In Economia

DI MATTEO CORSINI

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Nel cosiddetto decreto Rilancio, il governo ha introdotto detrazioni al 110% per determinate spese che apportino miglioramenti alla classe energetica di un immobile.
Come sempre in questi casi, quando il provvedimento è entrato in vigore (1° luglio) mancavano i sempre numerosi provvedimenti attuativi, su tutti quelli dell’Agenzia delle Entrate, che in materia fiscale è il legislatore di fatto, dato che riempie le scatole vuote che escono dal Consiglio dei ministri.
Tra l’altro, non possono mancare questioni definitorie, come riportato in un articolo del Sole 24 Ore del lunedì, nel quale mi è capitato di leggere:
Che cosa si intende, però, per impianto di riscaldamento? Secondo l’Enea bisogna rifarsi alla definizione di cui al punto l-tricies del comma 1 dell’articolo 2 del Dlgs 192/2005 (Faq Ecobonus 9.D). In base a questa norma, l’impianto termico è un impianto tecnologico destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore, nonché gli organi di regolarizzazione e controllo; non sono considerati impianti termici apparecchi quali stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato a energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW.”
Non so a voi, ma a me, imbattendomi nel “punto l-tricies del comma 1 dell’articolo 2 del Dlgs 192/2005 (Faq Ecobonus 9.D)”, è uscita di bocca una parola inglese che si pronuncia come Faq, ma è scritta diversamente.
Complicare tutto è il miglior modo per rafforzare il potere della burocrazia, al tempo stesso scoraggiando il ricorso alle agevolazioni. Un motivo in più per rendersi conto che la soluzione non è incentivare questo o quell’investimento, bensì rendere meno opprimente la presenza dello Stato.
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