In Anti & Politica

DI MARIA MISSIROLI

Prendiamo una persona standard (adesso si definiscono “normies” come distinto da chi è “awake” – che non c’entra nulla con “woke”). Questa persona sente dire da qualche parte che gente non proprio attendibile, qualche grillino ad esempio, sostiene che “l’Aids non esiste”. Ah ah, sarà la normale reazione, quanto sono citrulli questi. Non penserà per un attimo a voler capire da dove viene questa voce.

La nostra vita su questo mondo funziona un po’ così. Se abbiamo pregiudizi e ci sentiamo superiori, tende a tenderci dei tranelli. L’umiltà non è mai fuori luogo.
Dietro quella voce che suona così assurda, c’è una storia colossale di una serietà impressionante. Oserei dire, una delle storie più importanti del ventesimo secolo. Una storia che rivela molto di come funziona la creazione di verità mediatiche nella mente delle persone.

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L’epidemia di Aids, leggerete, ha causato più di 30 milioni di morti. È un numero così alto. I numeri alti appaiono così definitivi. “Impossibile inventare 30 milioni di morti!” La gente è facilmente vittima di quella cosa della “bugia grande”, anche se in teoria dovrebbe conoscerla. Ma la cosa più significativa non è tanto il numero di morti, quanto lo spavento che ha creato nelle menti degli uomini in tutto il mondo. Ancora adesso, 35 anni dopo, “HIV” è sinonimo di qualcosa di terribile.

L’anno fu il 1984. Tutto quanto partì quando ad aprile fu dichiarato che un retrovirus era responsabile di una serie di morti “strane” tra omosessuali della California, di cui i giornali parlavano da qualche mese. Quello fu l’anno in cui il dottor Anthony Fauci divenne direttore dell’Istituto di Malattie Infettive dell’NIH. Fauci è l’uomo che più ha fatto per diffondere l’isteria da Aids, con grandi vantaggi personali.

Chi mi conosce personalmente tra i liberali, sa che parlo di Mises e cose simili. Ma da anni prima di sapere chi era Mises io sono orgogliosamente una “Aids-denialist”. È da quando mi sono imbattuta in questa storia, quasi per caso e senza avere mai avuto a che fare con l’Aids, che io so come funziona la propaganda sui virus e che Fauci è un criminale.

Tutti quelli che conoscono la storia dell’Aids non cascano nelle bugie sul Covid. Hanno già visto tutti i trucchi. Ogni singolo aspetto, pur diverso nei dettagli, è un deja-vu. I giochetti con i test e la PCR, ad esempio. I sintomi non distinguibili da altre malattie, quindi malattia diagnosticata solo con “test”. L’allarme mediatico a tamburo battente. Le cure che uccidono rinforzando il mito del “virus” (ne furono vittima tra gli altri Freddy Mercury, Nureyev, ecc.). Totale mancanza di riguardo per i principi scientifici assodati. La narrativa dell’Aids era opposta a quella Covid: nel caso dell’Aids, bassa contagiosità, altissima letalità, 100% veniva detto nei primi tempi. Ma il punto è che basta gridare “virus” che la gente cade vittima della più completa irrazionalità.

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Non sto qui a elencare i dettagli di una storia lunghissima. Chi vuole può trovarli da sé. È talmente incredibile (ma oggi forse meno) che ci vogliono mesi per rendersi conto dell’enormità della bugia e capire a fondo cosa è successo. C’è un libro degli anni ’90, “Inventing the Aids virus”, anche in italiano, che racconta tutto quanto. Ci sono miriadi di libri e articoli, ma quello è il libro principale. L’autore è Peter Duesberg. Per me è uno dei libri più importanti di sempre.
Moltissime persone hanno cercato di dirlo, tra loro diversi premi Nobel. Basti dire che, tra tutti quanti, hanno cercato di dirlo, a costo di enorme ostracismo personale: lo scopritore dei retrovirus, cioè il professore di microbiologia Peter Duesberg (fino ad allora stimatissimo, poi demonizzato); e l’inventore della PCR, il premio Nobel Kary Mullis. Non è bastato, contro l’ipnosi dei media e l’enorme flusso di denaro scaturito dall’Aids.

Un brano che ho scritto sei anni fa in occasione dell’allarme Ebola:

  • — Sono numerosi i casi in cui le autorità hanno cercato, contro l’evidenza, di identificare in un virus o altro bacillo trasmissibile la causa di epidemie vere o presunte, a partire dalla pellagra e dallo scorbuto, alla SMON all’influenza suina degli anni ’70, all’epatite C, e così via.
    L’Aids è stato, da questo punto di vista, un successo di dimensioni enormi, sbalorditive. Il fatto è che l’immaginario dell’Aids faceva leva sui sensi di colpa relativi al comportamento sessuale, negli anni di poco successivi alla “liberazione sessuale” degli anni ’70; si trattò di una leva psicologica potentissima: la gente si ritrovò completamente indifesa e credette a qualsiasi cosa. Fu così che i media riuscirono a fomentare l’isteria collettiva, dalla quale poterono scaturire riunioni urgenti di comitati governativi, leggi, flussi enormi di denaro, approvazioni affrettate di farmaci oltremodo tossici che causarono morte tra personaggi famosi, rinforzando il mito del virus. E’ stupefacente, per chi analizza a fondo come andarono le cose, vedere come i “forse”, “pare che…”, “sembrerebbe”, se la gente si fa prendere dall’isteria, possono muovere denaro e creare una realtà colossale fatta di articoli scientifici, farmaci, test, presunti malati, organismi con moltitudini di dipendenti, politiche pubbliche in tutti i continenti, e molto altro, senza che sia mai intervenuto nulla a rendere assodato, o anche solo verosimile, quello che continua ad essere “forse” (e anzi nel tempo è stato proprio smentito).
    E non è che non ci sia stato chi ha cercato di dirlo! Gli sforzi fatti da innumerevoli scienziati, giornalisti, attivisti a vario titolo, per mettere in guardia la popolazione sono stati titanici e eroici. La battaglia degli “Aids rethinker” svela una storia bellissima, a volte divertente a volte tragica, che tuttora non ha un lieto fine. Gli sforzi per cercare di salvare da farmaci velenosi milioni di africani, molti dei quali bambini e neonati, sono stati commoventi. Ma se la popolazione intera è ipnotizzata dall’idea del virus, non si può vincere. Neanche un eroe gigantesco come Peter Duesberg può riuscire a battere la propaganda. Resta però la storia bellissima, che di certo non vi racconteranno a breve in TV o al cinema sotto casa, ma che adesso con Internet tutti hanno la possibilità di scoprire, se solo c’è la volontà di dedicarvi impegno. —

Poi ci sono state MERS, SARS, le varie influenze suine e aviaria, Zika, Ebola, e chi più ne ha ne metta. Quasi una sorta di test di fino a che punto la popolazione crede. L’arma dell’epidemia globale, sponsorizzata dagli istituti di sanità dei vari paesi da lungo tempo controllati globalmente, era pronta all’uso.
L’HIV è un innocuo retrovirus non diverso dalle centinaia di altri che si trovano nel nostro corpo. Ma è stato elevato a killer supremo, al punto che per rendere più spaventosa la propaganda sul Covid spesso vedete notizie che lo collegano all’HIV. Tutte le epidemie portano all’HIV! È un mondo dell’assurdo, una bugia tira l’altra.

Per me, e per tanti altri, imbattersi in questa storia fu un’esperienza che cambia la vita. All’inizio mi chiedevo “ma non è che ero solo io a credere all’Aids?!”. Un po’ di interazioni con gli altri mi hanno confermato che ci avevano creduto tutti. Così ho cercato di raccontare la storia, a persone istruite ed equilibrate. Risultato? Praticamente a nessuno interessava e la gran parte si ritraeva spaventata. Oh, che dire, a me sembrava importante.

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A dicembre 2006, proprio nel giorno del suo 70esimo compleanno, Peter Duesberg parlò ad un incontro organizzato per lui da un certo gruppo di gente molto interessata, che lo apprezzava. Era un gruppo di gente con bizzarre idee sullo stato. Duesberg scherzò che erano molto liberali ma non avevano donato granché alla causa. L’organizzatore di quel gruppo era un certo Lew Rockwell. Fu così che seppi quel nome.

Lew Rockwell ha spesso pubblicato articoli contro l’Aids, ad esempio quelli dell’ottimo dottor Donald Miller. Anche Ron Paul è consapevole che l’Aids sia una truffa. Che dire? Non sarà certo il Covid a convincermi che dopotutto non era così importante!

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Showing 8 comments
  • Fabio
    Rispondi

    Assolutamente d’accordo, sottoscrivo ogni ogni singola parola.
    Quasi trent’anni fa questo libro mi fece aprire gli occhi, ancora attualissimo e ripetutamente confermato da ricerche ed eventi che però trovate solo nei trafiletti nelle pagine interne, mentre le notizie allarmistiche, quanto false, hanno sempre spazio urlate in prima pagina:
    https://www.amazon.it/dp/8881790483
    Aids. La grande truffa

    Però se ti permetti di dire che l’aids è una bufala, solo una scusa per rubarti montagne di quattrini, per nuove tasse, per appalti miliardari statali in cui politici e burocrati si buttano a pesce (come se Poggiolini coi suoi lingotti non fosse mai esistito o al massimo fosse l’eccezione e non, com’era!!, la norma) ancora oggi ti guardano come fossi folle e ti accusano di negazionismo.

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Bene, bene. “Se la popolazione intera è ipnotizzata dall’idea del virus, non si può vincere. Neanche un eroe gigantesco come Peter Duesberg può riuscire a battere la propaganda” Allora non è vero che basti il passaparola. Quali armi in più abbiamo rispetto a Duesberg e tutti gli altri giganteschi eroi?

    • leonardofaccoeditore
      Rispondi

      la disobbedienza ad oltranza. ma ci vogliono le palle!

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Non credo che bastino per vincere. Chi vince ha le armi, anche per battere la disobbedienza a oltranza. Loro hanno palle di cannone, non di cartilagine.

    • Giuseppe
      Rispondi

      Le idee sono più forti delle palle di cannone.

  • Guglielmo Piombini
    Rispondi

    Anche nel libro di Tom Bethell, “Le balle di Newton. Tutta la verità sulle bugie della scienza”, che ho tradotto anni fa per Rubbettino, c’è un interessante capitolo intitolato “L’Aids africano, un’epidemia politica”: https://www.libreriadelponte.com/?product=bethell-tom-le-balle-di-newton

  • Alessandro Colla
    Rispondi

    Le idee sono più forti dei cannoni? E allora come mai stiamo perdendo? Come mai perde Duesberg che ha maggiori possibilità di noi? E’ proprio lui a sostenere che non si può vincere se la popolazione è ipnotizzata. Veramente bastano le idee per disipnotizzare? E allora che aspettiamo? Andiamo avanti con le idee. Che però è ciò che abbiamo fatto finora e il risultato non c’è stato. Forse è colpa dell’arbitro; oppure diamo la colpa agli influssi astrali e ad altre superstizioni del genere. “Ognuno faccia la sua parte”, ha scritto qualcuno. Anche questo stiamo facendo, con i risultati che vediamo. E se si invoca la protezione divina, è da ricordare qualche episodio precedente. Tralasciando il terremoto di Lisbona possiamo ricordare da che parta stava il destino nella Germania degli anni trenta. Con il popolo eletto o con i suoi avversari? Si tirano fuori le colpe umane. E gli innocenti, magari anche bambini? I sopravvissuti sono stati liberati dalle idee o dai cannoni angloamericani che per l’occasione furono forniti anche ai sovietici?

  • Giuseppe
    Rispondi

    Quello che dici è vero. Alle idee dovrebbe seguire l’azione. Noi libertari non siamo pacifisti per principio. Dovremmo cominciare a scendere nelle piazze. Lo stanno facendo in Germania, in Francia, in Inghilterra, In Austria. Due giorni fa alla manifestazione di Berlino è intervenuto Robert Kennedy junior che ha fatto un bel discorso, chiaro e sintetico. Da noi non abbiamo politici di questo spessore, anche se è da apprezzare qualche voce isolata di dissenso, come Sgarbi.
    In Italia l’opposizione sa fare solo la voce grossa, e la conferma l’abbiamo avuta a marzo, al momento della sciagurata decisione del lockdown: nessun partito dell’opposizione si è opposto con la discesa in piazza. E pure i giornalisti tutti allineati.
    Qui da noi si dorme. Bisogna scendere in piazza. Cominciamo a farlo noi libertari: forse se ne aggiungeranno molti altri.

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