In Anti & Politica

DI GIOVANNI BIRINDELLI

Il libertario è intellettualmente solo per definizione. Mentre quasi tutti vedono nella democrazia l’opposto della tirannia, lui vede in essa lo strumento più letale di tirannia. Mentre quasi tutti vedono nello stato la soluzione ai problemi economici, egli vede in esso la loro origine.

Non è, si badi bene, una questione di opinioni diverse. La posizione del libertario e quella degli “altri” non stanno sullo stesso piano. Non hanno pari dignità. Il libertario applica la logica, gli “altri” no. La posizione del libertario è scientifica, quella degli “altri” (anche quando si definiscono “scienziati sociali”) è una superstizione.

cLICCA SULL'IMMAGINE E SCEGLI LA MAGLIETTA DEL MOVIMENTO LIBERTARIO PERFETTA PER TE

Le interpretazioni del pensiero libertario sono molte, ma i paradigmi di quel pensiero sono sempre e solo due, uno etico l’altro economico: il principio di non aggressione e la soggettività del valore. Applicando la logica a questi due paradigmi si arriva a una teoria della giustizia e a una teoria economica. Per rifiutare queste teorie occorre rifiutare il principio di non aggressione e la soggettività del valore (e occorre rifiutarli insieme). Nessuno al mondo è mai riuscito a farlo. Nella storia del pensiero sociale non esiste una sola persona che, mantenendo la coerenza logica del suo pensiero, abbia retto il confronto con un libertario.

Le elezioni sono la celebrazione della vittoria della superstizione sulla scienza, della tirannia sulla libertà, del declino economico inconsapevole sulla prosperità concreta e reale. Esse sono la celebrazione della solitudine intellettuale del libertario. Il trionfo del male sul bene, della “collettività” sull’individuo.

Recent Posts
Showing 9 comments
  • Alessandro Colla
    Rispondi

    E l’individuo non ha scampo, soprattutto non ha armi se non quelle spuntate delle idee. Che di fronte alla potenza del tiranno rivelano l’impossibilità di affermarsi. A meno che…?

  • Leoluca
    Rispondi

    Quando pensi di essere ormai solo sei già in compagnia del Signore che vinse il male.Per il credente ma anche per chi ama la Verità

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Il signore vinse il male solo nell’occasione della sua personale resurrezione. Poi le pandemie al potere sono subito riprese. Nella Germania degli anni trenta vinse il male con milioni di innocenti assassinati. Molti sopravvissuti sono stati liberati da pseudoliberatori dell’armata rossa che poi li hanno reimprigionati. Devo ancora vederla questa sconfitta del male, il termine “vinse” è appunto al passato remoto. Se la mia visione è teologicamente blasfema me lo si dimostri con esempi concreti. Ma credo dovrò attendermi scomuniche in luogo di comunicazioni.

  • :
    Rispondi

    Me ne sono accorto subito.
    Errata corrige :”vince il male”

    Non ho altri argomenti da offrire,solo suggerimenti ad esempio “I fratelli karamazof”

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Perfetto: i Karamazov. Opera letteraria, di fantasia, non avvenimento storico autentico. Inventare poeticamente il trionfo del bene, magari con pene catartiche volontarie, possono essere capaci in tanti anche se non con la sapienza linguistica e stilistica di Dostoevskij. Poi, però, risulta che il Signore il male non lo vince. Almeno non sempre e in verità quasi mai. Forse non vuole vincerlo, perché se non ne fosse capace non sarebbe onnipotente. La facile e abusata risposta è racchiusa nel solito “mistero” e nel “chi siamo noi per stabilire quando, dove e come dovrebbe intervenire”. Ecco, appunto, chi siamo noi. O meglio come siamo da lui considerati: dei nessuno. E sarà anche vero ma nessuno di questi nessuno ha chiesto di venire al mondo; per poi essere tiranneggiato o dal tiranno eliminato. E nelle battaglie per la libertà, almeno finora, la protezione divina non sono riuscito a scorgerla. Non solo in quelle battaglie a dire il vero. La sua compagnia non si avverte, è strano che non si mandino dei segnali per poterla percepire. A meno che l’essere “già in sua compagnia quando si pensa di essere soli” non significhi l’ultimo infinitesimale istante della nostra vita terrena. Tante grazie, avevamo chiesto il pane quotidiano; ad alcuni, peraltro, è ancora negato anche quello. Ma di martiri ed eroi per la libertà son piene le fosse, forse la vicinanza sarebbe preferibile averla più concretamente prima. Se scrivendo questo sono blasfemo lo si dica ma possibilmente lo si motivi con argomentazioni teologiche non peregrine. Perché forse mi piacerebbe credere ma nello svolgimento della vita mi si offrono sempre motivazioni contrarie.

  • leoluca
    Rispondi

    A parte le vicissitudini personali, il momento che attraversiamo non incoraggia all’ottimismo, se agli eventi pubblici aggiungiamo anche i nostri anni che passano. Tuttavia sono ancora speranzoso che questo moloc crollerà miseramente anche con il nostro aiuto e la nostra coerenza. Ancora di più, penso che i principi espressi sopra da Birindelli e dagli altri libertari si reggono se ammetto e credo l’esistenza di Dio che ci governa provvidenzialmente, essendo detti principi morali e scientifici, come dice lo stesso autore, altrimenti tutto cade. Dio non si fa prendere per la barba.
    Comunque sia cerchiamo di essere ottimisti, possiamo essere amici condividendo le stesse idee e per questo la invito in Sicilia, dove possiamo berci assieme un bel bicchiere di vino da me prodotto.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Personalmente sono un po’ meno speranzoso, visti i precedenti. Se veramente Dio non si lascia prendere per la barba, mi chiedo se a Lui non stia tutto sommato bene il moloch che in teoria dovrebbe aiutarci ad abbattere. Quando dovrebbe crollare? Se aspettiamo tempi biblici possiamo dire addio alle nostre speranze di assistere al crollo. Per quello sovietico abbiamo aspettato più di ottant’anni, l’aspettativa di vita per un maschio italiano; e io ne ho già sessantadue. Non mi dispiace, comunque, che esista un cattolibertarismo sulla scia di Rosmini, Sturzo, Novak e del “nostro” padre Di Martino. Ottimismo a parte, l’invito finale è allettante. Vino autoprodotto dovrebbe significare assenza di veleni nel contenuto, qualcosa di alternativo a ciò che ci viene proposto dalle marche ufficiali. Per me romano, la Sicilia è indubbiamente lontana. Tra l’altro i bulli al potere minacciano già nuove chiusure delle frontiere regionali o anche nuovi confinamenti domiciliari. Non escludo nulla, però, mi sono rimasti due cugini a Catania ancora sotto i cinquant’anni (la sorella di mio padre sposò un notaio locale che perì tragicamente in un incidente stradale al ritorno da una riunione rotariana; ora non ho più neanche mia zia). Se Leoluca non è siculo ma sicano, potrebbe essere invece l’occasione per visitare la Sicilia occidentale che ancora non ho mai visto. Chissà…?

  • Antonino Trunfio
    Rispondi

    Se mi posso permettere, per la completezza delle argomentazioni di cui sopra, mi sento di aggiungere quello che San Paolo scrisse a proposito del male (quindi della salvelzza da esso):
    “il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti” (Efesini 6,12
    Gesù stesso descrive il male come risultato del cedimento alle tre tentazioni: il pane, il potere, l’idolatria di se stessi.
    Quindi la “comprensione” dell’espressione “Cristo ha vinto il male” deve tenere conto anche di questo e per la verità di tutta la Parola di Dio e la Storia della Salvezza, dalla Genesi all’Apocalisse.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Sì, ma descrivere il male non significa vincerlo; anche se la descrizione è analiticamente corretta. I teologi possono proporre, autorità episcopali permettendo, un’esegesi apparentemente favorevole alla speranza ma saranno sempre smentiti dalle statistiche. Se il combattimento indicato da Saulo è senza fine o con un termine successivo alla storia dell’umanità, il risultato sarà anche la vittoria sul male ma i nostri corpi non sapranno che farsene. O forse sì, se il tutto è visto in un’ottica escatologica basata sulla salvezza dell’anima; però le nostre vite terrene saranno sempre tormentate dal tiranno di turno. In questo contesto come si attua la profezia di Isaia sulla proclamazione della libertà dalla schiavitù? Non certo con l’attuale collaborazionismo di Santa Romana Chiesa verso i poteri civili. Prima di Costantino i martiri sfidavano il potere. Oggi la chiesa di Roma, quando non è lei il potere stesso, è comunque collusa con il potere reale. Il male ha vinto e continua a vincere, questa è l’amara realtà. Se il Dio dei cristiani vuol vincere cosa glielo impedisce? Non ci riesce, e quindi non è onnipotente, oppure è colluso come i suoi collaboratori ufficiali qui sulla terra? Combattere per la salvezza può essere anche nobile ma se si perde non ci si salva dal male, si finisce solamente prigionieri dei possessori del male. E non sarà un presunto e mai verificato paradiso celeste a consolarci della sconfitta.

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search