In Istruzione, Libertarismo

DI REDAZIONE

È possibile immaginare una società senza Stato in cui la libertà individuale diviene il solo e unico paradigma? Che cosa hanno in comune e in che cosa si differenziano il liberalismo, il libertarismo e l’anarco-capitalismo? Che cosa hanno veramente detto pensatori come Murray Rothbard, Ayn Rand e Hans-Hermann Hoppe? Il pensiero libertario è di destra o di sinistra? A queste ed altre domande rispondiamo nel nuovo appuntamento della Conversazione, insieme a Piero Vernaglione, studioso del pensiero libertario e anarco-capitalista.

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Comments
  • Alessandro Colla
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    La risposta alla domanda finale non mi convince. E’ vero, ci sono gli statalisti accaniti anche in presenza di case editrici come LiberiLibri o Rubbettino e ci sono anche gli articoli di Mingardi su Il Corriere Della Sera. Ma il grosso dell’informazione generalista è di tutto altro segno, quindi la popolazione è orientata in un senso non per autentica convinzione dettata da conoscenza approfondita ma per abitudine indotta dall’informazione ufficiale alla quale non sfugge la scuola di stato. Possedere i mezzi di informazione dell’avversario, ad esempio almeno un canale televisivo generalista, potrebbe a mio avviso portare a un iniziale consenso del trenta per cento e la ormai grande porzione di popolazione che non si reca alle urne potrebbe essere una componente fondamentale di questo consenso. Con il continuo fallimento del rimanente settanta per cento, la percentuale consensuale non è detto che non possa aumentare anche in modo considerevole, fino a diventare maggioranza. Comunque non è un problema solo italiano o mediterraneo. L’idea dello stato protettore è condivisa da gran parte della popolazione mondiale, noi siamo solo la punta peggiore. Ed è per questo che l’ideale sarebbe partire da qui: un successo nella patria dell’assistenzialismo creerebbe un effetto domino globale. Gli Stati Uniti, ligi alla prassi di influenzare prima di essere influenzati, arriverebbero penultimi ma il problema temporalgeografico non deve costituire preoccupazione. Tra l’altro, arrivando penultimi, non sarebbero comunque mai ultimi perché c’è una realtà romana al di là del Tevere gestita da personaggi che in questi temi amano profondamente l’idea di essere sempre loro ad arrivare ultimi. Sintesi: chi è disponibile a finanziare la creazione di una canale radiotelevisivo nazionale generalista? Personalmente offro la mia disponibilità a svolgere gratuitamente alcune ore di lavoro. Se poi qualcun altro vuole contribuire a fondare un Università Libertaria, siamo a cavallo. Quello di Ulisse.

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