, è una regola universale che si applica a tutti allo stesso modo.

      Mi scuso per la lunghezza della risposta ma la la sua domanda era molto importante, credo, perché riguarda il cuore, il punto di partenza della libertà, e meritava una risposta con un minimo di argomentazione.

      Un saluto,

      Giovanni Birindelli

      • Alfonso Rossi
        Rispondi

        Caro Birindelli, grazie davvero della risposta.
        E’ così ben articolata che voglio dedicarle il tempo che merita (che non è quello di una semplice lettura).
        Credo, da una prima superficiale valutazione, che mi potrà fare scaturire alcune ulteriori questioni, ad esempio su cosa si vuole intendere con la locuzione “legge scientifica” o con il termine “logica”.
        Eventualmente la disturberò di nuovo.
        Un saluto
        Alfonso

  • Giuseppe
    Rispondi

    Bello l’articolo di Birindelli.
    E opportuna anche la precisazione di Rossi. Il NAP andrebbe considerato un postulato, e come tale non dimostrabile.
    Però un libertario accetta quel postulato perchè, se venisse applicato, si avrebbe una diversa visione della società e un mondo molto migliore di questo.
    “Dai frutti riconoscerete l’albero” (Matteo 7,16-20).

  • Davide
    Rispondi

    Trovo del tutto errato il parallelo con l’immigrazione.
    Nel momento in cui la proprietà “pubblica” esiste, la cosa più logica è considerarla come una comproprietà; anche perchè, di fatto, nei secoli e nei decenni molte loro risorse, molto loro lavoro, sono finite volenti o nolenti (ma è un altro discorso) in tale comproprietà.
    Quindi i comproprietari hanno certamente il diritto di tenere fuori da essa i non comproprietari, che non hanno alcun diritto di appropriarsene da un giorno all’altro.
    Esattamente come i soci di una società (nel senso di diritto commerciale) hanno certamente il diritto di tenere fuori altri soggetti.
    Non ha senso pretendere di fare finta che tale situazione non esista. E’ così, piaccia o no, auspicabile o no.

    Nel momento in cui parliamo di libertà e regole di funzionamento *all’interno* di tale società, il discorso è tutt’altro.

  • Davide
    Rispondi

    Poi non si capisce perchè il NAP debba essere una “legge scientifica”.
    A me pare un giudizio di valore sull’uomo e sul suo comportamento.
    Possiamo considerare “scientifica” la conoscenza dell’azione umana, perchè deriva appunto dallo studio e dalla conoscenza di qualcosa che esiste: l’umanità stessa.
    Ma il NAP no: è una regola di convivenza, prodotta dall’uomo stesso, in base a principi morali e di conseguenze (la libertà porta alla prosperità più che l’aggressione).

  • eridanio
    Rispondi

    tutto quello che puoi fare per gli altri è la tua azione mentre tutto quello che si può ricevere dagli altri sono incalcolabili esiti di inenumerabili azioni e spesso quelle rilevanti non sono nemmeno azioni di persone a noi prossime. La perfezione ideale è un’altra cosa rispetto alle azioni umane.
    Chi non ha capito che tutti hanno un interesse privato e personale che le cose funzionino così, e che solo cosi possano veramente funzionare tra uomini in società, non accetta la responsabilità di alimentare la propria azione nel proprio interesse, negandola così a chi, non aspettandosi un ritorno, non si da nemmeno conto di avervi abbondantemente approfittato per sopravvivere, così come ognuno di noi, tutti i giorni, possiamo verificare di persona.
    Le scienze sociali nascono solo dopo che si è compresa la fragilità dell’uomo e della convenienza della azione individuale quale unico strumento utile a scoprire regole di coadattamento che rendono possibile l’esistenza di corpi complessi ancorché non governati da prescrizioni costruite a tavolino da soggetti che si appuntano la demente qualifica di buon pastore. Solo in assenza coercizione si possono scoprire le regole che ispirano i comportamenti più idonei a creare e regolare ogni aspetto della vita in società. La famiglia, la città, il denaro e gli scambi sono l’habitat creato inintenzionalmente per specifico interesse dei partecipanti che hanno scoperto e scelto idonei comportamenti per lo sviluppo delle istituzioni umane. Per attrarre gli altri alla cooperazione volontaria e spontanea l’unico mezzo utilizzato dall’uomo è la deliberata non aggressione come metodo che conduce ai vantaggi sia diretti, ma soprattutto quelli non deliberatamente intenzionali, che possono scaturire anche da gesti anche semplici e umili compiuti da sconosciuti, anche in tempi passati. Violare il principio di non aggressione è violare una legge manifestamente scoperta, utilizzata da sempre e valida anche prima della sua deliberata scelta come opportunità presente, la legge che ha reso l’uomo diverso da altri esseri viventi, come esito non intenzionale di doti cognitive più flessibili e quindi idonee a scoprire, in habitat compatibile, metodi e strumenti per sostenere una manifesta e sostanziale fragilità materiale.
    Ciò detto ci si può anche adattare a vivere una precaria vita in funzione di un comando miope e della altrui spoliazione, dissuasione e frammentazione rispetto alla collaborazione finché questa debolezza di pensiero è ritenuta virtù ricompensabile con una rilassata responsabilità, accettata con capo chino.

  • Serpe
    Rispondi

    Principio di non aggressione a parte, gli stati sbagliano anche se non sono libertari.
    Infatti la divisione che fanno tra “malati” e “sani” è del tutto arbitraria. Di conseguenza è arbitraria la concessione di qualsiasi “diritto” ai malati.
    Fa impressione vedere, nel mondo “normale”, come nessuno vede questa falla logica che è grossa come una casa.

  • Daniele
    Rispondi

    Mi riallaccio al commento di Davide.
    Il modo in cui si evolverebbe una società senza stato penso che nessuno sia in grado di prevederlo, da quel poco che ho letto di Hans-Hermann Hoppe, credo sia lui lo studioso che maggiormente prova a raffigurare i vari scenari, non sembra essere una cosa semplice e comunque non metto in dubbio che si andrebbe in ogni caso a migliorare rispetto allo stato attuale.
    Nello scenario attuale come, dice Davide, la proprietà pubblica dovrebbe essere considerata una comproprietà come probabilmente ne esisterebbero molte in una società senza stato, ad esempio i condomini dei palazzi di un isolato potrebbero essere i comproprietari delle vie che lo circondano. Se un abitante dell’isolato si comportasse in modo irresponsabile in una delle vie di cui è anche lui proprietario contravvenendo al NAP (ad esempio nel caso specifico alitando in faccia ai passanti) io e gli altri comproprietari dovremmo essere in diritto di difenderci ed eventualmente limitare la sua libertà tramite coercizione.
    In un territorio con relativamente pochi comproprietari come nell’esempio si potrebbe agevolmente decidere il da farsi in una sorta di democrazia diretta cosa che non può accadere in uno stato con una comproprietà enorme con democrazia rappresentativa.
    Concludendo direi che la limitazione di libertà che stiamo subendo è eccessiva perchè è applicata considerandoci una massa di irresponsabili ma non mi sembra si possa dire che sia automaticamente una violazione del NAP perchè è imposta dallo stato (quindi da governi incapaci che distruggono la nostra società) in quanto limitazioni della libertà per comportamenti irresponsabili potrebbero verificarsi anche in una società senza stato ( ad esempio se i condomini dell’isolato decidessero che si potesse scendere in strada solo in presenza di comprovate necessità).
    Avrei piacere di ricevere critiche al mio pensiero per migliorarmi.

    • Davide
      Rispondi

      Posso solo aggiungere che, nella metafora del condominio (che citavo per l’immigrazione), la democrazia non è la soluzione, ma lo sono i diritti individuali.
      Certamente è “di buon senso” pretendere che un appestato eviti di contagiare gli altri, ma non lo è pretendere che qualsiasi persona apparentemente sana debba essere confinata in casa perchè “potrebbe” trasmettere l’influenza (non sto parlando di oggi, ma in generale), che ogni tanto comporta complicazioni ed anche morte.
      La limitazione del potere pubblico, di cui tanto ci riempiamo la bocca, è proprio questo: evitare che la maggioranza “democratica” abbia troppo potere nel limitare la libertà dei singoli.

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