In Anti & Politica, Economia

DI HERBERT SPENCER

…Tutti i mezzi escogitati sin qui per “estinguere” le malattie epidemiche non sono serviti ad impedire epidemie di vaiolo, di febbre e simili, e pertanto si è applicato un rimedio più energico, dando alla polizia il potere di andare casa per casa alla ricerca di malati e agli ufficiali sanitari l’autorità di esaminare tutti coloro che credono opportuno, per accertarsi se siano affetti da malattie contagiose o infettive. Avendo la “Poor Law” fomentato per generazioni una diffusa imprevidenza e permesso agli improvvidi di moltiplicarsi, adesso ci si propone di combattere i mali prodotti dalla carità obbligatoria con l’assicurazione obbligatoria.

L’ampliarsi di tali politiche, che provoca il dilagare delle idee che le supportano, alimenta dappertutto la tacita assunzione che lo Stato dovrebbe sempre intervenire quando le cose non vanno bene.

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“Ma voi non potete certo volere che si perpetui questa miseria!”, esclama qualcuno non appena si avanza una qualunque obiezione. Osservate ciò che tale esclamazione implica. Essa ipotizza, in primo luogo, che tutte le sofferenze debbano essere evitate, il che non è vero: molte sofferenze sono terapeutiche e impedirle significa impedirne la cura. In seconda battuta, ipotizza che tutti i mali si possano sradicare: e la verità è invece che, in ragione dei difetti della natura umana, molti mali si possono soltanto levare da un posto o cambiare di forma, per metterli in un altro posto o subirli in un altra forma: e spesso tale cambiamento finisce per accrescerli. Quell’esclamazione implica anche il convincimento assoluto, che è ciò di cui qui ci occupiamo, che debba essere proprio lo Stato a porre rimedio ai mali della società. Non ci si domanda invece se vi siano altri agenti capaci di combattere tali mali, e se magari questi ultimi non possono essere più efficaci, nel combatterli. E in tutta evidenza, più crescono di numero le interferenze pubbliche, più quest’abitudine di pensiero si conferma, e più frequenti e clamorose diventano le richieste d’intervento.

Ogni estensione della regolamentazione implica un aumento delle strutture e degli impieghi pubblici – cioè uno sviluppo sempre maggiore della burocrazia e l’ampliamento del potere dei funzionari.

[1884 – L’Uomo contro lo Stato ]
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Mostrati 9 commenti
  • Davide
    Rispondi

    Incredibilmente azzeccato.

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      e di un’attualità unica!

      • Davide
        Rispondi

        Assolutamente sì! Complimenti per averlo saputo conoscere e tirare fuori in questo momento!

  • Serpe
    Rispondi

    Spencer era un onesto relatività.
    Da Wikipedia sulla sua biografia

    il sapere si fonda su fatti osservati empiricamente.
    la scienza individua le relazioni costanti tra i fatti, leggi.
    Ciò non significa però che la scienza possa giungere ad una conoscenza assoluta. I limiti della conoscenza umana sono connaturati negli stessi processi mentali. L’attività scientifica si basa sul ricondurre i casi particolari a regole generali. Le regole generali a loro volta saranno ricondotte a principi ultimi, i quali, non essendo più riconducibili ad altro, saranno di fatto inspiegabili. Quindi Spencer annuncia la relatività della conoscenza, la quale prosegue per generalizzazioni e relazioni tra i fatti senza poter mai giungere il principio unitario alla base di tutto ciò.

    Tra l’altro, a proposito di scienza e di come sta condizionando la vita di un intero pianeta, non bisogna scordare che il fenomeno del “contagio” non ha una dimostrazione effettiva, che io sappia.
    Avete mai visto un video dove si vede un batterò o un virus che passa da un corpo a un altro? Io no.
    Si dirà che sono esagerato, ma purtroppo fino a che non c’è una prova del genere non c’è neppure l’autorizzazione alla certezza.
    Dovremmo perciò parlare di ipotesi.

  • Serpe
    Rispondi

    Un onesto relativista

    • Davide
      Rispondi

      Giusto relativizzare la conoscenza, e tenere presenti i suoi limiti. Giustissimo.
      Diciamo però che non serve un video per dimostrare l’esistenza dei batteri, ma altre cose.
      Ricordiamoci di Ignac Semmelweis, anch’egli molto attuale nel rappresentare la chiusura mentale e l’idiozia antiscientifica di buona parte del mondo medico che si crede depositario della conoscenza e dell’epistemologia.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Infatti si va avanti per ipotesi, anche se ci sono casi in cui la teoria può non avere la necessità di un conforto empirico. Ma non è la scienza che sta condizionando la vita del pianeta. Sono alcuni sedicenti scienziati che non producono scienza reale ma solo allarmismo perché così ottengono visibilità. E forse anche qualche vantaggio che però è loro assicurato dai politici, altri condizionatori che con la scienza autentica non hanno alcuna vicinanza.

  • Serpe
    Rispondi

    Guarda, per me la colpa non è neppure degli scienziati, ma della gente, perché la gente ha fame di assoluti, vuole credere in modo caparbio. Mentre l’onesto relativista ti dice che devi sempre prendere tutto con le pinze.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Appunto, gli scienziati autentici non sono colpevoli se non di silenzio; io parlavo dei sedicenti scienziati. Agli altri il silenziatore è stato messo con il ricatto del licenziamento o della radiazione dall’albo professionale. Perché all’inizio parlavano e predicavano il buon senso, poi sono stati censurati e non possiamo pretendere da loro atti di eroismo. Anche se ne avremmo bisogno. Gli altri hanno la faccia tosta di dare del negazionista a chi dice la verità; proprio loro che negano le cifre delle vittime relative alle precedenti influenze stagionali! Siamo al paradosso che negazionista è chi dice “Matteotti assassinato”, non chi afferma “deputato socialista suicida”. E’ vero che la gente ha fame di assoluti (e di assolutismi, aggiungo io) ma i presunti maestri assecondano la gente invece di proporle la razionalità. Non sono onesti relativisti, evidentemente, ma solo vanesi arrivisti.

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