In Anti & Politica

DI MATTEO CORSINI

Uno dei miei ricordi di quando frequentavo le scuole superiori (ahimè ormai trent’anni fa) sono i pistolotti pronunciati alle assemblee di istituto dai rappresentanti politici studenteschi, rigorosamente a maggioranza bulgara della Fgci. Ragazzi che facevano fatica a riconoscere la allora recente svolta di Achille Occhetto e il ridimensionamento di falce e martello nel simbolo del partito, posto alla base di una quercia.

Oltre a usare un lessico infarcito di frasi fatte, riuscivano a parlare per ore di cose che per loro erano sogni, per me incubi, essendo già, pur non essendone pienamente consapevole, un libertario. Fortunatamente (quanto meno per me) erano destinate a rimanere parole al vento.

Ho ripensato a quelle assemblee quando ho letto questa dichiarazione di Enrico Letta:

“Noi vogliamo passare dal Patto di stabilità al Patto di sostenibilità, coniugando sostenibilità dei conti pubblici e promozione degli investimenti necessari a sostenere la transizione ecologica.”

Il tutto mentre fa campagna elettorale viaggiando su un minibus elettrico, per dare il buon esempio, restando pure a piedi per esaurimento delle batterie.

Mi pare appena il caso di tornare sulla transizione forzata del settore auto, che ridurrà indubbiamente le emissioni, dato che in molti non potranno permettersi di passare da un’auto con motore a combustione interna a un’auto elettrica. Costoro azzereranno la loro quota di emissioni, ma dubito che saranno felici e contenti di trasformarsi in ciclisti o pedoni per carenza di budget.

Quanto alla sostenibilità dei conti pubblici, sarà tutta da verificare, perché non bastano gli slogan per ottenere i risultati. Dubito, peraltro, che questo afflato ambientalista di Letta e compagni sarebbe sufficiente a convincere i partner europei a nord delle Alpi quando si dovesse ridiscutere il Patto di stabilità, nel caso a trattare (ma i sondaggi tenderebbero a escluderlo) fosse il segretario del PD.

Forse anche loro proverebbero le stesse mie sensazioni di quelle assemblee a scuola. Con la differenza che loro non sarebbero in minoranza. Meglio così.

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