In Anti & Politica, Libertarismo

DI MICHELE GANDOLFI

Gentile Questore di Modena, dottor Giuseppe Garramone, ho visto il Vostro verbale di denuncia in stato di libertà nei confronti di Mauro Boscolo Bragadin, meglio conosciuto come il “Cavalier Cazzo”, che lui stesso ha pubblicato, limitatamente alla prima pagina, su Instagram.

Voi lo definite “negazionista”, sostenendo che avrebbe istigato altri a ribellarsi alle normative anti-covid, incitando anche un minorenne a resistere alla forza pubblica, portandolo a ribellarsi contro chi voleva portarlo in caserma, cosa che poi è stata fatta con violenza illegittima ed arbitraria.

Sappia, allora, che su alcuni argomenti anche io sono un “negazionista”:

NEGO che esista una norma anti-covid che possa legittimamente sospendere i diritti fondamentali e primari garantiti dalla prima parte della costituzione.

NEGO che lo stato di emergenza dichiarato il 30 di gennaio 2020 sia legittimo e che possa costituire stato di eccezione, non essendo prevista tale evenienza in costituzione, ed essendo essa specificatamente esclusa dai padri costituenti in sede di assemblea costituente nel 1946. (LEGGA QUI E QUI).

Da quello stato di emergenza illegittimo sono nate altre procedure amministrative ancora più illegittime, che configurano il più grave attacco alla libertà, alla la sicurezza e all’incolumità dei cittadini italiani, verificatosi a far data dalla caduta del fascismo.

Il Presidente del Consiglio, il Ministero della Salute ed il Ministero dell’Interno hanno emanato una serie di decreti e provvedimenti che hanno natura di atti amministrativi e che contengono la limitazione e l’annullamento di una serie di diritti inviolabili consacrati dalla Carta costituzionale.

Il potere delegato al Presidente del Consiglio con tali atti illegittimi è amplissimo e discrezionale, tanto che si prevede la libera graduabilità dei provvedimenti “in aumento o in diminuzione”, in una sorta di moderna riedizione del senatus consultum ultimumche consentiva ai consoli di coercere omnibus modis socios atque civis, domi militiaeque imperium atque iudicium summum habere ne quid res publica detrimenti capiat. È noto che le buone intenzioni di cui erano lastricate siffatte decisioni del Senato romano condussero dalla repubblica alla dittatura.

Il comportamento del governo rientra in un disegno sostanzialmente eversivo dell’ordine costituzionale italiano, con l’esautoramento del parlamento e del governo e con la sospensione, per ragioni emergenziali, di tutte le libertà e i diritti fondamentali dei cittadini.

I diritti fondamentali (art. 2) che gli atti del governo violano sono: il diritto al lavoro (articoli 1, 4, 35, 36 e 41), la libertà personale (articolo 13), la libertà di movimento (articolo 16), il diritto di riunione (articolo 17), il diritto di culto (articolo 19), il diritto alla libera manifestazione del pensiero (articolo 21), il diritto alla tutela giurisdizionale (articolo 24), il diritto a non essere assoggettati a trattamenti sanitari obbligatori (articolo 32) e il diritto allo studio (articolo 34).

La tutela della salute costituisce anch’essa uno dei principi fondamentali della costituzione, ma non fa parte delle libertà fondamentali di cui all’art. 2, risolvendosi in sostanza nell’obbligo della Repubblica di mettere a disposizione dei cittadini un sistema sanitario in grado di fornire loro le cure necessarie. Infatti, la salute è definita come un diritto dell’individuo di accedere alle cure mediche messe a disposizione dalla Repubblica, non come un mero interesse della collettività: la cosiddetta “salute pubblica” è, pertanto, una situazione soggettiva di grado minore e di minore importanza rispetto al diritto dell’individuo di ricevere e di rifiutare le cure mediche. Con la precisazione che la decisione se valersi delle cure è sempre e comunque rimessa al paziente, che può rifiutare anche le cure che appaiano indispensabili per garantirne la sopravvivenza. Si veda in proposito quel che scrive la Corte costituzionale nella sentenza del 9.07.1996, n. 238, secondo cui anche in materia di trattamenti sanitari la libertà personale è “un diritto inviolabile rientrante tra i valori supremi, quale indefettibile nucleo essenziale dell’individuo, non diversamente dal contiguo e connesso diritto alla vita e all’integrità fisica, con il quale concorre a costituire la matrice prima di ogni altro diritto, costituzionalmente protetto, della persona.”

Il diritto alla salute è, dunque, il diritto a ricevere le cure, ma anche il diritto a rifiutarle nell’ambito del principio della libera e intangibile disposizione del proprio corpo. Non è, di converso, il diritto ad un’aleatoria “salute pubblica”. Qui il principio costituzionale degrada a mero interesse. D’altro canto, i diritti fondamentali, che la Repubblica italiana riconosce, in quanto diritti che preesistono alla formazione degli stati, sono diritti necessariamente individuali, guarentigie irrinunciabili della persona, affinché l’organizzazione collettiva sia l’ambito entro il quale la libertà si realizza e non una struttura di oppressione della stessa.

In secondo luogo, nessuna parte della Costituzione consente di interpretare il cosiddetto “diritto alla salute” come bene supremo o prevalente rispetto a tutti gli altri.

La Costituzione italiana fonda l’intero impianto della Repubblica sul lavoro (art. 1), che è definito un diritto e un dovere per ciascun cittadino (art. 4) ed è fatto oggetto di speciale tutela da parte dell’ordinamento (art. 35). Solo attraverso il lavoro si può conseguire, infatti, la fondamentale esigenza umana di un’esistenza libera e dignitosa (art. 36). Il lavoro, inoltre, è la principale manifestazione del diritto di iniziativa economica consacrato dall’art. 41, sia che si prenda in considerazione il lavoro autonomo dell’imprenditore o del libero professionista, sia che l’accento venga posto su quello dei suoi collaboratori e dipendenti. Gli atti amministrativi del Presidente del Consiglio impediscono, materialmente, alla grande maggioranza dei cittadini italiani di svolgere la propria attività lavorativa, determinando in tal modo il blocco pressoché totale dell’economia del paese già appesantita da un livello di tassazione elevatissimo e soffocata dal gravame rappresentato da un debito pubblico pari a poco meno di 2.400 miliardi di euro. Il tutto nell’ambito di un sistema monetario, caratterizzato dall’appartenenza dell’Italia all’Eurosistema, nell’ambito del quale la soluzione inflazionistica tradizionale della stampa di moneta – a prescindere dalla sua riconosciuta inutilità e dannosità – non è più possibile giacché l’Italia non ha sovranità monetaria. Il blocco pressoché totale delle attività lavorative consegna l’Italia a mesi, e probabilmente ad anni, di depressione economica e di miseria, i cui effetti anche sulla vita e sulla salute dei cittadini non sono stati tenuti nel benché minimo conto dai provvedimenti del governo. Proprio per tale ragione i padri costituenti avevano ritenuto di indicare la centralità e inviolabilità del lavoro come elemento fondante della repubblica.

Il governo ritiene di poter agire al riparo dei suoi decreti legge emanati (con i quali si è delegato la funzione legislativa anche in violazione dell’articolo 15 della legge 400/88),  che tuttavia sono tutti incostituzionali, come potrà essere accertato in sede dibattimentale, laddove la Consulta lo ritenga opportuno (peccato che la corte costituzionale abbia fissato udienza a Marzo).

E’ certo che anche i provvedimenti legislativi in questione rientrano a pieno titolo nel disegno eversivo dell’ordine costituzionale italiano, che io e altri cittadini abbiamo pensato di portare all’attenzione di varie procure delle repubbliche, finora silenti.

In pratica le decine di querelanti, tra cui il sottoscritto – che è anche delegato allo svolgimento di indagini difensive nell’eventualità che si instauri un procedimento penale presso le Procure di Modena e Treviso – hanno denunciato residente del Consiglio dei ministri GIUSEPPE CONTE, il Ministro della Salute ROBERTO SPERANZA, il Ministro dell’Interno LUCIANA LAMORGESE, il Ministro dell’Istruzione LUCIA AZZOLINA nonché il Direttore del Dipartimento della Protezione Civile ANGELO BORRELLI e il Commissario Straordinario DOMENICO ARCURI, tutti domiciliati presso le rispettive sedi di servizio, salvo gli altri concorrenti nel reato e soci del pactum sceleris che saranno accertati dalla Procura della Repubblica. Appare ovviamente necessario che la Procura svolga ulteriori indagini, al fine di individuare tutti i responsabili ed esercitare nei loro confronti l’azione penale. La responsabilità discende poi lungo la catena gerarchica per coinvolgere il Prefetto della Provincia di competenza, governatori e sindaci, nonché i singoli Ufficiali di Polizia che materialmente ebbero ad attuare i provvedimenti governativi con la violenza o la minaccia dell’uso della stessa.

I reati ipotizzati sono :

Associazione  per delinquere (art. 416 c.p.) finalizzata al compimento di una  serie di reati fine quali:

Attentato  alla costituzione (art. 283 c.p.): per il sostanziale snaturamento  del procedimento descritto dalla costituzione per la produzione  delle fonti di diritti e l’arrogazione in capo al presidente del  consiglio di poteri che non gli sono propri;

Strage  (art. 285 c.p.): per la diffusione di protocolli di cura errati e  dannosi (intubazione dei pazienti che avrebbero potuto essere curati  con normali terapie a base di antinfiammatori e cortisone) causando  la morte di decine di migliaia di persone;

Usurpazione  di potere politico (art. 287 c.p.): per l’arrogazione in capo al  presidente del consiglio dei poteri congiunti del governo, del  presidente della repubblica e del parlamento con la creazione di un  nuovo organo costituzionale dittatoriale munito di tutti i poteri  legislativi ed esecutivi;

Attentato  contro gli organi costituzionali (art. 289 c.p.): per l’impedimento  al regolare svolgimento delle funzioni del parlamento;

Attentato  contro i diritti politici dei cittadini (art. 294 c.p.): per  l’irregolare svolgimento delle elezioni (impossibilità di  riconoscimento degli elettori mascherati e rifiuto di far votare chi  non indossava la mascherina);

Interruzione  di pubblico servizio (art. 331 c.p.): per il blocco di tutte le  attività degli uffici pubblici durante la quarantena;

Epidemia  (art. 438 c.p.): per la diffusione indisturbata del contagio da  gennaio a marzo 2020 senza l’adozione di alcuna misura di cautela;

Turbata  libertà dell’industria o del commercio (art. 513 c.p.): per il  blocco di quasi tutte le attività lavorative durante la quarantena  con la conseguente distruzione dell’economia italiana;

Lesioni  personali (art. 582 c.p.): per i danni fisici subiti da tutti coloro  che sono stati curati con protocolli terapeutici errati a causa  delle indicazioni del Ministero della salute e del divieto di  svolgere le autopsie;

Omicidio  (art. 575 c.p.): per la morte cagionata a tutti coloro che sono  stati curati con protocolli terapeutici errati a causa delle  indicazioni del Ministero della salute e del divieto di svolgere le  autopsie;

Istigazione  al suicidio (art. 580 c.p.): per il suicidio delle numerose persone  trovatesi sole, senza lavoro e senza possibilità di muoversi nel  territorio della repubblica che hanno inteso porre fine alla propria  vita per la depressione e disperazione causata dalla quarantena;

Sequestro  di persona (art. 605 c.p.): per il divieto di allontanarsi dal  proprio domicilio durante il periodo di quarantena;

Procurato  allarme (art. 658 c.p.): per la diffusione di notizie allarmistiche  sulla pericolosità del Coronavirus;

Abuso  della credulità popolare (661 c.p.): per l’induzione in errore  della generalità del pubblico in relazione alla contagiosità, alle  cure ed ai rimedi contro il Covid-19.

la forza pubblica dovrebbe essere l’esercizio collettivo del diritto individuale di autodifesa con gli stessi limiti e facoltà che ha il privato.

Quanto ho potuto vedere nel filmato del signor Boscolo è una serie di aggressioni gratuite ai diritti costituzionali che comportano, secondo il mio giudizio, sia per gli agenti che per Voi che li dirigete, il favoreggiamento nei reati denunciati.

E direttamente il reato di violenza privata ogni volta che aggredite, trattenete, sanzionate o addirittura trasferite in caserma su basi illegittime e totalmente arbitrarie persone che si limitano a difendere la loro libertà personale e il rifiuto di vedersi imporre presidi medici che non vogliono utilizzare, oppure ancora si vedono limitare nella loro libertà di esercitare i diritti costituzionali elencati.

Per quanto sin qui elencato, io mi auguro presto di vederla oggetto di procedimento penale, probabilmente sarà davanti a un tribunale internazionale vista la scarsa voglia che hanno i giudici nazionali di difendere la Costituzione, e io la guarderò negli occhi e ricorderò che Voi, come tutti gli altri che portano una divisa, avete giurato di difendere la Costituzione e di farlo con onore.

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  • Alessandro Colla
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    Avrei tralasciato la denuncia per violazione dell’articolo 438 del Codice Penale, in quanto offre all’esecutivo e alle grancasse mediatiche l’opportunità di difendere il proprio operato finalizzato all’arginare una letalità che nei numeri è poi in realtà inferiore a quella degli anni precedenti. Tutte le altre contestazioni le condivido in pieno. Ma la nostra magistratura interverrà solo se coglierà l’opportunità di tornare alla dittatura giudiziaria in luogo di quella sanitaria attualmente vigente. Nel frattempo dovremo affidarci a un tribunale internazionale? Sarei d’accordo, purché la sede sia Norimberga. Perché è lì che venne emesso il giudizio di crimine contro l’umanità nei confronti dei trattamenti sanitari obbligatori. Vanno denunciati, quindi, anche i parlamentari che auspicano l’approvazione di vari divieti per chi rifiuta di sottoporsi a tali trattamenti. E forse non solo i parlamentari, perché tutti possono desiderare di attentare alla costituzione attraverso l’apologia. Anche qualche noto attore figlio d’arte. Li si denunci anche per la violazione delle leggi Scelba e Mancino. Il loro tentativo di riesumare il nazifascismo, con complicità merkeliane, si manifesta del tutto evidente.

  • MICHELE
    Rispondi

    Offendere il prestigio ed il decoro della pp.uu. è doveroso poiché di decoro non ne hanno, sono solo la guardia pretoriana dei politici, un branco di criminali in divisa con monopolio della forza, che non accettano più nemmeno la libertà di espressione. Insomma diventano psicopolizia e ti obbligano anche ad usare il vocabolario civico che non li infastidisca, pena denuncia come questo signore, non sia mai che si sentano criticati perché lo stato non si critica MAI. Una sorta di secondo comandamento adattato al culto dello stato con la differenza che chi lo infrange secondo me è proprio chi deve essere fatto santo (laico).
    Comunque voglio esprimere piena solidarietà a Boscolo Mauro e dirgli che indiscutibilmente lui ha più decoro da solo per quello che ha fatto che tutte le persone in divisa presenti, passate e future che: GLI ORDINI SONO ORDINI!

  • Don Floriano Superstar
    Rispondi

    “I reati ipotizzati sono…”

    a me ricorda qualcosa (min.7:30)

    https://www.audio-clips.it/clips-altog/clips-altog-3/Max_Vinella_Leone_Pagnacca.mp3

  • Ezio Maria Claudio Luigi Bigliazzi
    Rispondi

    Una denuncia al questore per diffamazione io la proporrei. L’etimo della parola “negazionista” non si addice al cavalier cazzo, il negazionismo [der. di negazione] è un termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico (v. revisionismo), la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, specialmente con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità.
    Pertanto inserendo la parola in questione nel verbale, assume la stessa carattere diffamatorio nello specifico perché assolutamente infondata l’ipotesi. Il Questore è un ignorante servo asservito, una querela di parte con rivalsa alla PERSONA Fisica in sede civile sarebbe d’uopo, vedi art. 28 Costituzione.

  • sabraeshatila
    Rispondi

    tante manganellate ed un bel tso, con obbligo di lpu in un ospedale covid per questo folle irrispettoso di 70 e passa mila morti.

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