In Economia

di NOVELLO PAPAFAVA

In un’economia di autentico libero mercato, invece, senza una Banca Centrale che altera la massa monetaria e manipola i tassi di interesse, gli investimenti non potrebbero superare i risparmi (o potrebbero farlo, ma in misura incomparabilmente minore: questo è da discutere).

In una situazione di moneta scelta dal mercato in quantità immodificabile arbitrariamente, come l’oro, collocare adeguatamente il risparmio costituirebbe un’attività prudente e attenta che richiederebbe la conoscenza della qualità del prodotto di un’azienda, la salute dei suoi bilanci ecc. e, in media, non renderebbe tanto più degli altri settori dell’economia.

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  • madmath
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    Evidentemente a chi scrive non è chiaro che IL libero Mercato – davvero libero – non può esistere. IL Mercato come divinità o feticcio malandato. Gli uomini non Sono decisori razionali e dall’assioma Di non aggressione non si deduce un’etica dei rapporti umani (privi Di Mercato e proprietà) Che Sia positiva.

    • Leonardo Facco
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      :-D

  • Alessandro Colla
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    A parte il linguaggio contorto degno dei fanatici (“che Sia positiva”, con quella “esse” maiuscola che rivela una voglia di essere considerati come entità divina). Ritenere che il libero mercato non possa esistere significa essere scarsamente informati dei processi storici che hanno visto fiorire repubbliche marinare, serenissime entità quali Genova e Venezia, lex mercatoria, Magna Carta, mille anni di Irlanda libera, realtà ancora attuali come Montecarlo o Liechtenstein, la Confederazione Elvetica, la rivoluzione americana del 1776, le città autonome del Nord America, Liberland… Mi fermo perché ho finito le dita, quelle degli arti inferiori hanno minore mobilità e sono indubbiamente meno eleganti. Il mercato è il contrario delle divinità e proprio per questo è mal visto da diverse organizzazioni confessionali. Feticcio malandato? Lo si dimostri con degli esempi, non con le frasi preconfezionate da qualcun altro. Che le persone non siano in grado di essere decisori razionali è il non pensiero (questo sì, malato) dei paternalisti e degli opportunisti di ogni epoca e di ogni dove. Il non pensiero di coloro che ritengono inferiori tutti gli altri e superiori solo le loro poco auguste persone. Che dal principio di non aggressione non possa dedursi un’etica dei rapporti umani è “idea” (per modo di dire) di ogni potenziale aggressione, dal momento che il divieto di aggredire altro non è che l’uovo di Colombo di ogni rapporto umano. Ci si nasconde con l’uso delle parentesi dalle vere intenzioni psudoetiche: intenzioni che rivelano come per qualcuno l’unica etica possibile sarebbe l’assenza di mercato e proprietà. Che poi significa assenza di libertà, proprio “il massimo dell’etica”; è qui che involontariamente si rivela il volto del totalitario. Assenza di mercato e proprietà significa assenza della specie umana. Che è un altro sogno, neanche troppo nascosto dei seguaci del totalitarismo.

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